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Forum » GULAG DI OGGI: CASE GAMIGLIA, ISTITUTI, STRUTTURE PROTETTE, CASE DI ACCOGLIENZA » GULAG IN ITALIA DI OGGI » LAGER IN ITALIA DI OGGI: ISTITUTI, CASE FAMIGLIA, COMUNITA' (Strutture protette, case di accoglienza)
LAGER IN ITALIA DI OGGI: ISTITUTI, CASE FAMIGLIA, COMUNITA'
dibattitopubblDate: Lunedì, 10/08/2009, 20:40 | Message # 1
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In via di inserimento

Libro da leggere: "Il Paese dei celestini, Istituti di assistenza sotto processo" di B. Guidetti Serra e F. Santanera, , Einaudi, 1973, Torino.
 
dibattitopubblDate: Lunedì, 10/08/2009, 20:49 | Message # 2
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http://www.chilhavisto.rai.it/dl....b1.html

(http://www.chilhavisto.rai.it/dl/clv/Misteri/ContentSet-ea8c83ea-4810-49d2-b199-1cc6c92992b1.html)

I Misteri dell’Istituto Papa Giovanni XXIII di Serra d'Aiello (CS)
"Chi l'ha visto?" Data messa in onda:01/04/2009

"Decessi non registrati, cartelle cliniche sparitee pazienti scomparsi. Come Bruno Zucco, 46 anni, scomparso nel settembre 1993, Pasquale Minore, 55 anni, scomparso nel dicembre 1996, Pietro Bassano, 39 anni, scomparso nel maggio 1997, Domenico Pino, 29 anni, scomparso nel giugno 2001, Pietro Tiano, 69 anni, scomparso nel luglio del 2002, Salvatore Di Tommasi, 58 anni, scomparso nel settembre 2008. Questi sono solo i nomi certi dei ricoverati scomparsi dall’Istituto Papa Giovanni XXIII di Serra d’Aiello (Cosenza) negli anni in cui la struttura è rimasta aperta. In totale sarebbero almeno tredici e, per la Procura di Paola, forse ancora di più".

"...numerosi ricoverati sprovvisti di documenti trasferiti in altre strutture che i familiari non riescono a rintracciare".

30 luglio 2009 "Una trentina di tombe è stata Ispezionata dai Carabinieri del comando provinciale di Cosenza e della locale stazione, supportati dal nucleo scientifico dell'arma e da medici legali, all'interno del cimitero di Serra d’Aiello, nel Cosentino. L'attività è stata svolta su disposizione della Procura della Repubblica del Tribunale di Paola nell'ambito dell'inchiesta sulla scomparsa di 12 pazienti dall'Istituto Papa Giovanni XXIII, la struttura socio-assistenziale al centro di inchieste giudiziarie a causa delle precarie condizioni igienico-sanitarie della struttura, i cui ospiti sono stati recentemente trasferiti attraverso l'intervento delle forze dell'ordine. I militari, in particolare, hanno praticato dei fori nei loculi al fine di compiere una prima ispezione visiva. Le tombe in questione erano anonime e contrassegnate semplicemente da simboli, come croci tracciate rudimentalmente sul cemento. All'interno dei loculi, sottoposti a sequestro, è stata riscontrata la presenza di bare in legno di semplice fattura, risalenti ad almeno un ventennio fa. L'operazione di oggi dovrebbe essere il preludio ad esami autoptici sulle salme che saranno effettuati successivamente allo scopo di verificare la compatibilità dei resti con il Dna dei parenti di pazienti scomparsi dalla struttura di Serra d'Aiello".

31 luglio 2009 "Le scomparse e le morti sospette verificatesi negli anni scorsi al Papa Giovanni XXIII erano state denunciate da "Chi l'ha visto?" nel 2001, quando si era occupato delle sparizioni di Bruno Zucco e Domenico Pino. Più recentemente, nelle puntate dell’11, del 18 marzo e dell’1 aprile di quest’anno erano state avanzate le ipotesi ora al vaglio della magistratura".

Sulla pagina del sito possono essere visionati anche i video.

 
dibattitopubblDate: Domenica, 04/10/2009, 16:29 | Message # 3
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"LAGER ITALIANI" di Marco Rovelli

Il libro di Marco Rovelli "LAGER ITALIANI" racconta dei CPT (centri di permanenza temporanea) per gli immigrati clandestini.
Dal libro emerge che alcuni centro sono gestiti dalla chiesa cattolica, ugualmente come lo sono istituti per bambini (struttre prtotette, case famiglia): "La storia di Montassar, marocchino, picchiato a sangue ...per giorni nel Cpt (poi chiuso) gestito da don Cesare Lodeserto a Lecce".

Un libro da leggere in quanto i CPT sono di fatto istituti del tipo "struttura protetta" -"casa famiglia" e sono gestiti dai rappresentanti della chiesa cattolica, gli stessi che gestiscono gli istituti/case famiglia per bambini (sic!). Nessuno sa cosa realmente accade dietro alle porte chiuse degli istituti per bambini, la cittadinanza e guiornalisti non sono amessi di effettuare le visitie di controllo improvvise. Comunque, sull'esempio di abusi sugli stranieri si può ricostruire gli abusi sui bambini, visto che gestyori sono gli stessi e le strutture sono dello stesso tipo.

STESSI GESTORI = STESSI MALTRATTAMENTI ???

 
dibattitopubblDate: Martedì, 06/10/2009, 00:13 | Message # 4
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LA FAMIGLIA NEGATA - NOITIZIE DI UN CRIMINE SOCIALE
a cura di Gabriele Cervi

LETTERE(1995 – 2007 )

CONTRORAPPORTO INVIATO ALL’ONU IL 21 DICEMBRE ‘02 SULLA CONDIZIONE DEI MINORI ITALIANI E NON ABBANDONATI E ISTITUZIONALIZZATI

http://www.aiutobambini.it/modules....did=531 (, la prima pagina, il rapporto si trova su più pagine web)

Controrapporto può essere scaricato in formato PDF direttamente dal sito di Gabriele Cervi www.aiutobambini.it ( info@aiutobambini.it , cervi.gabriele@libero.it ), o può essere richiesto dagli amministratori del forum.

 
VisitatoreDate: Mercoledì, 07/10/2009, 16:49 | Message # 5
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Centro “L’Aurora” di Lecce e il centro “Il Sipario” di Gravina di Puglia somministrano illegalmente gli psicofarmaci ai bambini allontananti abusivamente dai denitori dai servizi sociali, hanno ridotto fino al suicidio una bambina di 13 anni di nome Carmela .

Testimonianza del padre Alfonso Frassinati:

"Carmela aveva denunciato i suoi aggressori, alcuni minorenni e un maggiorenne. Contro la volontà mia e di sua madre, era subito partita la procedura per affidarla al centro “L’Aurora” di Lecce. Ci dissero di fidarci, che la bambina sarebbe stata in buone mani. Notammo dopo un po' di tempo che qualcosa non andava. Carmela in quel posto non ci voleva stare, avrebbe preferito stare a casa con noi, ma non era solo questo. I medici ci assicuravano che tutto era sotto controllo. Solo dopo avremmo scoperto che in realtà la bambina era stata sottoposta a una cura di psicofarmaci. Che da quel posto era scappata due volte. Dopo circa tre mesi Carmela viene trasferita al centro “Il Sipario” di Gravina di Puglia: qui sembrava che le cose andassero meglio. I medici ci avevano però confermato, dopo l’arrivo delle cartelle di Carmela da Lecce, che la bambina era stata sottoposta a una cura di psicofarmaci e che non si poteva smettere d’un colpo. Che avrebbero dovuto diminuire le dosi poco a poco. Nel fine settimana andavamo a prenderla e la portavamo a casa. Ero io stesso a darle i farmaci: En e Haldol».

I genitori della bambina hanno creato l'associazione "Io sò Carmela" e hanno seguenti siti:
http://blog.libero.it/iosocarmela
http://www.iosocarmela.org
http://www.iosocarmela.net
La pagina creata su Facebook, che conta più di 5000 membri: http://apps.facebook.com/causes/340660/51843734?m=e5767d02 - GIUSTIZIA PER CARMELA 13 ANNI VIOLENTATA DAGLI "UOMINI" ... UCCISA DALLO "STATO"
Contatto coi genitori: 393471701292 (sig. Alfonso Frassinati, padre) , info@iosocarmela.net

 
dibattitopubblDate: Mercoledì, 07/10/2009, 18:25 | Message # 6
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ISTITUTI - LAGER di Gabriele Cervi (da www.aiutobambini.it)

da scaricare in formato Word:

Attachments: IstitutilagerGa.doc(475Kb)
 
VisitatoreDate: Mercoledì, 14/10/2009, 03:11 | Message # 7
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http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/05/24/partinico-case-famiglia-al-setaccio-scoperta-una.html

Partinico, case famiglia al setaccio scoperta una struttura senza licenza

Repubblica — 24 maggio 2007 pagina 6 sezione: PALERMO

nella Partinico città da record per il numero delle case famiglia (sono undici) i controlli dei carabinieri sono scattati in modo massiccio. Quaranta militari della Compagnia e del Nas hanno bussato in contemporanea alle strutture che ospitano minori in situazione di disagio. E le carenze sono subito emerse: una casa famiglia era addirittura abusiva, perché non iscritta all' albo regionale. In altre due, sono state riscontrate delle carenze. E militari hanno notificato delle salate multe. Proprio lo scorso fine settimana il sindaco di Partinico, Giuseppe Motisi, aveva denunciato: «Attorno alle case famiglia c' è un business non indifferente. La mia amministrazione ha fatto delle verifiche, tutti i miei colleghi sindaci dovrebbero farli». Alla sua voce si era aggiunta quella dell' assessore alla Solidarietà sociale, dalle telecamere di Exit, il nuovo programma di Ilaria D' Amico in onda su La7. Sabato notte, poche ore dopo la trasmissione, qualcuno ha distrutto i vetri delle auto dei due amministratori. Intanto, da Roma, Luigi Cancrini, presidente della commissione parlamentare sull' infanzia, annunciava l' apertura di un' indagine sul boom delle case famiglie in Sicilia. Ieri mattina, il blitz dei carabinieri, guidato dal capitano Nicola Bianchi, è scattato poco dopo le 10. In una comunità, c' erano un minore e un adulto in più rispetto a quanto indicato nel decreto di autorizzazione. I militari hanno contestato una sanzione da 1.032 euro. In un' altra casa famiglia, alcuni letti erano senza la spalliera prevista. E mancavano due armadi. I carabinieri hanno segnalato la situazione all' ufficio regionale che si occupa delle autorizzazioni alle comunità. Il terzo caso è il più grave: 9 bambini erano ospitati in una struttura praticamente abusiva, perché non iscritta all' albo. In passato, la Regione aveva concesso ai titolari un decreto di autorizzazione temporaneo all' attività, ma era ormai scaduto. I controlli disposti dal comando provinciale dell' Arma proseguiranno, in tutta la provincia. Naturalmente, a sorpresa. E le verifiche a Partinico sono tutt' altro che concluse. I militari hanno acquisito documenti e autorizzazioni. Gli esperti del Nas hanno controllato pure le condizioni igienico sanitarie delle case famiglia, nessuna irregolarità sarebbe comunque emersa. Domenica, dopo la denuncia del sindaco di Partinico, anche alcuni esponenti del mondo del volontariato siciliano avevano sollecitato dei controlli, soprattutto nelle strutture più grandi, ben foraggiate dalle casse regionali. Ogni bambino vale al mese 2.000 euro di contributi.

Added (14/10/2009, 03:09)
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http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/05/20/il-business-delle-case-famiglia.html

l business delle case famiglia

di Salvo Palazzolo

Repubblica — 20 maggio 2007 pagina 5 sezione: PALERMO

Sono bastate poche parole in tv: «In Sicilia è nato un nuovo business, quello delle case famiglia, che spesso non hanno i requisiti, però intascano tanti soldi». E poche ore dopo, qualcuno ha danneggiato le auto di chi si è intestata l' ultima battaglia di legalità, il sindaco di Partinico, Giuseppe Motisi, e il suo assessore alla Solidarietà sociale, Mimma Tortorici, che venerdì sera è stata ospite di Ilario D' Amico alla nuova trasmissione "Exit", su La7. «Quando ho trovato il finestrino della mia Bmw in frantumi ho pensato a tanti provvedimenti adottati di recente - racconta il primo cittadino - qualche minuto dopo mi ha telefonato l' assessore, che aveva ricevuto lo stesso trattamento. E allora ho capito. Evidentemente, abbiamo toccato un tema delicato». è da qualche mese che il Comune di Partinico ha avviato una serie di controlli attorno alle case famiglia della zona, che sono quasi venti, un vero primato in una regione già da record nazionale con le sue 254 case famiglia. Una struttura è stata chiusa, i bambini erano affidati a una badante rumena. «I controlli sono oggi più che mai necessari - ribadisce il sindaco Motisi - bisogna evitare che i 2.000 euro al mese pagati per l' assistenza di un minore diventino un vero e proprio affare, sulla pelle di bambini già sfortunati». Spiega Ilaria D' Amico: «Con la nostra inchiesta abbiamo cercato di capire perché il sistema dell' affido non funziona, soprattutto in Sicilia. Ecco perché così tanti bambini si trovano in case famiglia». La nostra regione mantiene anche un altro record, quello degli istituti: «Dovevano essere chiusi entro il 31 dicembre 2006 - spiega l' avvocato Sergio Russo, già presidente della commissione infanzia del governo nazionale - e invece 28 sono ancora in funzione. Purtroppo, le strutture che dovrebbero sostituirli spesso non sono all' altezza». Il tema principale resta quello dei controlli: «Bisognerebbe verificare con cura i requisiti di chi si occupa dei minori all' interno delle case famiglia. I miei dubbi - prosegue Sergio Russo - non riguardano tanto le piccole realtà, in cui operano persone animate dalle migliori intenzioni e da nobili ideali, ma le strutture consorziate. Talvolta vi lavorano persone non specializzate, ma volontari, giovani del servizio civile o tirocinanti. Gli uni e gli altri vengono magari sfruttati». All' avvocato Russo si sono rivolti diversi operatori: «Hanno prestato la loro attività anche per un anno in alcune case famiglia, ma non sono stati mai retribuiti». Sei vertenze sono già partite. Più rigore lo chiedono anche alcuni rappresentanti storici del mondo del volontariato palermitano. Maurizio Artale, responsabile del centro Padre Nostro fondato da don Pino Puglisi, tiene a ribadire: «La legge regionale dovrebbe fissare criteri ancora più restrittivi per accedere all' albo delle case famiglia. I bambini hanno bisogno di tanta assistenza, e non solo nell' ottica della vita in casa. Troppo spesso, dopo le ore scolastiche, finiscono in una situazione che non esiterei a definire da arresti domiciliari. Invece, i bambini dovrebbero andare a fare sport, oppure frequentare il catechismo, dovrebbero poter incontrare amici e anche i genitori. Non sempre accade. In qualche casa famiglia il persone è ridotto così all' osso, sempre nei limiti di legge s' intende, che l' operatore specializzato si trova a fare anche il cuoco o l' inserviente. Con tutta la confusione che ne deriva nei piccoli ospiti. E naturalmente anche la lesione dei diritti dei lavoratori». Sulla legge regionale il dibattito è aperto. «Credo che il problema non sia fra quelle norme», sostiene Ferdinando Siringo, presidente regionale del Movi, il movimento del volontariato italiano: «In fondo, i requisiti sono rimasti quelli stabiliti nel 2000. Ritengo piuttosto che il nodo della questione sia nelle politiche sociali dei Comuni, che non sempre vanno nella direzione giusta». Siringo denuncia: «Si continua a fare ricorso alla casa famiglia anche nelle situazioni in cui non si dovrebbe. Ad esempio, per madre e figli senza casa. Mi risulta che accade a Palermo. Inutile ribadire che l' amministrazione comunale risparmierebbe davvero tanto pagando piuttosto il buono affitto». Così, le case famiglie sono diventate la soluzione facile per tanti problemi. «E intanto - spiega Ferdinando Siringo - il Comune ha riorganizzato il servizio degli assistenti sociali, togliendo gli operatori dai quartieri e trasferendoli nell' ufficio di via Raiti. Al loro posto, agli sportelli di segretariato sociale, sono arrivati gli Lsu. Che prendono nota dei problemi e inoltrano la pratica all' ufficio centrale. Sono passati anche sei mesi prima di un colloquio con gli assistenti sociali. A quel punto - denuncia il presidente dei volontari siciliani - la casa famiglia è la soluzione più facile». - SALVO PALAZZOLO

Added (14/10/2009, 03:11)
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La mani del padrino sulle case famiglia

di Andrea Cottone

Repubblica — 04 giugno 2008 pagina 11 sezione: PALERMO

Lo hanno fermato a Partinico con 73 mila euro nell' auto e una lista. Lui è Antonio Salto, 20 anni, figlio di Nicolò, ritenuto boss di Borgetto. Nove giorni fa è incappato in un posto di blocco dei carabinieri insieme con un amico ed è stato trovato in possesso di 73 mila euro in contanti, tutti in pezzi da 500, di 8 mila dollari (in banconote da 50 e 100) e una lista con i nomi di 7 case famiglie del territorio di Partinico. Il denaro era nascosto sotto il tappetino dell' auto. Il giovane è stato denunciato per ricettazione. In un primo momento avrebbe detto di aver ricevuto quella somma di denaro da uno sconosciuto, salvo poi cambiare versione e giustificare i 73 mila euro, come suoi risparmi e gli 8 mila dollari come denaro non speso durante il viaggio di nozze. La lista delle case famiglia ha spiegato di averla perché alla ricerca di un lavoro per la moglie. Gli investigatori indagano per estorsione, tanto più che Antonio Salto risulta disoccupato. Il padre, Nicolò, 53 anni, originario di Borgetto, fedelissimo e successore di Vito Vitale, è stato condannato a 12 anni per associazione mafiosa, ma si trova libero dallo scorso giugno. Due anni fa il tribunale gli ha sequestrato beni per 700 mila euro. Attualmente sul territorio è in corso uno scontro per la conquista del mandamento. Su fronti contrapposti i seguaci di Bernardo Provenzano, come i Riina e i Lo Iacono, e i fedelissimi del clan Vitale. Lo scorso 12 febbraio a cadere sono stati i fratelli Giuseppe e Gianpaolo Riina, dieci anni dopo l' omicidio del padre, Salvatore. Attualmente, Nicolò Salto goderebbe del favore del superlatitante di Altofonte, Domenico Raccuglia. La lista trovata nelle tasche del rampollo del boss riaccende i riflettori sul boom delle case famiglia a Partinico. Già nel maggio dell' anno scorso un' operazione dei carabinieri aveva passato a setaccio tutte le 11 comunità alloggio, due erano state chiuse. La crescita esponenziale delel strutture di accoglienza passate in pochi mesi da 2 a 11 era stata denunciata dal sindaco Giuseppe Motisi (Margherita) e dell' assessore comunale alla Solidarietà, Mimma Tortorici alla trasmissione "Exit" de La7. Poche ore le auto dei due amministratori erano state danneggiate. - ANDREA COTTONE

 
dibattitopubblDate: Giovedì, 22/10/2009, 06:23 | Message # 8
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AmministratoreDate: Domenica, 08/05/2011, 03:06 | Message # 9
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http://letteraviola.it/2011/04/anziani-usati-come-cavie-in-una-clinica-dellumbria/

Anziani usati come cavie in una clinica dell’Umbria

Usati come cavie, sottoposti a protocolli non autorizzati, oggetto di test e di somministrazione di prodotti non contemplati nella cartella clinica. Vittime di questi “esperimenti” gli anziani non autosufficienti ricoverati in un clinica dell’Altotevere, in Umbria. Ad insospettire i familiari degli anziani, ricoverati a seguito di delicati interventi neurologici, sono stati degli “strani” prelievi di sangue che precedevano o seguivano la somministrazione di alcune pillole e le “stranezze” notate nel comportamento degli anziani a seguito dell’ingestione delle compresse. A quel punto l’allarme si diffonde e si scopre così che anche ad altri pazienti erano state somministrate le stesse pasticche conservate nella medesima sacchetta. Scattano le denunce e l’inchiesta dei Nas Si tratterebbe di sostanze somministrate su pazienti di una certa età, fa capire il legale di uno dei pazienti, Paolo Panichi, solo con l’obiettivo di testare le reazioni sull’organismo degli assuntori, valutare le conseguenze e tutto quello che, per l’appunto, serve per sperimentare gli effetti. “Ci siamo sentiti indifesi, a pezzi, ignari di cosa ci stava capitando – ha raccontato uno degli anziani -. E la cosa che ci amareggia è che ancora, a distanza di tempo, io non so esattamente cosa sia stato somministrato con precisione e perché”. Dalla clinica ammettono e fanno sapere che si tratta di un farmaco non italiano, per verificarne l’effetto sul risveglio neurologico. Un complesso ormonale, dicono, che non avrebbe effetti sulla salute dei pazienti. Si vedrà. Intanto, il primo giugno è fissato il dibattimento e in quella sede verrà esposto, con dovizia di particolari, come sono andate le cose nella struttura dove alcuni pazienti ignari si sono ritrovati a fare da cavie.

 
dibattitopubblDate: Domenica, 05/06/2011, 21:09 | Message # 10
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dibattitopubblDate: Domenica, 05/06/2011, 21:20 | Message # 11
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