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Forum » MALAGIUSTIZIA IN ITALIA » (MALA)GIUSTIZIA IN ITALIA O GIUSTIZIA NON UGUALE PER TUTTI » MALAGIUSTIZIA - PARLIAMONE ("Fanno meno danno cento delinquenti che un cattivo giudice")
MALAGIUSTIZIA - PARLIAMONE
dibattitopubblDate: Giovedì, 12/05/2011, 20:22 | Message # 61
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AmministratoreDate: Venerdì, 13/05/2011, 22:31 | Message # 62
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(Mala)Giustizia. Se la magistratura processa sè stessa. Impunità per chi sbaglia. Urge riforma!

http://ilpensatore.wordpress.com/2008/04/04/malagiustizia-se-la-magistratura-processa-se-stessa-impunita-per-chi-sbaglia-urge-riforma/

Se gli esempi servono per capire meglio le cose di cui si parla, per capire i mali della giustizia italiana non c’è esempio di cronaca ed attualità migliore di quello offertoci dal CSM, che ha deciso di non sospendere quel giudice che aveva necessitato di otto anni per depositare le motivazioni di una sentenza. Ritardo grazie al quale erano stati scarcerati, per decorrenza dei termini, appunto, alcuni affiliati del caln Madonia.

Questa giustizia è semplicemente imbarazzante (vedi foto…)

Dove sta il male, nel caso di specie?

Semplice: in Italia è la magistratura a processare sè stessa. Ed eccone i risultati. Impunità.

Si appalesa dunque più che necessaria una forte riforma della giustizia. Che possa pure apparire ai benpensanti progressisti e girotondini anticostituzionale, ma che ripari alle falle che la stessa costituzione ha creato nel nostro ordinamento. Che oggi è insopportabile. Ma che speriamo un domani diventi almeno dignitoso. Poi, efficace ed efficiente.

 
dibattitopubblDate: Sabato, 02/07/2011, 21:44 | Message # 63
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http://www.ilgiornale.it/interni/ecco_stipendi_doro_della_magistratura/07-07-2008/articolo-id=274237-page=0-comments=1

lunedì 07 luglio 2008, 18:16

Ecco gli stipendi d’oro della magistratura

Pronti allo sciopero per 1.200 euro all’anno, ma c’è chi guadagna 500 volte di più. Ferie due mesi l'anno e per far carriera basta invecchiare. Arbitrati, c'è chi raddoppia la busta paga

Appena si è provato a toccare i loro stipendi, i magistrati sono entrati tutti insieme in «stato permanente di agitazione». E così, dopo i mesi in cui al ministro della Giustizia Alfano bastava accennare un movimento per scatenare annunci, smentite e distinguo, è stato sufficiente prospettare tagli in busta paga perché le toghe riuscissero a trovare la tanto sospirata unità d’azione. Altro che norma «blocca processi» o riduzione delle risorse. Quello che sta a cuore sono i quattrini. E non fanno fatica ad ammetterlo: Luca Palamara, presidente dell’Anm, ha chiesto che sia «prima di tutto ripristinato il normale trattamento economico»; come dire, quando si tratta di soldi, meglio parlare chiaro. Siamo chiari fino in fondo allora: quanto guadagna un magistrato? Possibile che una riduzione da un minimo di 1.200 euro a un massimo di 2.200 all’anno sia una tale minaccia ai loro bilanci familiari?

Alfonso Quaranta, giudice della Corte costituzionale, nel 2005 ha incassato 592.774 euro: 500 volte più del «taglio» paventato. Il presidente della Consulta, Franco Bile, ne ha guadagnati 503.925. Questi sono i generali a quattro stelle fra le toghe, ma anche la «truppa» non se la passa male. Franco Ionta, capo del pool antiterrorismo della procura romana, ha dichiarato nel 2005 131.040 euro; uno stipendio importante, che percepisce per difendere la capitale dagli attacchi del terrorismo. Incarico di grande responsabilità, eppure meno remunerativo delle indagini sul doping sportivo: Raffaele Guariniello, procuratore aggiunto presso la procura di Torino, ha dichiarato nello stesso anno la bellezza di 239.001 euro. Chissà che effetto deve aver fatto al suo diretto superiore, Marcello Maddalena – già procuratore capo sotto la Mole – scoprire di guadagnare 70 mila euro in meno: per lui solo 169.079 all’anno; molto meno rispetto all’altro peso massimo della procura torinese, Giancarlo Caselli, che nel 2005, da procuratore generale, ha portato a casa 246.931 euro. Nel palazzo di giustizia di Milano, la classifica delle buste paga tra le toghe vip vede in testa Ilda Boccassini, all’epoca sostituto procuratore, con 176.446 euro, 30mila esatti in più di Gherardo Colombo, che nel 2005 era consigliere alla corte di Cassazione e portava a casa «solo» 146.756 euro. Stiamo comunque parlando di giudici navigati, avanti nella carriera. «Bisogna difendere i colleghi più giovani», ha puntualizzato infatti Palamara. Clementina Forleo, oggi 45 anni, nel 2005 ha portato a casa 86.665 euro, meno della metà della Boccassini. E molto meno anche di quanto ha incassato dalla previdenza Francesco Saverio Borrelli: 153.353 euro.
 
dibattitopubblDate: Sabato, 02/07/2011, 21:46 | Message # 64
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http://www.ilgiornale.it/consulta/toghe_stipendi_choc_miliardo_euro_lanno/giustizia-stipendi-lentezza-magistrati-toghe/06-01-2011/articolo-id=497757-page=0-comments=12


giovedì 06 gennaio 2011, 09:25

Toghe, stipendi choc: un miliardo di euro l'anno

di Francesco Maria Del Vigo

Nei giorni scorsi l'Associazione nazionale dei magistrati ha minacciato lo sciopero per il taglio ai fondi all'assistenza informatica (36 milioni di euro). Ma un magistrato occupa un posto di lavoro blindato e può arrivare a portare a casa anche 500mila euro all'anno

Pagati, viziati, lentissimi e ipersindacalizzati. La casta dei magistrati continua a lamentarsi, l’ultima richiesta dell’Anm è di pochi giorni fa: “I tribunali rischiano una paralisi complessiva”. Il motivo? Il taglio dei fondi all’assistenza informatica. L’associazione delle toghe ha minacciato lo sciopero e in poche ore il ministro ha aperto il portafogli (una trentina di milioni di euro) e tutto si è risolto. La giustizia costa tanto, si sa. Ma quanto incidono gli stipendi dei magistrati? Tenetevi forte, la cifra fa paura: circa un miliardo di euro. I cugini francesi spendono il 30 per cento in meno e lavorano meglio. Ma i nostri in compenso hanno un primato: la lentezza. Da noi i processi si trascinano a lungo, la Corte europea dei Diritti dell’Uomo ci multa, i cittadini sotto processo fanno ricorso. E poi? Poi lo Stato, tanto per cambiare, paga i danni. Andando a spulciare il “prontuario delle competenze dovute alla Magistratura Ordinaria” ci addentriamo in una selva di numeri e scatti di anzianità che fanno lievitare il monte salari. Prima bizzarria: dov’è la meritocrazia? Latita, per fare carriera basta “invecchiare”. Tutti arrivano al massimo livello di stipendio, anche quando magari non riescono ricoprire un incarico di alto livello.

L’organo che valuta ogni quattro anni (ma lo scatto è biennale) la professionalità del giudice è il Consiglio superiore della magistratura, che nel 96 per cento dei casi dà un via libera. Ma la bocciatura, nei rarissimi casi in cui si verifica, non prevede nessun arretramento economico: vige il principio della conservazione dello stipendio maturato. L’orologio dei magistrati continua a correre e lo stipendio a lievitare, qualunque cosa succeda. Per intenderci: è come se tutti i militari diventassero generali. Facciamo i numeri: un magistrato al settimo livello di anzianità, che sarebbe il ventottesimo anno di professione, arriva a portare a casa un lordo di 195.362.33 euro all’anno. Il presidente del Tribunale superiore delle acque pubbliche può mettersi in tasca fino a 260.593.04. Tanto? Non abbastanza, evidentemente, dato che è anche prevista un’indennità che si aggira sui mille euro al mese. Salendo verso le funzioni “apicali”, il vertice della carriera, le cifre aumentano fino a raggiungere il miliardo delle vecchie lire. Queste sono le toghe-paperone, a fronte delle quali ci sono un gran numero di magistrati che portano a casa un’onesta busta paga. Un giudice di primo pelo si accontenta di poco meno di cinquemila euro mensili lordi. Tutto questo ricade sulle nostre spalle.

I tribunali costano a ogni cittadino italiano 45 euro all’anno. Il 18 per cento in più rispetto ai francesi e addirittura il 60 per cento in più rispetto ai 28 euro del Regno Unito. Il totale della spesa è un miliardo di euro. In un’Italia in cui tutti tirano la cinghia, una delle poche categorie che non rischia il posto e neppure la decurtazione dello stipendio, è proprio quella dei magistrati. Le toghe piangono quando c’è da chiedere trenta milioni di euro per i computer, ma non fanno mai sacrifici. A dispetto della crisi e soprattutto del buonsenso.
 
dibattitopubblDate: Sabato, 02/07/2011, 21:47 | Message # 65
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http://www.ilgiornale.it/interni/ecco_stipendi_doro_che_toghe_non_mollano/29-05-2010/articolo-id=448875-page=0-comments=1

Ecco gli stipendi d’oro che le toghe non mollano

di Anna Maria Greco

RomaSacrifici per tutti, ma le toghe non ci stanno. Appena il governo ha parlato di toccare i loro stipendi si sono ricompattate all’istante, superando ogni solco di corrente. E l’Anm è tornata ad essere il faro di tutti i magistrati, in questa battaglia. Stato d’agitazione subito, forse domani la proclamazione di uno sciopero.
Succede così ogni volta. Il ministro Angelino Alfano ricorda bene la stessa unità d’azione 2 anni fa, quando si arrivò ai tagli in busta paga per gli scatti di anzianità e per l’adeguamento triennale.
Ora ci risiamo. Prima le avvisaglie di Umberto Bossi e ora la manovra che prospetta un nuovo taglio, valutato tra i 100 e i 400 euro mensili a seconda dell’anzianità, oltre al mancato adeguamento di stipendio che nel 2013, secondo il «sindacato delle toghe», farebbe perdere complessivamente il 30 per cento del potere d’acquisto.
E dire che nell’ultima mappa delle retribuzioni in Italia fatta dall’Istat ad aprile 2009, i magistrati figurano come la categoria più ricca, con oltre 110 mila euro lordi all’anno, cioè una media di 4.700 netti al mese, mentre colf e insegnanti sono in fondo, con 16-18 mila euro.
L’ultimo report biennale della Commissione europea per l’efficienza della giustizia (Cepej), quello del 2008, calcola che gli stipendi degli 8 mila magistrati italiani entrano in una forbice dai 37.454 euro ad inizio carriera (più della Francia, poco meno di Germania e Spagna, ben al di sotto di Gran Bretagna e Danimarca) ai 122.278 euro alla fine (superiore a Germania, Francia e Spagna, quasi pari alla Danimarca, meno del Regno Unito).
Loro, naturalmente, la vedono in modo ben diverso. Le correnti, dalla moderata Magistratura indipendente a quella rossa Magistratura democratica, protestano a gran voce. E l’Anm ripete che un buono stipendio è la maggiore garanzia d’indipendenza e autonomia, un antidoto contro ogni tipo di pressione.
I magistrati spiegano anche che il confronto con i colleghi degli altri paesi è falsato, perché loro hanno un carico di lavoro pro capite molto più elevato, visto che il numero dei processi da noi è ben superiore che all’estero.
Ma vediamoli oggi questi stipendi medi netti delle toghe italiane. Si entra in magistratura come tirocinanti con 2.400 euro al mese. Dopo 10 anni, si arriva a 3.500. Passati i 20, a 5.200. Oltre i 30, si toccano i 6.200. E all’ultimo livello, con 45 anni di anzianità, si guadagnano 7.300 euro netti al mese. Solo il Primo Presidente della Cassazione spicca sulla massa, con quasi mille euro di più al mese.
Per capire meglio bisogna considerare che la magistratura è in gran parte «giovane». Circa 5mila toghe hanno meno di 20 anni di servizio, mentre le altre 3mila superano questo livello di anzianità. La carriera dal 2007 non è più automatica, ma ci sono le valutazioni di professionalità ogni 4 anni, fatte dal Csm su criteri ancora tutti da definire, con uno scatto del 4-5 per cento.
Parliamo, è bene precisarlo, solo di magistrati ordinari, perché con la legge finanziaria 2001 l’unità dell’ordine è stata rotta. Sono infatti stati differenziati gli stipendi di quelli amministrativi e contabili, che hanno lo stipendio pari alla Quinta valutazione di professionalità dopo 8 anni dalla nomina e quindi dopo 13 anni di attività, cioè con 7 anni di anticipo rispetto ai magistrati ordinari. Insomma, gli appartenenti a Tar, Consiglio di Stato e Corte dei Conti sono ben più ricchi dei colleghi impegnati in tribunali, procure, Corti d’Appello e Corte di Cassazione.

Un caso a parte è rappresentato dai 18 consiglieri togati del Csm che per 4 anni, si può dire, hanno fatto tombola. Oltre al normale stipendio, collegato con il loro livello, portano a casa infatti una media di 3mila euro al mese in gettoni di presenza alle sedute delle commissioni: 180 euro lordi ogni volta e possono esserci anche tre sedute in una giornata, mentre ad agosto e durante le feste, naturalmente Palazzo de’ Marescialli chiude. Per chi non vive a Roma, poi, c’è il rimborso delle spese per l’albergo e per tutti l’auto blu.
Per fare un esempio, un magistrato, con poco più di 20 anni di anzianità, se sta al Csm aggiunge ai suoi oltre 5mila euro netti al mese altri 3mila circa, arrivando a superare gli 8mila. Non male.
 
dibattitopubblDate: Sabato, 02/07/2011, 21:51 | Message # 66
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http://www.ilgiornale.it/interni/privilegi_giudici_mille_permessi_sei_mesi/09-07-2010/articolo-id=459539-page=0-comments=1


Privilegi dei giudici: mille permessi in sei mesi

di Anna Maria Greco

La giustizia è in crisi ma per i magistrati abbondano consulenze e incarichi. Pagati extra e ben retribuiti. Il paradosso: un giudice lumaca pagato per insegnare a sveltire i processi. E' concesso di arrotondare anche a chi ha procedimenti disciplinari in corso

Non bastano i tanti, troppi fuori ruolo nella magistratura. In più ci sono tante toghe impegnate in incarichi temporanei extragiudiziari, mentre la giustizia affoga tra milioni di arretrati e accumula ritardi da record nel deposito delle sentenze. Tra queste, un giudice-lumaca, sotto processo al Csm per aver depositato sentenze con grave ritardo, che fa parte della Commissione per individuare gli standard di produttività delle toghe ed evitare proprio i ritardi dei colleghi.

Palazzo de’ Marescialli è di manica larga e autorizza non solo quelli che la toga la mettono nell’armadio per anni, anche decenni, per fare i parlamentari, gli amministratori locali, i ministeriali, i diplomatici in organismi internazionali, i membri dello stesso organo di autodisciplina della magistratura, ma anche quelli che a centinaia entrano in commissioni di studio, tengono insegnamenti universitari o corsi di specializzazione e formazione professionale, fanno lezione un po’ a tutti, nelle accademie navali e negli ospedali, all’Aci, a vigili e ingegneri, carabinieri, giornalisti e doganieri.

Sono stati 957 i nulla osta dati da Palazzo de’ Marescialli tra novembre 2009 e maggio 2010. Ma ora, nella Quarta Commissione si discute se liberalizzare questo tipo di incarichi. Finora c’era un tetto di 40 ore all’anno, che salivano a 50 in casi particolari.

In primavera, una sentenza del Consiglio di Stato ha aperto la porta, dando ragione ad un magistrato cui era stata negata l’autorizzazione perché superava appunto il limite fissato dalla circolare del Csm. Per il supremo giudice amministrativo il no non può essere legato solo al tetto orario, ma dev’essere giustificato con un previsto pregiudizio dell’attività quotidiana del magistrato.

Così, a Palazzo de’ Marescialli circola una nuova bozza di circolare che tra pochi giorni potrebbe ampliare di molto il monte ore annuale se non addirittura abolirlo. Si fa l’ipotesi di un silenzio-assenso per gli incarichi sotto le 40 ore annuali, mentre l’autorizzazione dovrebbe essere chiesta al Csm solo per quelli che superano il limite.
Non preoccupa che ci sia già un esercito di fuori ruolo con incarichi permanenti a Palazzo Chigi, nei ministeri, alla Corte costituzionale, al Quirinale, al Csm, in commissioni e autorità, organismi internazionali e ambasciate, missioni varie all’estero. Sono 277, malgrado i circa mille e 400 posti vuoti negli uffici giudiziari, soprattutto nelle sedi disagiate, sempre più in affanno nel loro lavoro.

Almeno le toghe in servizio dovrebbero lavorare full time. E invece no: gli incarichi extragiudiziari per il Csm devono essere aumentati. Eppure, diverse volte la sezione disciplinare si è trovata alle prese con casi di magistrati sotto processo per i ritardi accumulati nel loro lavoro che come giustificazione sostenevano di essere stati impegnati in altri incarichi, regolarmente autorizzati dallo stesso Csm che ora li incolpava. Questo mentre la prima condizione per ottenere il nulla osta è che non ci sia «interferenza dell’incarico con l’attività giudiziaria».

Il caso più recente riguarda il giudice di Milano Enrico Consolandi. Il 23 giugno il Csm lo ha autorizzato a fare un seminario di 20 ore sul processo telematico all’università di Milano, malgrado egli sia sotto procedimento disciplinare proprio per ritardi nel deposito delle sentenze, rilevati da una recente ispezione del ministero della giustizia.

Il fatto più clamoroso è che Consolandi fa parte della Commissione del Csm, insediatasi a dicembre 2008, che si occupa di stabilire gli standard di produttività per i colleghi. Sembra peraltro, che in quella Commissione non sia l’unico ad essere stato individuato come giudice-lumaca. Ma non è tutto.

Un’altra regola del Csm è quella di non dare l’ok per attività part time a chi subisce un procedimento disciplinare. Per tanti c’è stato il rifiuto, ma Consolandi (pare appoggiato da una forte corrente di sinistra) è stato regolarmente autorizzato. Non era la prima volta. Perché aveva avuto l’okay per entrare nella Commissione del Csm sulla produttività mentre pendeva sul suo capo un altro processo disciplinare. Nel 2007, dopo un violento alterco, aveva spinto in malo modo un anziano di 75 anni fuori dal suo studio, facendolo cadere e sbattere alla porta. Questi era finito al pronto soccorso con un ematoma e il giudice aveva subito un processo penale per lesioni. Il Csm, pur censurando il suo comportamento, ad aprile scorso lo ha assolto.

Altro caso che val la pena di ricordare quello del giudice del tribunale di Milano Guglielmo Leo. Tra il 1997 e il 2001 aveva depositato 13 sentenze penali con ritardi anche di 4-5 anni. «Ero molto impegnato - spiegò a Palazzo de’ Marescialli, durante il suo processo disciplinare- anche per il lavoro nel Comitato scientifico per la formazione del Csm, con molti viaggi a Roma e in altre città».
Pensare che, come abbiamo detto, la prima regola per l’autorizzazione sarebbe che il nuovo incarico non pesi negativamente sul lavoro d’ufficio. Per la cronaca, quel gip nel 2006 è stato assolto. Era «laborioso», anche se fuori dal tribunale.
 
MariaRosaDeHellagenDate: Domenica, 17/07/2011, 00:49 | Message # 67
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MATERILAI DEL "COMITATO SPONTANEO CITTADINI CONTRO MALAGIUSTIZIA"

https://www.facebook.com/notes/luigi-iovino/documenti-depositati-presso-le-commissioni-giustizia-della-camera-dei-deputati-e/254766847873043

Esposto

Abbiamo tenuto e/o partecipato a diverse pubbliche manifestazioni:

- alla ns Manifestazione del 27 Settembre 2010 davanti a Montecitorio,

- al Convegno presso la corte d’Appello di Roma del 26 Ottobre 2010,

- al 2° “Salone della Giustizia” -02 Dicembre 2010-

- all’Apertura dell’Anno Giudiziario presso la Corte d’Appello di Firenze il 29 Gennaio 2011,

- al ns “Convegno sulla Malagiustizia Vissuta dai Cittadini” del 19 Febbraio 2011,

- al Convegno presso la Corte d’Appello di Latina del 19 Maggio scorso.

Per tutti, il denominatore e l’esasperazione comune, è quello di avere le prove documentali di ciò che affermiamo e denunciamo, ma, ad oggi, nessuno che si prende la responsabilità di prenderne atto e ad agire di conseguenza.

Per quanto sopra,

nel ringraziarVi per averci ricevuti il 06 Aprile scorso e per il quanto a seguire, come concordato, depositiamo 4 Casi emblematici del tutto, da sottoporre ai membri delle Commissioni affinché venga data risposta a un numero crescente di cittadini vittime di mostruose macchinazioni che si traducono in denegata giustizia, i cui sistemi criminali adottati sono la vera causa che, in sintesi, ha portato questa ns “Patria del Diritto” e “Culla della Civiltà”, ad essere classificata al 152° posto nell’ultima classifica Mondiale su come viene amministrata la Giustizia in Italia.

Noi, vittime e testimoni di tutto ciò, denunciamo:

- … avvocati DISONESTI, che, profittando della ns buona fede (perché “uomini di Legge“…), si accordano tra loro…

- … giudici DISONESTI che, di fatto accolgono consapevolmente suddetti “accordi“…

- … che, quando a danno compiuto iniziamo a renderci conto… e, con Fiducia verso altri Amministratori della Giustizia cominciamo a loro personalmente rivolgerci e/o denunciare (Procuratori Capo, Presidenti di Tribunale, “Procure e Procuratori di competenza” ecc…) non è altro che prendere coscienza del Mostro-Piovra in cui ci siamo imbattuti e dei criminali mezzi che usano per autoproteggersi, ovvero l’Inizio di quel Girone Infernale che ogni Sofferente di Malagiustizia ben conosce.

Di cui, in sintesi:

- ns Denunce Querele che “misteriosamente” spariscono… o che, in spregio all’art. 355 c.p.p., vengono iscritte-assegnate a “Mod. 45 o 44”, cioè in quelli degli “Atti NON contenenti notizia di reato”… o, addirittura, “contro Ignoti”!!!

- documenti Falsi o manomessi a cui, “magistrati e consulenti” danno una dignità di prova che mai potrebbero avere!!!

- CTU-Perizie che invece di accertare la Verità…. diventano funzionali all’occultamento del vero in quanto, anche spudoratamente, avvallano incontrastabili Falsità!!!

- tutto ciò, naturalmente produce, in chi è certo di avere diritto alla vera GIUSTIZIA, l’effetto scatenante di decine-centinaia di denunce e controdenunce, ora anche pubbliche, per non soccombere a simili Porcherie-”Giudiziarie”… a cui, l’altra parte, forte di “giocare in casa”, risponde con denunce per “Diffamazione” (chissà “perché”…, mai per Calunnia…) quando esasperati cominciamo a rendere Pubblici (con dimostrazioni, cartelli, in Rete ecc…) i fatti con i relativi Nomi e Cognomi…

- e, non sono pochi i casi in cui, quando questi soggetti si rendono conto che non demordiamo dal cercare Verità e Giustizia, rispondono con criminali-strumentali “Richieste di O.P.G. e T.S.O.” nei confronti di noi vittime, per farci passare per “fuori di testa“…

(“compulsivi”… “tediosi”… “querulomani”… ecc…),

da così poter rendere NULLE ogni ns Denuncia… “magari”… anche quelle inviate e già prese in considerazione dalla Corte di Strasburgo.

Il che, in concretezza di fatto, è un CRIMINALE e CINICO OMICIDIO della Persona, dei suoi diritti e della sua Buona Fede nella Giustizia!!!

Ed è per non cedere… non soccombere a tutto ciò, che il pensiero di noi Tutti, chi da ANNI e chi da DECENNI, 24 ore su 24..., è sempre sul come uscire da questa Vischiosa Ragnatela, messa delinquenzialmente in essere e gestita proprio da “Addetti alla Giustizia”.

Intanto… gli ANNI passano… il danno permane… qualcuno muore senza avere avuto Verità e Giustizia… qualcuno ricorre “al farsi giustizia da solo”… altri si suicidano… e altri siamo riusciti a convincerli di attendere con Fiducia le Vs decisioni e iniziative.

Per tutto quanto sopra, visto l’INUTILITA’ nel rivolgerci agli “Organi” di cui sopra (“dalle Procure Locali… al Presidente della Repubblica”)

e di quanto ad oggi ci è stato da loro negato e ribadendo FORTEMENTE che siamo Noi gli usufruitori della “giustizia”- Malagiustizia (non certo le “Associazioni Magistrati” e gli “Ordini degli Avvocati, che CERTAMENTE sono interessati affinchè Tutto rimanga allo stato attuale…), con riferimento al 2° co Art. 1 e del 4° co Art. 118 della ns Costituzione, abbiamo il Diritto-DOVERE di farvi partecipi affinchè, da Organi facenti parte di Istituzioni che rappresentano la Sovranità del Popolo, per quanto di Vs competenza, valutiate e facciate Vostre le ns Improcastinabili proposte atte a porre fine a questo vero e proprio SCEMPIO della Giustizia in Italia,

nel concreto,

CHIEDIAMO:

1) l’Istituzione di un Organo EXTRA il C.S.M. e la Procura Generale, che si occupi di TUTTI i tipi di “Esposti”… “Segnalazioni”… e Denunce Querele nei confronti dei Magistrati e Avvocati, che dipenda dal Ministro della Giustizia affinchè possa perseguire direttamente e non solo “disciplinarmente tramite il CSM”… che, ad oggi, quando non possono farne a meno, li trasferiscono per “Incompatibilità Ambientale”… liberi di andare a fare danno in altre Circoscrizioni!!! (ci riserviamo di fornire Casi che lo dimostrano);

2) una Legge-Norma che prevede la recissione del contratto di lavoro tra lo Stato e i Magistrati che NON ottemperano al loro compito di servire con Lealtà e Terzietà la Giustizia, a prescindere se per malafede o per deficienza;

3) una Legge-Norma che ESCLUDE la “Prescrizione” dei Reati commessi da Magistrati e Avvocati, perché, come già esposto, sono degli aberranti, consapevoli, cinici e perdurevoli crimini contro la Persona;

4) i Processi nei confronti di Magistrati e Avvocati DEVONO essere PUBBLICI (non “tra quattro mura” con “Collegi” composti da loro “Colleghi”) e, per l’Efferratezza di Negazione alla Giustizia e approfitto della Buona Fede del Popolo, la Giuria deve essere composta anche da civili cittadini;

5) istituire una Norma, CERTA!, che le “interpretazioni”… dei vari Articoli di Legge, abbiano come INANIENABILE principio l’accertamento della Verità e FERMAMENTE escludere quelle “interpretazioni” che di fatto svuotano i primari Articoli Legislativi;

6) il licenziamento in tronco di tutti i Responsabili degli Uffici che “non si accorgono” delle “Sparizioni” di Denunce Querele e/o delle delinquenziali-Arbitrarie “Assegnazioni a Mod. 45 e 44”;

7) una Legge Norma che prevede l’obbligatorietà del Giudice ad interrogare direttamente le Parti sulle contraddittorietà riportate negli Atti di Causa;

8) una Legge Norma affinchè nei successivi “gradi di giudizio” -Appello e/o Cassazione- venga rilevata e, d’Ufficio, perseguita la palese interzietà da parte dei primi Giudici, dei Pubblici Ministeri e dei GIP;

9) una Legge che anche per la Diffamazione, come già per la Calunnia, sia obbligatorio l’accertamento della verità delle cose rese pubbliche e la NON punibilità qualora risultino veritiere;

10) una Legge che ANNULLI Tutti i Procedimenti e relative Pene, scaturiti dalle Strumentali e vigliacche “Denunce per Diffamazione” conseguenziali alla GIUSTA Pubblicazione da parte di chi NON ha trovato Giustizia nelle sedi competenti.

Ci riserviamo di portare all’Attenzione Casi in cui “la vittima di Malagiustizia”… che DOPO ANNI è comunque riuscita a vincere la Causa… il ricavato viene trattenuto come risarcimento per “avvocati” che hanno vinto la causa per diffamazione… . Che, come sappiamo… “la diffamazione” “prescinde” dalla verità dei fatti e dell’accertamento della Verità delle cose dichiarate e rese pubbliche. Che dovrebbe INVECE essere riconosciuto come encomiabile Servizio Pubblico in quanto, di fatto, serve a far si che altri Onesti cittadini possano salvaguardarsi e prendere le distanze da simili individui!!!

11) una Legge che persegua quegli Avvocati che abusano delle Norme Giudiziarie per intralciare la Giustizia, a prescindere dai loro autoreferenziali “Consigli dell’Ordine” (ci riserviamo di fornire NON pochi casi che dimostrano la consapevole copertura-protezione da parte di Molti “Consigli” nei confronti di DISONESTI loro iscritti);

12) che venga posto fine a questa impropria e ABNORME “Fabbrica di Lavoro” (dimostrata dal fatto che nel solo comprensorio di Roma… CI SONO PIU’ AVVOCATI CHE IN TUTTA LA FRANCIA), in cui e di cui, anche avvocati onesti, vivono Parassitariamente, di fatto rubandoci i soldi, “a prescindere”!!!

13) il Giusto inasprimento delle pene per i reati commessi da “Uomini di Legge e di Giustizia”, perché CERTAMENTE molto più consapevoli di noi comuni cittadini;

14) una Legge Norma che amplia i casi e le forme della partecipazione diretta del popolo all’amministrazione della Giustizia (già Art. 102 cost. 3° co);

15) che, sul tutto, venga abolita la Eclesiastica “Questione Morale” e che venga

applicata la Laica e giusta “Etica”, caratteristica di tutti gli Ordinamenti Giudiziari Democratici e Funzionali!

A conferma del tutto, “a campione”, mettiamo all’attenzione , 4 emblematici casi, che abbiamo ritenuto opportuno sintetizzare, con richiesta che al momento della valutazione sia presente anche una ns delegazione, composta da: Pino ZARRILLI di Firenze, Luigi IOVINO di Napoli, Francesca CHIUMIENTO di Roma, Eva POLAK di Montecatini Terme.

- il Caso IOVINO - LEONE di Napoli

- il Caso SANNINO di Firenze

- il Caso FRANCESCA CHIUMIENTO di Roma

- il Caso FRANCESCO DI LORENZO di Bergamo

NOTA: con riserva di fornirne Documentazione, segnaliamo anche i seguenti eclatanti Casi: “il Caso Pino Zarrilli” di Firenze, “il Caso Bruno Falzea” di Grosseto, “il Caso Angelo Dimastrodonato” di Udine, “il Caso Eva Polak“ di Montecatini Terme, “il Caso Alessandra Longo” di Roma, “il Caso Lucia Cortese” di Messina, “il Caso Paolo Balzano” di Modena”, “il Caso Massimo Cantatore” di Bari, “il Caso Antonina Costa“ di Cagliari, “il Caso Piera e Elio Corrado” di Firenze, “il Caso Giovanni Pancari” di Catania, “il Caso Pietro Belcastro” di Roma, “il Caso Elisa Pisan” di Trieste, “il Caso Gianfranco Chiarello” di Cosenza, “il Caso Borghini Nando” di Massa.

Ringraziando nuovamente dell’Attenzione già prestataci e con Fiducia nel prosieguo,

Con Cordiale Osservanza

Comitato Spontaneo Cittadini Contro la Malagiustizia

Per ogni eventuale, contattare

Pino ZARRILLI cell. 339 7172185 email “pino.zarrilli@gmail.com”

Luigi IOVINO cell. 347 7830719 email “info@luigiiovino.it”

P.S. mettiamo a conoscenza che:

- su disposizione del Presidente della Procura Generale della Corte dei Conti -Dr. Luigi Giampaolino, il 6 Luglio c.a 2011, siamo stati ricevuti dal suo Capo di Gabinetto Dr. Luigi Caso e, tenendo conto che abbiamo interloquito con un rappresentante della massima Autorità che si occupa dei costi e dello , siamo rimasti piuttosto “perplessi” dalle risposte e indicazioni dello stesso, in sintesi:

“per poter intervenire su quanto da voi denunciato (ABNORME sperpero di denaro pubblico da parte di Associazioni a Delinquere composte da “addetti alla Giustizia”), abbiamo bisogno di una Sentenza che certifichi la colpevolezza dei magistrati”.

Al ns fargli presente che è proprio l’Impossibilità ad avere queste Sentenze il motivo per cui ci siamo anche a loro parimenti rivolti, il Dr. Caso: “potete rivolgervi ai Consigli Giudiziari presieduti dai presidenti delle Corti d’Appello dei vari circondari”.

Al che, tornati a casa…, trovando in Rete le liste con i componenti dei suddetti “Consigli Giudiziari”, abbiamo rilevato che NON pochi dei facenti parte sono gli stessi “magistrati” e/o “avvocati” da noi denunciati e/o che comunque si sono “occupati” dei ns casi!!!;

- nonostante il quanto parimenti denunciato e successive ns reiterate richieste d’incontro e/o di essere perlomeno notiziati dal Ministro dell’Interno, solo lo scorso lunedì 11 Luglio siamo stato notiziati dal gent. Funzionario di turno del Gabinetto del Ministro -Dr. De Francisco, che, dalla sua ricerca, ha rilevato solo che in data 28 Marzo 2011 c’è una Nota in cui è scritto che il quanto a loro inviato dal ns Comitato.

Nota a margine:

Il sottoscritto Luigi Iovino, in calce alla propria esposizione ha chiesto ai membri della II Commissione Giustizia che volessero farsi parte diligente, di presentare una interrogazione a risposta in Commissione giustizia, al sig. Ministro della Giustizia pro tempore, affinchè il Governo risponda su quali rimedi abbia intenzione di adottare rispetto all'uso privatistico ed illecito che da più appartenenti al sistema giustizia viene fatto delle prerogative che a tale sistema sono riconosciute dalla legge, per favorire gli interessi di sistemi criminali neanche tanto occulti.

Luigi Iovino - www.luigiiovino.it



 
dibattitopubblDate: Lunedì, 15/08/2011, 17:26 | Message # 68
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MALAGIUSTIZIA... CHE FARE?

Di LUIGI061254



Caricato da LUIGI061254 in data 30/gen/2010

Al salone della Giustizia del 3 dicembre scorso, il presidente della Corte di Cassazione Vincenzo Carbone e altri componeni, si trovarono ad ascoltare grida di allarme e richieste di aiuto di cittadini vessati dal modo criminale in cui la giustizia viene amministrata da molti, troppi criminali, in un a"GOmorra Giudiziaria" che sembra non poter avere fine...
Sembrava veramente l'inizio di un dalogo ma poi, finito il "SALONE" solamente parole di circostanza tra politici e magistrati...
Hanno fatto come Totò in quel fil dove sott la giacca aveva una camicia finta... hanno speso qualche milione di euro per mostrarsi in televisione con i vestiti buoni..., ma, in fondo, sono degli straccioni dell'anima... NESSUNO ESCLUSO!!!
 
Eugenio_TravaglioDate: Sabato, 20/08/2011, 22:28 | Message # 69
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http://www.adusbef.it/consultazione.asp?Id=7241&T=A

GIUSTIZIA: DOPO IL POMPINO AL MINORE,ARRIVO' LA PROMOZIONE. MAZZETTE, ERRORI E MOLESTIE: I MAGISTRATI NON PAGANO MAI...

TRATTO DA WWW.DAGOSPIA.IT.
DOPO IL POMPINO AL MINORE ARRIVÒ LA PROMOZIONE (COSTO ALLO STATO 70 MLD DI LIRE) - L’INCREDIBILE STORIA DEL GIUDICE L.V., GRAZIE AL QUALE IN CASSAZIONE SI GUADAGNA DI PIÙ - IL LIBRO DI LIVADIOTTI SU PRIVILEGI, STIPENDI D’ORO E SENTENZE-TRUFFA DELLA CASTA DEI MAGISTRATI

1 - MAZZETTE, ERRORI E MOLESTIE: I MAGISTRATI NON PAGANO MAI...
Luigi Mascheroni per "Il Giornale"

«Chi sbaglia non paga. Mai» non è solo il titolo di un paragrafo del libro Magistrati, l'ultracasta (Bompiani) dell'inchiestista Stefano Livadiotti, penna particolarmente appuntita dell'Espresso e, di per sé, al di sopra di ogni aprioristico sospetto «malagiustizialista» (l'autore in passato ha inchiodato alle loro dolorose responsabilità pure i sindacati). «Chi sbaglia non paga. Mai» è anche - insieme - la tesi, il j'accuse e il filo conduttore di un pamphlet che prima mette sul banco degli imputati e poi trascina alla gogna gli eccellentissimi rappresentanti della «madre di tutte le caste», quella dei giudici e dei pubblici ministeri.
Uno stato nello Stato - sintetizza Livadiotti - «governato da fazioni che si spartiscono le poltrone in base a una ferrea logica lottizzatoria e riescono a dettare l'agenda alla politica». E ancora: «Un formidabile apparato di potere che, sventolando il sacrosanto vessillo dell'indipendenza, e facendo leva sull'immagine dei tanti magistrati-eroi, è riuscito a blindare la cittadella della giustizia, bandendo ogni forma di meritocrazia e conquistando per i propri associati un carnevale di privilegi».

2 - UNA STORIA DAVVERO ESEMPLARE...
Tratto da "Magistrati, l'Ultracasta" (Bompiani) di Stefano Livadiotti
Nella giustizia c'è un dieci per cento di autentici eroi pronti a sacrificarle carriera e vita: ma sono senza voce in un coro di gaglioffi che c'è da ringraziare Dio quando sono mossi soltanto da smania di protagonismo.
Indro Montanelli, "Corriere della Sera", 24 agosto 1998
VOSTRO ONORE E LA FELLATIO DA 70 MILIARDI
Un magistrato viene sorpreso in un cinema di periferia, dove ha promesso soldi a un ragazzino per appartarsi con lui. Scattano le manette e la sospensione dal lavoro. Poi, però, dopo tre gradi di giudizio e grazie a un'amnistia, tutto è annullato. E il Consiglio superiore della magistratura lo riabilita. Con una sentenza grottesca che fa impennare gli stipendi di migliaia di suoi colleghi. Ecco i verbali segreti di tutta la storia.
Sono le 18 di un freddo pomeriggio di dicembre quando L.V., rispettabile magistrato di corte d'appello con funzioni di giudice del Tribunale di Milano, fa il suo ingresso nella sala dell'Ariel, un piccolo cinema all'estrema periferia occidentale di Roma. Sullo schermo proiettano il film western La stella di latta. Ma ad attirare Vostro Onore nel locale non sono certo le gesta di John Wayne nei panni dello sceriffo burbero. No, a L.V., che ha ormai 41 anni suonati, dei cow-boy non frega proprio un fico secco. Se si è spinto tanto fuori mano è perché è in cerca di tutt'altro. Così, dopo aver scrutato a lungo nel buio della platea, individua il suo obiettivo. E, quatto quatto, scivola sulla poltroncina accanto a quella occupata dal quattordicenne I.M.
Quello che succede in seguito lo ricostruisce il verbale della pattuglia del commissariato di polizia di Monteverde che alle 19.15 raggiunge il locale su richiesta della direzione. "Sul posto c'era l'appuntato di polizia G.P., in libera uscita e perciò casualmente spettatore nel cinema, che consegnava ai colleghi sopravvenuti due persone, un adulto e un minore, e indicava in una terza persona colui che aveva trovato i due in una toilette del cinema. L'adulto veniva poi identificato per il dottor L.V. e il minorenne per tale I.M. Il teste denunciante era tale F.Z."
"L'appuntato P. riferiva che verso le 19, mentre assisteva in sala alla proiezione del film, aveva sentito gridare dalla zona toilette: ‘zozzone, zozzone, entra in direzione!'. Accorso, aveva trovato il teste Z. che, indicandogli i due, affermava di averli poco prima sorpresi all'interno di uno dei box dei gabinetti, intenti in atti di libidine. Precisava, poi, lo Z. che, entrato nel vestibolo della toilette, aveva scorto i due che si infilavano nel box assieme, richiudendovisi. Aveva allora bussato ripetutamente, invitandoli a uscire, ma senza esito. Soltanto alla minaccia di far intervenire la polizia l'uomo aveva aperto, tentando di nascondere il ragazzo dietro la porta."
"Il minorenne, a sua volta, raccontava che verso le 18 era seduto nella platea del cinema intento a seguire il film quando un individuo si era collocato sulla sedia vicina: poco dopo questi aveva allungato un mano toccandogli dall'esterno i genitali. Egli aveva immediatamente allontanato quella mano e l'uomo se n'era andato. Ma dopo dieci minuti era ritornato, rinnovando la sua manovra. Questa volta egli aveva lasciato fare e allora l'uomo gli aveva sussurrato all'orecchio la proposta di recarsi con lui alla toilette, promettendogli del denaro. Egli s'era alzato senz'altro, dirigendosi alla toilette, seguito dall'uomo. Entrati nel box, l'uomo gli aveva sbottonato i calzoni, ed estratto il pene lo aveva preso in bocca."
Adescare un ragazzino in un cinema è un fatto che si commenta da solo. Che a farlo sia poi un uomo di legge, o che tale dovrebbe essere, appare inqualificabile. Ma non è solo questo il punto. Se i fatti si fermassero qui, non potrebbero essere materia di questo libro. Invece, come vedremo, la storia che comincia nella sala dell'Ariel giovedì 13 dicembre del 1973, per concludersi ingloriosamente 8 anni dopo, va ben oltre lo squallido episodio di cronaca.
Per diventare emblematica della logica imperante almeno in una parte del mondo della magistratura ordinaria (di cui esclusivamente ci occuperemo, senza prendere in considerazione quelle contabile, amministrativa e militare). Cioè, in una casta potentissima e sicura dell'impunità. Dove lo spirito di appartenenza e l'interesse economico possono portare a superare l'imbarazzo di coprire qualunque indecenza.
Dove il vantaggio per la categoria finisce a volte per prevalere su tutto il resto e l'omertà è la regola. Dove in certi casi giusto la gravità dei comportamenti riesce a offuscare la loro dimensione ridicola.
Quel giorno, e non potrebbe essere altrimenti, V. viene dunque arrestato. Vostro Onore cerca disperatamente di negare l'evidenza. S'arrampica sugli specchi, raccontando di aver pensato che il ragazzino si sentisse male e di averlo quindi seguito nel bagno proprio per assisterlo. Ma non c'è niente da fare: l'istruttoria conferma la versione della polizia. Così, il Tribunale di Grosseto rinvia a giudizio V. per atti osceni e corruzione di minore. E, il 28 dicembre del 1973, si muove anche la sezione disciplinare del Csm, l'organo di governo della magistratura, che lo sospende dalle funzioni. V. sembra davvero un uomo finito.
Ma non è così. Il 21 gennaio del 1976, il verdetto offre la prima sorpresa. Con il loro collega, i giudici toscani si dimostrano più che comprensivi. Il tribunale della ridente cittadina dell'alta Maremma ritiene infatti che, "atteso lo stato del costume", l'atto compiuto da V. nella sala del cinema vada considerato soltanto come contrario alla pubblica decenza. Come, "atteso lo stato del costume"?
Cosa succedeva all'epoca nei cinema di Grosseto: erano un luogo di perdizione e nessuno lo sapeva? Boh. Andiamo avanti: "Conseguentemente, mutata la rubrica nell'ipotesi contravvenzionale di cui all'articolo 726 del codice penale, lo condanna alla pena di un mese di arresto [...] Per quanto poi riguarda la seconda parte dell'episodio, esclusa la procedibilità ex officio, essendo ormai il fatto connesso con una contravvenzione, proscioglie il V. per mancanza di querela dal delitto di corruzione".
Ma il procuratore generale non è d'accordo, e questa è una buona notizia per tutto il paese. E V., che pure dovrebbe fregarsi le mani, neanche. Entrambi presentano ricorso. Si arriva così all'8 marzo del 1977, quando a pronunciarsi è la corte d'appello di Firenze, che ribalta il precedente giudizio. Ma lo fa a modo suo. Per i giudici di secondo grado, quelli di V. sono atti osceni. Evviva. Però, siccome il primo approccio con il ragazzino è avvenuto nella penombra e l'atto sessuale si è poi consumato nel chiuso del gabinetto, il fatto non costituisce reato. V. se la cava quindi con una condanna a 4 mesi, con la condizionale, per la sola corruzione di minori. E di nuovo, non contento, ricorre, con ciò stesso dimostrando la sua incrollabile fiducia nella giustizia. Assolutamente ben riposta, come dimostra il terzo atto della vicenda, che va in scena due anni dopo, il 30 marzo del 1979: "La corte suprema, infine [...] annulla senza rinvio limitatamente al delitto di corruzione di minorenne, a seguito dell'estinzione del reato in virtù di sopravvenuta amnistia". Amen.
V. era definitivamente sputtanato davanti a tutti i colleghi. Ma senza più conti in sospeso con la legge. E tanto bastava al Consiglio superiore della magistratura (d'ora in avanti Csm), che il successivo 29 giugno revocava la sua sospensione, rigettando una richiesta in senso contrario del procuratore generale della cassazione, perché "le circostanze non giustificavano l'ulteriore mantenimento [...] di una sospensione durata cinque anni e mezzo". A V. restava da superare solo un ultimo scoglio: il verdetto della sezione disciplinare. Ed è proprio in quella sede che la storia assumerà i toni più grotteschi.
La sceneggiata finale, come racconta nel dettaglio la sentenza finora inedita, scritta a macchina e lunga 12 pagine, si svolge il 15 maggio del 1981, quando si riunirono i magnifici 9 della giuria che deve esaminare il dossier n. 294. Molti di loro faranno una carriera coi fiocchi. C'è l'allora vicepresidente del Csm, che è addirittura Giovanni Conso, futuro numero uno della consulta e ministro della giustizia, prima con Amato e poi con Ciampi. C'è Ettore Gallo, che all'inizio degli anni novanta s'accomoderà anche lui sul seggiolone di presidente della corte costituzionale.
C'è Giacomo Caliendo, che oggi siede nel governo di Silvio Berlusconi, con l'incarico di sottosegretario alla giustizia. C'è Michele Coiro, che sarà procuratore generale del Tribunale di Roma e poi direttore generale del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. E ancora: i togati Luigi Di Oreste, Guido Cucco, Francesco Marzachì e Francesco Pintor, e il laico Vincenzo Summa.
Chi pensa che in un simile consesso le parole siano misurate con il bilancino è completamente fuori strada. Vista dall'esterno, la sede del Csm ha perfino un che di lugubre, ma quando si riunisce la sezione disciplinare l'atmosfera è più quella del Bagaglino. La sentenza offre un campionario di spunti dalla comicità irresistibile. Come quello offerto dal medico di V., che lascia subito intendere quale incredibile piega potrà prendere la vicenda. "Veniva anche sentito il medico curante, dottor G., che testimoniò di aver sottoposto il V. a intense terapie nell'anno 1970 a causa di un trauma cranico riportato per il violento urto del capo contro l'architrave metallico di una bassa porta. Si trattava di ferita trasversale da taglio all'alta regione frontale, che il medico suturò previa disinfezione."
Vostro Onore, insomma, aveva dato una craniata. E allora? "Benché fosse rimasto per dieci giorni nell'assoluto prescritto riposo, il paziente accusò per vari mesi preoccupanti disturbi, quali cefalee intense, sindromi vertiginose, instabilità dell'umore, turbe mnemoniche. Le ulteriori terapie praticate diedero temporaneo sollievo, ma vi furono frequenti ricadute, soprattutto di carattere depressivo, che si protrassero fino al 1972 [...]
È emerso che la madre dell'incolpato è stata ricoverata per 25 anni in clinica neurologica a causa di gravi disturbi." Che c'entra?, direte voi. Tempo al tempo.
Dopo quella del luminare, la seconda chicca è la testimonianza dell'amico notaio. "All'odierno dibattimento sono stati escussi sette testimoni, dai quali è rimasta confermata l'irreprensibilità della vita dell'incolpato, prima e dopo il grave episodio, e soprattutto la serietà dei suoi studi e del suo impegno professionale. In particolare, il notaio dottor M. ha ricordato il fidanzamento del dottor V. con la sorella, assolutamente ineccepibile sul piano morale per i quattro-cinque anni durante i quali egli ha frequentato la famiglia. Il matrimonio non è seguito per ragioni diverse dai rapporti tra i fidanzati, che sono anzi rimasti buoni amici." Par di capire, tra le righe, che V. non molestasse sessualmente la fidanzata. La credibilità della qual cosa, alla luce della sua successiva performance con il ragazzino, appare, questa sì, davvero solida.
Nonostante le strampalate deposizioni, gli illustri giurati sembrano decisi a fare sul serio. E subito escludono in maniera categorica di poter credere alla versione che il collega V., a dispetto di tutto, si ostina a sostenere. "I fatti," tagliano corto, "vanno assunti così come ritenuti dai magistrati di merito dei due gradi del giudizio penale".
Poi, però, cominciano a tessere la loro tela. "E tuttavia ciò che colpisce e stupisce, in tutta la dolorosa e squallida vicenda, è la constatazione che l'episodio si staglia assolutamente isolato ed estraneo nel lungo volgere di un'intera esistenza, fatta di disciplina morale, di studi severi e di impegno professionale."
Come diavolo abbiano fatto a stabilire che "l'episodio si staglia assolutamente isolato", i giurati lo sanno davvero solo loro. Ma andiamo avanti. La prosa è zoppicante, però vale la fatica: "Tutto questo non può essere senza significato e non può essere spiegato se non avanzando due diverse ipotesi. O l'episodio ha avuto carattere di improvvisa e anormale insorgenza, quasi di raptus, la cui eziologia va ricercata e messa in luce; oppure se, al di sotto delle apparenze, sussiste effettivamente una natura sessuale deviata o almeno ambigua, è doveroso stabilire perché mai essa si sia rivelata soltanto e unicamente in quell'occasione, durante tutto il corso di un'intera esistenza". L'alto consesso propende, ça va sans dire, per la prima delle due ipotesi.
"Già [...] i giudici penali avevano adombrato suggestivamente, in presenza dei referti clinici, della deposizione del curante e di quella del maresciallo S. che eseguì l'arresto, che la capacità di intendere e di volere del V., al momento del fatto, doveva essere scemata a tal punto da doversi ritenere ‘ridotta in misura rilevante', e ciò - secondo i giudici - ‘per una sorta di psicastenia, di una forma di malattia propria, tale da alterare specialmente l'efficienza dei suoi freni inibitori contro i suoi aberranti impulsi erotici'".
Poste le premesse, i giudici dei giudici preparano il gran finale, citando il parere pro veritate di due professori, scelti naturalmente dalla difesa di V. "Secondo gli psichiatri [...] l'episodio in esame, non soltanto costituisce l'unico del genere, ma esso, anzi, ponendosi in netto contrasto con le direttive abituali della personalità, è da riferirsi a quei fatti morbosi psichici che, iniziatisi nel 1970, si trovavano in piena produttività nel 1973, all'epoca del fatto. Durante il quale, pur conservandosi sufficientemente la consapevolezza dell'agire, restò invece completamente sconvolta la ‘coscienza riflettente', cioè la rappresentazione preliminare degli aspetti etico-giuridici della condotta da tenere e delle sue conseguenze. Il che ha reso inerte la volontà di inibire quelle spinte pulsionali su cui il soggetto non riusciva più a esprimere un giudizio di valore."
Tutta colpa, dunque, della "coscienza riflettente", che era andata in tilt. Ma come mai? Chiaro: "Su tutta questa complessa situazione il trauma riportato nel 1970 ha svolto un ruolo - secondo i clinici - di graduale incentivazione delle dinamiche conflittuali latenti nella personalità, fino all'organizzazione della sindrome esplosa nell'episodio de quo".
Vostro Onore, dunque, dopo la zuccata è diventato scemo? Neanche per sogno. Lo è stato, ma solo per un po'. "D'altra parte, poi, proprio l'alta drammaticità delle conseguenze scatenatesi a seguito del fatto, unita alle ulteriori cure e al lungo distacco dai fattori contingenti e condizionanti, hanno favorito il completo recupero della personalità all'ambito della norma, come è testimoniato dai successivi otto anni di rinnovata irreprensibilità." Adesso insomma Vostro Onore è guarito e può senz'altro rimettersi la toga. "Il che comporta essersi trattato di un episodio morboso transitorio che ha compromesso per breve periodo la capacità di volere, senza tuttavia lasciare tracce ulteriori sul complesso della personalità."
Conclusione, in nome del popolo italiano: "Il proscioglimento, pertanto, si impone". Addirittura. "La sezione assolve il dottor V. perché non punibile avendo agito in istato di transeunte incapacità di volere al momento del fatto". Il procuratore se n'è fatta una ragione e non propone l'impugnazione. Il futuro ministro non ha nulla da eccepire. Il collega che siederà sullo scranno di presidente della consulta se ne sta muto come un pesce.
E, diligentemente, i giurati mettono la firma sotto una simile sentenza. Dove si racconta la storiella di uno che ha sbattuto la testa e tre anni dopo è diventato scemo e ora però non lo è più. A parte il fatto che una zuccata prima o poi l'abbiamo presa tutti, magari pure Conso e Gallo, e qualcuno di noi da piccolo è perfino caduto dalla bicicletta: ma non è che poi ci siamo messi proprio tutti a dare la caccia ai ragazzini nei cinema di periferia.
Il fatto che la sezione disciplinare del Csm non sia esattamente un tribunale islamico non è certo una notizia. Nel capitolo 3, intitolato Gli impuniti, ne racconteremo davvero di tutti i colori. Ma il caso di V. è al di là di ogni limite. Anche perché la sua storia non è rimasta sotto traccia come molte altre. Al contrario, nel mondo della magistratura è diventata molto, ma proprio molto popolare.
Per un motivo semplicissimo, raccontato, nell'ottobre del 1994, dall'avvocato ed ex parlamentare radicale Mauro Mellini, in Il golpe dei giudici. Mellini sa bene quel che dice. Il libro lo ha infatti scritto quando aveva appena lasciato il Csm, di cui era consigliere: "A conclusione della vicenda V. non solo aveva ripreso servizio, ma era stato valutato positivamente per la promozione a consigliere di cassazione, conseguendo però tale qualifica con un ritardo di molti anni. E, avendo cumulato nel frattempo molti scatti di anzianità sul suo stipendio di consigliere d'appello, si trovò per il principio del trascinamento a portarsi dietro, nella nuova qualifica, lo stipendio più elevato precedentemente goduto grazie a tali scatti e a essere quindi pagato più di tutti i suoi colleghi promossi in tempi normali.
Questi ultimi, allora, grazie all'istituto del galleggiamento, ottennero un adeguamento della loro retribuzione al livello goduto dal nostro magistrato". Come consigliere, Mellini aveva modo di accedere agli archivi segreti del Csm. E così si era tolto la curiosità di fare due conti. "Pare che tale marchingegno abbia comportato per lo stato un onere di oltre 70 miliardi." Tanto è costato ai cittadini italiani il caldo pomeriggio del pedofilo in toga. Trasformato d'un colpo da reprobo a benefattore dell'intera categoria.
La domanda è inevitabile. Quando hanno deciso di prosciogliere il collega, Lor Signori del Csm non avevano a portata di mano un pallottoliere per fare due conti? O, al contrario, hanno prosciolto V. proprio perché i conti li avevano fatti, eccome? La risposta è arrivata nel 1993: il 29 settembre V. si è visto negare l'ultimo passaggio di carriera, quello alle funzioni direttive superiori della cassazione. Eppure, i fatti sulla base dei quali è stato giudicato erano gli stessi di prima. Sarà perché nel frattempo era stato abolito il galleggiamento? E quindi nessuno avrebbe beneficiato di una sua ulteriore promozione?

04/06/2009
 
MariaRosaDeHellagenDate: Mercoledì, 24/08/2011, 00:35 | Message # 70
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Non sempre i giornalisti sono a caccia di scoop. Non si spiegherebbe altrimenti l’assordante silenzio su una vicenda che segnerebbe una possibile svolta nel caso Melania Rea. Un Pubblico Ministero della Procura di Roma, Paolo Ferraro, ha infatti denunciato una “setta satanica massonica” con importanti collegamenti con l’esercito che avrebbe avuto un ruolo nell’omicidio della giovane donna. A boicottare la denuncia, oltre ai mass media, ci avrebbe pensato il Consiglio Superiore della Magistratura che il 16 giugno ha sospeso per quattro mesi il PM con l’accusa di “infermità mentale”.

Paolo Ferraro sarebbe pazzo? Sembrerebbe di no dato che degli attestati documentano la sua perfetta salute fisica e mentale, non ha mai avuto provvedimenti disciplinari di alcun tipo e ha sempre avuto giudizi di ottimo rendimento.

Ci sarebbe una congiura contro di lui? Sembrerebbe di sì perché il suo avvocato, Giorgio Carta, denuncia strane anomalie nel comportamento del CSM: preavvisi irrisori sulle scadenze procedimentali che non consentono la migliore delle difese e, addirittura, la sospensione di quattro mesi quando il perito che deve accertare le condizioni di salute del PM non ha ancora terminato i suoi lavori!

Una storia, quella che si sta consumando nella Procura di Roma, già sentita: negli anni ’80 Paul Bonacci denunciò una setta (i cui membri erano noti personaggi americani tra cui un deputato e il conduttore televisivo Larry King) che sequestrava, violentava e sacrificava a satana bambini e neonati ma misteriosi “incidenti” fecero arenare le indagini; stessa fine per l’inchiesta che negli anni ’90 collegava “il mostro di Marcinelle” con personaggi importanti del Belgio, inclusa la famiglia reale… Evidentemente il “mondo sotterraneo”, il potere occulto dedito a sacrifici umani, banchetti sessuali e riti esoterici deve rimanere nascosto mentre ogni anno, solo in Italia, continuano a scomparire migliaia di bambini.

Cito da una nota di facebook di Paolo Ferraro:

"Il magistrato Paolo Ferraro, a seguito di una vicenda complessa e delicata ha scoperto una setta in ambienti militari, con probabili collegamenti e connessioni, eccellenti coperture. E arrivano dati e testimonianze che vanno ben oltre . Il paese deve sapere e verrà analiticamente informato.

Questo magistrato che molti conoscono per l'impegno indipendente e rigoroso ha patito in due anni e mezzo, tutto ciò che accade a chi scopre un vaso di pandora.

Poiché una cospicua parte dell’informazione ufficiale nasconde la notizia, occorre che ciascuno valuti e la diffonda, con ciò assicurando la circolazione democratica della stessa .."

Qui trovate il profilo di Paolo Ferraro a cui potete richiedere l'amicizia: https://www.facebook.com/PAOLOMAG
Questa è la nota in cui trovate diversi link utili per approfondire la vicenda: https://www.facebook.com/note.php?note_id=128174010609926

Questo è invece un evento simbolico creato dalla nostra pagina "Lo sai". Abbiamo deciso di creare un evento in modo tale che chiunque ne senta il bisogno possa invitare i propri contatti a partecipare. Facebook, se usato bene, è un mezzo formidabile per far girare le informazioni che i media di regime vogliono tenerci nascoste. Inoltre sull'evento troverete gli aggiornamenti sulle manifestazioni che si stanno organizzando. Aiutiamo Paolo Ferraro, non perdiamo quest'occasione per cercare di scoprire la verità. Vi costerà solo qualche clic..
 
MariaRosaDeHellagenDate: Mercoledì, 24/08/2011, 01:42 | Message # 71
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http://www.ilgiornale.it/interni/i_loro_sbagli_ci_costano_400_milioni_pero_magistrati_non_pagano_mai/30-01-2011/articolo-id=502668-page=0-comments=1

QUESTA MAGISTRATURA E' INTOCCABILE I SUOI ERRORI CI COSTANO 400 MILIONI

Ecco i risarcimenti ai cittadini vittime di ingiusta detenzione o di errori giudiziari negli ultimi 10 anni. Ma nello stesso periodo sanzioni dure solo per una decina di toghe. La Corte europea ha condannato l'Italia a ripetizione per le sentenze lumaca. Ma il Csm fa da scudo alla Casta


La Casta, com’è stata chiamata quella dei magistrati, difende se stessa con la giustizia «domestica» e corporativa. Quella del Csm, dove si celebrano i processi promossi dai titolari dell’azione disciplinare: il ministro della Giustizia e il Procuratore generale della Cassazione.

Nell’ultimo decennio in Italia la media dei magistrati colpiti dalla rimozione dall’ordine giudiziario per gravi illeciti disciplinari, è di 1,3 ogni anno. Tra il 2000 e il 2007 la sanzione più grave è stata applicata 6 volte, nel triennio 2008-2010 ha riguardato 7 toghe. Nel 2008 le sanzioni disciplinari di vario grado hanno colpito meno dello 0,5 per cento dei magistrati.

Per il Pg della Suprema Corte Vitaliano Esposito, che ne ha parlato all’inaugurazione dell’anno giudiziario, qualcosa sta cambiando. Ma rimane il fatto che l’altissimo numero degli esposti di privati cittadini, dice l’alto magistrato, «è la testimonianza più evidente dell’insoddisfazione, largamente diffusa, per il “servizio giustizia”». Delle 1.382 denunce arrivate lo scorso anno alla Procura generale ne risultano 573 di privati, anche se per Esposito in realtà sono molti di più per un errore di classificazione.
Le cause intentate dai cittadini vittime di ingiusta detenzione o errori giudiziari, negli ultimi 10 anni sono costate allo Stato italiano circa 400 milioni di euro.
A questa insoddisfazione dei cittadini, secondo il Pg, «non si può sempre ovviare con lo strumento disciplinare, concepito dal legislatore come rimedio specifico per reprimere situazioni di grave patologia comportamentale dei magistrati». Esposito sottolinea che ci sono «altri strumenti» nell’ordinamento per contrastare i comportamenti colpevoli dei magistrati.
Il problema è che leggi come quella sulla responsabilità civile delle toghe, rimangono lettera morta. E i dati della Commissione europea per l’efficacia della giustizia dicono che nella classifica della severità delle sanzioni applicate ai suoi membri, la magistratura italiana si trova al sesto posto fra i Paesi del Consiglio d’Europa.
Spesso non solo giudici e pm non pagano per inchieste basate sul nulla, violazioni dei criteri di competenza, dispendiose e spettacolari azioni che portano dopo anni ad archiviazioni, ma neppure questo ha riflessi sulla loro carriera politica, come dimostrano tanti casi di promozioni e normale scalata nella carriera malgrado curricula fortemente macchiati.
Nella recente riforma dell’ordinamento giudiziario si pone fine all’automatismo e si introducono le valutazioni periodiche di professionalità e produttività, ma il sistema è ben lontano dall’essere a regime. Ci vorrebbero, tra l’altro, gli standard di produttività delle toghe previste dalla legge. Per il settore civile, però, è partita in grave ritardo questo mese solo la prima sperimentazione in tre città (Bologna, Firenze e Caltanissetta), mentre per il penale siamo in alto mare.
Il Pg della Cassazione spiega che da due anni trasmette al Csm fascicoli da archiviare perché non sono stati individuati comportamenti illeciti, che però evidenziano «vistose cadute di professionalità, non solo tecnica», perché se ne tenga conto nella progressione di carriera e per l’attribuzione di incarichi direttivi. Ma è il Csm a decidere e la forza delle correnti a Palazzo de’ Marescialli è sempre forte.
Quello dei ritardi nel deposito delle sentenze è un problema enorme. Ed Esposito denuncia: «Non siamo più in grado neanche di pagare gli indennizzi dovuti per la violazione dei canoni di un giusto e celere processo (legge Pinto, ndr.». La Corte europea di Strasburgo ci ha condannato per 475 casi di ritardi nel pagamento dei risarcimenti: si è passati da quasi 4 milioni di euro del 2002 agli 81 del 2008, di cui ben 36,5 non ancora pagati. Esposito richiama i capi degli uffici giudiziari, chiede controlli maggiori per velocizzare i tempi della giustizia e smaltire l’arretrato che soffoca i tribunali. Ma sono richiami che sentiamo ogni anno e quasi sempre rimangono inascoltati.

di Anna Maria Greco

 
MariaRosaDeHellagenDate: Mercoledì, 24/08/2011, 02:08 | Message # 72
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Pg Cassazione: "Processi più lenti che in Africa"

"La magistratura deve restare estranea a ogni conflitto con le parti politiche", è il monito del pg della Cassazione Esposito, all'inaugurazione dell'anno giudiziario. "Non possiamo andare avanti così". Alfano: "No alla gogna mediatica". Record di costi per le intercettazioni

Roma - Inizia l'anno giudiziario e montano le polemiche sul problema "giustizia". Il presidente della Cassazione, all’inaugurazione dell’anno giudiziario, ha denunciato la giustizia lumaca: i processi, ha detto Carbone, sono più lenti che in Africa. Il procuratore generale Esposito: nel 2008 i ritardi sono costati oltre 32 milioni di euro allo Stato gli indennizzi ai cittadini. Carbone: limitare le proroghe alle intercettazioni. Esposito: sono un mezzo d’indagine costoso ma sono essenziali. Il ministro Alfano: per la riforma serve una squadra coesa.

"Non si può andare avanti così" Sullo fondo della relazione del procuratore generale spicca un monito: non si può andare avanti così. "È mio fermo convincimento che la magistratura debba restare rigorosamente estranea a ogni conflitto con le parti politiche: l’unica politica consentita al magistrato, nell’esercizio delle sue funzioni, è quella di seguire la legalità". È il monito di cui si fa interprete il procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, nel suo intervento per l’inaugurazione dell’anno giudiziario.

"Non possiamo andare avanti così" Fanalini di coda della giustizia internazionale. L’ Italia è al 156/mo posto su 181 paesi nella classifica del funzionamento del sistema giudiziario. "Non possiamo andare avanti così": lo ha detto il primo presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone, nella relazione che ha aperto la cerimonia dell’ inaugurazione dell’ Anno Giudiziario.

Nella magistratura sacche di inettitudine Anche nella magistratura sono presenti "sacche di inefficienza e di inettitudine". A dirlo un addetto ai lavori. Colpisce a fondo Vitaliano Esposito, nella sua relazione per l’inaugurazione dell’anno. Per quanto riguarda l’attività in materia disciplinare della Procura generale, facendo riferimento al potere conferitogli di avviare procedimenti a carico di giudici e pm, Esposito assicura che eserciterà con rigore il compito assegnatogli: "Senza condizionamento alcuno, con il solo fine di contribuire a eliminare quelle sacche di inefficienza e inettitudine che sono presenti nella magistratura, ma che coinvolgono una sparuta minoranza rispetto l’assoluta maggioranza negli appartenenti all’ordine giudiziario, i quali svolgono la loro attività con impegno, abnegazione, spirito di sacrificio, elevata professionalità, al solo scopo di rendere un servizio quanto più possibile efficiente agli utenti della giustizia con i mezzi umani, materiali e normativi messi a loro disposizione".

Centocinquanta procedimenti a 183 toghe Nell’ultimo anno sono aumentate dell’11% le azioni disciplinari avviate dalla Procura generale della Cassazione (111) e dal ministro della Giustizia (36). In tre casi l’azione disciplinare è stata esercitata per gli stessi fatti da entrambi. Complessivamente i procedimenti sono stati 150 e hanno coinvolto 183 magistrati. Lo sottolinea il Procuratore generale della Cassazione Italiano Esposito nella sua relazione all’inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2009. "L’aumento - spiega Esposito - ha tratto origine da un incremento sostanzialmente uguale, in termini percentuali, delle azioni promosse dai due titolari". Le condanne emessa dalla Sezione disciplinare del Csm sono state 36 mentre 17 sono state le sentenze di estinzione del giudizio per dimissioni delle toghe colpite dai procedimenti. 28 sono state le sentenze di assoluzione e 36 quelle che hanno stabilito di non procedere a dibattimento.

Intercettazioni care ma necessarie Le intercettazioni telefoniche costano molto, ma sono strumenti di indagine "essenziali". È uno dei punti salienti della relazione del procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, all’inaugurazione dell’anno giudiziario. Per Esposito, sono "strumenti utili per il contrasto a diversi fenomeni criminali e ancora di più necessari per le indagini sulla criminalità organizzata o finalizzate alla cattura di latitanti, in un periodo storico in cui il contributo dei collaboratori di giustizia è estremamente ridotto". L’auspicio, quindi, "è che siano reperite risorse adeguate a un servizio più efficiente".

Comunicazioni via web Giustizia al passo coi tempi. "La diffusione delle comunicazioni via Internet richiede un adeguamento della disciplina". Ad affermarlo è il pg della Corte di Cassazione, Vitaliano Esposito, nel suo intervento all’inaugurazione dell’anno giudiziario. "Mentre si è in attesa - spiega Esposito - dell’entrata in vigore delle norme che prevedono l’assegnazione agli utenti del cosiddetto ip univoco, ossia di un codice identificativo che consenta l’individuazione degli accessi alla Rete e ai siti visitati, occorre che venga definita la natura tecnica della struttura Skype e similari e della conseguente attribuzione alla stessa della natura di rete telefonica, soggetta come tale alle prestazioni obbligatorie previste dal codice per le comunicazioni".

Alfano: efficienza vitale per democrazia "Recuperare efficienza, credibilità e fiducia nel sistema giudiziario italiano è una questione vitale per la democrazia". Così il ministro della Giustizia Angelino Alfano nella sua relazione all’inaugurazione dell’anno giudiziario oggi in Cassazione, sottolinea l’esigenza di "un vero e proprio imperativo categorico per tutte le istituzioni", quello di recuperare l’efficienza nell’organizzazione della giustizia.

"Il livello di una adeguatezza raggiunto dalla macchina giudiziaria - ha detto Alfano - non permette più di concentrarsi per il superamento di questa o l’altra emergenza. Necessità un approccio di sistema ed è quello che stiamo coltivando".

Serve squadra coesa per riforma Per riformare la giustizia serve "un grande lavoro di squadra", perchè solo così si potranno "superare le difficoltà tecniche ed anche quelle politiche", ha aggiunto Alfano. "Una squadra - aggiunge - che si chiama Stato, una squadra ove non è accettabile che ognuno giochi soltanto per se stesso o peggio, manifesti preconcetta fiducia verso gli altri protagonisti della partita". A fare parte di questa "squadra coesa" sono - secondo Alfano - i magistrati, gli avvocati, il personale amministrativo, le forze dell’ordine, il Parlamento, il Governo. "Occorre guardare tutti insieme al bene del Paese che, ricordiamolo, è il Paese di Irnerio e Beccaria, di Mortati e Carnelutti, di Saetta e Livatino. Miglioriamo, dunque, la giustizia - conclude - facciamolo insieme".

"Basta gogne mediatiche" Il governo sta "lavorando ad un diritto processuale autenticamente giusto, rispettoso al contempo delle esigenze investigative e della dignità della persona, soprattutto se estranea all’investigazione e, tuttavia, coinvolta in quella che troppo spesso diventa una gogna mediatica tanto invincibile quanto insopportabile". Ha spiegato il Guardasigilli. «Stiamo lavorando -ha aggiunto Alfano- affinchè il processo sia rapido e sia giusto, consapevoli che un processo giusto con una sentenza tardiva è comunque ingiusto. Per converso, un processo rapido ma che non abbia in sè effettivamente tutte le garanzie del giusto processo non può che approdare anch’esso ad una decisione ingiusta».

Mancino: "Serve una riforma condivisa" Alla giustizia serve "una riforma condivisa" e che introduca ’innovazioni profonde e duraturè, afferma il vicepresidente del Csm Mancino. Durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario Mancino si è rivolto al capo dello Stato:"Quella che stiamo vivendo è una fase interessante per affrontare le riforme necessarie, come Lei, con grande equilibrio e riconosciuto senso delle istituzioni, puntualmente sottolinea auspicando capacità di ascolto e di dialogo tra forze politiche e magistratura".
 
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