GULAG IN ITALIA DI OGGI: ISTITUTI, CASE FAMIGLIA... - GULAG IN ITALIA DI OGGI - GULAG DI OGGI: CASE GAMIGLIA, ISTITUTI, STRUTTURE PROTETTE, CASE DI ACCOGLIENZA - Forum
I Misteri dell’Istituto Papa Giovanni XXIII di Serra d'Aiello (CS) "Chi l'ha visto?" Data messa in onda:01/04/2009
"Decessi non registrati, cartelle cliniche sparitee pazienti scomparsi. Come Bruno Zucco, 46 anni, scomparso nel settembre 1993, Pasquale Minore, 55 anni, scomparso nel dicembre 1996, Pietro Bassano, 39 anni, scomparso nel maggio 1997, Domenico Pino, 29 anni, scomparso nel giugno 2001, Pietro Tiano, 69 anni, scomparso nel luglio del 2002, Salvatore Di Tommasi, 58 anni, scomparso nel settembre 2008. Questi sono solo i nomi certi dei ricoverati scomparsi dall’Istituto Papa Giovanni XXIII di Serra d’Aiello (Cosenza) negli anni in cui la struttura è rimasta aperta. In totale sarebbero almeno tredici e, per la Procura di Paola, forse ancora di più".
"...numerosi ricoverati sprovvisti di documenti trasferiti in altre strutture che i familiari non riescono a rintracciare".
30 luglio 2009 "Una trentina di tombe è stata Ispezionata dai Carabinieri del comando provinciale di Cosenza e della locale stazione, supportati dal nucleo scientifico dell'arma e da medici legali, all'interno del cimitero di Serra d’Aiello, nel Cosentino. L'attività è stata svolta su disposizione della Procura della Repubblica del Tribunale di Paola nell'ambito dell'inchiesta sulla scomparsa di 12 pazienti dall'Istituto Papa Giovanni XXIII, la struttura socio-assistenziale al centro di inchieste giudiziarie a causa delle precarie condizioni igienico-sanitarie della struttura, i cui ospiti sono stati recentemente trasferiti attraverso l'intervento delle forze dell'ordine. I militari, in particolare, hanno praticato dei fori nei loculi al fine di compiere una prima ispezione visiva. Le tombe in questione erano anonime e contrassegnate semplicemente da simboli, come croci tracciate rudimentalmente sul cemento. All'interno dei loculi, sottoposti a sequestro, è stata riscontrata la presenza di bare in legno di semplice fattura, risalenti ad almeno un ventennio fa. L'operazione di oggi dovrebbe essere il preludio ad esami autoptici sulle salme che saranno effettuati successivamente allo scopo di verificare la compatibilità dei resti con il Dna dei parenti di pazienti scomparsi dalla struttura di Serra d'Aiello".
31 luglio 2009 "Le scomparse e le morti sospette verificatesi negli anni scorsi al Papa Giovanni XXIII erano state denunciate da "Chi l'ha visto?" nel 2001, quando si era occupato delle sparizioni di Bruno Zucco e Domenico Pino. Più recentemente, nelle puntate dell’11, del 18 marzo e dell’1 aprile di quest’anno erano state avanzate le ipotesi ora al vaglio della magistratura".
Sulla pagina del sito possono essere visionati anche i video.
Il libro di Marco Rovelli "LAGER ITALIANI" racconta dei CPT (centri di permanenza temporanea) per gli immigrati clandestini. Dal libro emerge che alcuni centro sono gestiti dalla chiesa cattolica, ugualmente come lo sono istituti per bambini (struttre prtotette, case famiglia): "La storia di Montassar, marocchino, picchiato a sangue ...per giorni nel Cpt (poi chiuso) gestito da don Cesare Lodeserto a Lecce".
Un libro da leggere in quanto i CPT sono di fatto istituti del tipo "struttura protetta" -"casa famiglia" e sono gestiti dai rappresentanti della chiesa cattolica, gli stessi che gestiscono gli istituti/case famiglia per bambini (sic!). Nessuno sa cosa realmente accade dietro alle porte chiuse degli istituti per bambini, la cittadinanza e guiornalisti non sono amessi di effettuare le visitie di controllo improvvise. Comunque, sull'esempio di abusi sugli stranieri si può ricostruire gli abusi sui bambini, visto che gestyori sono gli stessi e le strutture sono dello stesso tipo.
Controrapporto può essere scaricato in formato PDF direttamente dal sito di Gabriele Cervi www.aiutobambini.it ( info@aiutobambini.it , cervi.gabriele@libero.it ), o può essere richiesto dagli amministratori del forum.
Centro “L’Aurora” di Lecce e il centro “Il Sipario” di Gravina di Puglia somministrano illegalmente gli psicofarmaci ai bambini allontananti abusivamente dai denitori dai servizi sociali, hanno ridotto fino al suicidio una bambina di 13 anni di nome Carmela .
Testimonianza del padre Alfonso Frassinati:
"Carmela aveva denunciato i suoi aggressori, alcuni minorenni e un maggiorenne. Contro la volontà mia e di sua madre, era subito partita la procedura per affidarla al centro “L’Aurora” di Lecce. Ci dissero di fidarci, che la bambina sarebbe stata in buone mani. Notammo dopo un po' di tempo che qualcosa non andava. Carmela in quel posto non ci voleva stare, avrebbe preferito stare a casa con noi, ma non era solo questo. I medici ci assicuravano che tutto era sotto controllo. Solo dopo avremmo scoperto che in realtà la bambina era stata sottoposta a una cura di psicofarmaci. Che da quel posto era scappata due volte. Dopo circa tre mesi Carmela viene trasferita al centro “Il Sipario” di Gravina di Puglia: qui sembrava che le cose andassero meglio. I medici ci avevano però confermato, dopo l’arrivo delle cartelle di Carmela da Lecce, che la bambina era stata sottoposta a una cura di psicofarmaci e che non si poteva smettere d’un colpo. Che avrebbero dovuto diminuire le dosi poco a poco. Nel fine settimana andavamo a prenderla e la portavamo a casa. Ero io stesso a darle i farmaci: En e Haldol».
Ad Ugento in provincia di Lecce, era una delle punizioni inflitte ai bambini che una coppia di coniugi e la loro figlia avevano in custodia presso un istituto per minori. I tre sono stati arrestati. Più che un Istituto un vero Lager.
Ugento (Lecce) Punivano i bambini con pizzicotti, calci e schiaffi, oppure li picchiavano con una mazza e li chiudevano in una stanza, al buio. Ai più forti di carattere offrivano a colazione latte e pane raffermo che in alcuni faceva venire da vomitare. In questi casi, il rigurgito doveva essere ingerito dagli stessi ospiti “puniti”. A giudicare soltanto da alcuni degli episodi di maltrattamenti e violenze contestati dagli inquirenti, assume l’aspetto di un vero e proprio lager il centro cui il tribunale per i minorenni, di Lecce spesso affidava bambini sottratti alle famiglie. La maggior parte dei reati attribuiti riguarda i due coniugi che gestivano l’istituto di accoglienza per minorenni il “Cenacolo” di Ungento, arrestati oggi dai carabinieri con la loro figlia. Le persone catturate sono Antonio e Clementina Spennato, di 44 e 43 anni, e la loro figlia Erika, di 22, che lavorava come impiegata nell’istituti. Quest’ultima è accusata solo di aver compiuto abusi sessuali su un ragazzo di 15 anni. L’accusa di violenza sessuale contestata a Erika Spennato fa riferimento in sostanza ad atti di libidine che la ragazza avrebbe compiuto, circa due anni fa, con un ragazzo, che all’epoca dei fatti, aveva 15 anni, anch’egli ospite del centro. I due hanno accertato i militari avevano allacciato una relazione sentimentale e stavano insieme. Secondo gli investigatori, quindi tra la giovane e il ragazzo sarebbero avvenuti atti di libidine col consenso di entrambi, anche se la legge sulla violenza sessuale considera reato qualsiasi atto sessuale compiuto con subalternità (in famiglia, in ambienti ai quali sia stato affidato, etc). I due coniugi sono invece accusati di maltrattamenti, minacce, ingiurie, lesioni e sequestro di persona nei confronti di molti dei 16 minorenni (di età compresa tra i due e i 17 anni) che sono ospitati nel centro, su disposizione del tribunale per i minorenni di Lecce che li aveva affidati alla struttura di accoglienza dopo averli tolti alle famiglie d’origine.
A quanto si è appreso, i maltrattamenti venivano compiuti nei confronti di bambini e ragazzini “a scopo educativo”. In un caso affermano i militari uno degli ospiti della struttura sarebbe stato colpito al capo con una mazza, in altri casi alcuni bambini sarebbero stati chiusi nelle loro camere al buio. Un altro, invece, secondo l’accusa, sarebbe stato costretto a lavarsi i denti con una spazzola “che gli veniva infilata in bocca con violenza fino a fargli sanguinare le gengive”.
In altre occasioni, secondo le indagini, i minorenni erano costretti a mangiare anche quando non volevano, oppure digiunare. Chi si ribellava e protestava veniva minacciato con frasi del genere: “Sarai trasferito in istituti terribili dove ci sono persone cattive e lontano dai tuoi amichetti. I fatti contestati fanno riferimento al periodo compreso tra il 1998 e il 2002 e sono stati accertati dopo che i carabinieri della compagnia di Castrano hanno verificato voci sui maltrattamenti che provenivano dall’interno della struttura. Durante le indagini a quanto si è potuto sapere i militari hanno accolto anche persone che lavorano (o lavoravano) all’interno dell’istituto, che avrebbero confermato i maltrattamenti di cui sarebbero stati vittime gli ospiti. Oltre a sequestrare l’Istituto di via degli Acquarelli, i militari hanno apposto i sigilli anche all’altra sede del centro, in via Manzoni 25, sempre ad Ugento. Il avoro dei beni sequestrati ammonta a circa 500.000 eruro. (16/1/02)
UGENTO – IL TRIBUNALE DEI MINORI: NON E’ NOSTRO COMPITO VIGILARE SU ISTITUTI DI ACCOGLIENZA
Le relazioni degli assistenti sociali erano tutte positive. Resta il dubbio di chi siano le responsabilità per i maltrattamenti subiti dai bambini. L’AIBI: CI COSTITUIAMO PARTE CIVILE.
Lecce: Il tribunale per in Minorenni non ha funzioni ispettive; i controlli sulle strutture che vengono via via utilizzate per l’assistenza ai minorenni non competono quindi ai tribunali minorili. Lo sottolinea il presidente del tribunale per i minorenni di Lecce, Maria Rita Verardo, a proposito della vicenda che ha rilevato un luogo di violenze fisiche e psichiche in una struttura di Ugento, Il cenacolo, nella quale proprio il tribunale talentino per i minorenni, sin dal 1998, invia bambini e ragazzi sottratti alle loro famiglie per motivi diversi. Il titolare del centro, la moglie e la figlia sono stati arrestati ieri. Nell’istituto secondo i carabinieri, il pm Carolina Elia e il gip del tribunale di Lecce Pietro Baffa – i bambini sarebbero stati sottoposti a gravi violenze e maltrattamenti, fisici e psicologi. Secondo il presidente Verardo, le relazioni che giungevano trimestralmente ai giudici minorili erano tutte positive al punto che nessuno dei magistrati per i minorenni avrebbe mai avuto sentore di quel che invece contestano gli inquirenti al titolare della struttura e alla moglie. Il presidente del tribunale per i minorenni di Lecce esprime sdegno per un fatto orrendo, mostruoso, che getta fango sull’operato del tribunale minorile. Non avrei mai immaginato aggiunge di avere a che fare con persone dalla personalità distorta, patologica, capaci di camuffare la loro vera natura con comportamenti ingannevoli solo in apparenza amorevoli nei confronti dei minori, quasi di un attaccamento morboso, riuscendo ad eludere anche controlli più rigidi. Per i controlli prosegue il presidente ci affidiamo a chi opera direttamente sul territorio, ai consultori, al Comune, ai carabinieri, ma soprattutto ai servizi sociali: sono loro che espletano per contro nostro una funzione ispettiva. Sono loro che ogni trimestre relazionano sull’andamento di un istituto e sulla sua idoneità. Nel caso di Ungento, tutte le relazioni che ci sono pervenute erano positive tali da non ingenerare sospetti di presunti abusi. Per il presidente Verardo, anche i ragazzi nei colloqui con i giudici si sono sempre dimostrati contenti della sistemazione, perché in quel centro avevano trovato finalmente un calore familiare. Infatti aggiungo per la maggior parte si tratta di ragazzi che di fatto non hanno una famiglia, e che proprio per questo il tribunale aveva deciso di affidare alla casa-famiglia di Ungento, che sci sembrava la sistemazione logistica migliore,d a come si evinceva dalle relazioni delle operatrici sociali. Posso dire che nessuno dei miei giudici dice ancora il Presidente del tribunale talentino per i minorenni ha mai avuto sentore di qualcosa. In passato abbiamo avuto notizie di alcuni dissapori che c’erano all’interno dell’istituto, di un malfunzionamento dal punto di vista amministrativo ma mai di violenze. Solo una volta un’operatrice ci segnalò che un ragazzino era stato schiaffeggiato dai titolari e per questo convocammo i titolari per poi sapere che lo avevano fatto perché perché si era responsabile di un furto. Ho piena fiducia nella giustizia penale conclude Verardo perché faccia piena luce sulla vicenda, da parte mia posso dire che da ora in poi i controlli saranno intensificati 17 ottobre ‘02
UGENTO – RESTANO IN CARCERE I GESTORI DE IL CENACOLO
Lecce : Restano in carcere Antonio,Clementina ed Erica Spennato, padre, madre e figlia arrestati il 16 ottobre scorso nell’ambito dell’inchiesta che ha portato alla luce maltrattamenti e abusi perpetrati nei confronti dei minori ospitati nel centro di affidamento Il Cenacolo di Ugento (Lecce).
Il gip di Lecce Pietro Baffa ha respinto la richiesta di scarcerazione avanzata ieri nel corso dell’interrogatorio dai legali difensori degli arrestati, negando anche la concessione degli arresti domiciliari. Una decisione maturata ha detto il gip dall’esigenza di mantenere la custodia cautelare per il timore di una reiterazione dei reati. I legali difensori dei tra hanno già depositato il ricorso contro la decisione del gip presso il tribunale del riesame chiedendo l’immediato annullamento dell’ordinanza o in alternativa i domiciliari. Nei prossimi giorni,intanto, saranno interrogate dal pm altre operatrice del centro che hanno prestato servizio fino a pochi giorni prima della chiusura e saranno nuovamente sentiti i 16 ragazzini ospiti del centro. Al fascicolo dell’inchiesta si è aggiunta anche la denuncia di una coppia di Ruttano (Lecce), secondo la quale il figlio minore sarebbe stato trattenuto arbitrariamente nella struttura mentre con i genitori era andato a far visita a due fratelli che erano ospitati nel centro. 19 ottobre 02
LECCE – IL TRIBUNALE SAPEVA DEI MALTRATTAMENTI AI MINORI
Denuncia del legale di un genitore. Dal relativo fascicolo, sono scomparsi solo e soltanto la copia della denuncia e il verbale di udienza che ne attestava l’avvenuto deposito.
Lecce: Il difensore del padre di un bambino dato in affidamento dal tribunale per i minorenni di Lecce ad un centro di accoglienza convenzionato, Avv. Andrea Falcetta, denuncia che , a differenza di quanto sostenuto dalla presidente dello stesso tribunale, almeno in un caso è dimostrato che in realtà sapeva dei maltrattamenti subiti dai bambini, negli istituti convenzionati con il tribunale dei minori. Il 29 dicembre 2000 il legale depositò in udienza, nell’ambito di una causa assegnata alla presidente del Tribunale per i minorenni di Lecce, dott.ssa Verardo, una denuncia firmata dal dott. Massimo Cortinari del Policlinico di Bari relativa all’avvenuta somministrazione di psicofarmaci, all’interno del centro di accoglienza, Nostra Famiglia di Ostini (Brindisi), al bambino il cui padre è difeso dall’avv.Falcetta in un giudizio appunto sui maltrattamenti subiti dal figlio.
Non posso credere rileva il legale che la Presidente non abbia letto il verbale dell’udienza di una causa che si era autoassegnata, senza contare che pochi giorni dopo, dalla mole immensa del relativo fascicolo, sono scomparsi solo e soltanto la copia della denuncia di Cortinari e il verbale di udienza che ne attestava l’avvenuto deposito, il che rende inquietante la cosa. Inoltre, aggiunge, nei confronti della dott.sssa Verardo, da parte anche di altri legali, sono state presentate numerose denunzie per reati vari ( principalmente per omissione di atti d’ufficio) , ma anche per concorso nei maltrattamenti subiti dal figlio del mio assistito all’interno della suddetta casa famiglia, maltrattamenti accertati anche da una ispezione disposta dalla Regione Puglia a seguito di un nostro circostanziato esposto, nel quale si indicavano con nome e cognome gli assistenti sociali coinvolti nella vicenda. L’avv. Falcetta assicura che copie degli esposti e delle denunce sono state da tempo inviate anche al Ministro della Giustizia: sarebbe perciò giunto il momento conclude che costui si decidesse a ordinare una ispezione con monitoraggio di tutti i fascicoli di affidamento e adozione. Le accuse al tribunale per i minorenni di Lecce sono venute in seguito all’arresto di tre persone, padre, madre e figlia, che gestivano il centro Il Cenacolo di Ungento (Lecce), all’interno del quale sarebbero stati compiuti maltrattamenti e abusi sui 16 ragazzi dati in affidamento appunto dal tribunale. 20 ottobre 2002
LEGALE CHIEDE ISPEZIONE IN TRIBUNALE MINORE DI LECCE
Servirà ad accertare eventuali abusi di omissioni compiuti nell’ambito delle procedure per l’affidamento e l’adozione di diversi bambini ed è stata chiesta dall’avv.Andrea Falcetta. A Mirabella forse hanno espiantato gli organi.
BARI – Un’ispezione ministeriale presso il Tribunale per i minorenni di Lecce per accertare eventuali abusi ed omissioni compiuti nell’ambito delle procedure per l’affidamento e le adozioni di diversi bambini è stata chiesta al ministro della Giustizia, Roberto Castelli, dall’avv.Andrea Emilio Falcetta, che assiste una famiglia a cui è stato tolto un figlio. L’annuncio è stato dato dal legale nel corso di una conferenza stampa tenuta nel pomeriggio a Bari nella sede dell’Unione Italiana Ciechi. Un’analoga richiesta, che non ha avuto seguito, era stata avanzata nel marzo del 2002 dal prof.Sergio Starace presidente del comitato permanente per la tutela dei genitori, presente anche lui alla conferenza stampa. Alcuni componenti del comitato tempo fa, per protestare contro i giudici si incatenarono e presidiarono per due mesi e mezzo, giorno e notte, l’estenro del Tribunale per i minorenni di Lecce e per altri 15 giorni fecero lo sciopero della fame. In una lettera aperta al ministro Castelli, l’avvocato Falcetta scrive che sono 28.000 in tutta Italia i bambini ospiti di case famiglia gestite dai privati i quali, grazie ad una incredibilmente efficiente rete di convenzioni con gli enti locali si spartiscono una torta di complessivi 2000 miliardi di vecchie lire ogni anno
Da qui la conclusione del legale che è necessario fare anche indagini patrimoniali a carico di chi si occupa di affidamenti e adozioni, di chi prepara segnalazioni e relazioni da inviare alla magistratura perché i bambini sono diventati loro malgrado il business del nuovo millennio. Vogliamo l’ispezione ha concluso il legale epr sapere se in nostri sospetti sono fondati, vogliamo che il ministro ci risponda, anche per dirci che non è vero nulla, e che si assuma le sue responsabilità. Il prof. Starace ha invece annunciato che i componenti del comitato faranno una forte protesta sotto il ministero della Giustizia. 28 gennaio 2003
Prospettive assistenziali, n. 59, luglio - settembre 1982
Editoriale
SIAMO ANCORA IL PAESE DEI CELESTINI
In principio, furono i Celestini (1). Coloro che nascono «sempre nelle classi povere o poverissime, dove l'insufficienza di cibo si manifesta spesso in termini di fame; dove i più elementari interventi igienico-sanitari sono insufficienti se non assenti; dove l'istruzione, anche quella dell'obbligo, è ancora privilegio» (2). Nella specie, gli ospiti dell'Istituto di Prato « Maria Vergine Assunta in Cielo» (da cui il soprannome «Celestini»), fanciulli senza famiglia affidati a loschi figuri.
Triste destino, il loro: costretti a vivere in un «rieducatorio» roccaforte del sadismo. Fin quando la denuncia di due maestri costrinse l'autorità giudiziaria a intervenire, a sollevare il macigno di omertà che occultava un tragico campionario di torture.
Il paese dei celestini: uno spaccato di Italia da galera. Un titolo efficace per la storia dell'assistenza negata. Fra i suoi inqualificabili autori, Maria Diletta Pagliuca, fondatrice e direttrice del «Santa Rita» di Grottaferrata. Già nell'ottobre del 1960, visitato l'istituto, un ispettore osservava: «È infame, obbrobrioso, incomprensibile vedere in quell'ambiente dei giovani ai quali la vita, oltre non aver dato la fortuna dell'intelletto, non ha dato nemmeno la fortuna di un'assistenza, non dico cristiana, ma perlomeno naturale. I loro corpicini scarni, deformati, i loro occhi spenti ma tristi, fanno sì che qualsiasi uomo, anche il più abbietto, si muova a compassione e inviti, chi è competente, a provvedere» (3). Solo nove anni dopo scattarono le manette ai polsi della Pagliuca.
Prato, Grottaferrata, due capitoli, i più noti, i più eclatanti, di uno scandalo con troppe radici: a Bologna (Casa di rieducazione «A. Siciliani»), a Vernone, Brusasco, Cinzano (Scuola differenziale Italia '61), a Rovigo (Casa di cura Santa Rita)... il pamphlet che le portò alla luce, che le mise cioè sotto agli occhi dell'opinione pubblica, non uscì dal torchio invano. Contribuì a suscitare le reazioni che determinarono un'inversione di rotta, a favore dei «minori normali» in particolare. «Se il numero complessivo dei ricoveri si è abbassato, lo si deve solo grazie alla diminuzione nel settore dei minori, per il quale la legge sull'adozione speciale e la campagna di sensibilizzazione iniziata dai "famosi scandali", hanno evidentemente dato buoni frutti» (4).
Esplicite le cifre: i minori normali in istituto sono scesi da 200.550 (nel 1960) a 123.042 (nel 1974). Meno ricoverati anche fra gli handicappati sensoriali (da 10.588 a 7.910) e fisici (da 5.302 a 5.033). Viceversa si è moltiplicata la presenza in opere, case, fondazioni, nel pianeta ghetto, insomma, degli handicappati psichici e dei vecchi indigenti: da 16.983 a 22.901 i primi, da 107.617 a 136.503 i secondi. «Quindi, se non si considera il settore minorile, si arriva a constatare che mentre si è dato l'avvio ai servizi di territorio, il sistema tradizionale si è contemporaneamente rafforzato. I nuovi servizi hanno cioè trovato nuova utenza, anziché essere sostitutivi degli interventi segreganti» (5).
Lo scandalo continua, dunque. Immagini e articoli lo documentano. Su quotidiani e riviste è sempre ampio, troppo ampio, lo spazio che occupa l'Italia da galera. Negli ultimi tempi, altri tasselli sono andati ad aggiungersi alla sua fedina penale:
- Istituto psico-pedagogico «Casa Serena» di Viagrande (Catania) - «La direttrice di "Casa Serena" arrestata ieri insieme con sedici dipendenti dell'istituto per sevizie nei confronti degli handicappati» titola i13 aprile 1982 «La Sicilia». Gli arresti siglano la prima fase di un'inchiesta giudiziaria cominciata tre mesi addietro, «quando si scoprì che l'handicappata quattordicenne Maria Catena Stuppia, nel periodo dall'agosto al dicembre del 1981 (mentr'era ricoverata alla "Casa Serena" tra le cerebrospastiche) s'era ridotta quasi in fin di vita. (...). Era piombata in uno stato di spaventosa denutrizione: non si alimentava più, pareva in coma e il suo corpo era martoriato da piaghe e fratture» (6).
- Istituto «Villa Azzurra» di Mentana (Roma) - Il pretore Bettiol ne ordina la chiusura dopo un'ispezione. In tre cameroni sono reclusi «settanta giovani handicappati, costretti a vivere, seminudi, in mezzo ai loro stessi escrementi, attorniati da topi e scarafaggi» (7). La struttura è pubblica, fa capo all'Unità sanitaria locale RM/24.
- Istituto di riposo di Mestre (Venezia) - «Arrestati 9 infermieri per sevizie a vecchi» annuncia il 5 giugno 1982 il «Corriere della Sera». È la fine di un incubo per gli anziani ricoverati nell'edificio di via Spalti, che l'inchiesta giudiziaria ha rivelato essere un vero e proprio lager. Ai carabinieri, i degenti «hanno raccontato di tutto: di dover pagare "tangenti" per avere cure e cibo, di essere legati ai letti per non "dare fastidio" agli infermieri, di essere stati minacciati e anche presi a bastonate, di essere stati rinchiusi in qualche sgabuzzino, di aver dovuto subire violenze anche sessuali» (8).
Venivano inoltre fatti scherzi atroci come quello giocato da alcuni infermieri a un ricoverato settantenne che, a quanto pare, gli è addirittura costato la vita. «Svegliato nel cuore della notte a spinte e strattoni, l'anziano ospite s'è visto impartire l'estrema unzione dagli assistenti del reparto di infermeria dove era ricoverato. Non che stesse morendo, anzi. La cerimonia dell'olio santo era soltanto un "passatempo" escogitato dagli infermieri per sfuggire alle lunghe ore di noia del turno di notte» (9).
- Ospizio «De Rodolfi» di Vigevano - Cinque infermieri della Casa di riposo, un'IPAB, sono stati arrestati. Le accuse vanno dalla violenza privata, all'omissione di soccorso, al furto. Luigi Casolo, classe 1914, privo di entrambe le gambe, in istituto da diciotto mesi, ha dichiarato: « Vivere qui dentro non mi piace. Si mangia male, è tutto sporco, gli infermieri ci trattano come cani. Anch'io mi sono preso qualche sberlone, senza motivo. Ma non mi sono mai lamentato. A che serve lamentarsi? Meglio starsene tranquilli, tirare avanti come si può. Fuori di qui non saprei dove andare. Ho dei fratelli, ma a casa loro non c'è l'ascensore, devono portarmi su e giù per le scale in braccio. Troppo scomodo, troppo faticoso. Per un po' ci abbiamo provato, ma ho dovuto decidermi a venire qui, perché non era possibile continuare in quel modo» (10).
- Istituto «Villa delle Querce» di Nemi (Roma) - Una vicenda pirandelliana. Nel cronicario, che ospita 875 anziani malati, le USL romane dirottano una donna senza segnalarne i dati anagrafici (età, nome, cognome). Nessuno si preoccupa di accertarne le generalità: verrà chiamata «Rosa Ferro». Quando muore, il Comune, a mezzo manifesto, invita «chiunque abbia interesse a riconoscere o abbia elementi per il riconoscimento della salma a recarsi presso l'ospedale civile...» (11). L'indifferenza, commossa per l'omaggio riservatole, eleva Nemi (e dintorni) a sua capitale.
Che cosa fare per arginare lo scandalo dell'assistenza?
Prospettive assistenziali, n. 141, gennaio-marzo 2003
VIOLENZE E SEVIZIE SUI BAMBINI RICOVERATI IN ISTITUTO: SIAMO ANCORA IL PAESE DEI CELESTINI
Da molti, troppi anni negli istituti di assistenza ai minori, soprattutto in quelli privati, si verificano episodi di gravi violenze.
Ancora una volta ricordiamo che i fatti rilevati dall’Autorità giudiziaria nei confronti di alcuni operatori dell’istituto Maria Vergine Assunta in Cielo di Prato, noto come l’istituto dei Celestini, riguardavano: punizioni particolarmente sadiche inferte ai bambini ricoverati (bastonate, frustate, schiaffi, leccare la propria pipì o il pavimento, essere legati a crocifisso sotto il letto o ai piedi di esso, privazione del cibo, ecc.), condizioni igieniche disastrose, abiti lerci, grave ritardo nello sviluppo intellettivo della maggior parte dei fanciulli, omissione dei controlli sanitari, ecc. (1).
Non possiamo nemmeno dimenticare che a seguito di un sopralluogo all’istituto di Grottaferrata (Roma) era emersa la seguente allucinante situazione: «vi trovarono 13 ragazzi (gravemente handicappati, ndr) in coppie su sette lettini, tranne l’A. che dormiva solo, ciascuno con la testa verso la spalliera e legati tra loro per le gambe. Anche le braccia erano avvinte, mediante catenelle assicurate con lucchetti o con legacci di stoffa, alle opposte spalliere del letto; l’ambiente era impregnato di fetore» (2).
Da notare che la vicenda dell’istituto dei Celestini durò ben 32 anni e quella di Grottaferrata 18. In questi periodi vi furono ispezioni, denunce, esposti, ma a tutela dei minori ricoverati non venne presa nessuna decisione fino alle rispettive chiusure ordinate dall’Autorità giudiziaria.
Anche se a seguito della campagna condotta dall’Anfaa (Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie), dall’Ulces (Unione per la lotta contro l’emarginazione sociale) e da altre organizzazioni, si è notevolmente ridotto il numero degli istituti in cui vengono segnalati maltrattamenti (conseguenza anche della riduzione dei minori ricoverati dai 310 mila del 1962 agli attuali 20-25 mila), ancora una volta è emerso un caso sconvolgente.
Come riferisce Il Giornale del 17 ottobre 2002 «Il centro di accoglienza era un centro di torture, dove l’orrore era coperto da una cappa di silenzio e omertà; quelle quattro mura che dovevano ridare una speranza erano, invece, un lager per bambini e ragazzini, dove tante storie diverse finivano inesorabilmente in un unico, drammatico destino segnato da violenze, pestaggi, maltrattamenti. Alla fine, i titolari del centro Il Cenacolo a Ugento, in riva allo Ionio che bagna il Salento, sono stati arrestati dai carabinieri: sono padre, madre e figlia, quelli che gestivano una struttura dalla facciata rassicurante dove venivano ospitati bambini e ragazzini tra i 2 e 15 anni, approdati laggiù su disposizione del Tribunale per i minorenni di Lecce. Ma nessuno sapeva che cosa ci fosse oltre la porta del centro: lo hanno scoperto i carabinieri al termine di indagini scattate dopo la denuncia di un’assistente sociale, che ha raccontato tutto. La donna ha detto di avere subito violenza sessuale e ha parlato delle violenze subite dai bambini, ha spiegato come andavano le cose in quella specie di prigione dove l’orrore rimbalzava sul muro di gomma dell’omertà (…)». I ragazzi erano «lasciati a lungo senza cibo e senza acqua, maltrattati, picchiati e violentati, seviziati in quel lager».
Queste e le altre purtroppo numerose vicende di maltrattamenti di minori dovrebbero essere tenute in attenta considerazione da coloro, come il senatore Girfatti e gli altri firmatari della proposta di legge n. 791 presentata al Senato, vorrebbero eliminare il termine del 31 dicembre 2006 previsto dalla legge n. 149/2001 per la chiusura degli istituti di assistenza all’infanzia allo scopo di dare alle suddette istituzioni «la possibilità di continuare nell’opera educativa intrapresa» (3).
A questo proposito è auspicabile che il Governo attui quanto è stato scritto nel “Libro bianco sul welfare - Proposte per una società dinamica e solidale”, pubblicato nel febbraio 2003 dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, che riportiamo integralmente: «Sul versante della necessità di riconoscere il diritto del minore a vivere in famiglia a conclusione dell’anno 2003 verrà predisposto – dopo un’attenta azione di monitoraggio e di coordinamento con le Regioni ed i rappresentanti del privato sociale e dell’associazionismo familiare – un piano straordinario per la de-istituzionalizzazione dei minori ed in parallelo un programma di promozione dell’affidamento familiare e di ricollocazione dei minori in un ambiente affettivo idoneo ad un sano sviluppo psico-fisico. Le risorse per l’implementazione della prima fase del Piano straordinario sono definite all’interno del fondo nazionale per le politiche sociali».
(1) Cfr. B. Guidetti Serra e F. Santanera, “Il Paese dei Celestini - Istituti di assistenza sotto processo”, Einaudi, Torino, 1973.
(2) Ibidem.
(3) Cfr. “Inaccettabile il disegno di legge che vuole mantenere in vita gli istituti per minori”, Prospettive assistenziali, n. 139, 2002.
Sulle conseguenze negative dell’istituzionalizzazione si veda in questo numero nella rubrica “Notizie” la segnalazione “Il ricovero in istituto non consente ai minori di diventare autonomi”.
Partinico, case famiglia al setaccio scoperta una struttura senza licenza
Repubblica — 24 maggio 2007 pagina 6 sezione: PALERMO
nella Partinico città da record per il numero delle case famiglia (sono undici) i controlli dei carabinieri sono scattati in modo massiccio. Quaranta militari della Compagnia e del Nas hanno bussato in contemporanea alle strutture che ospitano minori in situazione di disagio. E le carenze sono subito emerse: una casa famiglia era addirittura abusiva, perché non iscritta all' albo regionale. In altre due, sono state riscontrate delle carenze. E militari hanno notificato delle salate multe. Proprio lo scorso fine settimana il sindaco di Partinico, Giuseppe Motisi, aveva denunciato: «Attorno alle case famiglia c' è un business non indifferente. La mia amministrazione ha fatto delle verifiche, tutti i miei colleghi sindaci dovrebbero farli». Alla sua voce si era aggiunta quella dell' assessore alla Solidarietà sociale, dalle telecamere di Exit, il nuovo programma di Ilaria D' Amico in onda su La7. Sabato notte, poche ore dopo la trasmissione, qualcuno ha distrutto i vetri delle auto dei due amministratori. Intanto, da Roma, Luigi Cancrini, presidente della commissione parlamentare sull' infanzia, annunciava l' apertura di un' indagine sul boom delle case famiglie in Sicilia. Ieri mattina, il blitz dei carabinieri, guidato dal capitano Nicola Bianchi, è scattato poco dopo le 10. In una comunità, c' erano un minore e un adulto in più rispetto a quanto indicato nel decreto di autorizzazione. I militari hanno contestato una sanzione da 1.032 euro. In un' altra casa famiglia, alcuni letti erano senza la spalliera prevista. E mancavano due armadi. I carabinieri hanno segnalato la situazione all' ufficio regionale che si occupa delle autorizzazioni alle comunità. Il terzo caso è il più grave: 9 bambini erano ospitati in una struttura praticamente abusiva, perché non iscritta all' albo. In passato, la Regione aveva concesso ai titolari un decreto di autorizzazione temporaneo all' attività, ma era ormai scaduto. I controlli disposti dal comando provinciale dell' Arma proseguiranno, in tutta la provincia. Naturalmente, a sorpresa. E le verifiche a Partinico sono tutt' altro che concluse. I militari hanno acquisito documenti e autorizzazioni. Gli esperti del Nas hanno controllato pure le condizioni igienico sanitarie delle case famiglia, nessuna irregolarità sarebbe comunque emersa. Domenica, dopo la denuncia del sindaco di Partinico, anche alcuni esponenti del mondo del volontariato siciliano avevano sollecitato dei controlli, soprattutto nelle strutture più grandi, ben foraggiate dalle casse regionali. Ogni bambino vale al mese 2.000 euro di contributi.
Repubblica — 20 maggio 2007 pagina 5 sezione: PALERMO
Sono bastate poche parole in tv: «In Sicilia è nato un nuovo business, quello delle case famiglia, che spesso non hanno i requisiti, però intascano tanti soldi». E poche ore dopo, qualcuno ha danneggiato le auto di chi si è intestata l' ultima battaglia di legalità, il sindaco di Partinico, Giuseppe Motisi, e il suo assessore alla Solidarietà sociale, Mimma Tortorici, che venerdì sera è stata ospite di Ilario D' Amico alla nuova trasmissione "Exit", su La7. «Quando ho trovato il finestrino della mia Bmw in frantumi ho pensato a tanti provvedimenti adottati di recente - racconta il primo cittadino - qualche minuto dopo mi ha telefonato l' assessore, che aveva ricevuto lo stesso trattamento. E allora ho capito. Evidentemente, abbiamo toccato un tema delicato». è da qualche mese che il Comune di Partinico ha avviato una serie di controlli attorno alle case famiglia della zona, che sono quasi venti, un vero primato in una regione già da record nazionale con le sue 254 case famiglia. Una struttura è stata chiusa, i bambini erano affidati a una badante rumena. «I controlli sono oggi più che mai necessari - ribadisce il sindaco Motisi - bisogna evitare che i 2.000 euro al mese pagati per l' assistenza di un minore diventino un vero e proprio affare, sulla pelle di bambini già sfortunati». Spiega Ilaria D' Amico: «Con la nostra inchiesta abbiamo cercato di capire perché il sistema dell' affido non funziona, soprattutto in Sicilia. Ecco perché così tanti bambini si trovano in case famiglia». La nostra regione mantiene anche un altro record, quello degli istituti: «Dovevano essere chiusi entro il 31 dicembre 2006 - spiega l' avvocato Sergio Russo, già presidente della commissione infanzia del governo nazionale - e invece 28 sono ancora in funzione. Purtroppo, le strutture che dovrebbero sostituirli spesso non sono all' altezza». Il tema principale resta quello dei controlli: «Bisognerebbe verificare con cura i requisiti di chi si occupa dei minori all' interno delle case famiglia. I miei dubbi - prosegue Sergio Russo - non riguardano tanto le piccole realtà, in cui operano persone animate dalle migliori intenzioni e da nobili ideali, ma le strutture consorziate. Talvolta vi lavorano persone non specializzate, ma volontari, giovani del servizio civile o tirocinanti. Gli uni e gli altri vengono magari sfruttati». All' avvocato Russo si sono rivolti diversi operatori: «Hanno prestato la loro attività anche per un anno in alcune case famiglia, ma non sono stati mai retribuiti». Sei vertenze sono già partite. Più rigore lo chiedono anche alcuni rappresentanti storici del mondo del volontariato palermitano. Maurizio Artale, responsabile del centro Padre Nostro fondato da don Pino Puglisi, tiene a ribadire: «La legge regionale dovrebbe fissare criteri ancora più restrittivi per accedere all' albo delle case famiglia. I bambini hanno bisogno di tanta assistenza, e non solo nell' ottica della vita in casa. Troppo spesso, dopo le ore scolastiche, finiscono in una situazione che non esiterei a definire da arresti domiciliari. Invece, i bambini dovrebbero andare a fare sport, oppure frequentare il catechismo, dovrebbero poter incontrare amici e anche i genitori. Non sempre accade. In qualche casa famiglia il persone è ridotto così all' osso, sempre nei limiti di legge s' intende, che l' operatore specializzato si trova a fare anche il cuoco o l' inserviente. Con tutta la confusione che ne deriva nei piccoli ospiti. E naturalmente anche la lesione dei diritti dei lavoratori». Sulla legge regionale il dibattito è aperto. «Credo che il problema non sia fra quelle norme», sostiene Ferdinando Siringo, presidente regionale del Movi, il movimento del volontariato italiano: «In fondo, i requisiti sono rimasti quelli stabiliti nel 2000. Ritengo piuttosto che il nodo della questione sia nelle politiche sociali dei Comuni, che non sempre vanno nella direzione giusta». Siringo denuncia: «Si continua a fare ricorso alla casa famiglia anche nelle situazioni in cui non si dovrebbe. Ad esempio, per madre e figli senza casa. Mi risulta che accade a Palermo. Inutile ribadire che l' amministrazione comunale risparmierebbe davvero tanto pagando piuttosto il buono affitto». Così, le case famiglie sono diventate la soluzione facile per tanti problemi. «E intanto - spiega Ferdinando Siringo - il Comune ha riorganizzato il servizio degli assistenti sociali, togliendo gli operatori dai quartieri e trasferendoli nell' ufficio di via Raiti. Al loro posto, agli sportelli di segretariato sociale, sono arrivati gli Lsu. Che prendono nota dei problemi e inoltrano la pratica all' ufficio centrale. Sono passati anche sei mesi prima di un colloquio con gli assistenti sociali. A quel punto - denuncia il presidente dei volontari siciliani - la casa famiglia è la soluzione più facile». - SALVO PALAZZOLO
Added (14/10/2009, 03:11) --------------------------------------------- La mani del padrino sulle case famiglia
di Andrea Cottone
Repubblica — 04 giugno 2008 pagina 11 sezione: PALERMO
Lo hanno fermato a Partinico con 73 mila euro nell' auto e una lista. Lui è Antonio Salto, 20 anni, figlio di Nicolò, ritenuto boss di Borgetto. Nove giorni fa è incappato in un posto di blocco dei carabinieri insieme con un amico ed è stato trovato in possesso di 73 mila euro in contanti, tutti in pezzi da 500, di 8 mila dollari (in banconote da 50 e 100) e una lista con i nomi di 7 case famiglie del territorio di Partinico. Il denaro era nascosto sotto il tappetino dell' auto. Il giovane è stato denunciato per ricettazione. In un primo momento avrebbe detto di aver ricevuto quella somma di denaro da uno sconosciuto, salvo poi cambiare versione e giustificare i 73 mila euro, come suoi risparmi e gli 8 mila dollari come denaro non speso durante il viaggio di nozze. La lista delle case famiglia ha spiegato di averla perché alla ricerca di un lavoro per la moglie. Gli investigatori indagano per estorsione, tanto più che Antonio Salto risulta disoccupato. Il padre, Nicolò, 53 anni, originario di Borgetto, fedelissimo e successore di Vito Vitale, è stato condannato a 12 anni per associazione mafiosa, ma si trova libero dallo scorso giugno. Due anni fa il tribunale gli ha sequestrato beni per 700 mila euro. Attualmente sul territorio è in corso uno scontro per la conquista del mandamento. Su fronti contrapposti i seguaci di Bernardo Provenzano, come i Riina e i Lo Iacono, e i fedelissimi del clan Vitale. Lo scorso 12 febbraio a cadere sono stati i fratelli Giuseppe e Gianpaolo Riina, dieci anni dopo l' omicidio del padre, Salvatore. Attualmente, Nicolò Salto goderebbe del favore del superlatitante di Altofonte, Domenico Raccuglia. La lista trovata nelle tasche del rampollo del boss riaccende i riflettori sul boom delle case famiglia a Partinico. Già nel maggio dell' anno scorso un' operazione dei carabinieri aveva passato a setaccio tutte le 11 comunità alloggio, due erano state chiuse. La crescita esponenziale delel strutture di accoglienza passate in pochi mesi da 2 a 11 era stata denunciata dal sindaco Giuseppe Motisi (Margherita) e dell' assessore comunale alla Solidarietà, Mimma Tortorici alla trasmissione "Exit" de La7. Poche ore le auto dei due amministratori erano state danneggiate. - ANDREA COTTONE