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Forum » REATI DI TRIBUNALI MINORILI E CIVILI, SERVIZI SOCIALI E ALTRE ISTITUZIONI » CASI » Caso della famiglia di BRUNO APRILE ((Milano))
Caso della famiglia di BRUNO APRILE
dibattitopubblDate: Martedì, 17/11/2009, 12:40 | Message # 1
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http://lnx.papaseparati.org/psitalia/storie-di-tutti-i-giorni/la-storia-di-bruno-aprile-unassurda-vicenda-2.html

La storia di Bruno Aprile: Un'assurda vicenda

MILANO - 14.11.2005. Come molti di voi sapranno (v. eventualmente al sito segnalato in calce cliccando sul link "Componenti del Comitato" e quindi su "Bruno Aprile") in data 3 febbraio 2005 la Corte d'Appello - sezione minorenni - del tribunale di Milano, con sentenza definitiva revocava integralmente la decisione del Tribunale per i Minorenni di Milano, che aveva dichiarato l'adottabilità di mio figlio XXXXXXX nel luglio 2002 ed aveva interrotto ogni suo rapporto con me e con sua madre (contro la legge - v. art.27c.3 L.184/83). La Corte d'Appello disponeva che il Tribunale per i Minorenni "preparasse, sostenesse e controllasse la ripresa dei rapporti fra XXXXXXX ed i suoi genitori naturali nei tempi e nei modi stabiliti dallo stesso" notificando al T.M. la sentenza in data 28 febbraio 2005.
Dopo circa 4 mesi il T.M. emetteva un nuovo decreto - collegiale - di un'assurdità inaudita (offendendo non solo le persone coinvolte nella vicenda ma anche la Corte d'Appello e l'intero ordinamento legislativo/giudiziario) con il quale disponeva un'indagine psicodiagnostica su XXXXXXX, nominando altro C.T.U., per appurare l'applicabilità o meno della sentenza della Corte d'Appello (??). Tralasciando gli eventi successivi al suddetto decreto.

Il 4 novembre scorso, alle ore 16 (dopo 9 mesi dalla sentenza della Corte d'Appello), io e la mia compagna abbiamo finalmente rivisto e riabbracciato nostro figlio XXXXXXX.
(sinceramente, da come si stavano mettendo le cose, non me lo sarei mai aspettato... credevo infatti di poterlo vedere solo attraverso un vetro unidirezionale mentre guardava con indifferenza le fotografie di quando era piccolo, che la C.T.U. gli avrebbe mostrato, mentre era in braccio a noi).

Inizialmente eravamo tutti (io, la mia compagna, la C.T.U. ed i C.T.P. - mio e della mia compagna) in una stanza con un grande tavolo, delle sedie, un televisore acceso ed un videoregistratore. Una parete di quella stanza era dotata di tende che nascondevano un grosso vetro unidirezionale e dal televisore si inquadrava la stanza confinante (in cui c'erano una scrivania e delle sedie). Dopo una conversazione di 20 minuti circa, attraverso la quale ci veniva spiegato in che modo si sarebbe svolto l'incontro, la C.T.U. si recava nella stanza accanto. Un'assistente della C.T.U. apriva le tende che nascondevano il vetro unidirezionale e spegneva le luci. A quel punto sapevamo che in quell'altra stanza, assieme alla C.T.U., avremmo rivisto, dopo tre anni, il nostro XXXXXXX.

Già quella consapevolezza mi provocò un nodo alla gola che mi impediva di deglutire e sentivo che i miei occhi volevano piangere. Per un attimo la mia mente ha ripercorso velocissimamente tutta la vicenda come la pellicola di un filmato, per tagliarla ed eliminare i fotogrammi scuri di un vuoto di tre anni e poi ricongiungerla con quelli dell'ultima volta che vidi XXXXXXX in istituto.
Mentre pensavo, ordinando ai miei occhi di non piangere, ho visto XXXXXXX che si avvicinava e si sedeva di fronte alla C.T.U.
A quel punto gli occhi hanno disobbedito ai miei ordini iniziando a lacrimare e ho anche smesso di impedirglielo... era tanta la gioia di vedere che XXXXXXX c'era, era cresciuto, era disinvolto... insomma era un bimbo che non mostrava nessun disagio psichico da destare preoccupazioni o dispiacere. Notavo nella mia compagna la stessa reazione e se in un primo momento mi ero isolato per guardare XXXXXXX attraverso il vetro, mi sono poi avvicinato a lei per condividere quella gioia. Alternavamo lo sguardo dal televisore al vetro unidirezionale per vedere XXXXXXX da diverse angolazioni, nel tentativo di focalizzare i particolari che tre lunghissimi e importantissimi anni della sua vita gli hanno disegnato il visino. Il suo faccino è uguale a com'era quando lo vidi per l'ultima volta (quando aveva 3 anni e mezzo) ma è cresciuto in altezza di almeno il doppio. La sua corporatura è proporzionata, forse con una leggera tendenza al magro e le sue espressioni facciali, da quello che si poteva capire attraverso il vetro e la televisione, sembravano di un bimbo sereno. Vederlo disinvolto e tranquillo mentre parlava e rispondeva alle domande della C.T.U. era già per me una gioia ed un buon segno.
Ad un certo punto la C.T.U. mostrava a XXXXXXX le fotografie della sua tenera infanzia, quando era a casa con i suoi genitori e, successivamente, in istituto, in braccio a mamma e papà. Alle domande della C.T.U. "Sai chi sono queste persone?", "Chi è questa?" e "Chi è questo?", xxxxxxx ha risposto senza il minimo indugio e con perfetta tranquillità "Mamma e Papà", senza dare un minimo segno di disappunto, né con gesti e nè col tono della voce.
Era questo che volevo sapere e capire prima di rafforzare o meno ogni speranza di un futuro ristabilimento dei rapporti con lui, e sono state quelle sue parole che hanno provocato in me e nella mia compagna un pianto incontrollabile. Mi sono sentito doppiamente felice... e quel pianto che reprimevo fin dall'inizio si è rivelato benefico e necessario a sciogliere quel nodo che avevo in gola.

Dopo aver passato in rassegna con interesse tutte le fotografie che la C.T.U. aveva messo sulla scrivania, la stessa gli chiedeva: "XXXXXXX non sarebbe il caso di vederli davvero mamma e papà?", "se fossero quì vicino e li chiamiamo... li vorresti vedere?"
Alla pronta e decisa risposta affermativa di XXXXXXX ... alla gioia si è aggiunta la vera speranza che non tutto era perduto ed irrecuperabile e che da quel momento sarebbe iniziato il vero lavoro di ricostruzione. Non potevo trattenere il pianto che a quel punto era anche uno sfogo che dava solo benessere.
I dubbi, i timori e i sospetti non contavano più a nulla... Il mio timore, fortemente dovuto alla convinzione che tutto sarebbe dipeso da come, nell'arco di quei tre anni, avevano lavorato sulla mente di XXXXXXX (se avevano mantenuto viva in lui la consapevolezza di avere dei genitori che gli volevano bene o meno, se avevano mantenuto in lui un ricordo positivo di noi o meno), è scomparso.

Dopo aver sentito dalle sue stesse labbra che sapeva della nostra esistenza e che ci voleva vedere, tutto il resto è passato in secondo piano e le seghe mentali per cercare di capire e di immaginare non avevano più ragione di risiedere nella mia mente.

Appena entrati nell'altra stanza XXXXXXX si è abbandonato ai nostri abbracci e baci ed ha reagito emotivamente molto meglio di me, che in un primo momento non sapevo neanche cosa dirgli. Certi autocondizionamenti e certi programmi non hanno nessun valore di fronte alla realtà... i sentimenti hanno spesso un corso completamente autonomo ed indipendente dall'essere razionale che risiede nell'individuo. Il mio sforzo nel rimanere integro era grande e volto a non sconvolgere la tranquillità che XXXXXXX aveva dimostrato fino a quel momento ma nella mia mente c'era una confusione troppo grande. Mi sentivo felice ma nello stesso tempo un imbecille... stavo vivendo un momento bello e brutto nello stesso tempo. Mi riempiva di gioia il fatto che XXXXXXX, sebbene non avesse saltato di gioia nel vedermi (lo comprendo perfettamente), aveva risposto al mio abbraccio mettendomi le sue tenere braccia attorno al collo, lasciandosi stringere in silenzio. In quei frangenti la mia compagna è stata meno "brava" di me, poiché non riusciva a trattenere il pianto mentre lo abbracciava... (pianto che comunque non sembrava disturbare XXXXXXX). Abbiamo trascorso un'oretta chiedendogli quello che ci passava per la mente ed ascoltando le sue pronte e tranquille risposte ad ogni nostra domanda. E' stata un'ora che mi ha scosso per il resto della giornata ma che ha comunque dato un input alla mia vita ed ai miei futuri progetti.
Io e la mia compagna abbiamo parlato a lungo per il resto della giornata... è solo l'inizio e la ricostruzione sarà lunga e delicata. Almeno ora ci sono delle prospettive e delle reali speranze a cui vale la pena di credere e che pongono fine - finalmente - alle ostilità. Forse questo è un periodo fortunato poiché questa gioia si somma a quella che ho avuto nell'essere riuscito a fare assumere dalla ditta per la quale lavoro da due anni, il mio primo figlio - Fabio (da poco maggiorenne) - che da circa un mese lavora al mio fianco. Rivedremo XXXXXXX il 14 novembre (fra dieci giorni) e speriamo di trovarlo sempre così disponibile e sereno.

Un cordiale saluto a tutti Bruno Aprile - tel. 347 2954867 - Comitato Ge.Fi.S. (Genitori di Figli Sequestrati) - http://xoomer.virgilio.it/geni_e_figli

P.S.
Ringrazio comunque anticipatamente tutti coloro che hanno espresso ed esprimeranno la loro solidarietà ed il loro interesse alla mia personale vicenda familiare... autorizzando i destinatari ad inoltrare e/o a diffondere con ogni mezzo questa notizia.

* * *

Un volantino

 
MariaRosaDeHellagenDate: Giovedì, 27/05/2010, 05:56 | Message # 2
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La fonte: http://lnx.andreabocelli.org/Gold/viewtopic.php?f=10&t=732

Postby giuseppe on Wed Mar 24, 2004 11:52 pm
Spettabile Forum di Discussione di Andrea Bocelli e Crescere Insieme.

Facendo seguito al mio precedente comunicato stampa, e sollecitato da varie testate giornalistiche, provvedo a fornire un caso concreto e, purtroppo, ancora irrisolto di Giustizia esercitata nel "Supremo Interesse del Minore" dal Tribunale per i Minorenni, e di come dei Genitori sono costretti a combattere per rivedere il loro piccolo.

Occorre premettere che la seguente narrazione è concessa con l'esplicito consenso alla pubblicazione dei coinvolti, le cui testimonianze, complete di documentazioni comprovanti l'assoluta veridicità delle affermazioni, sono consultabili nel sito del Gruppo "Genitori e Figli" - Non a Scopo di Lucro, all'indirizzo internet: http://members.xoom.virgilio.it/geni_e_figli/Index.htm

Questo è il riassunto della vicenda che coinvolge tutto il mio nucleo familiare, iniziata con una ingenua richiesta di aiuto nel settembre 2000 da parte della mia compagna (con cui convivo tuttora da 6 anni) ai servizi sociali, dopo una lite famigliare (pochi soldi, molte ristrettezze, inevitabili tensioni, una denuncia per percosse da parte della mia compagna - suggeritale dai servizi sociali - che non ha mai potuto ritirare per lo strano ostruzionismo ricevuto dal Tribunale di Monza (per ben tre volte ci recammo assieme ai Carabinieri di Vimercate e alla Procura di Monza, ma trovavano sempre delle scuse per rimandare).

Intervenne il Tribunale per i Minorenni di Milano che emise due decreti provvisori (inimpugnabli) nell'arco di un anno e mezzo coi quali affidarono mio figlio al Comune di Vimercate, inizialmente con la madre e 5 mesi dopo (senza un nuovo decreto) da solo, in tre centri di accoglienza, sballottandolo come un pacchetto postale (mio figlio aveva allora 19 mesi) in attesa di trovare un luogo adatto alle sue esigenze (e primario interesse).

Io e la mia compagna ci riconciliammo nel novembre 2000 (mentre era ancora collocata assieme al bambino nel primo "istituto") e dall'aprile del 2001, dopo altri problemi susseguitisi nell'intervallo di tempo intercorso dal 13 febbraio 2001 (data della sua dimissione ospedaliera), abbiamo vissuto sotto lo stesso tetto e viviamo tuttora assieme.

Da allora, a parte le comuni discussioni che hanno tutte le coppie, non abbiamo più litigato violentemente. Anche lei ora lavora ma nostro figlio, dopo un anno e mezzo di vita in Istituto fu poi stato dichiarato adottabile dal T.M. di Milano (dal 12 luglio 2002 non lo vediamo più e non sappiamo dove si trova).

In istituto noi genitori potevamo vederlo tassativamente per un'ora soltanto alla settimana, solo all'interno dell'istituto e sempre sotto osservazione di un'operatrice (pur senza alcuna necessità cautelativa).

Il 19 luglio 2002 (il giorno prima del consueto giorno di visita) l'assistente sociale del Comune di Vimercate mi comunicò per telefono che non avremmo potuto più vedere nostro figlio (il T.M. aveva emesso un terzo e definitivo decreto) perché era stato dichiarato addottabile.

Non si trattò di violenze (non ho mai alzato una mano su mio figlio, e quella con la mia convivente fu solo una lite, dai toni accesi, ma solo una lite).

Non si tratta di abusi sessuali (mio figlio, per fortuna, era un bimbo sereno e, al sabato, quando lo andavamo a trovare era sempre affettuoso, giocava con noi, ci raccontava le sue piccole cose... l'unico momento di dolore era quando ce ne andavamo. Lo consolavamo dicendogli che saremmo tornati il sabato successivo e non avevamo mai saputo rispondere alla sua sempre più frequente domanda:" Perché non posso tornare a casa con voi?".

Mai, in questi lunghissimi mesi - e gli assistenti sociali che erano sempre con noi lo vedevano - mai una sola volta nostro figlio non esultava vedendoci.

Si trattava solo di precarietà economica e del fatto che la mia reazione fu quella di attaccarli, il Tribunale dei Minori ed il Comune di Vimercate, con le querele, con il sito, coi messaggi per posta, con le lettere, coi volantini che più volte io e la mia compagna andavamo a distribuire fuori dal tribunale.

Io sono elettricista e da quando iniziò questo calvario ho lavorato saltuariamente fino all'anno scorso (come artigiano)... non riuscivo più a condurre una vita normale sapendo che mio figlio era rinchiuso là dentro... figuriamoci dopo che mi dissero che era stato dato in preadozione.

Dopo che dovemmo lasciare l'appartamento in cui vivevamo a Vimercate... si aggiunse un altro problema (che il Comune non ha mai voluto lontanamente sfiorare). Per questa ragione avevo chiesto colloqui col Sindaco (sempre ignorati), che ritengo direttamente responsabile di tutto quello che mi sta succedendo tuttora.

Avevo parlato con l'Assessore ai Servizi Sociali (dopo che dovetti minacciare di fare resistenza allo sgombero forzato dall'appartamento - in cui residente asieme alla mia famiglia - se non avessi avuto un colloquio con qualcuno del Comune): non potevano fare niente: case popolari non ce ne erano e di garanzie presso le banche (per poter pagare la caparra dell'affitto, lo sanno tutti che a Milano e zone limitrofe ci vogliono almeno 3000/4000 € pronta cassa e io non avevo un centesimo, il poco che riuscivo a guadagnare ci serviva per vivere).

Quanto al decreto definitivo non avevo potuto vederlo se non il 22 luglio, nonostante il giorno 20 (successivo a quello in cui mi telefonò l'assistente sociale) mi ero recato al T.M. assieme alla mia compagna e madre di mio figlio a richiederne copia.

Per ottenerlo il Lunedì entrante dovemmo inscenare una protesta clamorosa fuori dal Tribunale (altrimenti ce lo avrebbero spedito a casa dopo venti giorni almeno).

Da quel giorno nessuno ci disse mai dove avevano portato nostro figlio.

Da quel giorno il trauma più grande lo ha subito proprio Massimo perché ci aspettava e ci avrà aspettato per tutti i sabati successivi.

Chissà cosa avrà pensato... Chissà che cosa gli avranno detto... Ecco il vero abbandono, non quello falsamente dichiarato dai giudici del T.M.

Sono loro che hanno fatto sentire mio figlio abbandonato dai suoi genitori e sono loro che, di fatto, hanno prodotto l'abbandono vero e proprio.

Per inciso, la mia convivente è etiope (è entrata in Italia regolarmente il 24 dicembre del 1997),mi ero ccupato io di tutto: l'avevo conosciuta in Etiopia (dove mi recai per lavoro), me ne innamorai e dopo 5 splendidi mesi di convivenza al suo paese l'ho portata qui, nella speranza di darle una vita migliore).

1. Il primo decreto in cui il tribunale assegnò mio figlio con la madre, per tutelarlo dal sottoscritto che ha però percosso la madre (una volta), non fu rispettato dal Comune affidatario nè dal tribunale che lo emise (infatti fu separato dalla madre contro la volontà di tutti noi).

2. I centri di accoglienza dove furono collocati entrambi erano delle vere prigioni, in cui trattavano la gente come fossero delle cose.

3. In quei centri entrambi furono trascurati soprattutto dal punto di vista sanitario e si ammalarono. Stettero al freddo per due mesi senza alcuna visita e cura nel primo centro e rimasero senza cure per circa un'altro mese prima di affrontare la tubercolosi attiva nella mia convivente e madre di mio figlio e l'inizio della malattia in mio figlio (che fortunatamente non entrò mai nella fase attiva).

4. Abbandonarono la mia convivente e la separarono dal proprio figlio dopo che fu dimessa dall'ospedale, perchè si ribellò giustamente per tutte le angherie, anche di stampo razzista, che dovette subire e dovette veder subire al proprio figlio in quei centri.

5. Fui costretto a difendere e denunciare tutte le porcherie scoperte, fra cui l'indisponibilità dei servizi sociali, dei medici, del tribunale e della procura, a cui presentai in febbraio 2001 una querela contro il Comune affidatario dei miei familiari, con la richiesta di fornirmi tutti i certificati medici attestanti le condizioni di salute di mio figlio e gli esami che doveva affettuare periodicamente. Per questo estesi la querela contro il Comune a sette capi d'accusa e presentai una querela contro l'ufficio di igiene di Monza, che lo aveva in osservazione.

Il Comune, nella sua relazione, per contro definì il mio atteggiamento polemico, sfuggente e non collaborativo. E' dal maggio 2001 che non ho più avuto un incontro o un colloquio coi servizi sociali di Vimercate.

Di seguito, la psicologa del C.T.U., nominato dal T.M., disse che le mie denunce erano dovute al fatto che soffro irrimediabilmente di "turbe persecutorie" e lo confermò anche in aula alla Presidente del T.M. di Milano.

In sostanza le mie denunce non erano dovute al fatto che ritenevo autentici REATI i comportamenti del Comune che aveva arbitrariamente separato il figlio dalla propria mamma (senza ordine del T.M.), che aveva messo mio figlio in un istituto in mezzo ai campi, completamente al freddo in piena stagione autunnale e che non aveva disposto di monitorare la terapia farmacologica anti-tubercolare che gli avevano assegnato per la durata di sei mesi.

No! soffrivo di turbe persecutorie.

Avremmo dovuto invece fare come l'assistente sociale e la psicopedagoga di Vimercate, le quali avevano più volte detto alla mia compagna e madre di mio figlio: "a volte bisogna non vedere e non sentire".

6. Il secondo decreto del Tribunale per i Minorenni (aprile 2001) era pieno di falsità, fu falsificato perfino nella data di riunione in Camera di Consiglio del collegio dei "Magistrati", e chiaramente redatto in fretta e furia senza aver esaminato nulla di quanto da me dichiarato nelle oltre 70 lettere trasmesse.

7. Dopo il secondo decreto (ancora provvisorio e inimpugnabile) il giudice incaricato della "pratica" venne sostitutito.

Noi genitori siamo stati convocati dai giudici solo 4 volte, sempre e solo su nostra richiesta.

Siamo stati oggetto di un indagine psico-sociale (5 sedute di un'ora l'una), durata però 4 mesi.

Ho fatto il test, quello delle macchie, e se è venuto fuori il mio livore nei confronti delle istituzioni non mi stupisco e non si stupirebbe nessun altro che ha vissuto gli abusi proprio per mezzo di chi, sulla carta, è tutore della giustizia (il test di Rochach ha un grado di affidabilità pari allo 0,5% e l'altro test che mi avevano fatto - il test di Blacky - solo lo 0,3%... a che servono quindi?).

8. I due decreti provvisori emessi dal Tribunale avrebbero divuto avere la durata massima di sei mesi, e mio figlio mi è stato sottratto dal SETTEMBRE 2000.

Solo il 19 luglio 2002 fui stato informato per telefono che era stato emesso un terzo, e definitivo, provvedimento (datato 16 luglio 2002).

9. Il tribunale ignorò la richiesta di affidamento temporaneo che fecero i miei genitori, nonni paterni.

La richiesta dei nonni fu da loro inoltrata il 10 aprile 2001 e furono convocati (solo per formalità) il 2 luglio 2002 (dopo oltre un anno).

Nonostante le relazioni positive degli assistenti sociali che andarono a intervistare e visitare i miei genitori, il T.M. non tenne conto ne della loro richiesta e nemmeno delle relazioni positive che gli assistenti sociali incaricati inviarono al T.M. di Milano.

Ma che hanno mandato a fare gli assistenti a verificare le condizioni abitative e di salute dei nonni... se poi se ne sono infischiati dei loro pareri? (tengono conto soltanto delle relazioni negative).

10. Nel fascicolo depositato al T.M. c'era anche la relazione redatta dall'educatrice di riferimento di mio figlio Massimo, che ha avuto con lui il rapporto più lungo di qualsiasi altro individuo, era stata infatti con lui per 8 mesi di permanenza nel terzo centro ove fu collocato da solo.

La relazione dell'educatrice informava il T.M. che il rapporto fra Massimo e i suoi genitori era buono... che Massimo chiamava e cercava i suoi genitori anche quando non c'erano e che consigliava di mantenere tali rapporti in ogni caso... finché i genitori sistemassero definitivamente la loro problematica situazione (che non era più quella che aveva generato il provvedimento - essendoci da tempo riconciliati).

L'interruzione dei rapporti così come stata decisa dai giudici del T.M. di Milano è sufficiente per un altro ricorso alla Corte Europea di Strasburgo e sono certo che porterà ad un'altra condanna (l'Italia - per chi non lo sapesse - è prima in classifica, fra gli Stati europei, con oltre 418 condanne della Corte per violazione dei diritti umani stabiliti dall'apposita Convenzione Europea - firmata dall'Italia - e poi recepita con Legge n. 848 del 4 agosto 1955).

Riferimenti:

Fascicolo 1938/2000/E depositato presso il Tribunale per i Minorenni di Milano (la pratica che riguarda mio figlio)

Fascicoli n. 1596/01, 2024/01 e 2400/01 depositati presso La Procura della Repubblica del Tribunale di Monza (relativi alle querele sporte contro Il Comune di Vimercate nelle persone degli assistenti sociali e del Sindaco e contro l'ufficio di igiene di Monza, che avrebbe dovuto fornirmi la documentazione riguardante le condizioni di salute di mio figlio e il monitoraggio della terapia a cui sottoposto per sei mesi nonché le visite di controllo mensili, che non gli fecero mai (solo una alla fine della terapia).

N.B. la denuncia contro l'ufficio di Igiene di Monza è anteriore al secondo decreto del T.M. che sospendeva la patria potestà dei genitori di Massimo e le richieste fatte all'ufficio di igiene erano ancor più anteriori (dovevano curarlo minuziosamente e dovevano mostrarmi tutti i documenti a lui relativi che chiedevo).

Fascicolo n. 1436/2001 depositato presso la Procura della repubblica del Tribunale di Lecco (relativo alla querela sposrta contro la Casa di accoglienza "Mater Vitae", secondo istituto ove collocarono mio figlio con la madre - per poco più di un mese)

In fede Bruno Aprile - Tel. 3472954867

Ecco un caso eclatante, ancora irrisolto e lsciato nella lacuna del dimenticatoio.

Purtroppo questo non è un caso isolato, i Tribunali per i Minorenni, oggi struttura assolutamente obsoleta, esercitano la Legge senza alcuna possibilità di contraddittorio e di consultazione dei documenti, a seguitom dei quali pronunciano sentenze che vanno ad incidere per sempre nella vita dei poveri coinvolti.

I Comuni non intervengono nei casi di povertà delle famiglie, alle quali vengono tolti anche i Figli, ma pagano rette di ricovero anche pari ad € 3.100,00= mensili per ogni bambino affidato ad Istituti di Accoglienza, solitametne ONLUS, senza nulla dire.

E' la Legge che lo permette.

E' forse il tempo di cambiare questa Legge ?

E' forse il tempo di abolire il Tribunale per i Minorenni, perchè non più adeguato alla realtà ?

Oppure è forse arrivato il tempo che anche i Giudici e gli Assistenti Sociali che sbagliano con i loro giudizi ed i loro comportamenti, paghino in prima persona, sia economicamente , sia con la perdita del loro lavoro, in quanto esercitato senza alcun rispetto per le persone coinvolte e senza alcuna visione sulle conseguenze future che interverranno, inevitabilmente, nella vita dei Genitori ed i Figli coinvolti ?

Fausto Paesani - tel. 3478473605

A presto rileggerti.
Genitori e Figli - Senza scopo di lucro.

 
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