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Forum » REATI DI TRIBUNALI MINORILI E CIVILI, SERVIZI SOCIALI E ALTRE ISTITUZIONI » CASI » Caso della bambina MARIA LUCREZIA (Separazione, Roma)
Caso della bambina MARIA LUCREZIA
MariaRosaDeHellagenDate: Giovedì, 29/04/2010, 12:02 | Message # 1
Group: Amministratori
Messages: 459
Status: Offline
CASO DELLA BAMBINA MARIA LUCREZIA

DICHIARAZIONI DEL PADRE E DELLA MADRE A CONFRONTO

(separazione di coppia di fatto, Roma)

La fonte: il sito della madre della bambina, Lidia Reghini di Pontremoli
(http://www.reghini.net/La%20Storia%20di%20Maria%20Lucrezia.htm )

Sono Lidia Reghini di Pontremoli (www.reghini.net), professore universitario di Roma e mamma di Maria Lucrezia che ha quasi 14 anni.
Maria Lucrezia dal 6 giugno 2008 non vive più con me perché è stata chiusa in una casa-famiglia, l'Istituto delle suore carmelitane di S. Giuda Taddeo, nel quartiere Trieste, a Roma.
Provvedimenti del genere vengono presi dal Tribunale per i Minorenni quando esistono situazioni di grave pericolo per un minore, ma non è questo il caso di Maria Lucrezia: dietro non c'è nessuna storia di droga, alcoolismo, violenza, disagio socio-economico o sopraffazione. Nulla. Il solo motivo una Sindrome d'Alienazione Parentale tra l'altro mai confermata dalle perizie predisposte dal Tribunale. Sindrome d'Alienazione Parentale, ovvero Maria Lucrezia aveva difficoltà ad interagire col padre.
Maria Lucrezia è una figlia naturale, nata cioè fuori dal matrimonio. Non ho mai sposato il padre: a fronte di gravi vicissitudini penali paterne, dopo una breve convivenza m'allontano dalla sua casa assieme a nostra figlia e inoltro richiesta al Tribunale per i Minorenni perché vengano definite modalità d'affido e tempi di visita tra entrambe i genitori. Non ho mai voluto separare una figlia da un padre, e non ho mi interrotto la loro frequentazione. Sarà il padre a sparire non dando più notizie di sé.

Nel 2005 mi sposo con una persona che assieme a me crescerà Maria Lucrezia: mio marito morirà precocemente nel 2009. Il Tribunale, attraverso una perizia CTU, individuerà il mio contesto familiare come contesto più idoneo per la crescita di Maria Lucrezia, e me l'affiderà in esclusiva dal 2005 al 2008 dando al padre la possibilità d'incontrare la figlia presso i servizi sociali tramite incontri protetti che mai farà: il padre scompare, si rifà una vita, non cerca più la figlia ma nel 2005 si rivolge al Tribunale asserendo che gli impedivo di vedere la figlia: non ho cambiato città, numero di telefono etc. né gli è stato mai vietato nulla al riguardo.

Ho tirato su da sola Maria Lucrezia con il mio lavoro garantendogli un'esistenza borghese: ha frequentato dall'asilo alle elementari scuola anglofona Marymount, l'estate al mare con il pullman del Ministero degli Interni alla Tenuta del Presidente della Repubblica. Quanto al padre è stato condannato penalmente dalla Procura di Roma per mancato mantenimento della figlia (2009).

Per tre anni, dal 2005 al 2008, il padre chiederà al Tribunale per i Minorenni che la figlia venga allontanata da me e data in affido ai servizi sociali. Si inizierà a supporre l'esistenza di una Sindrome d'Alienazione Parentale, in base a questa teoria c'è un genitore che scredita la figura dell'altro al figlio. Mai fatto nulla di tutto questo. Sia la perizia CTU (2005) che ogni analisi successiva dimostreranno che mia figlia non ha mai sofferto di Sindrome d'Alienazione Parentale. Su disposizione del giudice, Maria Lucrezia dal 2005 al 2008 passerà interi pomeriggi a fare test senza che venisse evidenziato nulla di anomalo.
Solo per un'ipotesi mai dimostrata di Sindrome d'Alienazione il 6 giugno 2008 Maria Lucrezia viene chiusa nell'Istituto delle suore di S. Giuda Taddeo, nei pressi di Corso Trieste, a Roma. Allontanata da me senza che esistano motivi gravi come droga, violenza, vessazioni, alcoolismo. Tolta e basta, così, dal giorno alla notte. Invece di cercare un d'accordo, mediazione, tra due genitori, c'è andata di mezzo Lucrezia che allora aveva quasi 12 anni: è stata costretta a lasciare ad abbandonare una casa borghese e tutti i suoi affetti.

A me come madre, rea d'aver condizionato una Sindrome d'Alienazione Parentale verrà tolta del tutto la patria podestà; quanto al padre continuerà a mantenerla intatta. Defraudata del mio ruolo di madre, mi è vietato occuparmi di Maria Lucrezia, mandarla da un dentista o parlare coi suoi professori a scuola; lo posso fare solo alla presenza di un'educatrice della casa-famiglia S. Giuda Taddeo.

Maria Lucrezia è un caso fra tanti in Italia di minori sottratti a compagini borghesi, senza ombre né dubbi. Nel caso di Maria Lucrezia giocano un ruolo le relazioni presentate dall'assistente sociale al giudice. La legge lo consente ed attribuisce un ruolo egemone e totalmente autoreferente, senza diritto di replica, alle relazioni dei servizi sociali in base alle quali un giudice può disporre ipso facto l'allontanamento, senza ascoltare il minore: Maria Lucrezia non è stata mai ascoltata dal giudice se non quando aveva 8 anni, poi mai più.

Alla Procura di Roma è stata aperta (2009) un'inchiesta per falso ideologico nei confronti dell'assistente sociale dell' AslRmA per aver redatto e presentato relazioni non attinenti al vero.

Le case-famiglia come quella dove si trova Maria Lucrezia, per legge godono di finanziamenti statali: il Municipio assegna dai 300 ai 700 Euro al giorno per minore ospitato, cifra a cui devono aggiungersi le offerte fiscalmente deducibili fatte da privati benefattori dell'Istituto S.Giuda Taddeo.

Malgrado le spese di mia figlia siano coperte dai finanziamenti stanziati dal II Municipio, su richiesta delle suore, io mi faccio carico di ogni necessità di mia figlia: dai libri alle cure mediche, ai vestiti.

Questo è l'inferno in cui è caduta Maria Lucrezia solo per un'ipotesi mai dimostrata di

Sindrome d'Alienazione Parentale. Maria Lucrezia chiede di tornare a casa, a condurre una vita normale al pari di tanti adolescenti ma nessun giudice l'ha mai ascoltata.

Mi è consentito passare con mia figlia solo un week-end ogni 15 giorni per poi doverla riportare in Istituto; mi è vietato partecipare alla sua vita scolastica, incontrare, parlare coi professori se non in presenza di un delegato dei servizi sociali, non posso seguirla nei compiti, nella sua vita quotidiana.

Naturalmente a monte di decisioni tanto efferate ed estreme, nessuna storia di droga, violenza, vessazioni su un minore: solo Sindrome d'Alienazione Parentale.

* * *

Intervista del 19 novembre 2009

Parte I

* * *

Si allega la trascrizione di un programma radiofonico, nel quale ha parlato la madre della bambina:

http://www.youtube.com/watch?v=BptZyuU1aAg

Parte II

http://www.youtube.com/watch?v=hZRhzSETNmU

* * *

http://www.facebook.com/group.php?gid=60210008156 (materiale da Facebook)

Non si separano i figli dalle madri.Maria Lucrezia e Lidia ancora insieme

Questo gruppo nasce il 27 marzo 2009.
Non voglio iniziare polemiche, creare ghirigori concettuali vaticinando ciò che è giusto o ciò che è sbagliato.
Non voglio scagliarmi contro nessuno o contro qualcosa. Voglio solo far conoscere una situazione italiana anomala. Poi ognuno tragga le proprie conclusioni.
Non voglio essere equivocata. Creo questo gruppo solo per far sapere, informare, per esser voce di donne e uomini che non possono aver parola: lontani, distanti, strappati dai propri figli solo grazie a supposizioni pretestuose allignanti anche di fronte all'evidenza di verità di fatti presentate nero su bianco.
No, non mi interessa, non voglio parlare della giustizia.
Questo gruppo nasce perchè tutti devono sapere. Perchè voglio parlare, confrontarmi, capire.
Perchè non ho nulla - nel passato come nel presente - da nascondere.
E questa è la mia storia. Non parlerò dei sentimenti che legano una madre ad una figlia ma solo di fatti reali.

Maria Lucrezia ha due genitori. Io sono la mamma, Lidia Reghini di Pontremoli, docente universitario, storico e critico d'arte (www.reghini.net).
Come madre parlerò in prima persona assumendomi pubblicamente le responsabilità di quanto affermato.
Nè in passato nè in presente mi son mai drogata, nessun problema con la giustizia: non fumo, non bevo, lavoro, lavoro, lavoro e non son certo mai volata di letto in letto. Il minimo di benessere che ho è grazie a quanto ho saputo conservare ed amministrare da ciò che m'hanno lasciato i miei genitori non sperperando ma lavorando.
Maria Lucrezia è stata sempre curata, pulita. Come può testimoniare chi l'ha conosciuta fin da piccola quando, dall'asilo alle elementari, studiava in una scuola anglofona.
Chiunque abbia conosciuto in passato Maria Lucrezia potrà testimoniare l'attenzione che ho sempre dato ai suoi bisogni materiali e spirituali.
Non ho fatto nulla di trascendentale, solo ho voluto e potuto darle delle opportunità per una crescita morale, intellettiva e spirituale.
Certo è che Maria Lucrezia non è vissuta nel disagio, nell'abbandono o nella poca cura di sè. Anzi. E la mia casa dove è vissuta con me non è certo una topaia.
Maria Lucrezia ha 13 anni. I genitori non sono mai stati sposati; dopo pochi anni dalla nascita della figlia, come spesso accade, si lasciano.
Mai sposata con il padre di Maria Lucrezia. Dal 2004, lascio con Maria Lucrezia l'abitazione paterna ed inizio una regolare pratica legale d'affido.
Io e Maria Lucrezia ci trasferiamo nella mia casa. Vita normale e borghese a Roma, al quartiere Parioli: buone scuole, i vecchi i amici dell'asilo, feste, vacanze, libri. Norrmalità e felicità delle piccole cose: i suoi cani, la gatta, la nonna, gli zii, i cugini.
Mancava certo il padre, una presenza importante ma che non si fa vivo.
Con molta fatica, da sola, a nostra figlia non è mai mancato nulla: ho voluto solo offrirgli un granello di sapere, delle opportunità utili per il suo divenire futuro.
Nella convinzione che qualsiasi figlio debba crescere vicino ad entrambe i genitori anche se questi si allontanano, come madre ritengo di non aver mai ostacolato il rapporto tra padre e figlia: chi mi conosce sa della mia convinzione che un figlio abbia diritto a crescere con entrambe i genitori. Coerentemente, non sono mai sparita, non ho cambiato città, numeri di telefono etc.
Non ho mai avuto nessun mantenimento per Maria Lucrezia e per questo non ho mai fatto guerre.
Come tante altre madri, ho cresciuto una figlia da sola, senza nessun aiuto, materiale e spirituale, paterno.
La vicinanza d'un padre è di natura psicologica , mentale oltrechè materiale. E soprattutto non è una questione di soldi o ricatti, come spesso avviene in tristi dinamiche di coppia.
Un figlio deve crescere dalla ricchezza interiore fatta di vicinanza e conforto d'entrambe i genitori. Entrambi creano, entrambi sono chiamati a seguire l'evoluzione della vita d'un figlio. E non è questione di denaro. Ogni genitore contribuisce alla crescita sprituale del proprio figlio rispetto a ciò che può offrirgli, a ciò che ha.
Chi mi conosce è stato testimone delle enormi difficoltà affrontate, della fatica, del carico di responsabilità che mi son dovuta assumere in prima persona, senza mai tirarmi indietro, senza per questo mai tradire o scrediatare agl'occhi dell'allora bambina la figura paterna.
Oggi mi vengono a dire che ho parlato male del padre alla figlia, ma chi mi ha conosciuto in quegl'anni di fatica e sacrifici conosce l'esatta verità.
Il padre vive in un'altra casa, alle porte di Roma. Il caso ha voluto, non so che dire, non voglio esprimere giudizi, che i rapporti si rarefanno.Il padre non telefona, citofona, o scrive una lettera come fanno i papà separati degli amici di Maria Lucrezia.
Dal 2006 , per riavvicinare la figlia, si rifà vivo non direttamente, ma, attraverso un' associazione di tutela dei padri, dichiarando che non gli ha mai fatto vedere la figlia. Di lì a poco si rivolgerà nelle sedi giuridicamente competenti chiedendo che Maria Lucrezia venga allontanata da me per poter ricostruire il suo rapporto con lei.
Il 09 giugno 2008 il Tribunale, individuando una Sindrome d'Alienazione Parentale (PAS), un decreto trasferisce Maria Lucrezia in un Istituto di suore, per 3 mesi.
Per chi non lo sa, lo Stato italiano elargisce più di 150 euro al giorno per ogni ragazzo internato in quel che prima erano i befetrofi ...case-famiglia new business che fioriscono in Italia più dei bed&brekfast ...Ai lauti contributi stalli si sommano le donazioni fatte da privati "benefattori" (comunque deucibili a fine anno dalle tasse)...

Maria Lucrezia non è il solo caso in Italia d' un'adolescente strappata da una madre borghese per esser chiusa a tempo inderterminato in un Istituto ...
... vittima dei dissapori tra genitori?
... vittima delle Stato?
... vittima d'una giustizia negata?

E' passato quasi un anno e Maria Lucrezia è ancora in Istituto, anche se adesso vede e frequenta il padre e sua moglie, sposata appena un mese dopo che Maria Lucrezia era entrata in Istituto.
Ancora adesso, Maria Lucrezia chiede alle suore, all'assistente sociale, di poter tornare a casa, tra le sue cose. Ma nessuno l'ascolta.

Perchè Maria Lucrezia non viene ascoltata dal giudice? perchè lentezze giuridiche, burocratiche fanno sì che la cosa venga trascinata da oquasi un anno, senza ascoltare la volontài di un ormai ragazza di quasi 13 anni?

Non ho perso mai i contatti con mia figlia, ci vediamo seppur solo per due ore a settimana; come è sempre stato, continuo a provvedo economicamente a quanto ha bisogno dai libri, all'iscrizione a scuola, ma non abbiamo un'esistenza normale...
Lentezze burocratiche vietano a Maria Lucrezia una vita normale, condivisa con entrambi i genitori.
Per risolvere il caso che vede gravemente coinvolta Maria Lucrezia, per far sì che possa condurre una vita normale, nell'auspicio d'una rapida definizione in vista d'un affiido che dia pari dignità ad entrambi i genitori, ho iniziato un percorso coadiuvata da uno staff di avvocati, periti, psicologi, medici.

Questo gruppo si rivolge a chi ha a cuore il desiderio di Maria Lucrezia di tornare a condurre un'esistenza normale, vicina ad entrambi i genitori.
Due genitori perchè Maria Lucrezia dache è nata ne ha due.
E come genitore, ANCHE UNA MADRE ha diritto, al pari d'un padre, a star vicina alla figlia. Senza per questo alienare la figura del padre. Cosa che non è mai stata fatta, tra l'altro in passato.

Come madre ho creato questo gruppo per far conoscere una storia triste, una storia italiana, dove gli unici a perdere sono i minori, vittime di lentezze, burocrazie, al di là degli errori, dei malintesi trai genitori.

Qui non voglio gettar la gogna su nessun padre, in questa triste storia non c'è nessun vincitore, posizione giusta o sbagliata: l'unica a perdere è Maria Lucrezia.

Il gruppo vuole essere strumento di outing, informazione e pressione sociale. Perchè tutti sappiano, per avvisare quanta più gente possibile che fatti del genere possono accadere a qualsiasi figlio di separati.
Sindrome da Alienazione parentale. Quel che è successo a Maria Lucrezia non è il primo caso: a Roma, Potenza, a Milano.

Io ed il padre di Maria Lucrezia abbiamo iniziato un reciproco percorso d'analisi, mediazione familiare. Ci i confrontiamo ed interagiamo per il bene e nell'interesse di nostra figlia. Maria Lucrezia vede, frequenta il padre e sua moglie.
Maria Lucrezia sta male, non comprende le ragioni della sua permanenza in Istuituto. Chiede di uscir fuori dall'Istiturto per poter fare una vita normale con entrambe i genitori, al pari di qualsiasi adolescente figlio di separati.
Se è vero che una figlia ha diritto a crescere con entrambi i genitori, questo deve avvenire in modo normale, senza escludere la madre.
A maggior ragione anche del fatto che sulla mio operato di madre, sulla mia persona, sulla mia moralità, sul mio vivere ed agire quotidiano, non sono mai emersi fatti, motivi pregiudizievoli.

Questa è la mia storia. Il mio dramma che stò vivendo da 345 giorni.
Perchè Maria Lucrezia non viene ascoltata?

Se vuoi puoi entrare nel gruppo.
Puoi lasciarmi un messaggio sulla bacheca.
Grazie.
Roma, 27 marzo 2009

Ireghini@hotmail.it
www.reghini.net

* * *

RISPOSTA DEL PADRE DELLA BAMBINA

http://www.youtube.com/watch?v=JVIdbGJzWxc

* * *

Segue la trascrizione di un programma radionico, nel quale ha partecipato la madre:

Attachments: TrascrizionePro.pdf(503Kb)
 
MariaRosaDeHellagenDate: Sabato, 15/05/2010, 01:46 | Message # 2
Group: Amministratori
Messages: 459
Status: Offline
La madre, Lidia Righini di Pontremoli, ha scritto libro "Memordalìa. Sulla pelle di mia figlia"
 
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