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Forum » REATI DI TRIBUNALI MINORILI E CIVILI, SERVIZI SOCIALI E ALTRE ISTITUZIONI » DESCRIZIONE DELLA SITUAZIONE CON TRIBUNALI MINORILI E SERVIZI SOCIALI » RAPPORTI SULLE CONDIZIONI DELL'INFANZIA
RAPPORTI SULLE CONDIZIONI DELL'INFANZIA
dibattitopubblDate: Lunedì, 11/05/2009, 20:02 | Message # 1
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Messages: 782
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Generalmente, salve alcune eccezioni, i rapporti sono pubblicati in modo cronologico: i più vecchi sono all'anizio e più freschi sono in fondo - sono ultimi. La precedenza si dà ai rapporti che trattano problematiche omesse nei rapporti ufficiali statali e parastatali.

I Rapporti possono essere usati sotto condizioni della Licenza Free Commons: indicando l'autore, non apportando modifiche ai testi; è proibito l'uso commerciale.

***


20 Novembre 2011

Al Comitato per i Diritti dei Fanciulli
Al Segretario Generale delle Nazioni Unite
Al Comitato dei Ministri del Consiglio d' Europa

DIFETTI E IMPERFEZIONI DELLA CONVENZIONE PER LA SALVAGUARDIA DEI DIRITTI DEI FANCIULLI SONO DIVENTATI FONTE DI ABUSI SUI FANCIULLI

La Convenzione per la Salvaguardia dei Diritti dei Fanciulli è stata ideata più di vent'anni fa con lo scopo di tutelare i fanciulli. Nella triste realtà odierna, i fanciulli si trovano in situazione molto peggiore rispetto a vent'anni fa in quanto, nonostante l'introduzione della Convenzione e di altri leggi speciali, paradossalmente sono maggiormente sfruttati e abusati. Al posto di un progresso si è verificato il netto regresso.

Oltre ai soliti abusi intrafamiliari e quelli praticati da gestori degli istituti e da insegnanti scolastici, si sono ampiamente sviluppati abusi da parte di assistenti e operatori sociali, psicologi e psichiatri, e persino da parte di magistrati che hanno il potere di spostare i bambini illegalmente, tramite violazione di leggi e normative processuali, attuando di fatto la tratta di bambini.
Tanti istituti di assistenza per l'infanzia, in particolare le strutture “a porte chiuse” che agiscono in nome del non chiaro e non precisato “interesse dei fanciulli”, si sono trasformati in luoghi di detenzione e carcerazione ove i fanciulli imprigionati non hanno diritto neanche ad un avvocato e i loro diritti sono ben più ristretti in confronto ai diritti degli adulti detenuti in carceri statali normali. Il nuovo sistema di gestione che ha introdotto la regola di strutturare gli istituti in modo simile alla struttura di una famiglia (case-famiglia) ha favoreggiato allo sviluppo dei rapporti del tipo settario e all'introduzione e alla formazione delle sette al loro interno. Tra i “membri” di tali “famiglie” possono essere osservati prostitute di alto grado di depravazione, malati mentali aggressivi adulti, tossicodipendenti in via di recupero, detenuti adulti in alternativa al carcere, ecc. - sono “famiglie” altamente malsane e dannose ai fanciulli. Mancata definizione dei requisiti morali e professionali per le persone che lavorano con fanciulli e che li ricevono in custodia-affidamento ha favorito lo sviluppo della rete paradossale di abusi, i componenti della quale si nascondono dietro al slogan di fantasmagorico “interesse del fanciullo”.

Lo spettacolo tragico della “difesa dei diritti dei fanciulli” si rispecchia nel proverbio italiano “DALLA PADELLA ALLA BRACE”: i bambini “aiutati” durante il processo di “assistenza” vanno a finire in una rete di torture psicologiche e di abusi sovrapposti, caratterizzati dal massimo grado di cinismo e crudeltà. Un bambino allontanato dall'ambiente familiare naturale a causa della povertà o causa del reddito non abbastanza grande dei familiari (seppure la Convenzione prevede aiuti economici alle famiglie), o a causa dell'ambiente familiare malsano o violento, va spesso a finire in un ambiente ancor più pregiudizievole e malsano, nel quale i carnefici si autoproclamano “salvatori” e “benefattori” e dove esistono possibilità di attuare la sottomissione e il plagio del tipo settario dei bambini. Molto spesso, affidatari e adottanti sono persone non equilibrate mentalmente e i bambini si ritrovano completamente indifesi e non tutelati.
Bambini che hanno vissuto un'esperienza negativa di affidamento ad una famiglia o ad un istituto strutturato a modo familiare (casa-famiglia) hanno rifatto così il proverbio italiano: “DALLA PADELLA NELLA PENTOLA CON ACQUA BOLLENTE DALLA QUALE è IMPOSSIBILE USCIRE”.

Separazioni coniugali sono un altro problema che crea abusi sui minori e lede i loro diritti, cittadini denunciano che abbastanza spesso i loro problemi, derivanti dalla separazione, si creano e si alimentano da parte dei professionisti che sono chiamati a gestire la separazione, a partire da avvocati e finendo con servizi sociali e magistrati. Gli Stati, cioè i politici governanti, non sono stati in grado di gestire la legislazione e di aggiornarla per la migliore tutela dei fanciulli.

Il problema drammatico e raccapricciante di abusi sui minori da parte dei servizi sociali ormai è descritto e denunciato anche nell'arte cinematografica, in alcuni film prodotti negli USA si racconta dei problemi, però i governatori rimangono ciechi di fronte a quegli “appelli mediatici”. I paesi che sembrano essere maggiormente colpiti dal fenomeno di abuso sui minori da parte dell'apparato statale, secondo materiali disponibili in rete internet nelle lingue Inglese, Italiano, Spagnolo e Russo, sono: gli USA, l'Italia, la Gran Bretagna, la Francia, la Germania, la Spagna, la Russia, la Finlandia. Il sistema giudiziario minorile italiano permette di cambiare il nome ai minori stranieri senza effettuare indagini sulle loro origini e la provenienza, negli istituti un bambino può essere spacciato da un altro, i genitori e le famiglie si proclamano irreperibili senza una reale ricerca, - il che potrebbe avere un ruolo significante nella tratta internazionale dei fanciulli.

In Europa, La Corte Europea per i Diritti dell'Uomo ha vergognosamente fallito nel ruolo della difesa dei diritti: tanti casi relativi ai minori e alle famiglie sono stati valutati con leggerezza imperdonabile. Fino ad oggi non sono mai stati analizzati né valutati abusi processuali relativi agli art. 5 e 6 della Convezione Europea per Diritti dell'Uomo (diritto al Giusto Processo), tutti i processi si sono limitati solo dell'articolo 8 (interferenze illecite nella vita familiare) mentre nei casi valutati e in quelli respinti (senza un giusto ed equo motivo) sussistono processi segreti, omessa valutazione delle prove, plagio dei minori durante processi, arresti dei minori e la loro detenzione nelle strutture paragonabili al Gulag cioè con sfruttamento del lavoro minorile, – abusi relativi appunto agli articoli 5 e 6. Il messaggio mandato dalla Corte ai cittadini è chiaro: “In Europa la Giustizia non esiste, abbandonate ogni vana speranza”.

Da esempio della violazione odierna dei diritti dei fanciulli da parte dell'apparato statale può essere preso un caso italiano giudicato nel anno 2000 dalla Corte Europea per i Diritti dell'Uomo - il raccapricciante caso Scozzari/Giunta. Si tratta di una madre separata con 2 figli minori che aveva problemi economici in seguito alla separazione. Il servizio sociale e la Caritas (la Chiesa Cattolica) hanno negato alla madre ogni aiuto nel trovare un lavoro e un alloggio, da parte del servizio sociale è stato il reato penale di omissione di atti d'ufficio, da parte dei preti – un reato morale non giudicabile in tribunale. Alcuni operatori, senza avere un titolo di studio adeguato in medicina, hanno diffamato la madre di essere una malata mentale – compiendo il reato di abusiva esercitazione del mestiere del medico-psichiatra, i magistrati coinvolti nel processo hanno aggredito la madre dei bambini in seguito a questa diffamazione e hanno omesso di querelarli (sic!). Nel frattempo un assistente sociale ha compiuto il reato di violenza sessuale sui minori. I magistrati minorili che hanno gestito il caso hanno omesso di osservare la legge, di valutare le prove, di punire il Servizio Sociale coinvolto e di provvedere per la difesa dei diritti dei fanciulli tramite imposizione al servizio sociale di osservare la legge e di aiutare la madre a trovare un lavoro e un alloggio, di fornire ai minori un programma riabilitativo in seguito alle violenze subite dall'assistente sociale. Al posto di osservare la legge, i magistrati hanno sequestrato i minori dalla madre, traumatizzando la loro psiche, e li hanno messi in detenzione carceraria in una setta – la famigerata fondazione Forteto, organizzata strutturalmente come casa-famiglia, di cui i dirigenti-proprietari in passato sono stati già condannati a carcere per i reati di maltrattamento e abusi sessuali (per i motivi ancora ignoti questi dirigenti non hanno mai scontato neanche un giorno di galera, i magistrati di Firenze omettono di indagare sul fatto, per il che l'opinione pubblica crede che si tratta della corruzione di magistrati o di coinvolgimento dei magistrati nella setta). Il Forteto si vede essere accusato dall'opinione pubblica di essere coinvolto in una serie di omicidi denominati “il mostro di Firenze” - si crede che le persone uccise servissero alla setta per alcuni rituali. I magistrati minorili fiorentini sapevano e sanno perfettamente che il Forteto è una setta che imprigiona e schiavizza giovani, che pratica abusi e plagio sui minori, quindi si può concludere che hanno fornito i bambini alla setta in cambio di qualcosa, in quanto ovviamente non si tratta di tutela dei minori.
Durante l'imprigionamento e la segregazione totale dal mondo presso le strutture della setta, i bambini sono stati obbligati a rendere dichiarazioni che non vorrebbero mai più vedere la propria madre, però durante un appuntamento gestito più professionalmente i bambini hanno dichiarato di volere stare con la madre e di essere stati obbligati a rendere dichiarazioni che non volevano fare. Nonostante il desiderio dei bambini di tornare dalla madre, i magistrati italiani hanno lasciato i bambini nella setta e hanno omesso di fornire un progetto riabilitativo ai bambini e alla madre, compiendo vari reati penali secondo la legislazione italiana.
L'Italia è stata condannata nel caso Scozzari/Giunta, solo per l'articolo 8 della Convenzione Europea per i Diritti dell'Uomo (interferenze illecite nella vita familiare), il rimborso danni alle vittime è stato più che ridicolo in paragone alle sofferenze e agli abusi subiti, nessun magistrato italiano autore di reati contro bambini è stato punito. Nonostante sono passati più di 10 anni dalla condanna, magistrati italiani continuato a fornire bambini alla setta Forteto, i dirigenti del Forteto fino ad oggi non sono andati in galera e continuano ad avere bambini in affidamento - contrariamente alle leggi italiane e alle Convenzioni.

L'Italia se ne frega delle condanne della Corte di Strasburgo, il che attesta che la Corte di Strasburgo e la comunità Europea non funzionano. Situazioni simili possono essere osservate in altri casi giudicati dalla Corte di Strasburgo.

I rapporti ufficiali degli Stati sulle Condizioni dell'Infanzia omettono di analizzare la situazione reale con diligenza dovuta, la descrizione degli abusi sui fanciulli da parte degli organi statali non è presente nei rapporti mentre questi abusi rappresentano la maggior parte di tutti gli abusi odierni.

Gli Stati hanno ricopiato il testo della Convenzione per la Salvaguardia dei Diritti dei Fanciulli nelle loro legislazioni, senza analizzare né valutarne i difetti. Apparentemente, gli Stati osservano la Convenzione, però tanti bambini si ritrovano essere abusati, trafficati e sfruttati senza che la Convenzione sia stata formalmente violata. Tante storie di cittadini di paesi diversi sulle pagine dell'Internet ne sono la prova.

I principali difetti della Convenzione per la Salvaguardia dei Diritti dei Fanciulli, che causano abusi contro i fanciulli e permettono la loro tratta, sono:

1. Indefinita e non chiara formulazione degli articoli 9 e 12 della Convenzione
La formulazione non chiara e la mancata definizione dei termini usati permettono di compiere ogni tipo di abuso sui fanciulli.
L'articolo 12 prevede l'ascolto dei fanciulli e il rispetto delle loro opinioni tenendo conto della loro età e del loro grado di maturità. Tale formulazione ha portato allo sviluppo vertiginoso di abusi psicologici sui bambini aventi come scopo finale il plagio (schiavizzazione mentale) e la manipolazione per ottenere dichiarazioni volute dal manipolatore. Il plagio dei bambini è ormai largamente conosciuto sotto il nome di PAS (Parents' Alienation Sindrom – Sindrome di Alienazione Genitoriale). Questo tipo di plagio porta alla mutilazione psichica talvolta permanente, e viene attuato dalle persone più svariate: genitori del bambino, nonni, assistenti e operatori sociali, psicologi, psichiatri, insegnanti scolastici, dirigenti e padroni degli istituti per i fanciulli, affidatari, ecc. – tutte queste persone ottengono vantaggi tramite manipolazione del bambino: qualcuno si procura l'impunità per i reati compiuti, qualcuno compie vendette – come per esempio tanti genitori separati, qualcuno estorce il denaro, qualcuno ottiene vantaggi economici o professionali – in particolare i servizi sociali, i comuni e le strutture di affidamento e gli affidatari hanno interesse a spostare più bambini possibile per creare i giri di denaro statale previsti per l'assistenza dei bambini in affidamento o adozione. La tecnica del plagio con lo scopo della riduzione di un fanciullo alla Sindrome PAS corrisponde ai metodi di plagio usati dalle sette ed è il maltrattamento e la tortura dei fanciulli uguale come lo è plagio settario.
Nella realtà odierna, l'idea di sentire i fanciulli nell'arco dei procedimenti che li riguardano si è rivelata essere uno sbaglio che ha danneggiato milioni di bambini in tutto il mondo. In tanti paesi diversi si sono verificati casi simili di calunnie di pedofilia da parte dei fanciulli contro propri genitori o contro altre persone, con conseguenze drammatiche sia per i fanciulli sia per le persone calunniate. Nonostante il diritto di essere ascoltati, i fanciulli non possono esprimersi liberamente e sono diventati marionette e strumenti per ottenere profitti nei conflitti giudiziari tra adulti. I fanciulli abusati e maltrattati spesso rimangono non protetti in quanto gli abusatori li obbligano a mentire e a testimoniare in proprio favore. Oggi non esiste alcuna garanzia né alcuna protezione dal plagio prima e durante l'ascolto dei fanciulli, così, tantissimi fanciulli hanno reso dichiarazioni contrarie ai propri interessi e a ciò che avrebbero voluto esprimere. La quantità delle vittime può essere valutata tramite analisi dell'aumento dei malati mentali che consumano psicofarmaci negli ultimi due decenni – la gran parte di loro ha avuto un'infanzia nella quale sono stati “ascoltati”, affidati o adottati ai sensi dell'articolo 12 della Convenzione. Con il diritto di essere sentiti, i fanciulli dovrebbero avere diritto a non essere sottomessi alle situazioni che rendono possibile plagio, in particolare, da parte delle figure professionali statali o parastatali interessate.

L'articolo 9 descrive in maniera vaga quando un fanciullo può essere allontanato dai genitori e quando gli può essere proibito di avere contatti con la propria famiglia.
Si usano termini “interesse del fanciullo”e “benessere del fanciullo” ai quali non si dà alcuna concreta definizione, non si definiscono neppure i termini “maltrattamenti”, “trascuratezza”, il che ha portato alle situazioni di abuso paradossale sui minori da parte di magistratura e di servizi sociali di tanti paesi. Qualsiasi evento o comportamento può essere ritenuto maltrattamento o trascuratezza: una madre casalinga trascura i figli perché non lavora in quanto gli offre minore disponibilità economica, ma anche una madre che lavora trascura ugualmente i figli in quanto non è presente fisicamente anche se dà maggiore disponibilità economica ai figli. In nome di non meglio definito “interesse supremo del fanciullo” tanti fanciulli vengono illegalmente spostati, trafficati e abusati. A tanti fanciulli viene negato contatto con genitori e con familiari per fantasiosi e non chiari motivi di “contrarietà agli interessi del fanciullo”.
Gli ideatori della Convenzione devono definire chiaramente, e in maniera di escludere ogni tipo di abuso che potrebbe derivare da giochi di parole, cosa sono gli “interessi del fanciullo”, in quali concreti casi al fanciullo possono essere negati contatti con genitori e per quanto tempo, cosa sono i “maltrattamenti”, cos'è la “trascuratezza”, cos'è il “benessere del fanciullo”.
Nel testo della Convenzione si parla anche di irreperibilità dei genitori, però sono omesse le spiegazioni e non si descrivono le modalità di ricerca dei genitori per poter usare il termine “irreperibili”, anche questa mancata definizione genera tanti abusi sui fanciulli.

2.Mancata definizione dei requisiti concreti morali e professionali delle persone che lavorano a contatto con fanciulli, per gli affidatari e gli adottanti
La convenzione non descrive i requisiti concreti per le persone che lavorano con fanciulli, per gli affidatari e gli adottanti.
I singoli paesi sono drasticamente falliti nella loro legislazione: assistenti e altri operatori sociali possono essere persone troppo giovani, senza esperienza di vita positiva e costruttiva, senza un titolo di studio adeguato, senza un curriculum lavorativo equo, possono essere malati mentali, persone di bassa morale e sessualmente depravati, pedofili, tossicodipendenti in via di recupero (l'esempio più terrificante è indubbiamente quello della modella del campo sexy di nome Paris Hilton, arrestata in seguito a possesso di droga e della guida in stato di ebrezza, è stata mandata a svolgere il recupero sociale come educatrice di bambini (sic!), di cui sono stati pubblicati reportage giornalistici al livello mondiale, gli stessi giornalisti avevano più volte ripreso la modella in stato di ebrezza mentre esponeva nei luoghi pubblici delle parti intime del corpo non coperte neanche dalla biancheria intima).

3. Diritto incompleto dei fanciulli alla giusta informazione: il diritto di avere l'informazione sul fatto che alle famiglie povere gli Stati sequestrano i figli
Nonostante la Convezione prescrive agli Stati di aiutare le famiglie naturali in difficoltà economica, gli Stati sequestrano bambini alle famiglie povere o con ridotte capacità economiche, senza offrirgli alcun tipo di aiuto, fornendo però denaro e altro sostegno agli affidatari e agli istituti. Per evitare che i bambini poveri crescendo facciano dei figli e vivano la tragedia del sequestro dei figli, si dovrebbe impartire l'insegnamento informativo a tutti i fanciulli dell'età scolastica e alle famiglie che i poveri, i disoccupati o le persone con stipendio minimo fissato per la legge, sono ritenuti inadeguati per crescere figli e che questi figli saranno, prima o poi, sequestrati dallo Stato e passati ad altri cittadini più facoltosi o quelli che hanno conoscenze e/o parentele “giuste”.

4. Mancata attenzione allo sfruttamento commerciale dei fanciulli negli affidamenti e nelle adozioni
Gli articoli della Convezione relativi allo sfruttamento commerciale dei fanciulli omettono di trattare con dovuta diligenza gli affidamenti e le adozioni dei fanciulli: quando affidatari o adottanti ricevono denaro in cambio di avere ricevuto bambini, o quando adottanti pagano “tasse speciali” per avere bambini in adozione, si tratta sempre della compravendita e del guadagno e i fanciulli sono la merce. Affidatari “professionali” di paesi diversi rivelano che lo schema è abbastanza uguale e che sarebbe seguente: lo Stato versa agli affidatari ogni mese una certa somma per ogni bambino affidato, della quale una parte va restituita all'assistente sociale e un'altra al magistrato che ha promosso l'affidamento con un decreto (tutto ciò senza una legale ricevuta attestante il passaggio del denaro). Tante case-famiglia e famiglie affidatarie usano fanciulli per guadagnare. E' ovvio che gli affidatari e le famiglie adottive non devono avere guadagni sui bambini – l'atto di affidamento o di adozione deve essere il segno dell'amore e non atto di compravendita o di sfruttamento con lo scopo di guadagno.

5. Mancata attenzione all'abuso nell'accusare genitori di essere malati mentali delle malattie mentali segrete e/o senza sintomi
Negli ultimi anni nei paesi diversi si è diffuso l'abuso di proclamare genitori o familiari del fanciullo di essere malati mentali di una malattia segreta non classificabile secondo criteri dei 5 assi della Classifica Psichiatrica (DSM). Lo scopo di tali accuse è sequestro del fanciullo e la collocazione dello stesso in affidamento familiare o in istituto con attivazione del rilascio dei pagamenti agli affidatari. Tanti genitori vengono imprigionati in trattamenti o accertamenti sanitari obbligatori abusivi, tante persone sane vengono convinte a consumare psicofarmaci per rivedere i figli. La convenzione non regola le modalità di accertamento delle malattie mentali e il diritto dei fanciulli figli di genitori malati mentali a preservare i rapporti con i genitori e i familiari. I singoli Stati sono falliti nell'emettere la legislazione adeguata nel campo della Salute Mentale, quindi, è indispensabile la regolamentazione per la tutela dei fanciulli tramite la Convenzione.

6. Omissione di elaborare metodi di contrasto efficaci e veloci dei reati di Servizi Sociali, magistrati minorili e altre figure predisposte alla tutela dell'infanzia, nei casi di violazione dolosa delle leggi e della Convenzione, e nei casi paragonabili con la tratta di minori

Negli ultimi decenni, nella maggior parte dei paesi, il potere giudiziario si è fuso con gli altri poteri dello Stato, tra cui il potere politico composto a sua volta dal potere legislativo e da una parte del potere esecutivo, il che ha creato la situazione paradossale quando i dipendenti statali e parastatali – appartenenti in maggior parte al potere politico e giudiziario - possono impunemente abusare dei bambini e possono persino organizzare e favoreggiare la loro tratta, senza essere mai o quasi mai puniti dal potere giudiziario. In alcuni paesi tale unione dei poteri è stata chiamata “Casta di raccomandati-favoreggiati”. In Europa, pare che anche la Corte Europea per i Diritti dell'Uomo sia stata coinvolta dal fenomeno di unione dei poteri, la missione della Corte è completamente fallita, la Corte stessa è diventata un simbolo di ingiustizia e di violazione dei diritti umani: tantissime cause si rigettano senza un coerente motivo e senza dovute spiegazioni (creando l'impressione che la Corte abbia intenzione di favoreggiare gli Stati colpevoli delle gravissime violazioni dei diritti umani e di diminuire la quantità di malefatte rese pubbliche); i risarcimenti di danni sono più che ridicoli, spesso sono un vero insulto, ingiuria e umiliazione alla dignità personale, l'ulteriore ingiustizia verso le vittime; la vita umana secondo la Corte vale ben poco; tante pratiche si trattano con massima superficialità e leggerezza, tanti aspetti di raccapriccianti violazioni della convenzione Europea per i Diritti dell'Uomo rimangono non analizzati e non contrastati anche quando si tratta di bambini. I cittadini europei ormai hanno ben concepito che devono fare giustizia con le proprie mani e di non avere diritto ai Diritti Umani, che la Corte Europea è piuttosto un fantasma che spesso non osserva la Convenzione per la difesa della quale è stata creata.
In una situazione triste e degenerata sopradescritta sarebbe auspicabile la creazione di una nuova Corte internazionale equa, indipendente e imparziale, per giudicare e contrastare le violazioni della Convezione per la Salvaguardia dei Diritti dei Fanciulli da parte degli Stati, per intervenire d'urgenza per aiutare fanciulli di cui diritti sono stati lesi, e per garantire la punizione di professionisti statali e parastatali che abusano dei fanciulli.

Purtroppo, la Convenzione per la Salvaguardia dei Diritti dei Fanciulli ormai è diventata la causa di abusi che si compiono sui fanciulli.
Sarebbe auspicabile un intervento urgente dell'ONU per riparare articoli ed espressioni poco chiari e non definiti della Convenzione, per adeguarla ai tempi di oggi e ai nuovi problemi della società moderna derivanti dalle imperfezioni della Convenzione stessa. Sarebbe meraviglioso se l'ONU valutasse la possibilità di creare una nuova Corte internazionale interamente dedicata alla difesa dei diritti dei fanciulli e delle famiglie, visto che in tutti i paesi del mondo sussistono gravissime violazioni dei diritti dei fanciulli, che la tratta dei fanciulli ormai vede spesso coinvolti funzionari degli Stati che dovrebbero tutelare i fanciulli, che la Corte Europea per i diritti dell'Uomo è fallita nella sua missione di essere la garante dei diritti umani in Europa.

Olga (Gennadievna) Babenko
Associazione “VWR”
olgababenko@yahoo.it
(0039)340 27 41 271

Con collaborazione di
Chiara Cuccaroni - Educatrice Professionale

(In fondo del post possono essere scaricati file in formato PDF e OpenOffice apribile con Word)

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RAPPORTO DEL 2006 SULLE VIOLAZIONI DEI DIRITTI DEI FANCIULLI IN ITALIA A CURA DI OLGA GENNADIEVNA BABENKO
(tra poco sarà pubblicato il Rapporto revisionato e aggiornato alle nuove realtà constatate)

ATTENZIONE: in web gira un rapporto falsificato a nome mio, l'unico rapporto vero si trova qui.

Dalla presentazione del rapporto:

"I problemi sussistenti, gravissimi, nell’ambito di tutela, affidamenti e adozioni dei minori si trascurano da parte delle autorità e organizzazioni statali italiane che producano rapporti sulle condizioni dell’infanzia, quindi il presente rapporto rappresenta in sé una integrazione ai rapporti ufficiali esistenti, per esempio quelli del Telefono Azzurro e della Commissione Parlamentare per l’infanzia, e ai rapporti dei privati e delle associazioni dei cittadini che trattano problematiche trascurate dalle organizzazioni statali, per sempio al Controrapporto sulle condizioni dell’infanzia in Italia del sig. Gabriele Cervi e al rapporto del Comitato dei Genitori dei Figli Sequestrati".

DA SCARICARE:

1. Difetti della Convenzione per i Fanciulli, 2011, PDF
2. Rapporto del 2006 a cura di Olga Gennadievna Babenko sulle violazioni dei diritti dei fanciulli in Italia, PDF
Attachments: 2011_CONVENZION.pdf(92Kb)
 
dibattitopubblDate: Mercoledì, 07/10/2009, 18:44 | Message # 2
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LA FAMIGLIA NEGATA - NOITIZIE DI UN CRIMINE SOCIALE - CONTRORAPPORTO INVIATO ALL’ONU IL 21 DICEMBRE ‘02 SULLA CONDIZIONE DEI MINORI ITALIANI E NON ABBANDONATI E ISTITUZIONALIZZATI a cura del sig. Gabriele Cervi
Il controrapporto può essere letto on-line sul sito www.aiutobambini.it:
http://www.aiutobambini.it/modules.php?op=modload&name=ContentManager&file=index&did=531 http://www.aiutobambini.it/modules....did=531 (è la prima pagina, il rapporto si trova su più pagine web)

Il controrapporto può essere scaricato in formato PDF direttamente dal sito di Gabriele Cervi www.aiutobambini.it, o richiesto dagli amministratori del Forum via e-mail (il è troppo pesante per questo sito).
(contatti del sig. Cervi: info@aiutobambini.it , cervi.gabriele@libero.it ), o può essere richiesto dagli amministratori del forum (il file è molto pesante e non può essere caricato sul forum).

* * *

Rapporto del comitato Genitori dei Figli Sequestrati

DA SCARICARE:

1. Rapporto del comitato "Genitori dei figli sequestrati" (PDF)

Attachments: RelazioneGe1.Fi.pdf(167Kb)
 
dibattitopubblDate: Venerdì, 16/10/2009, 00:49 | Message # 3
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Libro-rapporto: "Pedofilia e satanismo - Risorge l'Inquisizione - Quel pasticcio della Bassa Modenese" di Augusto Cortelloni

CAPITOLO PRIMO
Assistenti sociali: il manganello di uno squadrismo amministrativo
che ha come bersaglio la famiglia
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 6

CAPITOLO SECONDO
Caccia alle streghe in pieno XX° secolo. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 14

CAPITOLO TERZO
Giustizia è sfatta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 22

CAPITOLO QUARTO
"Sequestro" di quattro fratellini: un grazioso omaggio
all'Inquisizione. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 31

CAPITOLO QUINTO
A Modena come nel resto d’Italia, migliaia di procedimenti
nascondono le cifre del business . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 71

CAPITOLO SESTO
Abolizione del Tribunale dei Minori. Disegno di legge di
iniziativa popolare. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 79

Può essere letto on-line: http://www.falsiabusi.it/Modena/cortelloni.htm
http://www.falsiabusi.it/documenti/Cortelloni_Augusto.pdf

Può essere scaricato in formato PDF:

Attachments: Cortelloni_Augu.pdf(472Kb)
 
dibattitopubblDate: Giovedì, 22/10/2009, 06:13 | Message # 4
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Group: Amministratori
Messages: 782
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Rapporti annuali sule condizioni dell'infanzia in Italia del Telefono Azzurro possono essere visionati e scaricati sul seguente link http://www.azzurro.it/site/rendereec7.html?channel=49 (http://www.azzurro.it/site/rendereec7.html?channel=49 ).

Per adesso (2010), il Telefono Azzurro omette totalmente di analizzare il fenomeno di tratta dei bambini per mano dei tribunali minorili, servizi soicali e la Caritas, non si trattano abusi sui bambini da parte degli insegnanti scolastici e assitenti sociali nonostante è un problema diffuso e gravissimo, non si trattano abusi sui bambini negli istituti e da parte degli psicologi/psichiatri e delle famiglie affidatarie/adottive.
I rapporti sono interessanti per capire il fenomeno di violenze in famiglia (manca però la specificazione e lo studio delle differenze tra famiglie naturali, affidatarie e adottive), il bullismo (violenze e aggressioni tra bambini/adolescenti), pedofilia e addescamento dei bambini in internet, sicurezza dei progammi televisivi.

Il numeri telefonici per adulti e bambini gestiti dal Telefono Azzurro non accettano reclami dei bambini e degli adulti contro abusi, maltrattamenti e violenze anche del tipo pedofilo da parte di assitenti sociali, magistrati e politici o persone collegate con politica. Bambini vittime dei reati di assistenti sociali rimangono non sono tutelati tramite servizi di Telefono Azzurro.

Il numero verde 114, come sembra dall'opinione di tanti cittadini, non funziona in quanto il personale si perde nei discorsi pubblcitari autolodanti e si interessa poco dei fatti e dei dati concreti per apprendere notizie di reato contro bambini.

Documenti del 2010 da scaricare (PDF):

1. Sintesi del Rapporto 2010
2. Sintesi dell'indagine conoscitiva
3. 11 anni di attività del Telefono Azzurro

Attachments: 2010_SintesiRap.pdf(1535Kb) · 2010_SintesiInd.pdf(785Kb) · 2010AttivitadiT.pdf(1194Kb)
 
VisitatoreDate: Mercoledì, 18/11/2009, 19:48 | Message # 5
Group: Visitatori





Rapporti del gruppo "Crc" (Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza)
I rapporti del Gruppo possono essere visionati sulla seguente pagina:
http://www.gruppocrc.net/ http://www.gruppocrc.net/

4° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia, anno 2007-2008 (27 maggio 2008) può essere visionato e scaricato sul seguenti link:
http://gruppocrc.net/IMG/pdf/imp_Rapporto_CRC.pdf (http://gruppocrc.net/IMG/pdf/imp_Rapporto_CRC.pdf)

Il 2-o Rapporto Supplementare reso pubblico il 18 novembre 2009 che può essere visionato e scaricato sul seguente link (formato PDF):
http://www.gruppocrc.net/IMG/pdf/2_Rapporto_supplementare-2.pdf

* * *

Nel 2001 il Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Gruppo CRC) ha elaborato il Rapporto Supplementare sull’attuazione della Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Convention on the Rights of the Child - CRC) in Italia - «I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia – la prospettiva del Terzo settore» che è stato presentato al Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nel 2002.

Il Gruppo CRC si è poi assunto l’impegno di proseguire nell’opera di monitoraggio dell’attuazione sia della CRC sia delle raccomandazioni rivolte all’Italia dal Comitato ONU e contenute nelle Osservazioni Conclusive, non solo in vista del prossimo Rapporto periodico del Governo italiano al Comitato ONU, ma anche al fine di garantire un sistema di monitoraggio permanente, indipendente e condiviso tra le associazioni che lavorano per la promozione e la tutela dei diritti dell’infanzia in Italia.

Nell’ambito del processo di monitoraggio intrapreso, il Gruppo CRC ha predisposto 4 Rapporti di aggiornamento sul monitoraggio della CRC in Italia, cercando di ampliare ogni anno il proprio angolo di osservazione, e garantendo al contempo un aggiornamento puntuale sulle questioni già affrontate.

I Rapporti sono stati presentati ogni anno il 27 maggio, anniversario della ratifica della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza da parte dell’Italia (Legge 176/1991).

Chiamato a render conto di quanto fatto in questi anni per migliorare i diritti dell’infanzia e per attuare le Osservazioni Conclusive del Comitato ONU, a febbraio 2009 il Governo italiano ha presentato il Terzo Rapporto periodico al Comitato ONU.

* * *

Il rapporto del 2009 rispecchiato dai mass-media:

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Poverta-colpisce-un-milione-e-700-mila-bambini-in-Italia-Il-72-vive-nel-meridione-500mila-al-nord_4010131986.html
http://www.adnkronos.com/IGN....86.html

Povertà, colpisce un milione e 700 mila bambini in Italia. Il 72% al sud

Napoli - (Adnkronos Salute/Ign) - Rapporto su 'Diritti dell'infanzia e dell'adolescenza': il 61,2% ha meno di 11 anni. A rischio molti minori stranieri. E la pedopornografia online resta un fenomeno in forte espansione. Napolitano: "La tutela e la formazione dei minori è un investimento sul futuro". Appello del Papa al Vertice Fao: "Cambiare l'economia per sfamare tutti", Vittima di bullismo un bimbo su quattro.

Napoli, 18 nov. (Adnkronos Salute/Ign) - Non sono tutti felici e viziati gli oltre 10 milioni di bambini e adolescenti che vivono in Italia. Secondo le stime infatti i minori in condizioni di povertà relativa sono 1.728.000, pari al 23% della popolazione povera (anche se sono appena il 18% della popolazione complessiva). E sono soprattutto i più piccoli a vivere in condizioni di indigenza: il 61,2% ha meno di 11 anni. E il problema si concentra soprattutto al Sud dove risiede il 72% dei minori poveri italiani. Lo rileva il secondo Rapporto supplementare su 'I diritti dell'infanzia e dell'adolescenza in Italia', presentato dal gruppo Crc, un network di 86 organizzazioni e associazioni del terzo settore coordinato da Save the Children Italia, nella giornata di apertura della Conferenza nazionale sull'infanzia e sull'adolescenza in corso a Napoli.

A rischio povertà, sfruttamento e caduta nell'illegalità sono inoltre molti minori stranieri, soprattutto i 'non accompagnati': 7.797 quelli ufficialmente registrati dal comitato minori stranieri nel 2008. Gravi fenomeni di sfruttamento e abuso come la tratta a scopo di sfruttamento sessuale, la mendicità, il lavoro nero, coinvolgono inoltre molti minori: sono stati 938 gli under 18 assistiti e protetti fra il 2000-2007. E la pedopornografia on line continua ad essere un fenomeno in forte espansione.

"Questo è un anno importante -commenta Arianna Saulini, coordinatrice del gruppo Crc- per la tutela dei diritti dei bambini perché ricorrono i 20 anni dall'adozione della Convenzione Onu sui diritti del fanciullo. Dal nostro osservatorio privilegiato di 86 organizzazioni che a vario titolo si occupano di infanzia e che dal 2001 realizzano un rapporto di monitoraggio sull'attuazione di questo fondamentale documento nel nostro paese, esprimiamo forte preoccupazione nel rilevare che mancano ancora provvedimenti fondamentali per l'attuazione della Convenzione, come il Piano nazionale per l'infanzia, e che poco si sia tenuto conto dell'impatto sui minori di alcuni provvedimenti legislativi come la cosiddetta legge sicurezza. Infine, la partecipazione e la consultazione dei minori è in generale molto trascurata. Insomma i diritti e la voce dei bambini non hanno ancora quella centralita' che dovrebbero avere".

 
MariaRosaDeHellagenDate: Venerdì, 25/03/2011, 19:25 | Message # 6
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Osservazioni dell'ONU all'Italia sull'applicazione della Convenzione per Diritti dei Fanciulli in Italia dell'anno 2003 (in inglese):

http://gruppocrc.net/IMG/pdf/CRC_concl_obs_2003.pdf (http://gruppocrc.net/IMG/pdf/CRC_concl_obs_2003.pdf)

(traduzione non ufficiale in italiano):
http://gruppocrc.net/IMG/pdf/Osservazioni_conclusive_finale_pdf.pdf (http://gruppocrc.net/IMG/pdf/Osservazioni_conclusive_finale_pdf.pdf)

Attachments: 2003_Osservazio.pdf(49Kb) · 2003_Osservazio.pdf(90Kb)
 
MariaRosaDeHellagenDate: Venerdì, 25/03/2011, 19:40 | Message # 7
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Rapporto Governativo Italiano del 2009 all'ONU
Il Rapporto a cura di Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero del lavoro, della, salute e delle politiche sociali; Ministero degli affari estreri, Osservatorio Nazionale sull'Infanzia e l'Adolescenza, Centro Nazionale di documentazione e analisi per l'Infanzia e l'Adolescenza, l'Istituto degli Innocenti di Firenze

http://gruppocrc.net/IMG/pdf/3_4_rapporto_Governo_convenzione_Onu_0-3.pdf
http://gruppocrc.net/IMG....0-3.pdf

Sommario
Introduzione IX
I. Misure generali di applicazione della Convenzione (artt. 4, 42 e 44.6) 1
1.1 Legislazione 1
1.2 Risorse 3
1.3 Coordinamento 5
1.4 Piano nazionale d’azione 9
1.5 Strutture indipendenti di controllo 11
1.6 Raccolta dati 12
1.7 Formazione/divulgazione della Convenzione 20
II. Definizione di bambino (art. 1) 23
III. Principi generali (artt. 2, 3, 6 e 12) 27
3.1 Non discriminazione 27
3.2 Superiore interesse del bambino 29
3.3 Vita, sopravvivenza e sviluppo 32
3.4 Rispetto per le opinioni del bambino 32
IV. Diritti civili e libertà (artt. 7, 8, 13-17 e 37 (a)) 39
4.1 Il diritto del fanciullo al nome, alla cittadinanza e alla conoscenza
delle origini 39
4.2 Il diritto del fanciullo a preservare la propria identità 43
4.3 Il diritto del fanciullo alla libertà di espressione 45
4.4 Il diritto del fanciullo alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione 46
4.5 Il diritto del fanciullo alla libertà di associazione e di riunione pacifica 51
4.6 Il diritto del fanciullo alla protezione da interferenze arbitrarie o illegali 52
4.7 Il diritto del fanciullo all’accesso a informazioni appropriate 54
4.8 Il diritto del fanciullo a non essere sottoposto a tortura o a pene
o trattamenti crudeli, inumani o degradanti 58
V. Ambiente familiare e assistenza alternativa (artt. 5, 9-11, 18.1 e 2; artt. 19-21, 25, 27.4 e 39) 63
5.1 Sostegno alla genitorialità 63
5.2 Responsabilità genitoriali 68
5.3 Separazione dai genitori 71
5.4 Ricongiungimento familiare 72
5.5 Spese di mantenimento per il figlio 73
5.6 Bambini privati dell’ambiente familiare 74
5.7 Adozione
5.8 Trasferimenti e ritorni illeciti 88
5.9 Violenza, abuso e incuria 89
VI. Salute e servizi di base (artt. 6, 18.3, 23, 24, 26 e 27.1-3) 103
6.1 Sopravvivenza e sviluppo 103
6.2 Bambini con disabilità 107
6.3 Salute e servizi sanitari 107
6.4 Sicurezza sociale e servizi e strutture di cura per l’infanzia 113
6.5 Standard di vita 114
VII. Attività educative, culturali e di svago (artt. 28, 29 e 31) 117
7.1 Istruzione e formazione professionale 117
7.2 Scopi dell’istruzione con riferimento alla qualità dell’istruzione 136
7.3 Attività culturali, artistiche e ricreative 137
VIII. Misure speciali di protezione (artt. 22, 30, 32-36, 37 (b)-(d), 38, 39 e 40) 141
8.1 Bambini in situazioni di emergenza 141
8.2 Bambini nel sistema della giustizia 148
8.3 Bambini in situazione di sfruttamento, incluso il recupero fisico
e psicologico e la reintegrazione sociale 153
IX. Indicazioni programmatiche e prospettive di riforma 171
I. Misure generali di applicazione 171
II. Definizione di bambino 175
V. Ambiente familiare e assistenza alternativa 176
VI. Salute e servizi di base 179
X. Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti dell’infanzia sulla vendita
di bambini, la prostituzione dei bambini e la pornografia rappresentante bambini 181
a. Misure generali di attuazione 181
1. Coordinamento e valutazione circa l’attuazione del Protocollo 181
2. Piano nazionale d’azione 183
3. Diffusione e formazione 184
4. Raccolta dei dati 190
5. Allocazione delle risorse 193
6. Meccanismo indipendente per il monitoraggio 195
b. Prevenzione dei fenomeni di vendita di bambini, prostituzione dei bambini
e pornografia rappresentante bambini 195
c. Divieto di vendita di bambini, prostituzione dei bambini e pornografia
rappresentante bambini 196
d. Protezione dei diritti dei minori vittime
e. Assistenza e cooperazione internazionale 202
1. Prevenzione 202
2. Protezione delle vittime 205
3. Applicazione della legislazione 207
4. Assistenza finanziaria e di altro tipo 209
f. Follow-up e diffusione 210
1. Follow-up 210
2. Diffusione 211
XI. Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti dell’infanzia concernente
il coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati 213
a. Misure generali di attuazione 213
1. Coordinamento e valutazione circa l’attuazione del Protocollo 213
2. Piano nazionale d’azione 213
3. Legislazione 213
b. Arruolamento di minori 216
1. Arruolamento volontario 216
2. Ruolo delle scuole militari 217
c. Misure adottate in materia di disarmo, smobilitazione e reintegrazione sociale 219
d. Assistenza e cooperazione internazionale 219
e. Follow-up e diffusione 220
ALLEGATO STATISTICO 221
I. Misure generali di implementazione 223
II. Definizione di bambino 224
III. Principi generali 227
IV. Diritti e libertà civili 229
V. Ambiente familiare e assistenza alternativa 230
VI. Salute e servizi di base 243
VII. Attività educative, culturali e di svago 250
VIII. Misure speciali di protezione

Introduzione

In qualità di Stato parte della Convenzione delle Nazioni unite sui diritti del fanciullo,
ratificata con L. 176 del 27 maggio 1991, così come dei due Protocolli opzionali alla Con-
venzione relativi al coinvolgimento di bambini nei conflitti armati e le misure di lotta con-
tro la vendita di bambini, la prostituzione e la pornografia infantile, recepiti con L. 46
dell’11 marzo 2002, l’Italia riconosce lo status del fanciullo come titolare di diritti in
quanto individuo e all’interno della famiglia e della comunità sociale in cui vive, cresce e
matura.
Il nostro Paese ha assunto l’impegno di garantire il pieno rispetto dei diritti di cui i fan-
ciulli sono titolari. In conformità con gli articoli 4 e 19 della Convenzione, ciascuno Sta-
to parte è tenuto ad adottare: «tutti i provvedimenti legislativi, amministrativi e altri, ne-
cessari per attuare i diritti riconosciuti dalla […] Convenzione» e in particolare «ogni mi-
sura legislativa, amministrativa, sociale ed educativa per tutelare il fanciullo contro ogni
forma di violenza, di oltraggio o di brutalità fisiche o mentali, di abbandono o di negli-
genza, di maltrattamenti o di sfruttamento, compresa la violenza sessuale, per tutto il tem-
po in cui è affidato all’uno o all’altro, o a entrambi, i genitori, al suo tutore legale (o tu-
tori legali), oppure a ogni altra persona che abbia il suo affidamento. Le suddette misure
di protezione comporteranno, in caso di necessità, procedure efficaci per la creazione di
programmi sociali finalizzati a fornire l’appoggio necessario al fanciullo e a coloro ai qua-
li egli è affidato, nonché per altre forme di prevenzione, e ai fini dell’individuazione, del
rapporto, dell’arbitrato, dell’inchiesta, della trattazione e dei seguiti da dare ai casi di mal-
trattamento del fanciullo di cui sopra; esse dovranno altresì includere, se necessario, pro-
cedure di intervento giudiziario».
Questo impegno è stato rafforzato attraverso la partecipazione in altri strumenti giu-
ridici internazionali per la prevenzione e la repressione della violenza contro i bambini. Es-
si includono le Convenzioni OIL n. 138 sull’età minima per l’assunzione all’impiego e n.
182 sulla proibizione e l’azione immediata per l’eliminazione delle peggiori forme di lavo-
ro minorile, ratificate, rispettivamente, il 28 gennaio 1981 e il 7 giugno 2000. Particolar-
mente significativo è stato il ruolo dell’Italia nel condurre alla stesura e alla firma, a Pa-
lermo il 12 dicembre 2000, della Convenzione delle Nazioni unite contro la criminalità
organizzata transnazionale e i suoi Protocolli riguardanti la tratta di persone, in partico-
lare donne e bambini, e gli immigrati.
A tale riguardo, degna di nota è la ratifica con L. 77 del 20 marzo 2003 della Conven-
zione europea sui diritti dei minori, firmata dall’Italia il giorno della sua approvazione da
parte del Consiglio d’Europa. Inoltre l’Italia ha sottoscritto la Convenzione sulle relazio-
ni personali riguardanti i bambini e la Convenzione per la protezione dei bambini contro
lo sfruttamento sessuale e gli abusi sessuali, rispettivamente, il 15 novembre 2003 e 7 no-
vembre 2007.
Questo impegno è stato ribadito con la partecipazione dell’Italia alla Sessione specia-
le dell’Assemblea generale delle Nazioni unite dedicata all’infanzia, che ha avuto luogo a
New York nel maggio 2002, e con l’attuazione degli impegni previsti dalla Dichiarazione
finale e dal Programma d’azione con l’elaborazione e la presentazione, nel marzo 2007,
del Rapporto Plus 5 di revisione dei progressi italiani a seguito dell’impegno internazio-
nale assunto dal nostro Paese alla fine della Sessione speciale delle Nazioni unite sull’in-
fanzia.
La presente relazione, pertanto, esaminerà i principali strumenti legislativi, ammini-
strativi e giuridici attraverso i quali il nostro Paese ha applicato il Protocollo, le attività
intraprese per fornire informazioni e per diffondere il contenuto della Convenzione, non-
ché dei due Protocolli opzionali, e le diverse iniziative bilaterali e multilaterali di coopera-
zione internazionale realizzate dall’Italia in questo contesto. Inoltre, si dedica specifica at-
tenzione alla progettazione e alle misure in atto che saranno attuate nel prossimo anno,
pur mantenendo ben in vista la necessità di dare queste informazioni in conformità con gli
orientamenti forniti dal Comitato per i diritti del fanciullo.
Per la compilazione del Terzo e Quarto rapporto consolidato del Governo italiano sul-
l’attuazione della Convenzione sui diritti del fanciullo e i relativi Protocolli facoltativi, il
Comitato interministeriale dei diritti umani (CIDU), che opera presso il Ministero degli af-
fari esteri (MAE) e il cui mandato è quello di elaborare e presentare alle Nazioni unite le
relazioni del Governo relative all’attuazione in Italia delle principali convenzioni sulla tu-
tela dei diritti umani, ha istituito uno speciale gruppo di lavoro per coordinare l’apporto
dei seguenti dipartimenti: Ufficio del primo ministro – in particolare il Dipartimento per
le politiche per la famiglia e per le pari opportunità, il Ministero dell’interno, il Ministe-
ro della giustizia, il Ministero della difesa, il Ministero del lavoro, della salute e delle po-
litiche sociali, il Ministero della pubblica istruzione, l’Istituto nazionale di statistica
(ISTAT), il Comando generale dell’Arma dei carabinieri, il Comitato italiano per l’UNICEF e
altre amministrazioni.
Secondo l’art. 6 § 1 del DPR n. 103 del 14 maggio 2007, l’Osservatorio nazionale per
l’infanzia e l’adolescenza, sostenuto dal Centro nazionale di documentazione e analisi per
l’infanzia e l’adolescenza, ha redatto la relazione in conformità con l’art. 44 della Conven-
zione. La bozza di relazione è trasmessa ed elaborata nella sua versione definitiva dal Go-
verno.
In questo lavoro il Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e
l’adolescenza ha acquisito un ruolo centrale, raccogliendo tutti i materiali delle ammini-
strazioni centrali e locali, in quanto membro dell’Osservatorio nazionale e del Comitato
interministeriale dei diritti umani.
Nel corso degli ultimi tre anni, in particolare nel 2007 e nel 2008, il gruppo di lavoro
ha inoltre promosso diversi incontri con i rappresentanti delle organizzazioni non-gover-
native che lavorano in questo settore, per promuovere e proteggere i diritti dei bambini a
livello nazionale.

Attachments: 2009_Rapporto_g.pdf(1495Kb)
 
MariaRosaDeHellagenDate: Venerdì, 25/03/2011, 19:56 | Message # 8
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http://informarexresistere.fr/italia-figli-di-nessuno.html (http://informarexresistere.fr/italia-figli-di-nessuno.html)

2011

Italia: figli di nessuno

di Gianni Lannes

Bambini abbandonati : soggetti invisibili, prede sfruttate senza voce. E’ una cantilena terribile, un lamento. Antonio ha assaporato 8 primavere, ma si dondola finché non cala il sonno. E’ uno dei tanti pargoli dismessi negli orfanotrofi, oggi ribattezzati ‘presidi residenziali socio-assistenziali’. Ci saranno in Italia un padre e una madre per lui? Anche se ci fossero, sarebbe difficile fargli sapere che il piccolo esiste. Perché Antonio sopravvive in un istituto del Mezzogiorno, dove molti brefotrofi non sono neppure censiti né conosciuti.

‘Ospiti” degli ospizi infantili sono anche i giovani provenienti da famiglie in difficoltà, in cui i genitori sono separati, hanno problemi di alcool, droga, carcere, abusi sessuali; e tanti sono figli di immigrati.

Adozioni? Attualmente nel Belpaese non esiste una banca dati che consenta di fornire informazioni sui bimbi che attendono di ritornare figli. E non è stata mai istituita l’anagrafe dei minori che vivono in strutture di ricovero.

A tutt’oggi non esistono ancora anagrafi regionali. Eppure è un obbligo sancito dall’articolo 40 della legge 149 del 28 marzo 2001. E’ la stessa norma che imponeva la chiusura degli istituti entro la fine del 2006, per offrire agli orfani «una famiglia» o «inserimento in comunità di tipo familiare caratterizzate da rapporti interpersonali analoghi a quelli di una famiglia». Insomma, ambienti più adeguati alla loro crescita. Quanto al Garante dei minori: la figura è latitante.

Le case famiglia funzionano meglio degli orfanotrofi? “La differenza formale tra le due strutture è nel numero. Si considerano case famiglia quelle con meno di 12 bambini. Il monitoraggio su cosa siano diventati gli ex orfanotrofi non è semplice, perché non ci sono normative nazionali che stabiliscano i parametri. Gli standard vengono fissati a livello regionale e comunale” dichiara Raffaele Tangorra, direttore generale del Ministero delle Politiche Sociali. In soldoni? Dati alla mano: 1 miliardo di euro per le politiche sociali da spartire fra tutte le Regioni.

Nel 2010 il Ministero del Lavoro ha stanziato 15 milioni di euro in favore del programma nazionale di protezione dei minori stranieri non accompagnati presenti in Italia. Approssimativamente, secondo il Comitato minori stranieri, nello Stivale risultano «6.587 under 18 stranieri non accompagnati. Il 77 per cento è senza documento di riconoscimento. Il 90 per cento sono maschi e più della metà ha 17 anni. Uno su 4 ha 16 anni».

Attualmente, alcuni di questi reclusori riverniciati in tutta fretta per intascare finanziamenti regionali e locali, sono ancora spalancati.

Ma quanti sono, ora, i minori in istituto e nelle comunità? Dai dati ufficiali al 30 giugno 1998, risultavano ricoverati in 1802 strutture assistenziali 14.945 minori, di cui 1.174 portatori di handicap. Al 31 dicembre 1999, secondo l’ Istat, i minori presenti nelle strutture residenziali erano saliti a 28.148. L’ultima stima dell’Osservatorio nazionale sui minori dell’Istituto degli Innocenti di Firenze e del ministro del Welfare contava 202 istituti nel 2003. Secondo i dati istituzionali più recenti quella cifra è scesa: 140 gli istituti contati in 19 regioni, ai quali si sommano i 30 della Campania. Si arriva così a 170 istituti e circa 2 mila minori ancora dentro. Perché le cifre sono così altalenanti? “Le tipologie di classificazione sono eterogenee. Purtroppo non si investono grandi risorse sulle ricerche” attesta Giulia Milan, responsabile per l’Istat delle indagini sui minori “Le nostre indagini sono lunghissime. E le regioni non collaborano. I dati non sono aggiornati”. In effetti l’Istat non conduce un’indagine completa dal 1999.

A parte i ritardi dei censimenti, i dati elaborati devono essere sempre integrati con quelli di altri minori classificati in categorie assistenziali nelle quali non sono numericamente distinguibili. Ecco gli unici numeri ufficiali: «55 istituti attivi, di cui 32 in attesa di trasformazione, per un totale di 515 minori». Mentre l’ultima Relazione della Commissione parlamentare per l’infanzia della Camera si riferisce a «28 mila i minori in istituto».

Quanti sono, dunque, i bambini fuori dalla famiglia? Ecco la stima realizzata dalla Commissione: «È possibile stimare in circa 3.000 il numero di minori attualmente in istituto. Per avere il dato complessivo dei “minori fuori dalla famiglia” è necessario aggiungere a questo numero la quota di minori accolti nelle comunità (familiari ed educative) che possono essere stimati tra i 15.000 ed i 20.000(anche in riferimento ai ricoveri “anomali”) ed il numero dei minorenni in affidamento familiare che nel 1999 in Italia erano 10.200, di cui 5.280 in affidamento intra-familiare e 4.668 in affidamento etero-familiare (per 252 soggetti non è stata fornita l’informazione sulla tipologia di affidamento), in base alla ricerca, sempre condotta dal Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza».

Se si fa il calcolo sulla base di questo ragionamento, il numero è impressionante: 28-30 mila minori. In realtà, oggi in Italia non si può sapere esattamente quanti bambini sono senza famiglia. Lucia Nencioni, responsabile della Comunicazione dell’Istituto degli Innocenti rivela: “In Italia tali strutture cambiano nome e non si trovano più, altre vengono usate prima di essere censite, altre ancora si mimetizzano. Gran parte delle regioni non ha il polso della situazione”.

Queste strutture del secolo scorso sono davvero scomparse? E chi e che cosa ne ha preso il posto, visto che i minori fuori dalla famiglia sono sempre numerosi? Mistero. In realtà non si conosce il numero esatto dei minori attualmente ricoverati negli istituti o ospitati nelle comunità. E’ certo comunque che in condizioni di adottabilità c’è solo il 10 per cento. Che fine faranno?

Le nuove strutture per accogliere i ragazzi non sono pronte. Dopo la rivoluzione annunciata, gli orfanotrofi in Italia esistono ancora; semplicemente, hanno mutato nome. Al Sud resistono grandi orfanotrofi, soprattutto in Sicilia, Campania e Calabria, che insieme alle altre regioni si sono spartite milionate di euro stanziati dal governo Berlusconi per la riforma dell’accoglienza ai minori, e non si sa con certezza cosa ne abbiano fatto, visto che in Italia i bambini in affido familiare sono aumentati solo di poche migliaia dal 1999, mentre i minori nelle piccole comunità sono passati dai 14.747 del 2003 ai circa 15 mila di oggi.

E poi ci sono anche i bambini che vengono abbandonati in strutture fantasma per la seconda volta, dopo adozioni fallite. I ripudiati dell’adozione sono centinaia all’anno. La legge 149 doveva capovolgere la vita dei bambini senza famiglia invece si è eclissata, nel disinteresse generale. Attendiamo l’avvocato del minore, istituito dalla 149 e mai creato. I fondi per questo gratuito patrocinio erano stati rimandati a giugno 2007; poi l’oblìo. Nel frattempo, per ogni piccolo ospite le regioni pagano rette variabili dai 68 euro al giorno della Sicilia ai 160 della Lombardia.

Raramente un ragazzino, per di più “extra-comunitario”, viene accolto in af­fido familiare. Delle case-famiglia e piccole comunità, quel­le che dovranno rimpiazzare i vecchi orfanotrofi, non esiste ancora un censimento nazionale: si sa solo che scop­piano, con i loro ventimila giovani ospiti.

Ecco un altro rebus: quali caratteristiche devono possedere le comunità di tipo familiare? Parecchie Regioni non hanno stabilito i criteri che stabiliscono distinzioni in case-famiglia, comunità alloggio e affido familiare. Le critiche più significative sono state espresse dall’Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie. Innanzitutto, il sostegno economico promesso dalla legge 149/2001 alle famiglie d’origine e alla famiglia affidataria è generico ed aleatorio, in quanto è subordinato alla disponibilità finanziarie dei bilanci di regioni ed enti locali. Secondo l’Anfaa «era generico l’impegno a chiudere gli orfanotrofi entro il 2006». Infatti al riguardo non è stato disposto nulla in caso di inadempienza. La legge non funziona e le adozioni restano un miraggio. Hanno tra i due e i diciotto anni, niente famiglia, storie di degrado alle spalle. E più di tutto temono il futuro.

BAMBINI A PERDERE

Ritratto italiano: 1.800 minori scomparsi nel nulla, 2 milioni di bimbi in stato di povertà, 500 mila costretti a lavorare, 50 mila obbligati a mendicare in un Paese dove si sprecano e poi si gettano nella spazzatura tonnellate di cibo. Sopravvivono senza genitori, accompagnati da adulti che li costringono quotidianamente a chiedere l’elemosina ai semafori. «In Italia spariscono mediamente ogni anno 1.800 minori, d’età compresa fra i 6 e i 14 anni»: rivelano le cifre ufficiali ma inedite del Ministero dell’Interno. Non si ritrovano più e si ignora la loro fine. Gli inquirenti ipotizzano la riduzione in schiavitù e la tratta degli organi umani.

Diamo altri numeri. “2 milioni di bambini sono in stato di povertà e 500 mila -fra i 10 e i 14 anni d’età- sono costretti a lavorare”. E ancora: “è in esponenziale diffusione il mercato della pedo-pornografia online e toccherebbero quota 1 milione i bambini e le bambine testimoni di abusi e maltrattamenti ai danni soprattutto di fratelli e madri”. Sono alcuni dei dati che emergono dal rapporto “I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia” realizzato da Save the Children. I bambini, in relazione alle altre fasce d’età (giovani e anziani), presentano l’incidenza più alta di povertà, pari al 17 per cento della popolazione infantile. Sul totale dei minori poveri 2 terzi vive nel Sud Italia dove è povero un bambino su 3, con la Sicilia a detenere il triste primato (il 41 per cento di bambini poveri). E dire che nello Stivalesi sprecano annualmente 1,5 milioni di tonnellate di cibo, per un valore di 4 miliardi di euro; vale a dire metà di quanto destiniamo agli aiuti internazionali.

L’accattonaggio ha investito l’Europa e registra ora un notevole incremento nella Penisola, riconducibile ai flussi incontrollati di immigrazione clandestina. Il fenomeno coinvolge quasi sempre bambini stranieri appartenenti per la maggior parte alle comunità di nomadi Rom di origine slava. Seguono in misura minore, ma in forte crescita, quelli giunti da Romania, Marocco, Albania, Paesi dell’ex Urss. A differenza dei bambini Rom, per i quali questo sistema è parte integrante della propria cultura e metodo per contribuire al sostentamento della famiglia, i minori provenienti dall’Europa dell’Est sono pedine in mano alle organizzazioni criminali. L’impiego redditizio dei bambini in attività di accattonaggio rappresenta un forte incentivo per la tratta dei minori che è la peggior forma di riduzione in schiavitù. Secondo il VI Rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza, “i percorsi della tratta, sono principalmente due: quello gestito dalla malavita ucraina, le cui vittime passando per il confine con la Slovenia, arrivano da Ucraina, Russia, Moldavia, Bulgaria e Paesi Baltici; quello gestito dalla mafia albanese, le cui vittime partono dall’Albania e dai Paesi dell’Est per approdare nei porti di Bari e Brindisi”. In Italia sono almeno 50 mila i bambini fra i 2 e i 12 anni, costretti a mendicare. Solo nel Lazio, sono più di 8 mila i pargoli che chiedono l’elemosina per strada e che riescono a raccogliere, in una grande città, fino a 100 euro al giorno. Lo sfruttamento dei piccoli mendicanti si manifesta in maniera più consistente a Napoli, dove negli ultimi due decenni, a causa dei conflitti che hanno devastato i Balcani, è divenuta allarmante la presenza di bambini romeni provenienti dalla Romania orientale, Moldavia e soprattutto dalla città di Calarasi, situata al confine con la Bulgaria.

DATI BUCATI

«In Italia sono 32.000 i minori che vivono al di fuori della famiglia, vittime di incuria, abbandono, maltrattamenti e violenze. Di questi oltre 15.000 sono affidati a strutture di accoglienza. L’incidenza media è di circa 1 minore affidato ogni mille. Nell’80% dei casi l’affidamento è disposto dal Tribunale dei Minori. I minori stranieri rappresentano il 14% del totale di quelli affidati alle strutture di accoglienza». Sono i dati denunciati dalla Fondazione L’Albero della Vita Onlus, che ha inaugurato ieri la campagna di raccolta fondi “Emergenza minori – L’infanzia negata”, un’iniziativa mediatica che ha l’obiettivo di sensibilizzare sul tema dell’infanzia e raccogliere fondi a sostegno dei progetti, nazionali e internazionali, a favore dei minori che vivono in gravi condizioni di disagio.

La fascia d’età maggiormente interessata dei minori in istituti è quella dei 6-10 anni (32,5 %). All’origine dell’affidamento familiare si trovano l’abbandono e la trascuratezza (67,2 %), seguono la tossicodipendenza (26,9%), i problemi economici (23,6%) e la conflittualità della coppia (21,5%). Due terzi degli affidi (72,9%) è di tipo giudiziario e solo il 26,% consensuale. La legge 28 marzo 2001, n.149 consiste in “Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n.184, recante Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori, nonché al titolo VIII del libro primo del codice civile”. Disciplina quindi i diritti dei minori riguardo alla famiglia, all’affido e all’adozione. E prevede, tra le altre cose che il minore abbia diritto ad avere una famiglia e che qualora questa presenti problemi di affido, abbia diritto ad essere affidato temporaneamente da un’altra famiglia o istituto. L’istituto a sua volta non deve ospitare più di 12 bambini e deve rispondere a dei requisiti che lo portino ad assolvere il più possibile le funzioni della famiglia.

ADOZIONI ALL’ESTERO

Il 2010 è stato l’anno con il maggior numero di adozioni realizzato dalle coppie italiane. È la prima volta che è stata superato il numero di 4.000, secondo quanto rende noto la Commissione Adozioni Internazionali, presieduta dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi. La Commissione ha rilasciato l’autorizzazione all’ingresso in Italia per 4130 bambini, provenienti da 58 Paesi (è in corso la verifica definitiva dei dati). Nel 2009 le autorizzazioni all’ingresso avevano riguardato 3964 minori: vi è stato quindi un aumento del 4,2%. Il primo Paese di provenienza è ancora la Russia con 707 minori, ma è stato particolarmente elevato l’aumento del numero dei bambini provenienti dalla Colombia, che sono stati 592 a fronte dei 444 del 2009. La Colombia è dunque il secondo Paese di provenienza, seguito dall’Ucraina con 426 adozioni, dal Brasile con 318, dall’Etiopia con 274, dal Vietnam con 251 e dallaPolonia con 193. Significativo è l’incremento dei minori provenienti dall’America latina (+16,34%) e dall’Asia (+34,71%) malgrado le trasformazioni interne in corso nei Paesi Vietnam, Nepal e Cambogia; 443 sono i minori provenienti da Paesi dell’Africa. La regione con il maggior numero di adozioni è la Lombardia.

INTERROGAZIONI PARLAMENTARI

Il 19 gennaio il Parlamento europeo, riunito in plenaria a Strasburgo, ha approvato una risoluzione nella quale si afferma che «leadozioni e, dove necessario, le adozioni internazionali, dovrebbero essere incoraggiate, in modo da garantire ai bambini che sono abbandonati o a rischio o vivono in orfantrofio una vita in famiglia». La risoluzione approvata, presentata dal vice presidente dell’Europarlamento Roberta Angelilli e sottoscritta da tutti i gruppi politici, propone, per tutelare gli interessi del bambino, di dare priorità all’adozione nel paese di origine e, in alternativa, di trovare una famiglia attraverso l’adozione internazionale. La sistemazione in istituti dovrebbe solo rappresentare una soluzione temporanea. “Il dramma dei minori abbandonati, orfani o bambini di strada non riguarda solo il terzo mondo, ma è diventato un problema estremamente grave e di grande attualità anche in Europa: l’adozione consente a questi bambini di avere una famiglia e di evitare di trascorrere la propria infanzia tra assistenti sociali e orfanotrofi” commenta l’europarlamentare Gianni Pittella “Gli istituti infatti devono essere una soluzione temporanea per i minori. Soprattutto l’adozione consente a questi bambini di non divenire invisibili e finire nel circuito della povertà, dell’esclusione sociale e dello sfruttamento”. A casa nostra, invece l’onorevole Francesco Paolo Lucchese – il 27 giugno 2007 – aveva interpellato il Governo di centro sinistra evidenziando che «il numero di bambini sottratti alle famiglie e dati in affidamento alle comunità alloggio oscilla tra i 23.000 e i 28.000 con un costo per la comunità di miliardi di euro, senza contare l’indotto in termini di necessità di assistenti sociali, spazi protetti, psicologi e neuropsichiatri infantili»;ed inoltre: «molti genitori, se vogliono rivedere i loro figli, si devono sottoporre a trattamenti psicologici prolungati ed estenuanti con il ricatto morale di non rivedere più il loro figlio; quale sia l’entità dei bambini sotto tutela dei servizi sociali e collocati in comunità alloggio o in affido; quale sia il numero di comunità-alloggio distribuite sul territorio italiano e la loro capacità ricettiva; quale sia l’entità dei soldi erogati dai Comuni, Province, Regioni e Stato per il mantenimento dei bambini nelle comunità alloggio; quale sia il tempo medio del procedimento ablativo; quale sia il numero di bambini che torna nelle famiglie di origine dopo essere stato allontanato». Risposte? Mai pervenute.

‘PUGLIAMO’ L’ITALIA

«Gli orfanotrofi in Puglia non esistono più» giura Elena Gentile (secondo mandato da assessore regionale alle politiche sociali). Ma allora, gli orfanotrofi a gestione ecclesiastica della provincia di Bari e Taranto? Solo numeri datati: infatti l’ultimo rapporto pubblicato risale al 17 novembre 2008: «A distanza di due anni l’Osservatorio regionale delle politiche sociali ha completamente ricostruito la mappa delle strutture di accoglienza residenziale, composta oggi da 155 strutture autorizzate al funzionamento per un totale di 1.461 posti letto. Tra queste strutture una netta prevalenza spetta alle comunità socio-educative, 126 in tutto, e poi ci sono le comunità familiari, 25 strutture. Rilevante è il dato relativo alle strutture di pronta accoglienza che provvedono alla tempestiva e temporanea accoglienza di minori in condizioni di abbandono o di urgente bisogno di allontanamento dall’ambiente familiare: al 31 dicembre 2007 in tali strutture sono stati ospitati il 9,6% dei minori, con una quota significativa di 142 minori provenienti dalla provincia di Foggia. Ancora limitata, invece, la presenza di strutture tipo alloggio ad alta autonomia, che in altre buone pratiche osservate nel contesto nazionale si configurano come una reale alternativa al percorso di crescita e di inclusione sociale di ragazzi che si avvicinano alla maggiore età e che hanno trascorso molti anni lontani dal proprio nucleo familiare».

http://costruendo.lindro.it/2011/02/21/italia-figli-di-nessuno/ http://costruendo.lindro.it/2011/02/21/italia-figli-di-nessuno/

 
MariaRosaDeHellagenDate: Venerdì, 25/03/2011, 20:09 | Message # 9
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Dossier "NUOVE SCHAIVITU'" di "Save the children" , 2010
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MariaRosaDeHellagenDate: Venerdì, 25/03/2011, 20:15 | Message # 10
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L'ATLANTE DELL'INFANZIA A RISCHIO IN ITALIA 2010 a cura di "Save the Children"

L'atlante può essere scaricato sul seguente link (documento PDF di 18 MB): http://atlante.savethechildren.it/ (http://atlante.savethechildren.it/)

http://www.savethechildren.it/IT/Tool/Press/Single?id_press=270&year=2010 (http://www.savethechildren.it/IT....ar=2010)

Giornata Infanzia: Save the Children lancia il primo Atlante dell’infanzia in Italia per descrivere un “tesoro” di oltre 10 milioni di bambini, di cui 1.756.000 in povertà

Le province “forzieri” d'Italia sono Roma (con 697. 387 minori), Napoli (quasi 671.000), Milano (636.610), Torino (351.566): contengono una parte consistente del “tesoro” rappresentato dai oltre 10 milioni di under 18 (1) che vivono nel nostro paese.

Le province “più giovani” - quelle cioè con le percentuali più elevate di minori - sono prevalentemente al Sud: Napoli è in pole position (con quasi il 22% di minori sul totale della sua popolazione) seguita da Caserta (21,3%), Caltanissetta, Crotone e Catania (tutte oltre il 20%).

Unica eccezione fra le province del Nord è Bolzano con il 20% di under 18 sul totale dei suoi abitanti (2).
Invece è al Nord il primato in negativo con Ferrara, che ha la quota percentuale più bassa di bambini (12,6%).

A fornire queste informazioni è la prima delle mappe de “L’isola dei tesori. Atlante dell’infanzia (a rischio) in Italia” di Save the Children, presentato oggi insieme al nuovo sito interattivo www.atlanteminori.it presso la Banca d’Italia.

“Il lancio dell’Atlante a pochi giorni dalla Giornata dell’Infanzia e presso un’istituzione così importante come la Banca d’Italia, non è casuale. La Banca d’Italia per statuto e missione protegge e governa il “tesoro” economico-finanziario italiano: dunque c’è sembrato di grande forza simbolica l’idea di presentare presso questa sede istituzionale il nostro Atlante del tesoro umano e futuro d’Italia” sottolinea Valerio Neri, Direttore Generale Save the Children Italia. “Gli oltre 10 milioni di bambini che vivono sul suolo italiano, sono la riserva aurea nazionale che l’Atlante di Save the Children riporta allo scoperto, come in una virtuale caccia al tesoro, mostrandone, attraverso più di 70 mappe, la dislocazione geografica e dove sia più o meno valorizzata, protetta, tutelata ma anche, purtroppo, misconosciuta, offesa, incustodita”.

“Save the Children, che già nel ’44 era intervenuta in Italia portando aiuti ai bambini appena usciti dalla guerra, ha deciso di impegnarsi con sempre maggiore determinazione in favore dell’infanzia nel nostro paese, rafforzando ulteriormente nei prossimi 5 anni le sue attività, soprattutto in favore dei minori più vulnerabili”, prosegue il Direttore Generale dell’Organizzazione.

L’anagrafe del “tesoro”. Ma cominciamo con il dare un nome ai milioni di “tesori” d’Italia. Dalla mappa con l’“anagrafe del tesoro”, si scopre che i 5 nomi di bambini più diffusi e amati dai genitori italiani sono: Francesco, Alessandro, Matteo, Antonio e Giuseppe, per i maschi; Giulia e Sofia, per le femmine. In particolare Francesco è il nome scelto in prevalenza dai genitori di alcune regioni del Centro Sud (Lazio, Sardegna, Puglia e Molise, Calabria, Basilicata), Alessandro il preferito in alcune regioni del Centro Nord (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Umbria), Matteo soprattutto in Valle D’Aosta e Friuli Venezia Giulia, Antonio e Giuseppe in Campania e Sicilia. Tra le bambine il nome di maggior successo è Giulia in 9 regioni (Liguria, Valle D’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Toscana, Marche, Abruzzo, Lazio, Sardegna) seguito da Sofia (più comune in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Umbria, Sicilia e in provincia di Trento). Per quanto riguarda i nomi di bambini nati da genitori stranieri, si registra - a conferma dell’integrazione in atto - il successo di nomi italianissimi come Alessia, Giulia e Sofia per le bambine e Matteo e Alessandro per i bambini. Tra i nomi stranieri invece quelli più in voga sono Sara, l’asiatico Aya, gli arabi Malak (angelo) e Hiba (regalo) per le femmine. Per i maschi Adam precede Mohammed, seguito da Rayan, Omar, Matteo, Alessandro, Cristian, Kevin e Youssef (3) .

Nomi che identificano il “tesoro degli immigrati”: sono 932.000 i minori stranieri residenti in Italia (4) . Di essi 6 su 10 sono di seconda generazione (cosiddetti G2), cioè nati in Italia: Prato con il 19,7% di minori di seconda generazione sul totale della sua popolazione straniera, Mantova (17,2%), Cremona (17%), Brescia e Reggio Emilia (16,9%), nel Sud Trapani (14,2%) e Palermo (12,7%), sono i capoluoghi di provincia con la più alta percentuale di G2.

Ma ci sono anche bambini e adolescenti quasi senza nome e senza volto, pressoché invisibili perché le loro vite sono in parte o completamente clandestine e nascoste: centinaia di minori per lo più stranieri e soli che soggiornano per brevi periodi nelle comunità per poi scapparne, o che finiscono in circuiti di sfruttamento lavorativo, sessuale o di devianza. Nel 2010 risultano almeno 4.500 i minori stranieri non accompagnati presenti in Italia (5) . Un dato sicuramente per difetto, che non include, per esempio, i minori neocomunitari. E stranieri sono alcune migliaia di minori lavoratori: pari al 9% di tutti i minori che lavorano, stimati in circa 400.000 (6). Sono soprattutto cinesi, a Roma, Milano e Firenze, Prato; romeni e albanesi, a Roma e a Bari, giovani nord-africani in Sicilia e Calabria.

E 1 milione 756 mila sono i minori che vivono in povertà relativa cioè in famiglie che hanno una capacità di spesa per consumi sotto la media (7): circa il 65% di questi minori - salta all’occhio dalla “mappa dei tesori a rischio” - si concentra nel Sud Italia. Insieme ad essi bisogna considerare altri 649 mila “tesori”, circa il 6% della popolazione sotto i 18 anni, che vive in povertà assoluta (8).

Poi ci sono i bambini e gli adolescenti “poveri” di aria pulita e di verde: il Nord Italia spicca per gli elevati tassi di inquinamento dell'aria, anche in rapporto al resto d'Europa: Torino, Milano, Brescia, Padova, Modena, Bergamo, Pescara, Napoli, Venezia, Rimini e Reggio Emilia si segnalano non solo in Italia ma anche in Europa per il maggior numero di giorni di superamento del valore limite di particolato (PM10), polveri sospese nell'aria che penetrano nelle vie respiratorie causando problemi cardio-polmonari e asma. E in molte di queste città risultano oltre i livelli di guardia anche le concentrazioni di biossido di azoto.

Napoli detiene in aggiunta il triste primato di città più costruita d'Italia con oltre il 65% della superficie impermeabilizzata ed è tra le ultime per verde attrezzato.

E poveri di verde sono anche i bambini che vivono ad Imperia, Savona, Lecco, Ascoli Piceno, Chieti, Crotone e Olbia che non possono contare su più di 5 mq di verde ciascuno, per non parlare di Taranto dove gli abitanti si devono accontentare di una foglia di insalata (0,2 mq) ognuno.

Il primato in positivo, cioè di capoluogo di provincia ben aldisopra della media nazionale per verde pro-capite (che è di 106 metri quadri per abitante), spetta invece all’Aquila (con 2.787 metri quadri), i cui giovani abitanti tuttavia debbono fare i conti con le ferite aperte e lasciate dal terremoto (per esempio la mancanza di una casa e di luoghi aggregativi); per disponibilità di verde si segnalano a seguire Pisa (1.521), Ferrara (1.259) e Matera (1.140).

Un'opportunità, questa di un po’ di verde, a cui fa da contraltare una diffusa inadeguatezza di servizi all’infanzia fondamentali come i nidi per i più piccoli (0-2 anni): in fondo alla lista ci sono Calabria e Campania con solo 2 bambini su 100 fra 0 e 2 anni presi in carico dai nidi pubblici; seguono Puglia (3,9) e Molise (4,3). Più virtuose Valle D'Aosta ed Emilia Romagna dei cui nidi usufruiscono il 20% dei piccoli fra 0 e 2 anni, seguite da Umbria (18%), Toscana (16,9%) e Trentino (15,3%).

Un percorso educativo che può iniziare con difficoltà per poi a volte interrompersi prematuramente: nel Sud Italia - in particolare in Sardegna e in Sicilia - la percentuale di interruzioni formalizzate e abbandoni scolastici è, rispettivamente dell’8,3% (su 100 iscritti per i 5 anni di scuola di II grado, nell’anno 2008-2009) e del 6,6%. Al Nord si segnala la Liguria con il 5,4% di interruzioni ed abbandoni.

“L’ Atlante dell'Infanzia di Save the Children con le sue numerose mappe conferma come nascere e vivere in una parte del nostro paese piuttosto che in un'altra equivalga a maggiori o minori opportunità per un bambino. Come se non ci fosse una Italia dell’infanzia ma decine d’Italie diverse”, prosegue Valerio Neri. “Un esempio lampante sono le differenze anche abissali nella spesa sociale provinciale procapite per asili nido e altri servizi per l’infanzia. Si va da Trieste, in testa alla classifica con 108 euro pro-capite, a province meno virtuose del Nord come Piacenza (10 euro e 50 ), a quelle in fondo alla classifica come Benevento, Crotone, Avellino e Catanzaro dove i comuni spendono meno di 2 euro per cittadino. E la stessa figura del Garante dell’Infanzia è presente a macchia di leopardo, con 3 regioni, Valle D’Aosta, Sardegna e Sicilia, che non lo hanno neanche previsto per legge”.

“L'impressione è che questo <> di bambini sia sempre più spesso - e in città e territori sparsi lungo tutto lo stivale - seriamente minacciato”, conclude il Direttore Generale Save the Children Italia. “Per questo ci sembra non più procrastinabile la nomina del Garante Nazionale dell’Infanzia e il varo di un Piano Nazionale Infanzia mancante dal 2004. Un Piano che stabilisca un coordinamento efficace tra il livello centrale e regionale, che preveda la chiara definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali per l’infanzia e l’adolescenza - per ridurre le drammatiche diseguaglianze che oggi colpiscono l’infanzia nel nostro Paese - e che sia dotato di risorse adeguate e di rigorosi strumenti di monitoraggio e di valutazione. Inoltre è importante procedere alla nomina e riconvocazione dell’Osservatorio Nazionale Infanzia, di cui è scaduto il mandato ad agosto 2010”.

Sono disponibili foto di repertorio e delle mappe, immagini con testimonianze di minori italiani e stranieri e broll.
Per ulteriori informazioni:
Ufficio Stampa Save the Children Italia
tel. 06.48070023-071-001
press@savethechildren.it
www.savethechildren.it

Nota. Al via dal 18 novembre il nuovo sito www.atlanteminori.it
E’ uno strumento interattivo che consente di navigare nel mondo dell’infanzia in Italia attraverso alcuni indicatori che lo rappresentano. Come in una vera e propria caccia al tesoro, si possono esplorare i territori provincia per provincia alla ricerca dei principali dati sui minori, attivare mappe dinamiche di facile lettura in base alle proprie esigenze, ma anche osservare i ritratti fotografici o approfondire le storie simboliche di decine di ragazzi che si raccontano davanti ad una telecamera disegnando le
mappe delle loro città, dei loro sogni e di sorprendenti percorsi di vita.

NOTE:
1: Fonte Istat, al 1° gennaio 2009. La mappa a pag. 14 dell’Atlante dell’Infanzia (a rischio) in Italia, relativa al numero totale dei minori per provincia, a causa di un refuso di stampa, riporta un dato del totale dei minori in Italia errato. Il dato corretto, al 1 gennaio 2009, è di 10.198.955.
2: Idem.
3: La rassegna di nomi è stata gentilmente elaborata dall’Istat appositamente per questa ricerca e riguarda la distribuzione territoriale dei nomi più gettonati tra le seconde generazioni, ovvero i bambini stranieri nati in Italia nel 2008, in 18 regioni (due non sono state calcolate perché il campione è insufficiente).
4: Fonte Istat 2010.
5: Fonte: Comitato Minori Stranieri. Il dato è aggiornato al 18 agosto 2010.
6: Fonte IRES-Cgil 2005.
7: L’Istat calcola la povertà relativa a partire dalla spesa media annuale per i consumi, stimata nel 2009 in 983 euro per una famiglia di 2 persone. I nuclei famigliari che non raggiungono questa soglia di consumo rientrano quindi nella categoria statistica della cosiddetta “povertà relativa”.
8: Anche la povertà assoluta è misurata dall’ISTAT ed è l’incapacità di acquisto da parte delle famiglie dei “beni essenziali per il conseguimento di uno standard di vita minimamente accettabile”.

 
MariaRosaDeHellagenDate: Venerdì, 25/03/2011, 20:17 | Message # 11
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Cittadini in miniatura - L’intervento pubblico a tutela dei minori di Maria Pia Perrino

Sommario:

Introduzione

Sezione I. I diritti dei minori nell’ambito del processo di internalizzazione dei diritti umani
Sezione II. La soggettività: profili e premesse generali
Sezione III. Gli interventi socio-assistenziali per i minori
Sezione IV. Le istituzioni di garanzia

Introduzione

Trascorsi dieci anni dalla ratifica della Convenzione internazionale dei diritti del minore, un primo bilancio circa il suo recepimento nel nostro ordinamento evidenzia che il settore che appare più inciso dai suoi precetti è quello dei diritti civili e sociali.

Si tratta però di mutamenti che non hanno riguardato i diritti che connotano il tradizionale status civitatis minorile (e che preesistono alla Convenzione) quali il diritto alla istruzione, il diritto all’assistenza sociale, il diritto alla salute, ma diritti che esprimono una nuova e diversa connotazione della cittadinanza sociale minorile, che è transitata nell’ultimo decennio, dal diritto internazionale nel nostro ordinamento.

Si citano, a titolo di esempio, il diritto al gioco, il diritto alla riservatezza, il diritto a una informazione adeguata quali parte di un “nuovo corpus” di “nuovi diritti” che permeano la nostra legislazione, statale e regionale, vigente.

A tale “corpus” consegue il riconoscimento una rilevanza sociale e giuridica della soggettività minorile in ambiti in precedenza sconosciuti, ambiti in cui il cittadino minorenne è diretto interlocutore degli attori istituzionali pubblici posti a tutela di un nuovo sistema di garanzie che si viene delineando.

Tale fenomeno però si verifica in presenza di un dettato costituzionale in cui ancora la soggettività del minore ha ancora rilievo (salvo rare eccezioni) quasi esclusivamente in connessione allo status di figlio. E a ciò consegue che tali posizioni giuridiche dovrebbero essere considerate prive di alcuna rilevanza costituzionale.

Oltre a ciò, come è noto le stesse sono agite da titolari privi, com’è noto, “ope legis”, della capacità di agire (ovvero di esercitare legittimamente il contenuto del diritto riconosciuto).

Ma, in realtà “lo stato delle cose” non sembra essere più questo, e l’obiettivo del presente lavoro è proprio quello di indagare senza pretese di esaustività l’evoluzione che l’ordinamento in questo ambito ha conosciuto.

Il nucleo essenziale di tale evoluzione, si radica nella normativa internazionale permeando il nostro ordinamento e la Carta Costituzionale dei suoi precetti .

L’analisi della progressiva affermazione delle garanzie in ambito internazionale (che rappresenta la fonte pressocchè esclusiva del vigente sistema pubblico di intervento assistenziale nel settore) e in particolare le disposizioni della Convenzione Internazionale dei diritti del fanciullo che hanno “connotato” il minore come “cittadino in miniatura”, sono transitate nel nostro ordinamento contribuendo alla progressiva affermazione della capacità del minore di divenire diretto centro di imputazione e protagonista delle relazioni con il sistema pubblico posto a sua tutela.

Questo maggiore protagonismo convive con la incapacità giuridica di agire che contraddistingue lo status minorile.

Nuovi istituti deputati a far valere comunque la diretta volontà del minore hanno in parte eroso questa storica impotenza.

Il riferimento ha ad oggetto in primis l’istituto del cosiddetto ascolto, che, consente al minore di esprimere la propria volontà con riferimento a tutti i provvedimenti che incidono nella sua sfera giuridica, subordinandone la incisività del suo volere alla cosiddetta “ capacità di discernimento”del minore stesso.

In secondo luogo, la comunità internazionale, ha individuato nella istituzione di pubblici garanti dei diritti e degli interessi legittimi e diffusi dei minori incisi dai poteri pubblici. Gli organi legittimati a surrogarsi ai minori in tutto ciò che attiene la dimensione pubblicistica delle loro relazioni[1]. Pur rappresentando come una diffusa esperienza in ambito Europeo, In Italia la istituzione dei “Garanti dei minori” fino a questo momento ha avuto pratica attuazione solo in ambito regionale.

In sei[2] Regioni italiane sono stati istituiti organi per la difesa civica minorile, la cui missione però, alla luce dei limiti che incontra la legislazione regionale nella attribuzione dei loro compiti e delle loro funzioni, risulta ancora indefinita, tanto da farla considerare ancora una scelta in una prolungata fase di sperimentazione.

Da scaricare:
1. Documento in formato Word
2. Documento in formato ODT (Open Office document)

Attachments: Cittadini_in_mi.doc(420Kb) · CITTADINI_IN_MI.odt(78Kb)
 
AmministratoreDate: Venerdì, 13/05/2011, 21:15 | Message # 12
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IL "TELEFONO AZZURRO" CRIMINALIZZA E DENIGRA LA FIGURA PATERNA, LA "CODACONS" INTERVIENE

http://www.codacons.it/articolo.asp?idInfo=134576 http://www.codacons.it/articolo.asp?idInfo=134576

12/05/2011
COMUNICATO STAMPA

Codacons

TELEFONO AZZURRO: IL CODACONS CHIEDE AL MINISTERO DELLE PARI OPPORTUNITA' E ALLO IAP LA SOSPENSIONE DEL MESSAGGIO PUBBLICITARIO
RISCHIA DI CRIMINALIZZARE LA FIGURA PATERNA

Con una segnalazione inviata al Ministero delle Pari Opportunità e all' Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (Iap) il Codacons ha chiesto la sospensione del messaggio pubblicitario che appare in questi giorni sulla stampa, col quale la nota organizzazione Telefono Azzurro pubblicizza la sottoscrizione del 5 per mille.
Appare evidente l'intento provocatorio della pubblicità - spiega il Codacons - ma il messaggio che viene lanciato rischia di criminalizzare ingiustamente la figura paterna, presentata quale unica autrice di maltrattamenti verso i minori. Così facendo si potrebbe inviare alla collettività, e soprattutto all'infanzia, un messaggio di crudeltà, minando pericolosamente la fiducia nelle relazioni tra padri e figli che, al contrario, dovrebbero essere sorrette da una concezione della figura paterna quale deposito di certezze assieme alla madre.
Ciò che desta oltremodo stupore è che lo stesso Telefono Azzurro abbia pubblicato nel 2010 un report nel quale risulta essere la madre la presunta responsabile dei maltrattamenti verso i figli con un percentuale del 51,1% contro il 37,1 % del padre.
Seppur innegabili le violenze perpetrate a danno dei minori proprio all'interno del proprio nucleo familiare, non è questo il messaggio che può e deve passare. Per tali motivi il Codacons ha chiesto al Ministero delle Pari Opportunità e allo IAP di esaminare la contestata comunicazione commerciale e, laddove se ne ravvisino i presupposti, interromperne la diffusione.

 
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