"Fanno meno danno cento delinquenti che un cattivo giudice"- Quevedo Vilegas
Si parla tanto di cos'è la malagiustizia italiana, si parla di un'unione dei poteri dello stato in un'unica malsana unione, di un' associazione i membri della quale godono dei privilegi di non essere mai puniti e/o sottoposti sotto indagini e/o processi, di vera mafia, dei reati e dell'impunità degli stessi giudici e pubblici ministeri, della casta degli impunibili. Di solito giudici accusano politici di essere la colpa del loro comportamento e dell'inosservazione della legge, politici si dichiarano di essere ingiustamente perseguitati dai giudici. Un gioco di accuse con tanto rumore scopo avente di nascondere l'unione dei poteri e la collabiorazione tra gli stessi. Tanto rumore che è talmente ben organizzato che tutte le riforme e provvedimenti sono orientati a non cambiare nulla.
“…la giustizia in Italia non funziona (non “funziona mele”, proprio “non funzion per niente”). E non funziona non per motivi accidentali, per qualche inconveniente del momento, ma proprio per una precisa scelta politica. … Il Parlamento italiano è stato massicciamento impegnato non già nel risolvere i problemi della giustizia, perché funzionasse meglio, ma nell’assicurare l’impunità ad amici e amici degli amici”, - ha scritto la giudice Lima Felice nel suo articolo “La responsabilità dei magistrati nella crisi della giustizia” (pubblicato sul blog “Uguale per tutti”), omettendo accuratamente di accennnare su una totale inensistenza di punizioni per i giudici che hanno sbagliato o hanno commesso reati volontariamente. Senza parlare di mancato risarcimento dei danni causati da cattivo lavoro.
Mentre i giudici fanno finta di voler cambiare le cose, i cittadini esprimono la loro opinione:
Comunicato stampa del Movimento per la Giustizia Robin Hood e Avvocati senza Frontiere
Il MalPaese. Un'associazione a delinquere di stampo mafioso-istituzionale denominata "Giustizia"
Cari amici e sostenitori di una giustizia veramente = per tutti, a nome del Movimento per la Giustizia Robin Hood e di Avvocati senza Frontiere, condividendo il comune senso di sfiducia verso la politica (anche noi ai tempi di "MANI PULITE" raccogliemmo oltre 250.000 firme e le offrimmo a Di Pietro, Borrelli e ai cosiddetti magistrati del Pool che le rifiutarono, senza alcun confronto), desidero esprimerVi i miei più sinceri ringraziamenti per il Vs. costante impegno nel tentativo di toccare le coscienze e costruire una società basata sui principi della ragione e della verità, contro ogni mistificazione e forma di violenza o abuso nei confronti dei soggetti più deboli. Parti sociali che per ottenere la dovuta giustizia non possono certo permettersi di pagare parcelle miliardarie a centinaia di avvocati o, comprare televisioni, testate giornalistiche o, peggio, corrompere istituzioni, partiti, pubblici funzionari e magistrati, inquinando il regolare corso della giustizia e sovvertendo la legalità.
Anch'io ho letto con attenzione la dotta ricostruzione di Felice Lima sulla pretesa "guerra tra procure" www.toghelucane.blogspot e condivido pienamente che non si possa più aspettare. Il nodo centrale che ci troviamo ad affrontare ritengo però non sia solo quello del comportamento servile di stragrande maggioranza della magistratura, del C.S.M., del Ministro di Giustizia e del Parlamento ma, prima di tutto, delle reali funzioni cui questi organismi sono chiamati ad assolvere e dei valori della società, avendo la capacità di discernere ciò che veramente impedisce di costruire le basi per una giustizia pulita e uguale per tutti.
In altre parole, dobbiamo stabilire se il complesso sistema giudiziario italiano serve solo a far si che i cittadini non si facciano giustizia da sè oppure anche a debellare le mafie, la criminalità economica dei cd. "colletti bianchi", la corruzione politica e l'impunità di cui godono gli stessi magistrati iscritti alle logge massoniche e/o asserviti alle logiche del tornaconto personale (carriera, affari, etc.) e dell'uso perverso delle proprie funzioni giudiziarie in danno dei più deboli. Stabilito questo e avuto il coraggio di parlare del sottaciuto e sommerso fenomeno della massoneria internazionale e delle ad essa collegate che, sin dal secolo scorso, hanno massicciamente invaso la vita delle nostre istituzioni, controllando capillarmente il territtorio, possiamo cercare di capire a quali funzioni debbano rispondere magistrati, politici e istituzioni della società civile. Ovvero cosa si possa in concreto insieme fare per iniziare a cambiare il corso della storia.
Le resistenze alle legittime indagini di De Magistris e l'improvvida levata di scudi contro la Procura di Salerno, "rea" di aver agito nei confronti di una sede in larga parte nelle mani della , si possono solo spiegare con l'impatto destabilizzante che la conclusione di tali indagini avrebbe potuto comportare all'assetto degli equilibri istituzionali di stampo politico-mafioso della società civile, retti con l'avvallo della massoneria nazionale e internazionale.
Se come dicevano Falcone e Borsellino tutti i magistrati facessero il loro dovere e seguissero le loro orme non potrebbero certo ammazzarli tutti. Ma la storia più recente della magistratura italiana ha dimostrato che la stragrande maggiorparte dei magistrati è vile, silente, infida, carrierista, incline al compromesso, pronta ad inquinare la verità e ad allinearsi agli interessi dei più forti o ad entrare in politica, pur di mantenere e aumentare i propri privilegi.
Lo stesso vale per noi cittadini comuni, professionisti, giornalisti, etc.
Pochi sono disposti a fare il loro dovere. Perchè non è nel senso comune.
I tecnocrati delle istituzioni e del potere sono governati da logiche e del tutto contrapposte ai principi di democrazia e legalità, su cui la società civile finge di reggersi, senza rendersi ancora pienamente conto che solo la chiara e diffusa consapevolezza di tale cruda realtà potrà liberare l'umanità dal gioco delle mafie e dalle logiche del potere, attraverso il ruolo attivo che ognuno di noi può svolgere nel proprio ambito professionale. .
La serpe nel seno del MalPaese è la generale ignavia e l'indifferenza.
Per cambiare direzione ogni magistrato che crede nei valori della legalità e si ritiene degno del giuramento di fedeltà verso la costituzione, basterebbe che faccia quello che chiediamo da vent'anni e che finalmente hanno fatto a Salerno: indagare sulle procure e i magistrati collusi.
Sono convinto che basterebbero forse non più di una ventina di per innescare un processo inarrestabile di legalizzazione della vita istituzionale della magistratura italiana, smascherando quelle "forze oscure" che si sono impadronite delle istituzioni e ancora si frappongono alla realizzazione di una giustizia degna di questo appellativo.
La stessa cosa vale anche per noi persone comuni.
L'ingiustizia è ingiustizia. Non possiamo accettarla in nessuna circostanza. Da qualsiasi parte provenga. Anche quando ci riguarda da vicino. E' nostro dovere denunciarla e non fermarci di fronte a nessun ostacolo.
Il problema chiaramente esposto, che condivido nella sostanza e nella forma, è sicuramente una triste realtà che alla fine va a discapito, oltre che dei cittadini sottoposti al potere ed all'autorità di uno Stato che si ritiene democratico e civilmente avanzato, anche dell'autorità stessa. Perché quando due organi dello Stato si accusano a vicenda (organo legislativo ed organo giudiziario) fanno perdere la stima, la fiducia ed il rispetto della popolazione. La sottomissione del popolo all'autorità, che non sarà quindi spontanea (come meglio sia), verrà sempre meno e di questo passo si dovrà per forza di cose temere il peggio. Strano che i nostri profumatissimamente strapagati politicanti non pensino alle probabili conseguenze delle loro ridicole propagande.
cio questo e un sito francese e quello del 1 menistero dove hanno chiesto di mandare le vostre domande indirizzati al 27 menistro europee del lavoro e la politica sociale chi saranno ospiti della presidenza francese,gli theme sono nel forum e quelli piu mandate e trattati saranno portati ai menistri per una risposta chi sara publicata su lostesso sito.parole di sarkosi;cosa aspettiamo? mandiamo tutti le nostre domande e lamentela per fare conoscere la situazione mesirabile nel bel paese e per una volta gli panni sporchi non se laveranno in casa visto che ormai non ce piu ne aqua neanche sapone......o.questo e lidirizzo
questo e il forum proviamo a scrivere in francese se no scrivere in italiano poi se puo fare la traduzione anche online prima di mandarli.ho una gran voglia di fare una figuraccia al menistro italiaaaaaaaaaaaaaaaaaaaano.cosa ne pensate???
I ricorsi alla Corte europea dei Diritti dell'Uomo
Guida pratica alla tutela dei diritti umani in Europa
"I Prontuari giuridici" - serie diretta da A. Sirotti Gaudenzi Maggioli editore, gennaio 2001
LA CORTE DI STRASBURGO CONDANNA L'ECCESSIVA DURATA DEI PROCESSI ITALIANI24 sentenze emesse contro l'Italia
Sintesi dell'editoriale di Andrea Sirotti Gaudenzi "La Corte europea condanna la giustizia italiana", pubblicato sulla prima pagina di Italia Oggi del 26 gennaio 2001.
Lo scorso 16 gennaio la Corte europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo ha inflitto al nostro Paese ben 24 sentenze di condanna per la violazione dell'art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani, firmata a Roma il 4 novembre 1950 ed attualmente ratificata da 41 Paesi. L'art. 6 della Convenzione, nel sancire il diritto ad un processo equo, stabilisce che "ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole." E' evidente che, di fronte ai lunghissimi tempi che caratterizzano i processi celebrati davanti ai giudici nazionali, difficilmente nel nostro Paese può essere garantito il rispetto del principio del "termine ragionevole", tant'è che la Corte di Strasburgo e il Consiglio d'Europa hanno preso atto oramai da tempo della difficilissima situazione della macchina della giustizia italiana. Inoltre, nelle recenti sentenze di condanna, i giudici di Strasburgo hanno stabilito che il "sovraccarico cronico" dei tribunali italiani non può essere addotto quale giustificazione plausibile dei ritardi, dato che ogni Paese che sottoscriva la Convenzione europea è tenuto a rispettare pienamente i principi in essa contenuti.
L'art. 35 della Convenzione stabilisce che il ricorso alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo può essere presentato da una persona fisica o giuridica che sia stata parte in una controversia davanti ai giudici nazionali e solo dopo che siano stati esauriti tutti i possibili rimedi giurisdizionali davanti agli stessi giudici nazionali (vale a dire fino alla sentenza definitiva in Cassazione) e non oltre il termine perentorio di sei mesi, a decorrere dalla data di pubblicazione di tale sentenza. Mentre un tempo la disposizione relativa al termine di sei mesi, veniva interpretata in maniera restrittiva, oggi si ritiene che sia possibile presentare un ricorso alla Corte di Strasburgo anche se non è stata pronunciata la decisione definitiva da parte dello Stato per i casi in cui si denunci l’eccessiva durata dei procedimenti davanti alle autorità nazionali (frequentemente ciò accade proprio con riferimento ai ricorsi presentati da cittadini italiani). Il termine di sei mesi decorre dal giorno successivo alla data della pronuncia in pubblico della decisione definitiva o, in assenza di pronuncia, dal giorno successivo alla notifica della copia della sentenza al ricorrente o al suo rappresentante.
Lo “schema – tipo” di un ricorso (che può essere redatto anche senza l'assistenza di un avvocato) prevede: 1) il nome, la data di nascita, la nazionalità, la professione e l’indirizzo del ricorrente; 2) il nome, la professione e l’indirizzo dell’eventuale rappresentante; 3) l’indicazione della parte o delle parti contro le quali è presentato il ricorso; 4) l’esposizione sintetica dei fatti; 5) una sintetica esposizione della violazione (o delle violazioni) lamentata delle Convenzione, accompagnata dalle relative argomentazioni; 6) l’indicazione del rispetto da parte del ricorrente delle condizioni di ricevibilità ai sensi dell’art. 35 della Convenzione; 7) l’oggetto del ricorso e l’indicazione generale delle domande di equa soddisfazione; 8) le copie di tutti i documenti pertinenti.
Inoltre, il ricorrente deve chiarire se ha sottoposto le sue doglianze anche ad un altro organismo internazionale, in virtù dell’antico principio -proprio del diritto internazionale- electa una via non datur recursus ad alteram. Se il ricorrente non vuole che sia rivelata la sua identità, deve precisarlo, fornendo un’esposizione delle ragioni che giustifichino la deroga. Al ricorso si devono allegare le copie di tutti i documenti processuali (ma non sono necessarie le copie originali). Nel caso in cui il ricorso sia presentato da un’organizzazione non governativa o da un gruppo di privati, l’istanza va firmata dalle persone che ne hanno la rappresentanza. Il nuovo regolamento della Corte, infatti, all’art. 45 stabilisce che la Camera o il comitato interessati decidono solo se il ricorso viene firmato da chi ne aveva competenza. Il ricorso viene notificato allo Stato italiano direttamente dalla cancelleria della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Tutti i rapporti con la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo avvengono in via epistolare e la procedura è totalmente gratuita, anche in caso di rigetto dell'istanza. In una prima fase, la Corte di Strasburgo si pronuncia sulla ricevibilità del ricorso; successivamente si svolge l'udienza di audizione delle parti (facoltativa) e vengono raccolti gli elementi di prova. L'eventuale sentenza di condanna prevede che lo Stato resosi "colpevole" delle violazioni dei principi fondamentali debba risarcire il danno subito dal ricorrente, a condizione che venga dimostrato (in virtù dell'antico principio iuxta alligata et probata). Infatti, la Corte, in assenza di specifiche richieste da parte dell’istante non è tenuta a liquidare alcunchè, dato che non ha l’obbligo di verificare e quantificare il danno d’ ufficio. In ogni caso, una volta formulata la richiesta, la Corte si vede garantita un’ampia forma di discrezionalità nella quantificazione dell'equa soddisfazione alla parte lesa, così come previsto dall'art. 41 della Convenzione.
Andrea Sirotti Gaudenzi avvocato sirottigaudenzi@worldonline.it
Ultime follie dai tribunali: condanne senza processo
sabato 11 ottobre 2008, 08:58 di Gian Marco Chiocci
La casta delle toghe. Vita, opere e disastri degli «intoccabili». E più in generale, dell’intero sistema giudiziario nazionale. Il libro «La palude» scritto da Massimo Martinelli (edizione Gremese) è una spietata radiografia sugli sprechi, le assurdità e gli interessi «molto» particolari che paralizzano la giustizia italiana. Eccone un sunto. Agghiacciante. IL SISTEMA DÀ I NUMERI Forse non tutti sanno che in Italia ci sono 1,39 magistrati ogni 10mila abitanti, contro una media europea di 0,98. Come se non bastasse l’Italia può contare su 21 tribunali ogni milione di abitanti, in Germania, per dire, i palazzi di giustizia arrivano massimo a 13. Dalla Sicilia alla Val d’Aosta i tribunali di primo grado, civili e penali, sfiorano i 1.600. Ogni tribunale italiano ha un bacino di utenti «limitato», in media a 55.011 abitanti, contro i 91mila di un tribunale francese, i 99mila di uno tedesco.
L’ETERNO RIPOSO
I magistrati hanno un orario di lavoro indicato da precise tabelle ministeriali che fissa in 40 ore settimanali il tempo da dedicare all’amministrazione della giustizia, compresa la stesura delle sentenze. I giudici ne depositano di lunghissime, vere tesi di laurea (solo per scriverle ci vogliono settimane) anche se poi spesso sono lavori quasi autoreferenziali. Il sabato non si lavora in quasi nessun tribunale d’Italia e d’estate è previsto un periodo di riposo di 45 giorni. In un anno lo stop ai processi dura, mediamente, tre mesi.
MAXIPROCESSI E MEGASPRECHI In Australia, il primo maxi-processo è cominciato a Melbourne il 13 febbraio 2008 con 12 indagati e 25 avvocati. Nove mesi i tempi previsti per arrivare alla sentenza. Il processo per il crac della Parmalat conta 66 imputati, 35mila cittadini tra le parti civili, 6 milioni di atti: alla vigilia della prima udienza non si trovavano nemmeno i giudici per comporre il collegio.
IL PM TIENE FAMIGLIA All’interno dei nostri palazzi di giustizia non si contano i casi di parentele «illecite». Solo a Palermo sono 23 i magistrati imparentati tra loro e con altri dieci legali che esercitano in quei tribunali, in contrasto con la legge sull’ordinamento giudiziario e con la norma prevista sul giusto processo.
CHI SBAGLIA (NON) PAGA Troppi errori, sviste, dimenticanze che si compiono nelle aule dei tribunali. Dal 2003 al 2007 lo Stato ha sborsato 213 milioni di euro per risarcire carcerazioni illegittime e sentenze errate. Le statistiche dicono che non accade quasi mai che un organismo di controllo - il Csm o la Corte dei Conti - contesti alla toga «incriminata» il danno erariale dovuto a un suo errore. E ancora. Per recuperare un credito rivolgendosi alla giustizia tricolore occorrono mediamente 1.400 giorni che al debitore costano un 17,6 per cento in più calcolato sul credito da incassare.
CONDANNE SENZA GIUDIZIO Nei primi tre mesi di quest’anno è successo di tutto. Peschiamo a caso. Il 25 gennaio un gup che doveva decidere se rinviare a giudizio o meno cinque imputati per truffa e falso, ha emesso direttamente la sentenza diversificando pure le singole posizioni: tre condanne per pene complessive di cinque anni e sei mesi, due assoluzioni. Di lì a poco, a Roma, un giudice monocratico rinvia per la terza volta un processo per «rapina aggravata», a causa di un difetto di notifica e per altre questioni procedurali. Si prolunga così per altri sei mesi un processo cominciato quattro anni prima: l’imputato era accusato d’aver sottratto una siringa (valore 0,30 centesimi) durante una visita oculistica.
SPACCIATORE CON LODE Un detenuto nigeriano di 39 anni, ritenuto un trafficante internazionale di droga, dopo 4 anni e mezzo è stato assolto con formula piena da ogni accusa. In compenso, aspettando i tempi biblici del suo processo, in carcere ha avuto il tempo di iscriversi alla facoltà di ingegneria informatica online di Tor Vergata e di laurearsi con lode (a spese dello Stato). Al contrario, il 21 febbraio a Bologna, in attesa del processo per direttissima, un pusher marocchino finisce in camera di sicurezza insieme a un immigrato clandestino. Dopo aver letto il fascicolo, prima dell’udienza, il pm ha ordinato la scarcerazione del clandestino perché la legge prevedeva per lui solo l’arresto facoltativo. Per un disguido, però, il detenuto a tornare in libertà è stato l’altro. Lo spacciatore.
SENTENZE E COLTELLI Follie. Un giudice di Gela in 8 anni non è riuscito a scrivere una sentenza su alcuni boss mafiosi, poi scarcerati per decorrenza termini. Poi c’è il giudice che sta in malattia, e viene scoperto in barca a vela. Quello che, per fare uno scherzo, cosparge di nutella il bagno dell’ufficio. Quell’altro, in Liguria, che per problemi di parcheggio taglia le gomme dell’auto di un suo collega. La lista è lunga, purtroppo. (ha collaborato Nadia Muratore)
Ingiuste detenzioni; imputati assolti in 20% processi
domenica 15 marzo 2009
di Riccardo Arena da www.radiocarcere.com Ogni giorno, in Italia ci sono persone che vengono messe in carcere pur essendo innocenti. Non c’è da stupirsi e non è un fatto così raro. Anzi. Prendiamo ad esempio Napoli. Dinanzi alla Corte d’Appello del capoluogo campano sono 497 i procedimenti pendenti per risarcire ingiuste detenzioni. 497 persone che chiedono un risarcimento perché sono state arrestate e poi prosciolte. Come dire che a Napoli ogni giorno si arresta e si tiene ingiustamente in carcere una persona. Ogni giorno, se non di più.
Ma, Napoli non è un eccezione. Bari, ad esempio, conta 382 procedimenti per ingiusta detenzione. Catanzaro né ha un po’ meno. "Solo" 246. Ed ancora. L’errore nel mettere un innocente in carcere non solo rappresenta un dramma umano, ma anche un costo. 235,83 euro è la cifra di risarcimento per ogni giorno di ingiusta detenzione mentre, se si è stati agli arresti domiciliali, la cifra è un po’ ridotta: 117,91 euro. Sta di fatto che l’Italia non spende poco per questi errori. Solo nel 2007 sono stati risarciti ben 29.097.000 di euro.
Ma nella mala giustizia non c’è solo il carcere. Ci sono anche i processi che finiscono con un’assoluzione. Secondo una ricerca dell’Euripes, circa il 20% dei processi terminano in Italia con un’assoluzione. Tradotto significa che, nel 20% dei casi presi a campione, il Pm ha sbagliato nel chiedere il rinvio a giudizio. Errori che, per dirla con Carnelutti, fanno patire a tanti imputati innocenti il processo come pena. Errori che contribuiscono al cattivo funzionamento della giustizia.
forse io ho altri dati scritto da Mivergognodiessereitaliano, aprile 02, 2009
Egr. sig. Arena probabilmente io ho altri dati presi per tramite il Ministro Frattini che ha citato il rapporto Jesiuit Refugee Service Europe. Secondo questo rapporto, il 76% degli indagati incarcerati per esigenze cautelari, restano in carcere mediamente 3 mesi e poi vengono assolti. Questo equivale a dire che otto persone su dieci (8 su 10!) sono incarecerate seppur INNOCENTI. Questo modus di molti pm è costato nell’ultimo quinquennio 68,7 MILIARDI di euro! Con ossequi
Poi ho letto e tentato di comprendere qualcosa delle tue disavventure e ho visto il rimando a quet'altro sito:
www.lamafiadellostato.135.it
Ho provato ad entrare, ma mi compare questo avviso, perchè secondo te?
Attenzione: l'apertura di questo sito potrebbe danneggiare il tuo computer! Il sito web all'indirizzo www.lamafiadellostato.135.it contiene elementi provenienti dal sito test.prnetwork.it in cui sembra essere presente malware, ovvero software in grado di danneggiare il tuo computer o, comunque, di funzionare senza il tuo consenso. Visitare un sito che contiene malware è sufficiente per infettare il tuo computer. Per maggiori informazioni sui problemi riscontrati per questi elementi, visita la pagina Pagina di diagnostica Navigazione sicura. di test.prnetwork.it.
Non si capisce con chi stai parlando, con il proprietario del sito "La Mafia dello stato?". Perché gli scrivi qua e non sul suo sito? Lui forse non viene qua... qua il suo sito è stato indicato come un esempio di scontentezza popolare.
A me non appare nessun tipo di avviso, ho provato per curiosità, niente. Si vede il tuo computer è sotto la censura dello stato italiano, visto che antivirus e antimalwear li abbiamo tutti ;-))). Forse usi computer dell'azienda o dell'ufficio dove lavori e li mettono tutti i blocchi per evitare che dipendenti guardassero siti sul posto di lavorare ;-))). Comunque, non ho trovato le tracce del boicottaggio... bohhh. Scrivi al padrone del sito e magari spiegati meglio.
Sì, è inutile scrivere qua lettere al proprietario del sito in questione, qua il sito si indica in qualità di un esempio di quello che sta accadendo in Italia
DAL SITO DELL'ASSOCIAZIONE "CONTRO TUTTE LE MAFIE": (presidente l'avvocato Antonio Giangrande)
DA ESERCENTE LA PROFESSIONE FORENSE;
DA PRESIDENTE NAZIONALE DELL'ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE;
DA PRESIDENTE PROVINCIALE DI TARANTO DELL'ASSOCIAZIONE NAZIONALE PRATICANTI ED AVVOCATI;
DA VICE PRESIDENTE PROVINCIALE DI TARANTO DELL'ITALIA DEI VALORI;
DA PRESIDENTE COMUNALE DI AVETRANA DI ALLEANZA NAZIONALE;
A TUTELA DEL CITTADINO SONO STATE PRESENTATE:
1 PROPOSTA LEGISLATIVA PER L'ISTITUZIONE DEL DIFENSORE CIVICO GIUDIZIARIO; L'ISTITUZIONE DEL DIFENSORE CIVICO AMMINISTRATIVO OBBLIGATORIO; CONTRO I CONCORSI PUBBLICI TRUCCATI; CONTRO L'USURA; CONTRO L'OMERTA'; CONTRO GLI ABUSI E LE OMISSIONI;
1 PETIZIONE AI PARLAMENTARI NAZIONALI ED EUROPEI CONTRO LA MALAGIUSTIZIA;
1 INTERROGAZIONE AI PARLAMENTARI NAZIONALI ED EUROPEI CONTRO LA MALAGIUSTIZIA;
1 RICORSO ISTITUZIONALE AI PARLAMENTARI NAZIONALI CONTRO GLI INSABBIAMENTI;
1 RICORSO ALLE PIU' ALTE CARICHE DELLO STATO CONTRO GLI INSABBIAMENTI;
1 RICORSO ALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI UMANI CONTRO GLI INSABBIAMENTI;
1 ESPOSTO DENUNCIA AI SINGOLI PARLAMENTARI CONTRO GLI ESAMI FORENSI TRUCCATI;
15.583 DENUNCE PENALI, ALCUNE A CARICO DI MAGISTRATI E AVVOCATI PER ASSOCIAZIONE MAFIOSA E VOTO DI SCAMBIO MAFIOSO, EX ART.416 BIS E TER C.P.
RISULTATO FINALE: TUTTO INSABBIATO
CON OMISSIONE DELLA OBBLIGATORIA AZIONE PENALE, EX ART.50 C.P.P.;
CON OMISSIONE DELLA OBBLIGATORIA PERSECUZIONE PENALE DEL DENUNCIANTE PER CALUNNIA, EX ART.368 C.P.;
CON OMISSIONE DELL'ACCUSA DI PAZZIA O MITOMANIA NEI CONFRONTI DEL DENUNCIANTE;
CON OMISSIONE DELL'OBBLIGATORIO RISCONTRO AMMINISTRATIVO, EX LEGGE 241/90;
CON OMERTA' DA PARTE DELLE ISTITUZIONI, DEI PARLAMENTARI, DEI MEDIA, DELLA CHIESA, DELLE ASSOCIAZIONI.
Pubblicato sul giornale on-line "La voce di Robin Hood" dell'associazione "Movimento per la Giustizia Robin Hood", ONLUS.
A cura dello staff di Avvocati senza Frontiere.
Continua il viaggio nei tribunali più corrotti d'Italia. Vi ricordate il caso eclatante del Tribunale di Treviso? Quello da noi denunciato lo scorso numero a proposito della mafia delle aste giudiziarie? - N.d.R. Per chi non se lo ricordasse o non l'abbia letto: http://www.lavocedirobinhood.it/Articol....I%20PIU '%20CORROTTI%20D'ITALIA.%20TREVISO Ebbene, nelle scorse settimane, nell'assoluta inerzia delle Procure via via adite per competenza territoriale, ex art. 11 c.p.p., da Trento, Trieste, Bologna, Ancona (oltre a Prefettura di Treviso, Ministero dell'Interno, C.S.M. e D.I.A.), l'anziana pensionata M.C., vittima di una preordinata azione estorsiva ed usuraria da parte della Banca di Credito Cooperativo Alta Marca e di un gruppo di speculatori locali, ben introdotti negli ambienti giudiziari trevigiani, è stata spogliata della sua abitazione con il "sigillo della legge" e parrebbe la mediazione dello stesso neo-Presidente del Tribunale, dott. Giovanni Schiavon e di strani personaggi che sembra abbiano indotto l'anziana vittima lasciata sola dallo Stato a rinunciare ad ogni tutela giurisdizionale. A fronte di un modesto prestito per ristrutturare l'immobile, interamente restituito, la Banca chiede ed ottiene l'illegittima vendita all'asta che viene disposta in favore di un Consulente d'Ufficio del medesimo Tribunale di Treviso (tale Ing. Gottardo Visentin), in qualità di legale rappresentante di una società immobiliare: la Visefin di Visentin G. e C. s.a.s. che si aggiudica l'immobile in asta deserta e a quotazione del tutto vile: soli € 123.000 per un complesso abitativo di 525 mq. ristrutturati, oltre ad un terreno edificabile di mq. 1100, del complessivo valore di almeno € 600.000. La vicenda che nessun quotidiano italiano ha pubblicato appare veramente sorprendente e ai limiti del reale. Della vittima del racket delle vendite giudiziarie si è persa ogni traccia. Si sa solo che il giorno prima del rilascio con la forza pubblica, vi è una strana riunione nella stanza del Presidente del Tribunale, Giovanni Schiavon, in cui M.C. (tramite l'intervento di un ex vice-sindaco di un paese limitrofo, tale I.B., che afferma di essere in buoni rapporti con il neo-Presidente del Tribunale), viene convinta ad abbandonare ogni denuncia ed opposizione esecutiva intrapresa, rinunciando ad ottenere giustizia alla luce del sole. Fatto molto strano ed inquietante se si considera che avviene nella stanza di Presidenza del Tribunale di Treviso e non nel retro di un bar della locride o del mercato del pesce di Mazara del Vallo. L'informale incontro avviene a porte chiuse e non vi partecipa alcun difensore, che non viene informato del contenuto degli anomali accordi neppure nei giorni successivi, di cui però pare siano informati tutti i giudici denunciati, assegnatari dei procedimenti. Quello che è certo che ad M.C. viene richiesto di tagliare i ponti con Avvocati senza Frontiere che l'ha assistita per oltre due anni e mezzo gratuitamente e di rilasciare una procura notarile in bianco in favore di I.B., che avvocato non è, il quale millanta però di essere in grado di risolvere le cose per "altre vie", senza ricorrere alla denuncia dei giudici, da lui ritenute inopportune. Ciò, nonostante, la VIII Commissione Referente del C.S.M., prendendo atto della illegittimità delle decisioni sin qui assunte dal Tribunale di Treviso, avesse già aperto più procedimenti disciplinari a carico dei giudici della sezione esecuzioni immobiliari [in particolare dei Got Grecu e Cafiero, ai sensi dell'art. 42 sexies II c. lett. c) e III c. dell'Ordinamento Giudiziario], i quali si ricorda, nonostante la pendenza dei giudizi di merito sulle molteplici opposizioni, tuttora sub iudice, disponevano contro ogni previsione di legge che l'esecuzione nei confronti di M.C., vittima dell'usura, potesse avere luogo, addirittura, al primo accesso dell'Ufficiale Giudiziario, coadiuvato dal fabbro e dalla forza pubblica ... ! Del tutto singolarmente, in tale fantagiuridico contesto, ignorando tali autorevoli provvedimenti del C.S.M., nessuno dei giudici ricusati e indagati anche in sede penale, provvedeva ad astenersi dal giudicare la causa, dando atto del palese conflitto di interessi e motivi di incompatibilità. Anzi, insieme al Presidente del Tribunale Giovanni Schiavon, che li invitava espressamente a non astenersi, alcuni giudici ricusati della sezione esecuzioni immobiliari, provvedevano a denunciare alla Procura di Trento e al Consiglio dell'Ordine Avvocati di Treviso sia il difensore aderente alla rete di Avvocati senza Frontiere sia il Presidente dell'Associazione. Le Autorità competenti, tra cui la stessa Prefettura, non solo restavano del tutto inerti, lasciando la vittima dell'usura e della malagiustizia alla mercede della speculazione affaristico-giudiziaria, ma ponevano in essere una serie di comportamenti apertamente faziosi e illegittimi. Il Procuratore Capo di Trento, Dr. Stefano Dragone incriminava sia il difensore di M.C. sia il Presidente di Avvocati senza Frontiere con l'infamante e pretestuosa accusa di "diffamazione aggravata" e dell'ancor più grave e infondata ulteriore accusa di aver addirittura concorso nel reato di "calunnia", nei confronti dei magistrati di Treviso Schiavon, Casciarri e altri, in relazione al contenuto processuale di taluni atti difensivi e denunce ad istanza della propria assistita e dell'Associazione intervenuta. Ciò, senza tenere conto che il Procuratore Capo di Trento, Dr. Dragone, risultava già essere oggetto di denuncia da parte di M.C. e di Avvocati senza Frontiere per avere concorso con il P.M. Dr. Giuseppe Di Benedetto all'affossamento delle indagini dei pregressi connessi procedimenti a carico dei magistrati di Treviso, nei cui confronti stanno ora indagando le Procure di Trieste, Bologna e Ancona. La Prefettura di Treviso, invece, dopo svariate settimane dal rilascio dell'immobile, giungeva a restituire laconicamente l'istanza di sospensione dell'esecuzione con la richiesta proroga di gg. 300, invocata ai sensi della Legge antiusura, affermando inveritieramente che l'originale non sarebbe stato firmato dall'interessata. Il Consiglio dell'Ordine Avvocati di Treviso da parte sua in pendenza dei procedimenti penali deliberava illegittimamente l'apertura di due procedimenti disciplinari, sollecitati dallo stesso Presidente del Tribunale di Treviso, Schiavon e da altri magistrati indagati. A riguardo, si evidenzia la natura strumentale dei provvedimenti del Consiglio dell'Ordine Avvocati, in palese contrasto con le proprie funzioni istituzionali, volti con tutta evidenza a paralizzare l'attività defensionale del legale di Avvocati senza Frontiere, stante che per consolidata giurisprudenza della Suprema Corte di legittimità, qualora l'addebito disciplinare abbia ad oggetto i medesimi fatti contestati in sede penale, si impone ai sensi dell'art. 295 c.p.c. la sospensione del giudizio disciplinare in pendenza di quello penale, atteso che dalla definizione di quest'ultimo può dipendere la decisione del procedimento disciplinare.
Il nuovo G.E. Dr. Antonello Fabbro, nominato dallo stesso Presidente Schiavon, in sostituzione dei giudici indagati Donà, Valle, Casciarri, Bigi, Fratamico (queste due ultime repentinamente dimissionarie dalla magistratura), continuando a fare quadrato in difesa dei propri colleghi indagati che lo avevano preceduto, negava qualsiasi provvedimento inibitorio di sospensione della procedura esecutiva, giungendo financo ad omettere di disporre Consulenza Tecnica Contabile d'Ufficio, onde accertare ex art. 512 c.p.c., in sede di opposizione alla distribuzione del ricavato, l'esatta consistenza delle somme indebitamente pretese dalla Banca di Credito Cooperativo Alta Marca, ovvero se le stesse siano gravate ta tassi usurari e/o anatocistici. In conclusione, appare veramente sorprendente che nessuno indaghi nei confronti dei giudici di Treviso e che l'abitazione di una vittima dell'usura possa essere stata messa all'asta a valore di pura ricettazione e con procedure manifestamente fraudolente, avvallate dal Tribunale, senza che nessuna Autorità dello Stato e Procura adita abbiano allo stato provveduto ad esercitare l'azione penale nei confronti dei magistrati denunciati e del Presidente Giovanni Schiavon. Storia veramente singolare se si considera che in un'intervista al quotidiano "Il Giornale" di qualche anno fa, Giovanni Schiavon afferma che i suoi guai sarebbero cominciati "quando era a capo degli 007" del Ministero di Giustizia, indagando anche sul giudice Baccarini, che si accaparrò il fallimento della Immobiliare Europa, che aveva acquistato il patrimonio immobiliare della vecchia D.C. - "Ho visto cose incredibili", afferma Giovanni Schiavon, dopo essere stato incaricato dall'ex Ministro Castelli di approfondire segnalazioni ed esposti sulle gravissime anomalie all'interno della sezione fallimentare del Tribunale di Roma (n.d.r.: quella del Giudice Paolo Adinolfi sparito nel nulla mentre indagava sui fallimenti pilotati). "Iniziai a lavorare e mi imbattei presto in una gestione domestica, direi allegra, delle procedure fallimentari. Vennero a galla situazione gravi, fallimenti pilotati, ho visto cose incredibili. Ci nascondevano le carte; (i giudici) non collaboravano con noi, fui costretto a protestare col Presidente del tribunale Scotti e venne fuori di tutto".
"E' stato un fallimento pilotato non ci sono dubbi. Si sono calpestate regole e procedure. Mai visto niente del genere", conclude lapidario Schiavon (n.d.r.: dimenticando i panni ssporchi del Tribunale di Treviso!) che poi lamenta di essere caduto in disgrazia e sostituito alla guida della degli Ispettori ministeriali che dovrebbero indagare sulla corruzione dei magistrati, da Arcibaldo Miller, l'ex P.M. napoletano che ha condotto l'istruttoria disciplinare sui P.M. Gherardo Colombo e Ilda Bocassini nata da una denuncia di Cesare Previti. Storia, dunque, veramente molto strana quella di Giovanni Schiavon che dopo oltre 10 anni di assenza dalla sua città ritorna al Tribunale di Treviso, da Presidente, senza nulla accorgersi di quanto avviene sotto i suoi occhi, che non è certo meno grave di quanto afferma avere lui stesso constatato e denunciato al Tribunale di Roma. Singolare coincidenza vuole che prima di andarsene da Treviso nel 1997 l'ex 007, venne già denunciato dal Movimento per la Giustizia Robin Hood e sottoposto a procedimento disciplinare dal C.S.M., in relazione alla sua attività di Presidente della sezione fallimentare e al Fallimento pilotato del Mobilificio F.lli Bernardi s.n.c., il cui ingente patrimonio immobiliare venne svenduto illegalmente all'asta dai medesimi giudici del caso in esame dell'anziana M.C., per favorire un'altra società immobiliare, la Basso Costruzioni s.r.l., vicina alla Cassa di Risparmio di Venezia S.p.A. e alla giunta municipale del ricco Comune di Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso.
Altra singolare coincidenza vuole anche poi che tale pregresso procedimento penale a carico dei giudici di Treviso sia stato insabbiato dal 2005 proprio dalla Procura presso il Tribunale di Trento, che ora pretestuosamente procede per "diffamazione aggravata" e "calunnia" nei confronti di chi ha avuto il coraggio civile di difendere in giudizio le vittime del racket dei fallimenti e delle aste giudiziarie.
Ieri come oggi la storia si ripete. Il lupo perde il pelo ma non il vizio. In tale contesto, se le istituzioni continueranno a restare latitanti e a prendersela con i più deboli e di coloro che stanno dalla parte della Giustizia, è lecito supporre che chi opera nell'oscuro e torbido mondo delle aste giudiziarie, come il Ctu del Tribunale di Treviso, Ing. Gottardo Visentin e i giudici che lo hanno favorito, sia munito di una vera e propria "procura a delinquere", rilasciata in bianco dalla magistratura e dallo Stato Italiano.
con questo numero grazie al Vs. sostegno e al vasto interesse riscosso dalla nostra rivista, distribuita ad oltre 80.000 utenti, riprendono le pubblicazioni on line del 2009, destinate non solo ad un pubblico di giuristi, avvocati, magistrati, operatori del diritto, docenti universitari, insegnanti, studenti, giornalisti, ma, anche, in principalità, ai malcapitati utenti del servizio giustizia (al servizio dei poteri occulti), con l'auspicio di potere contribuire ad un inversione di tendenza, restituendo il bene sacro della Giustizia ai cittadini. Affinché non capiti più che i magistrati onesti debbano venire costretti a cambiare mestiere e di sentire affermare all'ingresso dei Tribunali italiani da uno dei tanti kafkiani guardiani in segno di protesta: "Perdete ogni speranza Voi che entrate!".
Con la collaborazione di tutti Voi e delle Associazioni prive di padrini politici vorremmo dar vita ad un "OSSERVATORIO SULLA LEGALITA'", assolutamente indipendente, in maniera da POTERE MONITORARE come si comportano i Tribunali ITALIANI e le Corti territoriali, in materia di osservanza delle leggi e di rispetto della legalità e della dignità umana (spesso calpestate proprio da coloro che dovrebbero fare rispettare le leggi, come nei casi Forleo, De Magistris, Apicella (P.G. di Salerno) - ed ancor prima - degli eccidi di Stato di Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa, P.zza Fontana, etc.).
In quest'ottica, un Osservatorio permanente, promosso dalla società civile, all'inizio anche senza particolari poteri di avviare indagini e aprire procedimenti disciplinari, avrebbe il compito di monitorare il rispetto dei diritti umani dei sogetti più deboli e redigere annualmente un rapporto da sottoporre all'opinione pubblica e alle Autorità locali, nazionali e internazionali, in modo da supplire alle sistematiche violazioni e/o alle faziose omissioni da parte del C.S.M., degli organismi giurisdizionali di controllo e del Parlamento, nonché al silenzio omertoso dei media, tutti protesi a difendere ad oltranza i poteri forti e gli interessi dei partiti di regime.
Le funzioni, gli ambiti di intervento, i poteri esecutivi e le finalità che possono essere attribuite all'Osservatorio sono molteplici e meritano un approfondimento che non può essere trattato in una breve relazione. Si possono tuttavia fare alcuni esempi:
1) Raccolta di dati scientifici-statistici super-partes sui casi di malagiustizia e creazione di una banca dati a livello nazionale che possa smentire o confermare i dati ufficiali, anche in tema di azioni di responsabilità nei confronti dei magistrati;
2) Verifica degli adempimenti degli obblighi sottoscritti dalle Autorità governative;
3) Raccolta dei casi più emblematici di vittime di violazioni (singoli o gruppi di persone), a cui è stato negato l'accesso ad un giusto procedimento giudiziario;
4) Potere di avviare indagini penali e costituire commissioni superpartes di saggi ad hoc non compromessi con il potere politico e giudiziario (la finalità è evidentemente quella di supplire ai vuoti di interventi in ambito istituzionale testé segnalati);
5) Diritto-Dovere di informare periodicamente i cittadini, pubblicando i dati raccolti sui blog della società civile, per supplire alla carenza dei media, per lo più controllati dai quei gruppi di potere che controllano l'economia e la politica e che rappresentano il maggiore ostacolo alla piena realizzazione dei diritti umani e della giustizia nel ns. Paese.
La struttura e l'ambito di intervento.
La struttura sarà a grandi linee quella della Mappa della Malagiustizia creata dalla Onlus Avvocati senza Frontiere. L'ambito di intervento abbraccerà l'intero territorio nazionale, affidando alle associazioni locali più rappresentative e prive di collari politici, il compito di raccogliere i casi e fare da moderatori del forum.
Regione per Regione, grazie alle Vostre segnalazioni, pubblicheremo tutti i casi più eclatanti delle migliaia di abusi che ogni giorno vengono consumati dal potere e dai magistrati asserviti. nei confronti delle persone inermi, nel totale silenzio dei media.
Le finalità e la ratio del servizio.
Il servizio si propone di offrire a tutti i cittadini, in tempo reale, una costante quanto obiettiva informazione sui crimini paraistituzionali del potere, che la stampa di regime molto spesso cerca di occultare, essendo espressione di interessi di parte e delle cordate politico-affaristico-giudiziarie che si scontrano nel Paese.
L'Osservatorio Permanente sul vasto fenomeno dell'illegalità istituzionale e della giustizia negata serve quindi a mettere in luce come i valori di legalità e giustizia in cui tutti crediamo e che dovrebbero essere alla base della civiltà di un Paese, che come il nostro si vanta di essere la culla del diritto, possano venire sovvertiti e calpestati impunemente, con la complicità del C.S.M., delle più alte cariche dello Stato e dell'intero Parlamento, cosa già abbondantemente emersa dalle forzose dimissioni del P.M. Luigi De Magistris.
E' insomma una finestra aperta sul mondo sommerso della criminalità economica e giudiziaria e uno strumento di denuncia dell'inquietante fenomeno della malagiustizia, ovvero un modo per non lasciare più sole le vittime dell'ingiustizia.
UNA BANCA DATI ESCLUSIVA E GRATUITA.
Insieme a Voi costruiremo un servizio fruibile gratuitamente da tutti, senza guardare in faccia nessuno, affinchè la giustizia non possa più essere manipolata dalle correnti. Pubblicheremo i nomi di magistrati, avvocati, cancellieri, periti, amministratori pubblici, politici e imprenditori di regime, ritenuti responsabili degli abusi che ci vengono denunciati da ogni parte d'Italia, esercitando il legittimo diritto di cronaca.
Un servizio accessibile on line a chiunque abbia interesse a conoscere la verità delle vittime della malagiustizia e a studiare uno degli aspetti più oscuri e controversi del potere statuale in Italia e dell'influenza delle logge massoniche sulla magistratura.
Una banca dati in continua espansione per il susseguirsi di segnalazioni di "notitiae criminis", a carico di infedeli servitori dello Stato, che già riceviamo con ritmo crescente da anni e che potrà rivelarsi anche una formidabile "arma" nelle mani dei più deboli per impedire che gli abusi si consumino nell'assoluta impunità e nel silenzio delle aule giudiziarie, oltre che strumento di studio a fini scientifico-statitistici.
Per ovvie ragioni daremo corso alla pubblicazione delle sole notizie verificabili e corredate da idonea documentazione, impegnandoci ad aggiornare i dati in base alle segnalazioni ricevute da parte dei diretti interessati e a dare tempestivamente notizia e/o smentita di informazioni rivelatesi false e/o inveritiere e di assoluzione degli indagati, in caso di sentenze passate in giudicato, ove non impugnate dalle parti lese nelle competenti sedi sovranazionali.
Un elenco sempre più ricco di dati, con le informazioni che ci perverranno da parte delle vittime della falsa legalità e di quegli operatori onesti, che ancora credono nel principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e che la magistratura debba essere messa in condizione di fare il proprio dovere fino in fondo.
Uno strumento di lavoro che si rivelerà presto insostituibile anche a fini investigativi e scientifici per gli operatori interessati a svelare i perversi meccanismi di controllo del pianeta giustizia e le "oscure vie", attraverso cui furbetti e disonesti hanno quasi sempre la meglio sulle persone per bene che invece di venire tutelate dalla legge si ritrovano spesso perseguitate dalla magistratura di regime e vittime di una ramificata rete di protezioni illecite. Protezioni che, nonostante il vento di Tangentopoli, continua da Nord a Sud del Bel Paese ad alimentare la corruzione politica-giudiziaria, soffocando la legalità ed il diritto ad una Giustizia equa e rapida per tutto il popolo italiano.
Una mappa che consentirà di radiografare i comportamenti non sempre trasparenti di funzionari pubblici ed operatori di giustizia che, nell'esercizio delle loro funzioni, dovrebbero garantire la legalità, ed invece, spesso, appaiono piuttosto come garanti di poteri occulti e criminali, protesi a difendere ad oltranza gli interessi di potenti e farabutti di ogni risma.
FORUM
Nel nostro Paese vige un sistema per cui è pressoché impossibile per un comune cittadino ottenere Giustizia nei confronti di un potente o di un amico degli amici di potenti e fare conoscere il proprio caso sui media che come la magistratura di regime sono condizionati dai partiti, dalle logge massoniche e dalle multinazionali che a loro volta sono in grado di controllare la vita politica ed amministrativa.
Questo circolo vizioso impedisce ad un intero popolo di progredire e vivere in pace.
Dopo 40 anni di attività nel campo dei diritti siamo convinti che l'unico modo per spezzare l'ordine di falsa legalità che soffoca la società, annichilendo il profondo bisogno di Giustizia a cui ogni uomo libero aspira, sia quello di condividere tutte le informazioni che riguardano il funzionamento della Giustizia e unire gli spiriti liberi, siano essi comuni cittadini piuttosto che magistrati, avvocati, giornalisti, etc.
Per fare queato attraverso il Forum di discussisone intendiamo agevolare i contatti e la condivisione delle informazioni e delle indagini investigative che riguardano tutti i cittadini e la stabilità della democrazia nel nostro Paese.
La struttura di funzionamento del Forum contiamo di metterla a punto con le preziose idee di tutti Voi e la collaborazione delle Associazioni della societò civile.
Per parlarne meglio potete scriverci a:
movimentogiustizia@yahoo.it
P.S.: Abbiamo anche creato un forum di discussione sul tema sul sito delle Liste Civiche di Beppe Grillo, in cui abbiamo notato manca una sezione dedicata alla Giustizia e alla legalità, madre di tutte le ns. battaglie per l'affermazione dei diritti umani: www.beppegrillo.it/listeciviche/forum/2009/03/giustizia-e-legalita.html
Chi fa cileccca in tribunale paghi. Basta con i giudici impuniti.
di Mario Giordano- Sbagliando s’impera. E chi più sbaglia più impera. Sarà per questo che i giudici comandano l’Italia? Da quando ieri il direttore di “Libero” ha lanciato la raccolta di firme per dire basta all’impunità dei magistrati, le nostre caselle postali sono più affollate di un autobus all’ora di punta. “Ero ragazzino quando scrutinai le schede del referendum sulla responsabilità dei giudici...”, ci scrive il professor Gaetano Zilio Grandi da Venezia con un vago tono da “dov’eravamo rimasti?”; “Diteci come raccogliere le firme”, ci sollecitano i responsabili dell’associazione “Figlipersempre” che si occupano di adozioni dei minori (“Sapeste quanti magistrati impreparati incontriamo...”); “Finiamola con questa casta intoccabile”, s’indigna un gruppo di lettori che ha già cominciato la raccolta per conto suo. E poi tante adesioni singole, messaggi di incoraggiamento, storie personali. Come quella di Olga, 75 anni, di Roma, che si definisce “vittima della giustizia”. “I ladri mi hanno scippato, i magistrati mi hanno disprezzato”, scrive. “Mi affido a voi...”
Il direttore Belpietro citava ieri nel suo editoriale il bel libro di Stefano Livadiotti, inviato dell’”Espresso”, giornale di De Benedetti, non propriamente sospettabile di berlusconismo. Me lo sono riletto in un paio d’ore. C’è di tutto. Per celebrare un processo civile, tanto per cominciare, in Italia ci vuole più tempo di quello impiegato in Gabon o a Sao Tomé e Principe. Facciamo meglio soltanto del Congo: bella consolazione. In Sicilia, pensate, una causa su alcuni terreni si è conclusa dopo 192 anni: era iniziata ai tempi del congresso di Vienna, è finita ai nostri giorni. E a Roma, per non farsi mancare nulla, si sono tenute ben 70 udienze di un processo penale con un defunto per imputato. E poi dicono che le risorse sono ridotte al lumicino...
A ogni inizio di anno giudiziario (rito costoso e inutile: da abolire), si certifica ufficialmente la bancarotta del sistema. “La giustizia è morta”, si sancisce con tanto di parrucconi e ermellini schierati. Bene: in qualsiasi azienda i responsabili di una simile bancarotta sarebbero già finiti davanti al tribunale fallimentare. O almeno a pettinare le bambole. Invece i magistrati no, al contrario: todos caballeros, tutti premiati. I magistrati vivono nell’Eldorado dello stipendio d’oro, dello scatto automatico, avanzamento garantito e privilegio incorporato. Hanno le paghe più alte d’Europa, pensioni d’oro e 51 (proprio così: 51) giorni di ferie l’anno. Dopo 28 anni di lavoro (lavoro, si fa per dire...), cascasse il mondo, tutti raggiungono lo status di magistrato di Cassazione. Tutti, ma proprio tutti: anche il giudice più scarso, anche quello che è stato sempre nel più sperduto paesino di provincia a occuparsi di furti di pecore e sconfinamenti di capre sui pascoli altrui. Magistrato di Cassazione pure lui, all’onor caprino. Ma vi rendete conto? Il 67 per cento dei togati ha un ruolo superiore alle mansioni svolte. E gli esami per l’avanzamento di carriera registrano il record mondiale dei promossi: 99,6 per cento del totale. Per farsi bocciare non basta nemmeno sputare in faccia all’esaminatore e contemporaneamente insultare la sua mamma...
Che ci volete fare? La giustizia (giustizia, si fa per dire...) funziona così: chi sbaglia non paga mai. La sezione disciplinare del Csm è una succursale di una barzelletta. Le possibilità di incappare in una sanzione sono pari al 2,1 per cento. In otto anni i magistrati che hanno perso la poltrona sono stati lo 0,065 per cento del totale. Con sentenze di assoluzione, a volte, davvero grottesche: un pubblico ministero, per esempio, è stato perdonato perché “non sapeva ciò che andava dicendo”. E due magistrati che hanno lasciato a marcire 1040 faldoni nel sottoscala e 63 persone in galera per pura dimenticanza non sono stati condannati perché nella loro “notevolissima mole di lavoro”, dice la sentenza, il numero dei faldoni dimenticati e delle scarcerazioni non effettuate è “marginale”. Marginale? Capite? 63 persone dimenticate in carcere e oltre mille faldoni sono “marginali”...
In compenso, forse per farsi perdonare gli innocenti che dimenticano in carcere, le toghe si rifanno scarcerando con una certa frequenza boss e criminali incalliti. Lo scorso aprile 21 esponenti di un pericoloso clan barese sono stati liberati perché il magistrato si era dimenticato di depositare in tempo le motivazioni delle sentenze. Particolare curioso: si trattava di un magistrato appena promosso con un solenne encomio per la sua “elevata laboriosità”. Del resto il suo collega del tribunale di Gela, quello che ha dimenticato per otto anni di scrivere le motivazioni di una sentenza, lasciando in libertà un bel gruppetto di mafiosi, è stato premiato con il trasferimento al prestigioso ufficio di Milano. Dove si è subito distinto: ha mandato agli arresti domiciliari un marocchino accusato di stuprare i bambini. E quello, naturalmente, è sparito nel nulla.
Risultato? Il marocchino forse avrà ripreso a stuprare i bambini, ma questi stanno stuprando la giustizia. E non rispondono di nulla. Mai. Un procuratore capo cui è stata contestata l’omessa registrazione di 85.938 atti e di 28.235 notizie di reato, la mancata esecuzione di 573 pene detentive e la prescrizione di varie pene pecuniarie è stato assolto perché sì, poverino, non è riuscito a fare nulla di quello che doveva, ma bisogna capirlo “a causa della situazione d’emergenza del suo ufficio”. Ottantaseimila volte distratto, capite? A causa della situazione d’emergenza... E come ci ha spiegato Filippo Facci ieri noi non possiamo nemmeno sapere il nome: né il suo né di chi a differenza sua viene sanzionato in quei rarissimi casi in cui il Csm si sveglia dal torpore assolutorio. Ma vi pare giusto? Perché qualsiasi lavoratore del mondo se sbaglia paga, perché qualsiasi cittadino se sbaglia finisce sui giornali, e il magistrato invece no? In Italia la vera rivoluzione sarebbe una legge uguale per tutti, diceva Flaiano. Chissà perché, invece, la legge può essere diversa solo per chi veste la toga. Tanto per dire: un ex parlamentare che accusato ingiustamente di essere colluso con la mafia ha avuto come risarcimento 8 lire per ogni copia del giornale che ospitava l’articolo. Una signore giudice accusata ingiustamente di essere allergica alla saponetta, fatto sgradevole ma meno grave (parrebbe), s’è vista assegnare 340 lire per ogni copia del giornale che ospitava l’articolo. 42 volte di più. “I magistrati, insomma”, conclude Livadiotti del debenettiano Espresso, “sono più uguali degli altri”. Facciamoli smettere.
manda una mail a: giudici@libero-news.it
* * *
UN COMMENTO:
28 ottobre 2009 13.02
Email: giuseppe.pasqui@poste.it
Messaggio: Tutti sappiamo bene di quanta impunità gode chi commette reati in Italia,in quanto manca la certezza della pena e il compito dei magistrati,fondamentale ad applicare le leggi,fa si che al cittadino comune e perbene resti sgomento ed indignazione. Lo stesso accade nella mancata applicazione di qualsiasi legge,compreso la 54/2006,meglio conosciuta come "AFFIDAMENTO CONDIVISO" che a distanza di quasi 4 anni,tarda ad esser recepita ed applicata in modo corretto. In entrambi i casi troppo spesso le leggi non vengono applicate,ma a contrario di chi commette reati godendo di trattamenti di favore,riscontriamo nella mancata applicazione dell'affidamento condiviso una certezza della pena e che "pena...!" A doverla scontare per intero sono purtroppo i bambini figli di genitori separati che continuano ad esser affidati ad un solo genitore (quasi sempre la madre) per cui poco è cambiato rispetto a prima,i padri continuano ad esser delle comparse e relagati a rimanere loro malgrado g enitori di serie "B" utili solo a staccare l'assegno mensile di mantenimento e a dover abbandonare,magari dopo anni di duri sacrifici,pure la casa coniugale. Qualcuno non avendo alternative se ne torna sconfitto a casa dei propri genitori,qualcuno si suicida,qualcuno si incatena davanti a un tribunale,qualcuno compie gesti folli: di certo chi rimane nella legalità non viene premiato. Tutto questo è assurdo per non dire di peggio. Riconosciamo nella magistratura la ragione della forza ma non di certo la forza della ragione. In associazione accogliamo padri messi all'angolo, ma anche madri consapevoli della loro ragionevolezza di quanto sia estremamente importante la continua e costante presenza del padre dei loro figli. Istituiamo un dialogo finalizzato a non mollare ma a a continuare ad esser genitori pur consapevoli che altri prima di noi hanno "remato contro". Coinvolgiamo operatori ed assistenti sociali,dedichiamo il tempo libero alla affissione e diffusione di materiale informa tivo dell'associazione di cui facciamo parte "Genitori sottratti" Organizziamo manifestazioni e sit-in dinanzi a tribunali, siamo convinti che solo in questo modo possiamo cambiare in meglio il nostro paese. Invitiamo chiunque a lottare con noi per il raggiungimento degli obiettivi principali; i diritti dei nostri figli ad avere sempre due genitori,anche quando questi si separano. Qualcuno ci accusa di stare solo dalla parte dei padri. Noi stiamo dalla parte dei figli. Se statisticamente la madre continua ad essere affidataria dei figli nel 87% dei casi non è colpa nostra. Chiediamo solo il rispetto e la piena applicazione della legge sul diritto della BIGENITORIALITA' che dopo 35 anni e approvata da quasi 4 anni,tarda inspiegabilmente a ridurre ulteriori danni ai tanti ed indifesi bambini sempre più destinati a rimanere orfani di genitori vivi e in una società che si evolve e si reputa civile,questo non è più concesso.! Giuseppe Pasqui
http://www.casosannino.com/3calzini/ - Rinviato a giudizio per il furto di 3 calzini, 18 MESI D’INCHIESTA
Dopo 18 mesi d’indagine Il PM Luca Turco della Procura di Firenze ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio di un uomo che aveva rubato 3 paia di calzini in un negozio.
1. Il sistema in cui viviamo e i suoi pilastri. 2. La corruzione. 3. L’istruzione. 4. Il sistema fiscale. 5. La giustizia. 6. La scienza e la medicina. 7. La letteratura le arti e l’informazione. 8. Conclusioni. 1. Il sistema in cui viviamo e i suoi pilastri.
Con questo articolo voglio precisare alcune cose sul termine “complottismo” oggi in vigore, e sul sistema in cui viviamo.
Dunque. Un Complottista secondo la definizione comune è la persona che:
a) pensa che le sorti del pianeta siano rette da poche persone (principalmente i grandi banchieri e le multinazionali); b) pensa che queste poche persone scatenino guerre e uccidano intere popolazioni. c) pensa che queste poche persone manipolino l’informazione, l’istruzione, e utilizzino ogni mezzo per tenere le persone inconsapevoli assoggettate.
La prima precisazione da fare è proprio sul termine utilizzato, cioè la parola “complottismo”. Dire “complotto” evoca alla mente l’idea di un gruppo (più o meno grande) di persone, che cospirano tra loro per raggiungere i loro scopi. Ovverosia un gruppo di persone consapevoli, che seguono le direttive di un piano prestabilito, di cui conoscono i fini, i mezzi, e i vari passaggi intermedi. Evoca altresì l’idea che i cittadini normali sono estranei a questo gruppo dominante e assoggettati a loro insaputa. Infine, implica l’idea che coloro che complottano siano in qualche modo in una posizione di privilegio rispetto a quelli estranei al complotto.
In realtà il sistema massonico in cui viviamo non implica alcun complotto. Non esiste cioè un gruppo di persone che cospira; e queste persone non sono in qualche modo “superiori” nei privilegi che hanno, rispetto a quelle che non complottano. Esiste invece un “sistema” che ci accompagna dalla culla tomba, e a cui sono tutti assoggettati, ESSO non è stato instaurato da poco, ma è il risultato di un processo storico che venne avviato secoli fa, progressivamente e lentamente. Il processo di instaurazione lo abbiamo descritto nell’articolo “storia della massoneria dal 1200 ai nostri giorni”.
Inoltre la maggior parte delle persone, anche quelle che fanno parte dell’elite al potere, sono inconsapevoli della reale portata del sistema, e del loro ruolo all’interno di esso. E ne sono schiavi non meno delle persone che ad esso sono sottoposte.
Per capire la differenza tra il concetto di complotto e quello di “sistema” è utile un parallelo con le varie mafie.
Non esiste un complotto di Cosa Nostra per dominare la Sicilia, come non esiste un complotto della camorra per dominare la Campania. Esiste invece un “sistema” che si è instaurato nei secoli, e in cui ogni persona viene inserita con un suo ruolo ben preciso. Non a caso la camorra, viene chiamata dagli stessi camorristi “il sistema”, distinguendosi il sistema di Secondigliano, il sistema di Casal principe, ecc…
Allo stesso modo, se è vero che la massoneria è la potenza che ha modellato la storia di questi ultimi secoli in Europa e negli USA, allora non abbiamo alcun complotto.
L’altra cosa da puntualizzare è che questo “sistema” non è affatto occulto. E’ palese, è sotto gli occhi di tutti, ma ci siamo abituati fin dalla nascita, e dunque lo sentiamo come se fosse normale.
Se non lo vediamo, è unicamente in virtù di quella regola, per cui il modo migliore di nascondere una cosa è metterla davanti agli occhi di tutti.
TALE SISTEMA è fatto dei seguenti passaggi obbligati:.
2. La corruzione.
La corruzione deve essere estesa ad ogni livello. E’ sotto gli occhi di tutti, che non c’è più una reale volontà politica di lottare contro la corruzione. Non solo perché le pene per questo reato (e di altri ad esso affini, come l’abuso di ufficio) sono sempre minori e tendono sempre più alla prescrizione, ma perché negli ultimi decenni la corruzione anziché diminuire è aumentata, fino ad arrivare al paradosso, che oramai quasi tutti i politici hanno commesso una marea di reati conclamati, dal nostro Presidente del Consiglio all’ultimo degli amministratori comunali. E rari sono i personaggi, che denunciano l’assurda contraddizione, di un parlamento ove siedono decine di politici condannati per reati vari. Addirittura ce ne era qualcuno condannato in via definitiva per omicidio, come D’Elia.
Questo della corruzione diffusa è il primo presupposto del sistema in cui viviamo, assolutamente fondamentale per poter attuare, in maniera naturale i punti successivi.
Con questo Sistema, si assicurano infatti funzionari incapaci e politici ignoranti, e al contempo ci si garantisce che alle più alte cariche pubbliche accedano solo persone ricattabili.
Assicura cioè che la persona, sapendo di aver avuto accesso a quella carica, o a quel lavoro, solo per le “buone” raccomandazioni, si terrà stretto quel posto, e farà qualsiasi cosa, anche se illecita, pur di mantenere la sua posizione di privilegio.
Il fatto che nella pubblica amministrazione, i funzionari non vengano scelti per merito, provoca ovviamente un abbattimento della qualità dei servizi complessivi. E il meccanismo di arruolamento, basato sulle raccomandazioni e sui favori vari, fa si che la maggior parte degli impiegati pubblici, sia sottomessa al potere costituito (nella forma del superiore, o del referente politico che gli garantisce il posto).
Il meccanismo psicologico è il seguente: io, dipendente, so di essere stato messo in quel determinato posto per raccomandazioni.
Di conseguenza sarò grato a chi mi ha dato quel posto, e allo stesso tempo sarò psicologicamente più incline ad essere ricattato e ricattabile, perché non ho fiducia nelle mie capacità di trovare un lavoro autonomamente. In pratica, il fatto di essere costretti a trovare lavoro per favori, per conoscenze o per raccomandazioni, ha un effetto distruttivo sulla psicologia del singolo, che è nelle mani del “sistema” cui si affida completamente, temendo altrimenti di rimanere senza lavoro.
Dal punto di vista dei politici di rango nazionale, un sistema in cui essi siano corrotti e incapaci, assicura che i reali problemi del paese non verranno mai risolti, perché essi non saranno in grado di vedere né il problema né la soluzione.
Per convincersi di ciò, è sufficiente vedere il livello intellettuale e la profondità di pensiero dei governanti attuali, più o meno pari a quello di una velina leggermente acculturata; essi vengono scelti in base a qualità che sono completamente opposte, rispetto a quelle che dovrebbe avere una persona al comando della società. Chi comanda, dovrebbe essere non solo onesto, ma intelligente, con qualità superiori alla media e un curriculum (anche culturale) di primo livello. Invece la maggior parte dei politici al potere non sa neanche cosa sia la Consob, e probabilmente pensa che il signoraggio sia una marca di formaggio.
Ecco perché al Ministero di Grazia e Giustizia possono sedere ingegneri, come Castelli, o laureati in filosofia, come Mastella. Oppure al ministero della salute possano sedere dei laureati in giurisprudenza, come Sacconi, che per giunta dopo qualche mese cambieranno anche ministero, assicurando così un continuo ricambio di incapaci. Insomma… un sistema che funziona al contrario.
Chi dovrebbe risolvere, ad esempio, il problema della privatizzazione della Banca d’Italia? Borghezio, Bossi, Vito, Gelmini, Schifani, D’Elia?
3. L’istruzione
Il livello di istruzione deve essere il più basso possibile. E’ sotto gli occhi di tutti, che le scuole in questi ultimi decenni sono peggiorate sempre più. All’università i professori vengono scelti non per meriti ma per cooptazione. I docenti delle scuole inferiori sono assunti senza un controllo severo, né sulla loro preparazione, né sulla loro capacità didattica. I corsi di formazione e di aggiornamento, sono in genere di scarsa qualità e del resto nulla e nessuno assicura che i formatori siano più bravi di coloro che devono essere formati.
Tutto questo non a caso era nel programma della P2.
Un basso livello di istruzione, garantisce infatti una minore possibilità di risveglio intellettivo e spirituale. Garantisce una minora capacità critica. E rende il cammino personale del singolo individuo, molto più difficile. E’ quindi indispensabile, che la scuola non possa formare realmente la mente dei giovani; e che i formatori siano persone passive sottomesse al sistema. E’ indispensabile altresì che la storia venga studiata come un serie di eventi casuali, o provocati da fatti demenziali; la prima guerra mondiale si scatena perché un idiota spara all’arciduca Ferdinando; la seconda guerra mondiale, si scatena perché Hitler era un genio del male e i governanti dei paesi limitrofi non si erano accorti che voleva scatenare una guerra mondiale. La bomba su Hiroschima, venne buttata per far finire la guerra, ecc… Si occulta quindi la verità degli eventi, per non far capire qual’era il disegno complessivo di essi.
4. Il sistema fiscale
Il sistema di tassazione, deve essere vessatorio e non ci sarà mai un governo che ridurrà le tasse veramente. I soldi, infatti, in realtà ci sono, ma vengono dispersi decuplicando il costo delle opere pubbliche, finanziando società inesistenti grazie all’aiuto della CE, creando fondi neri, spendendo miliardi di euro per una sanità malata. Il vero scopo del sistema di tassazione attuale, però, non è quello di reperire fondi da spartire tra le elite (ne hanno già a sufficienza senza dover rubare anche pochi spiccioli al cittadino comune) ma quello di costringere il cittadino a non alzare mai la testa; lo scopo è cioè quello di farlo lavorare dodici ore al giorno per sopravvivere. Se non avrà troppo tempo libero, non avrà tempo per riflettere, per informarsi e per svegliarsi.
Ecco quindi, che appena il livello economico della popolazione inizia ad innalzarsi, sopravviene una nuova crisi economica, una nuova necessità finanziaria per cui lo stato deve chiedere nuovi sacrifici…
Quello che non ci dicono mai, infatti, è che il 99 per cento dei nostri soldi va allo stato, e quindi non è con un aumento delle tasse che migliorano le condizioni di vita generali, né può essere in questo modo che lo stato si procura una maggiore disponibilità di risorse. Le tasse infatti non sono il 40 o il 50 per cento, a seconda dell’aliquota. Le tasse coprono invece quasi il 100 per cento dei guadagni dei cittadini.
Se sembra assurdo, proviamo a fare questo ragionamento:
Se un cittadino guadagna 1000 euro, 300 le da immediatamente allo stato. Ne rimangono 700 che può spendere come vuole. Queste 700 verranno usate per acquistare dei beni, quindi verranno date ad altri cittadini. Questi cittadini, su queste 700 euro, pagheranno un altro 30 per cento di tasse, quindi ne rimarranno 490. Che verranno utilizzate per acquistare altri beni da altri cittadini che pagheranno altre tasse. Aggiungiamo che ogni bene è gravato da IVA. Cioè un’imposta all’origine che grava i beni di ulteriori carichi fiscali. Facciamo un esempio con una parcella emessa da un professionista (medico, avvocato, notaio, ecc..). Lo stato, ti dice che la tua aliquota è del 50 per cento. Ma è falso. Perché quando io faccio una fattura da 1000 euro, il 50 per cento va in tasse, ma il 20 per cento è l’Iva, a cui si aggiunge l’IRAP (circa il 4 o il 5 per cento) e la Cassa (che per noi avvocati è il 10 per cento). Il che significa che di quelle 1000 euro ce ne rimangono in tasca 200 o 300 circa. Quindi, in merito al problema delle tasse, sono due le balle che ci raccontano: 1) è falso che il prelievo fiscale, sia del 30, 40 o 50. Il prelievo (quando si calcola Iva, imposte locali e casse) è comunque dal 70 all’80 per cento, a seconda delle aliquote. Quando il cittadino acquista un bene, lo acquista comunque già gravato da Iva (che, ricordiamolo, fino a qualche anno fa per certi beni era anche il 40 per cento). E ciò che va allo stato è molto di più anche di quell’ottanta. E’ una somma molto vicina al 100 per cento. In pratica, tutto ciò che produciamo finisce nelle tasche dello stato, tranne quel poco che uno riesce a risparmiare e mettere da parte senza farne alcun uso. In sostanza: solo i soldi non utilizzati rimangono a noi e non vanno allo stato. Quelli messi in circolazione prima o poi finiscono nelle casse statali. Insomma, quando lo stato aumenta quindi le tasse del 2 per cento, non incassa realmente quel 2 per cento. Perché il cittadino, guadagnando il due per cento in meno, acquisterà meno beni, e quindi il risultato è un’entrata da una parte, ma un’uscita dall’altra. Ne consegue che quello che ci raccontano, sulla necessità di aumentare le tasse per far entrare più soldi nelle tasche dello stato, è una balla colossale.
Allo stato va già quasi tutto. L’aumento dell’imposizione fiscale serve unicamente per vessare il cittadino affinché non possa mai godere una vita di reale benessere.
5. La giustizia
I tribunali sono inefficienti. Le cancellerie sono sovraccariche di lavoro. I tempi medi dei processi sono esasperanti e, salvo alcune eccezioni (come il processo del lavoro, o alcuni procedimenti davanti a quei pochi giudici di pace competenti) al cittadino non è mai assicurata alcuna giustizia reale.
Che la giustizia penale non funzioni, lo dimostrano le decine di stragi che hanno insanguinato il nostro paese per decenni, che sono rimaste TUTTE impunite; segno che esiste un potere talmente forte da condizionare sempre la magistratura, ogni qual volta ci sarebbe da scoprire veramente le cause dei fatti.
Per la giustizia civile, è sufficiente chiedere ad un amico o un parente che ha avuto una causa civile, quali sono stati i tempi (e i risultati) di tale causa.
Ora, per risolvere i problemi della giustizia basterebbero pochissime regole.
In diritto penale, basterebbe interrompere la prescrizione con l’inizio del processo, per risolvere magicamente il 50 per cento e oltre dei problemi.
In diritto civile sarebbe sufficiente che le cause fossero discusse oralmente e tendenzialmente in un’unica udienza come nel processo americano.
Invece il parlamento continua ad emanare modifiche, leggi, codici e codicilli, affinché la giustizia non funzioni e anzi, il sistema si complichi sempre più.
Questo per vari motivi. Anzitutto perché quando la giustizia non funziona entrano in gioco i meccanismi alternativi ai tribunali. Il cittadino è portato a risolvere le sue controversie raccomandandosi al politico, alla persona potente, al capomafia, oppure è costretto a rinunciare alla causa.
Il degrado della giustizia, aumenta quindi in proporzione alla potenza dei politici, dei capimafia, ovverosia di tutte quelle persone che NON dovrebbero MAI avere questo potere.
I potenti invece, saranno spinti ad iscriversi alla massoneria e risolvere le loro controversie grazie ai tribunali massonici, che hanno quindi una potenza e un’importanza inversamente proporzionale alla potenza e all’importanza dei tribunali statali.
Quindi la verità è che la Giustizia non può e non deve essere efficiente, perché se per miracolo essa funzionasse veramente, in pochi anni avremmo uno stato quasi perfetto.
6. La Scienza e la medicina
La storia della scienza è la storia delle memorabili cazzate, sparate dagli scienziati con assoluta certezza di essere nel giusto. E’ una storia costellata dai molti errori, costellata di scoperte sensazionali e definitive che poi sono state smentite negli anni successivi, è la storia di persone uccise o perseguitate in nome della scienza, per poi scoprire che dicevano la verità.
Eppure il capolavoro della massoneria è la scienza, e in particolare quell’atteggiamento verso la scienza che la rende una religione.
L’età dei lumi si chiamò così, ufficialmente, perché era l’età della scienza, e dei lumi della ragione che prevalevano sulla irrazionalità. Ma in realtà si chiamò così, perché fu l’era del definitivo trionfo degli illuminati, che imposero una scienza ottusa, a fronte delle loro conoscenze molto più vaste.
Imposero cioè una situazione, che fece dire a Paracelso che “la scienza e la razionalità sono una grande follia collettiva, la dove invece l’esoterismo è una grande conoscenza segreta”.
Incuranti del fatto, che la scienza periodicamente smentisce se stessa con nuove scoperte; incuranti del fatto che molte scienze sono contraddittorie già al loro interno (come la fisica e la fisica quantistica, che dicono cose per certi versi opposti); incuranti del fatto che la scienza della medicina non sia riuscita a guarire dai mali e compaiano continuamente nuove malattie; incuranti del fatto che non abbiamo capito tutto della nostra madre terra, e ancor meno dell’universo attorno a noi, e quindi che fare della scienza una religione è come assumere a proprio Guru un bambino handicappato; molte persone pontificano in nome della scienza, dichiarando follia tutto ciò che è irrazionale, e approvando tutto ciò che è “scientifico”.
Il pensiero mi corre al Cicap... Nel loro sito si legge: "il nostro scopo è promuovere un'indagine scientifica e critica sul paranormale".
Ovverosia: la scienza (con i suoi continui fallimenti), vorrebbe promuovere un'indagine scientifica e critica sul paranormale (cioè su qualcosa che esula dal suo campo di indagine; la scienza infatti è per definizione razionale, il paranormale no).
Leggiamola in un altro modo: la scienza, con la storia dei suoi fallimenti (cioè una branca della conoscenza che non riesce neanche a prevedere con precisione che tempo farà), vorrebbe promuovere un'indagine su un'altra scienza che esiste da millenni, e che è perlopiù insondabile e inconoscibile anche a se stessa.
In altre parole: l'ignoranza viene eretta a sistema e a religione. L'ignoranza che si arroga il diritto di controllare e di verificare cose che non vengono controllate e verificate neanche dagli esoteristi stessi, essendo la conoscenza esoterica e paranormale, per definizione, nascosta e trasmessa solo agli iniziati.
Più o meno è come se il Papa promuovesse un'indagine critica e obiettiva sulla religione buddista o musulmana. Ci sarebbe da domandarsi, come avrebbe reagito il Cicap se avesse incontrato Gesù, o Budda o Maometto; dal momento che queste persone, che hanno cambiato il mondo più di ogni altra, facevano miracoli, e quindi erano in senso lato esoteristi e producevano fenomeni paranormali, chissà quale sarebbe stato il verdetto, alla luce delle loro indagini "scientifiche e critiche".
Anche la medicina, non deve funzionare realmente. Non deve curare i malati, ma crearli.
E’ fuori discussione, che la medicina ha fatto progressi enormi in questi ultimi secoli. Ma è anche fuori discussione che molte scoperte importanti vengono taciute; come è fuori discussione che la medicina ufficiale ha fatto e sta facendo di tutto per mettere il bavaglio agli operatori naturopati e alle varie discipline “alternative” come lo Shiatsu, l’agopuntura, la kinesiologia, ecc… Alcune erbe importanti, per la cura di determinate malattie sono state vietate, perchè facevano concorrenza ai farmaci ufficiali (come l’iperico contro la depressione).
Contemporaneamente, le ditte alimentari immettono sul mercato prodotti sempre più sofisticati e nocivi.
Il tutto, con il deliberato proposito di abbassare la vitalità della popolazione, e rintronarla di farmaci.
Questo perché, delle persone meno efficienti a causa di un’alimentazione squilibrata e di farmaci che hanno numerose controindicazioni, assicurano una cittadinanza mediamente meno reattiva e meno incline al risveglio.
Una popolazione cioè più controllabile dal sistema.
Punta di diamante della medicina è la psichiatria, uno strumento di controllo sociale eccezionale. Dal momento che la psichiatria si arroga il diritto di definire chi è normale e chi è pazzo, infatti, per la psichiatria è squilibrato chi vede rose rosse dappertutto, chi crede alle scie chimiche, chi pensa che la maggior parte degli omicidi in Italia abbiano un filo rosso che li unisce. Normali invece sono i tipi come Bruno Vespa, Emilio Fede, Giuliano Ferrara, Vittorio Sgarbi, Mario Borghezio…
Per sapere quali sono i parametri di una normalità, ci si affida ad una scienza che, secondo gli schemi ufficiali, inquadrerebbe Gesù, Madre Teresa di Calcutta, Budda, tra le persone con squilibri narcisistici della personalità. Addirittura Budda e Gesù, poi, con la loro “deriva mistica” potrebbero essere classificati come narcisisti schizofrenici. Anche il Dalai Lama, probabilmente verrebbe definito uno squilibrato con problemi nella sfera affettiva, e con disturbi di personalità (si sa infatti che il manifestare la propria rabbia è un segno di equilibrio per la psicologia; per questo è sufficiente leggere classici della psicologia, come La danza della rabbia, Le brave ragazze vanno in paradiso e le cattive vanno dappertutto, ecc..; di conseguenza il Dalai Lama, che non si arrabbia mai, data anche la sua propensione all’ascolto, e dato il distacco dalle emozioni che riesce a dimostrare, sarebbe classificabile come “una personalità con tratti di narcisismo primario e secondario, schizoide empatico”).
7. Le arti la letteratura e l’informazione.
Ultimo e più importante baluardo del sistema, è quello delle arti, della letteratura, e dell’informazione. Questo è il filtro che serve, per non far sapere al cittadino come realmente stanno le cose. Viene presentata una realtà all’acqua di rose, dove ciascuno ha la percezione che molte cose non funzionino, ma che, in fondo, tante siano regolari. Dal punto di vista dell’informazione la mafia viene presentata come un cancro molto potente e in continua espansione, ma la continua denuncia che viene fatta sui media nazionali, ce la fanno apparire quasi come un fenomeno da combattere. Invece non ci dicono che oramai Cosa Nostra, Camorra e Ndrangheta controllano tutte le città dal nord al sud.
Il periodico scoppiare di scandali, di “questioni morali” ecc.., dà al cittadino la percezione che, in fondo, molti politici siano “onesti” e anche se la corruzione è diffusa, tuttavia si può sempre contare su un substrato di politici e di amministratori irreprensibili. La verità è che in questi ultimi decenni, i politici onesti sono scomparsi quasi del tutto e i pochi rimasti sono degli ingenui messi totalmente in condizioni di impotenza.
Come abbiamo spesso detto e ripetuto nel corso di numerosi articoli, le notizie più importanti e i temi più importanti non vengono trattati: massoneria, sistema bancario, scie chimiche…
Le arti e la letteratura, forniscono a questo apparato, un robusto contorno di informazioni depistanti. I romanzi ove la storia viene presentata come un percorso voluto da poche persone, sono pochissimi e quei pochissimi tacciono moltissime cose.
Nessun romanzo, ha mai ipotizzato che dietro a tutti i delitti di rilievo mediatico ci sia un’unica organizzazione.
Chi ci ha provato, come Dan Brown, alla fine si rimangia le premessa facendo apparire il tutto come uno scherzo, una finzione, in cui si è portati a credere che l’autore, sia dotato solo di una fervida fantasia, mentre la verità è che egli ha descritto solo una minima parte della realtà.
I romanzi che dicono la verità, sono poco venduti e relegati in circuiti minori (vedi: Il tempo della Fine e Geometria del male di Sigismondo Panvini).
I romanzi e i film, fanno vedere una realtà dove la mafia è collusa con UN solo politico, come succede in quella fiction bugia come la Piovra. Ma non dicono (e se lo facessero verrebbero censurati) che la mafia è collusa con l’80 per cento del parlamento e sono decine i politici che hanno regolari rapporti con la mafia.
Coloro che provano a veicolare dei messaggi alternativi, nelle loro opere, vengono uccisi o fatti fuori dal sistema. Abbiamo detto della fine che fece Orson Welles dopo quarto potere, Antoine de Saint Exuspery dopo aver scritto il Piccolo Principe, Kubrick dopo aver scritto Eyes Wide Shuts, Rino Gaetano, De Andrè, ecc…
8. Conclusioni
Riassumendo il sistema è il seguente, e si basa su due punti cardine:
1) corruzione e illegalità = funzionari e politici incapaci = impossibilità di risolvere qualsiasi problema reale = possibilità di accedere al sistema solo per chi vi si adegua = controllo totale delle persone, siano essi cittadini o politici. 2) Istruzione carente e manipolazione dell’informazione = impossibilità di capire che siamo quotidianamente presi in giro. 3) Per evitare ribellioni e risvegli di coscienza si bombardano i cittadini di cibi scadenti, scie chimiche, medicinali dannosi, al fine di diminuirne ulteriormente lo stato vitale.
Insomma. Non esiste alcun complotto, ma esiste solo un sistema, che è quello in cui viviamo e che è sotto gli occhi di tutti. A questo sistema siamo tutti assuefatti, tanto che lo riteniamo normale. Solo dopo una certa età, quando magari si sono toccate con la mano certe realtà, si aprono gli occhi e si capisce l’assurdità di questo meccanismo.
Aprire gli occhi ovviamente non è semplice, quando fin da piccoli ti spiegano che questo è un sistema giusto. Studi sui libri che il sistema va bene così come è, salvo qualche piccola imperfezione qua e là che viene presentata come un’eccezione alla regola. Quando ti fai troppe domande ti rispondono che il sistema è questo ed è meglio adeguarsi.
E anche quando capisci veramente il sistema, spesso non si ha la forza di reagire, perché non si sa neanche da dove cominciare.
Solo di recente siti come Disinformazione, Luogocomune, Comedonchisciotte, Antonella Randazzo, Maurizio Blondet o autori come Noam Chomsky, Loretta Napoleoni, David Icke, Patricia Cori, ecc…, hanno iniziato a parlare chiaro e ad informare realmente su ciò che c’è dietro le maschere ufficiali del sistema.
Non a caso il sistema sta reagendo a questo eccesso di informazioni con una controreazione, per cui non si tarderà a limitare l’accesso ad internet, chiudere siti con la scusa che vengono commessi reati, ecc..
Un’ultima precisazione. Questo che abbiamo descritto a prima vista parrebbe un sistema oppressivo solamente per il popolo; sembrerebbe cioè, che a pagarne il prezzo di esso siano i soli cittadini.
In realtà tutti sono assoggettati al sistema, compresi coloro che stanno ai vertici della piramide del potere. Lo dimostra la fine che hanno fatto, molto spesso, persone appartenenti alla elite; Edoardo Agnelli, Lady Diana, l’ex presidente della BCE Duisemberg, Mattei, le quali, per non essersi perfettamente allineate al sistema, hanno perso la vita in infarti, incidenti, ecc… Per non parlare poi di quelle persone come Kennedy, come Papa Luciani, che erano arrivate alle massime cariche possibili per la nostra società, e che sono state assassinate per aver provato a correggere i difetti più evidenti del sistema. Il “sistema” infatti, prepara con pazienza ogni persona nel suo ruolo, e quando questa devia dalla strada prefissata fa una brutta fine, sia esso un papa, un Presidente, o un rampollo di famiglia nobile.
A maggior ragione quindi, non c’è alcun complotto, ma un “sistema” che merita a pieno titolo tale sostantivo. Chiamarlo sistema, dà la misura di come esso sia una specie di gabbia per tutti, per il popolo, ma anche per i cosiddetti “potenti”.
Anzi. Le persone semplici, il popolo, spesso sono più libere dei cosiddetti potenti. Se un cittadino diventa consapevole, ha la scelta tra adeguarsi o combattere, oppure andare a vivere all’estero e ritagliarsi una propria oasi (in Groenlandia, sulle montagne andine, nell’isola di Tonga, o nel deserto… sono pochi i posti dove il sistema in realtà non arriva).
I potenti invece, spesso sono schiavi del loro ruolo più di chiunque altro.
Se Berlusconi oggi, decidesse di vivere gli ultimi anni della sua vita in santa pace, ritirandosi su un isola deserta, non potrebbe; perché quel sistema che ha creato il fenomeno “Berlusconi” mettendolo alla guida della nazione, reclamerebbe il conto. E non gli permetterebbe di cambiare strada, perché lo show deve continuare secondo il piano previsto.
Ricordo le parole del Papa Giovanni Paolo II tanti anni fa, che, essendo più giovane, non capii: “se i miei superiori me lo permetteranno…” disse.
Ma quali superiori poteva avere, mi chiesi ? Nessuno è superiore al papa.
1. Introduzione. 2. La complicazione. 3. Il sistema fiscale. 4. La pluralità dei riti. 5. Il diritto civile. 6. Il diritto penale. 7. Conclusioni. 8. Alcuni aneddoti.
1. Introduzione. Voglio provare a spiegare in due parole il nostro sistema giuridico, premettendo prima il mio percorso.
Ho studiato per anni dopo la laurea, perché amavo il diritto. Era una cosa appassionante. Anche complicata per certi versi. Per una questione di carattere amavo gli argomenti più difficili e intricati. In civile ho amato la causa del contratto, che è l’argomento più difficile, tanto che la maggior parte degli autori dice che è impossibile comprenderlo a fondo. In diritto amministrativo ho amato l’interesse legittimo. In diritto civile ho pubblicato 4 manuali, in edizioni diverse. In diritto amministrativo un manuale che ha avuto 2 edizioni. Ma poi ho scritto articoli, tenuto lezioni di vario tipo all’università e nei corsi post universitari, e dirigo due riviste giuridiche. Pensavo che capire il sistema giuridico significasse, in fondo, capire il sistema in cui viviamo, le sue regole. A un certo punto mi sono accorto che il diritto nei tribunali non serve quasi a niente. E che troppe cose non quadrano. E che tali regole sono sistematicamente disapplicate. Anzitutto la prima cosa strana. La maggior parte dei giudici ignorano il diritto, e non riescono a distinguere – ad esempio - la prova del nesso causale di un fatto, dalla prova del fatto stesso. Guai a sentir parlare di causa del contratto e guai a chiedere cosa è l’interesse legittimo e in cosa si differenzia dal diritto soggettivo. E qui già si nota una prima cosa che non va. Il diritto dovrebbe servire a regolare la vita dei cittadini. Ma cosa cavolo deve regolare uno strumento che non è capito bene neanche dagli addetti ai lavori?
Non solo. Ma nel nostro sistema abbiamo oltre 370.000 leggi vigenti. E’ assolutamente ovvio che nessun giurista le possa conoscere tutte.
A vivere il diritto pratico quindi, ci si trova in un caos. E si capisce che il sistema reale è molto, molto diverso da quello che ci fanno studiare nei manuali e all’università. E’ un sistema che è fatto per NON tutelare il cittadino e far sì che la legge non venga applicata. Ed è un sistema che si basa su alcuni baluardi che ora cercheremo di descrivere:
Essi sono:
- Complicazione del sistema. Il sistema è così complicato che capirlo è un casino. In tal senso mi viene da dire che il diritto è molto simile ad un sistema esoterico.
- Linguaggio giuridico. I giuristi in genere scrivono in un linguaggio illeggibile e la maggior parte dei testi giuridici non è comprensibile neanche dai giuristi, a meno che non siano esperti di quella specifica materia trattata dal manuale. La cosa, ovviamente, serve per non permettere al cittadino di capire il sistema, ma anche per non farlo capire ai giudici e agli avvocati stessi.
- pluralità dei riti. Esistono decine di riti diversi, in modo che spesso è difficile anche capire quale sia il giudice competente. - Lunghezza dei riti. - Sistema fiscale demenziale - Costi della giustizia. - Mancanza di fondi e di organico
Approfondiamone alcuni.
2. La complicazione. Qui troviamo una prima contraddizione del nostro sistema: neanche i giuristi sanno muoversi nel mondo del diritto, tanto è vero che anche noi avvocati, quando abbiamo un problema in una materia specifica, dobbiamo rivolgerci a un esperto di questa materia. Non a caso esistono una marea di specializzazioni: civilista, penalista, amministrativista, fiscalista, giuslavorista, sono le grosse branche del diritto. Ma poi esistono le sotto branche: solo nel diritto civile abbiamo gli esperti in società, i matrimonialisti, i contrattualisti, quelli esperti in responsabilità civile, in diritto d’autore, ecc… E addirittura ci sono studi super specializzati dove c’è, nell’ambito dei matrimonialisti, l’esperto in diritto minorile, quello esperto in separazioni e divorzi, quello esperto in volontaria giurisdizione, ecc…
Come dire: anche noi avvocati non possiamo conoscere tutte le leggi, e abbiamo bisogno dell’avvocato.
Un assurdità. Ma è un assurdità a cui siamo tutti abituati e oramai non ci stupiamo di nulla.. D’altronde di che stupirsi? La maggior parte dei nostri politici non conosce neanche le leggi più importanti esistenti. Tempo fa le iene promossero una serie di interviste in cui chiedevano ai politici cosa è la Consob (cioè l’organo di controllo delle società). Venne fuori che la maggior parte dei politici non lo sapevano. Poi non possiamo stupirci ovviamente se il parlamento non promuove leggi per risolvere il problema della privatizzazione della Banca d’Italia o del signoraggio. Il problema è che non sanno neanche cosa sia.
L’altra cosa assurda è il costo delle spese giudiziarie. Un avvocato non famoso di una modesta città di provincia ha delle parcelle pari a uno o più stupendi mensili di un operaio. Il che è come dire una persona che guadagna 1000 euro al mese non può permettersi un legale. Ora i geni del diritto diranno: “eh. Ma esiste il gratuito patrocinio per i non abbienti”. No. E’ falso. Prima di tutto perché il gratuito patrocinio ha dei limiti di reddito molto bassi. Praticamente da fame. Poi perché il gratuito patrocinio non copre le consulenze legali, e le attività stragiudiziali. Quindi se, ad esempio, un cittadino vuole delle semplici consulenze per sapere come comportarsi al fine di non violare la legge, non può farlo.
Ed è facilissimo violare la legge, perché abbiamo leggi su tutto: dal tipo di rubinetti che è possibile installare in un ristorante, ai metri quadri del gabinetto, alla forma delle sedie da installare. Tempo fa ho scoperto che ero fuori legge perché non tagliavo i rami troppo sporgenti del mio giardino ed ero passibile di multa. Anni fa scoprii che se lavavo l’auto in una fontana pubblica ero soggetto a contravvenzione. E qualche tempo fa ho messo delle borse laterali alla mia moto. E ho scoperto di essere passibile di cotnravvenzione. Me l’ha detto un mio amico, che è un vigile urbano e che lo sa bene, perché ha la stessa moto mia, e ha le stesse borse e anche lui è fuorilegge.
3. Il sistema fiscale La punta di diamante più assurda del nostro sistema giuridico è la parte fiscale. E’ notorio tra professionisti e commercianti che “se viene la finanza qualcosa di illegale ti trovano”. Già perché le leggi fiscali sono talmente complicate che è impossibile rispettarle completamente. Tasse, sovrattasse, tasse locali, spese detraibili, spese deducibili, spese detraibili in parte, spese deducibili in parte, anticipi, acconti, ecc… un casino in cui è impossibile capirci qualcosa. Ovvio che se sei soggetto ad una verifica fiscale da parte della finanza come minimo trovano che hai dedotto una spese non deducibile, che hai sbagliato un calcolo, un acconto, qualsiasi cosa. Infatti ogni tanto a noi professionisti, o agli imprenditori, arrivano delle tasse arretrate. E quando la somma è piccola si paga senza fiatare; perché costa di più rifare tutti i calcoli che pagare senza protestare. Un piccolo sopruso, ma costante, continuo, reiterato, e inflitto a migliaia di imprese e professionisti, con la volontà e complicità del sistema statale.
Se poi aggiungiamo le leggi sulla sicurezza del lavoro, quelle sanitarie, ecc… ne risulta che la maggior parte degli imprenditori e dei professionisti viola sempre e senz’altro qualche regola. Tempo fa ad esempio ho scoperto che in uno studio legale, in teoria, si devono avere solo mobili “ignifughi”; ma sfido qualsiasi studio legale a dimostrare che non ha nelle stanze almeno un soprammobile di legno o altro materiale infiammabile perché ritengo che nessuno, al momento in cui acquista un mobile o un altro oggetto, pensi alle norme della legge 626 (poi confluita nel TU). In realtà questo stato di cose serve per far avere una specie di sudditanza del cittadino nei confronti del potere; il cittadino non deve mai essere tranquillo; deve sempre aver paura di un possibile controllo; e deve sapere che a fronte di un abuso dell’autorità non potrà difendersi. Ma la cosa più assurda si verifica nei tribunali. Tempo fa entrai in un aula di diritto del lavoro, e scopri che la sedia del giudice non era a norma di legge, e che non c’era l’estintore e nelle cancellerie non c’erano tutte le misure prescritte dalla legge sulla sicurezza del lavoro. Cioè i magistrati che in teoria dovrebbero controllare che tutti sia a norma, sono i primi a lavorare in un ambiente non in regola.
Qualche tempo fa ho messo la targa col mio nome, fuori dal portone del mio studio legale. Non sapevo che per farlo dovevo chiedere il permesso e pagare una tassa per le affissioni comunali. E’ passato un vigile mentre la affiggevo e mi ha chiesto se avevo il permesso. Ho risposto di no e che non sapevo neanche ci volesse il permesso. “Ma quant’è questa tassa?” Ho chiesto. “Non lo so – risponde il vigile - ma comunque ti conviene non chiedere alcun permesso, e se viene un controllo paghi la multa. Costa meno ed è più pratico”. Quindi se io metto il mio nome sul campanello è mio diritto. Ma mettere una targa accanto al campanello no. Il consiglio, del resto, viene dalla persona che in teoria dovrebbe controllare che io sia in regola con il permesso.
Proseguendo nelle assurdità fiscali, che dire del fatto che i professionisti e le imprese debbano pagare il 90 per cento del reddito presunto dell’anno successivo? In altre parole: per noi cittadini è normale pagare in anticipo le tasse che guadagneremo l’anno prossimo. Di chi sia questa geniale invenzione non lo so. Ma quello che so è che a tutti deve sembrare normale, se nessuno ha mai pensato a fare un ricorso alla corte costituzionale (che, a mio parere, avrebbe notevoli possibilità di vittoria). Vero è che il cittadino non ha interesse a fare un ricorso del genere a causa, ancora una volta, dell’assurdità con cui è previsto il meccanismo dell’impugnazione:
Già. Perché se io, cittadino, sono incazzato contro questa legge assurda non posso mica andare dalla Corte Costituzionale e promuovere direttamente il giudizio. No. Devo prima farmi fare una multa (quindi devo prima rifiutarmi di pagare, e commettere un illecito) e poi impugnare questa multa davanti alle Commissioni Tributarie; e una volta che sono davanti alle commissioni tributarie, devo sollevare il giudizio davanti alla Corte Costituzionale. Ma il giudizio davanti alla Corte ancora una volta non è automatico. No. E’ a discrezione del giudice che può sollevare il problema davanti alla corte solo se lo ritiene “non manifestamente infondato”. Quindi la maggior parte di cittadini è scoraggiata dal fare una cosa del genere, e finché a promuovere un azione del genere non ci penserà un’associazione di consumatori, la cosa è ovviamente improponibile. Fare una legge che consenta di chiedere il sindacato di costituzionalità in via diretta non è venuto in mente a nessuno. Sarebbe troppo semplice poi. Quindi, riassumendo, se un cittadino vuole fare causa contro questa norma del cazzo, per non pagare con un anno di anticipo quegli euro di tasse che dovrà comunque pagare l’anno successivo, deve dare parecchie migliaia di euro ad un avvocato; e aspettare qualche anno di causa. Tempo medio previsto per la definizione del giudizio: se tutto va bene qualche anno. Spesa prevista: circa 10 – 20.000 euro, a seconda dei casi. E' ovvio allora che conviene di più pagare in anticipo.
Qualcuno mi dirà: ma tu sei avvocato, fattela da solo. Ma a me non va di farmela. Perché dovrei? Sono centinaia le possibili cause che potrei fare contro le leggi ingiuste e vessatorie. Ma non ho tempo per farmele, perché devo lavorare. E quando non lavoro, scrivo articoli come questo, oppure mi studio la cabala, che mi serve sempre per lavoro. Insomma, pur essendo avvocato, non ho il tempo per difendermi legalmente e, ovviamente, non mi va neanche di farmi difendere da un collega, perchè mi costerebbe troppo e non mi converrebbe economicamente.
E tutto questo per i miei colleghi è... normale
Altra cosa assurda, ma su cui nessuno ha qualcosa da reclamare sono le imposte di registro. Non so quanti sanno che se si acquista una casa, colui che acquista deve pagare l’otto per cento di imposta di registro; se si acquista un terreno l’imposta diventa addirittura il 17. In altre parole se io compro un terreno da 100 mila euro, ne dovrò dare 17 allo stato. Più, tra imposte ipotecarie e catastali, si arriva al 18. A questo aggiungiamo la tariffa notarile e si arriva a 20.000 euro. 20.000 euro regalati allo stato ma non si sa perché. E se io vado su un testo di diritto tributario per capire a cosa cazzo serve questa imposta, e perché io sono obbligato a pagare una cifra del genere, non lo trovo. E’ un imposta. E’ dovuta. E basta. Se chiedo a un collega tributarista a cosa serve questa imposta mi rispondono che non lo sanno. Loro sanno solo che si fa così.
4. La pluralità dei riti Molte persone ingenuamente pensano che il nostro sistema si divida in civile, e penale. I più istruiti al massimo sanno che esiste un diritto amministrativo e un tribunale amministrativo. Invece non è vero. Anzitutto perché in seno ad ogni giudice ci sono diversi riti, cosicché in seno al rito civile esiste il rito del lavoro, quello societario, quello ordinario, più i vari procedimenti speciali, ognuno con una sua particolarità e una sua procedura diversa. Poi esiste la Corte dei conti, con competenze sia amministrative che penali. Il Tribunale militare. Il tribunale delle acque. (si avete letto bene… esiste un tribunale delle acque…) Le giurisdizioni tributarie. A questi già non pochi tribunali si aggiungono ora le corti europee; Corte dei diritti dell’Uomo, Corte di giustizia della Ce. Insomma esistono decine di riti diversi, fatti apposta per far impantanare alcuni procedimenti solo perché il Tizio che fa il ricorso ha sbagliato giudice. Siccome poi la legge in molti casi non è chiara, ecco che è possibile arrivare a situazioni paradossali. Ad esempio per ricorrere contro l’espulsione di uno straniero non si sa bene se ricorrere al TAR o al Giudice Ordinario; alcuni tribunali amministrativi dicono di essere competenti loro; alcuni GO dicono di essere competenti loro; con il risultato paradossale che ci sono due giudici diversi che dicono entrambi di essere competenti. Stessa cosa per un provvedimento con cui chiedete di essere ammessi ad un trattamento medico che vi viene rifiutato dalla ASL. Alcuni giudici ordinari si ritengono competenti; ma anche alcuni tribunali amministrativi. Se ci sono dubbi di competenza comunque non c’è problema: il nostro legislatore ha provveduto a creare un sistema geniale per risolvere i problemi: il procedimento di giurisdizione davanti alle Sezioni Unite della Cassazione. Ecco quindi che in una causa tra due contendenti, che discutevano quale giudice avesse il potere di decidere su un diritto di pascolare delle pecore, nel 2007, dopo alcuni decenni di causa, si sono pronunciate le sezioni unite. Trenta anni solo per decidere il giudice competente… chissà fra quanti anni si saprà a chi deve andare quel diritto di pascolo. In compenso alcune volte entrambi i tribunali si ritengono incompetenti con risultati che sfiorano il ridicolo. Ad esempio avevo un procedimento davanti al Tribunale di Civitavecchia. Non si sapeva se fosse competente il giudice di Pace o il Tribunale. Nel dubbio ho fatto una cosa che non si potrebbe fare, cioè ho fatto la richiesta ad entrambi. Ma entrambi si sono dichiarati incompetenti. Allora ho fatto appello. Il giudice dell’appello mi disse che lui era incompetente. Alla fine il giudice, per risolvere il problema e non avere grattacapi, ha pensato bene di risolvere la questione giuridica in altro modo: il procedimento si è perso, e la sentenza non è mai stata emessa; le parti nel frattempo si sono dimenticate della questione anche perché il procedimento, per una causa di poche centinaia di euro, è costato quanto una auto nuova. Ecco una cosa che in nessun manuale è contemplata: Il procedimento che si perde per strada.
5. Diritto civile Il diritto civile è una materia già complessa in sé. Ma a renderla davvero impraticabile, in modo che il cittadino non sia tutelato per niente, ci pensa il nostro geniale sistema processuale. Un sistema fatto di notifiche, termini per produrre, e atti programmati secondo uno schema fisso, in modo che un processo civile può anche durare venti o trenta anni. Se Tizio viene tamponano, l’assicurazione è costretta a pagare per forza; tutto sarebbe molto semplice se avessimo un sistema come quello americano, ove il giudice decide alla prima udienza dibattimentale e tutto si risolve in un procedimento che spesso consta di una sola udienza. Da noi no. Mi hanno tamponato; ho ragione per forza; ma il nostro sistema impone prima di tutto di notificare l’atto alla compagnia; poi il giorno dell’udienza, anche se la compagnia magari non si presenta in giudizio, il giudice fissa un’udienza successiva per le richieste istruttorie in una data di diversi mesi successiva; poi segue la fase istruttoria; poi magari la fase della CTU; e poi infine la fase della memoria conclusionale. Il tutto in un tempo mai inferiore ai due anni nei casi più rapidi, ma che può arrivare a dieci, quindici, nei casi in cui ci sia l’avvicendamento di vari giudici per malattie, maternità, trasferimenti, ecc… Ecco che si arriva ai casi paradossali in cui una persona ha ragione da vendere, ma dopo quindici anni sta ancora in causa. Poi arriva la sentenza. Ma magari la controparte non paga. Allora siccome sarebbe troppo semplice prevedere la galera per chi in mala fede non paga un debito processuale, occorre istaurare un altro procedimento; cioè il procedimento esecutivo. In altri casi ove il creditore abbia comunque un credito che deve incassare sicuramente abbiamo il cosiddetto procedimento per decreto ingiuntivo. Procedimento che in certi casi può durare anni, se la controparte fa una minima obbiezione formale sulla procedura (in gergo tecnico si chiama opposizione a precetto, o a decreto ingiuntivo).
Ecco quindi che il processo civile serve per proteggere i disonesti che non vogliono pagare. Prevedere un sistema rapido, con definizione alla prima udienza dei casi più evidenti, sarebbe troppo semplice… quindi si preferisce mantenere il sistema come è. Anche perché, nei pochi casi in cui il legislatore ha previsto un sistema efficiente e veloce, questo sistema non ha funzionato. Siamo così abituati a complicarci la vita, infatti, che li dove il legislatore ha previsto la definizione in un’unica udienza, purtroppo questa possibilità non è obbligatoria; con il risultato che la norma non viene applicata da nessuno. Alludo al processo davanti al giudice di pace (articolo 320 cpc), che in teoria potrebbe essere risolto in un’unica udienza, al massimo due, ma se qualche giudice prova ad applicare la legge e definire il giudizio nella prima udienza, viene trattato come un marziano. La maggior parte dei giudici di pace non solo non definisce la causa alla prima udienza, ma dà pure i termini per le memorie conclusionali e addirittura per le memorie di replica. Ecco quindi che io sono riuscito a stare in causa davanti ad un giudice di pace per un banale incidente stradale per ben 5 anni. Cinque.
Se poi il debitore, nonostante il decreto ingiuntivo, alla fine del procedimento continua a non pagare, si arriva alla tragicomica del processo esecutivo. Cioè si pignora (e si mette in vendita) un appartamento, un auto, un qualsiasi bene, al soggetto debitore; tempo medio per arrivare alla vendita del bene e al conseguimento del dovuto: tre – cinque anni, ma anche dieci o quindici anni, con punte di 30. In alcuni casi il processo viene abbandonato senza che se ne sappia più nulla, perché i creditori si stancano, o muoiono, o semplicemente si trasferiscono all’estero e se ne fregano dell’esito del giudizio, e tutto viene abbandonato. In pratica il processo civile ha tempi ed esiti ragionevoli in pochissimi casi. Si riesce ad ottenere qualcosa nei soli casi in cui è coinvolta un’assicurazione (non sempre ovviamente; nei casi più complessi si può stare in giudizio anche trenta anni) oppure nel processo del lavoro. Negli altri casi il giudizio è sempre sconsigliabile. Quando iniziai la professione un avvocato famoso a Viterbo, giudicato da tutti persona corretta, e presidente del Consiglio dell’Ordine mi disse “meglio una pessima transazione che un’ottima causa”. Frase che ho capito solo dopo anni, quando ho capito davvero il sistema. D’altronde, sempre dopo qualche anno ho capito il perché di un altro detto dell’avvocatura: “causa che pende causa che rende”. Perché molti avvocati, stando trenta anni in causa, chiedono periodicamente delle somme al cliente, per un processo che spesso dura dieci, venti, o trenta anni di giudizio, dopo aver speso un capitale. Quindi perché mai dovrebbero protestare perché il sistema non funziona? Tanto loro vengono pagati lo stesso.
Ma quello che in genere non dicono né i libri, né i docenti, quando si studiano le materie giuridiche è che il processo civile può impantanarsi e bloccarsi definitivamente in diversi punti. Ci sono vari casi in cui, infatti, un debitore scaltro riesce a farla in barba al creditore. I punti di impasse del processo civile sono tanti.
Mi soffermo solo sulla fase della notifica. La notifica implica che se Tizio vuole fare causa a Caio, deve farglielo sapere recapitandogli l’atto personalmente. Deve, appunto, notificarglielo. Ma prima di notificare l’atto deve trovare il soggetto in questione. Quando il residente è all’estero notificare un atto diventa un problema complicato dal punto di vista tecnico, e costoso. Alcuni soggetti poi non hanno mai residenza fissa. Poi ci sono i soggetti (le società in genere) che operano in Italia ma risiedono all’estero. E poi, con vero colpo di genio, ci sono le società (questo è uno scherzetto ad esempio che fanno diverse società telefoniche) che hanno varie sedi: la sede amministrativa, la sede generale, la sede operativa, la sede secondaria, ecc… Siccome la notifica va fatta alla sede della direzione generale, se per caso chi vuole fare iniziare il giudizio si sbaglia e lo invia ad una sede secondaria, o alla sede amministrativa, ecc…, allora ecco che la citazione non vale nulla. Inutile dire che in genere, sul sito della società, compaiono diverse sedi ma non certo quella della direzione generale. Ricordo in un caso in cui dovetti fare causa ad una società, e per risolvere il problema ho fatto sei o sette notifiche, a diversi indirizzi. La società si è costituita in giudizio, senza poter opporre il difetto di notifica, ma ovviamente ho dovuto spendere di notifiche più di quanto era il valore della causa. Un sistema ingegnoso per bloccare tutto all’origine ed evitare che un utente possa protestare.
6. Diritto penale. Anche il diritto penale è pensato per tutelare i delinquenti e non le vittime. Tra i delinquenti c’è una suddivisione in categorie. 1) Reietti. I reietti sono quelli che vanno in galera sicuramente, se vengono beccati. Sono in genere mafiosi, che sono quelli che subiscono le pene più dure. 2) Sfigati. Sfigati sono in genere gli extracomunitari o i drogati, che subiscono pene di media entità e nel cinquanta per cento dei casi possono finire in carcere. 3) Eletti. Appartengono a questa categoria quelli che non vanno mai in carcere e se ci vanno gli danno tutti i privilegi e li trattano come se fossero in albergo; sono gli amministratori pubblici, che hanno pene ridicole o inesistenti, e comunque nei pochi casi in cui vengono processati il processo va in prescrizione. Poi ci sono i cittadini ordinari, che rientrano in una delle tre classi sopraelencate, a seconda dei soldi di cui dispongono, della loro appartenenza ad organizzazioni massoniche o paramassoniche, e da altre variabili.
Rubare un cesto di mele da un negozio di frutta e verdura, o un portafoglio su un autobus, ad esempio è un reato punito con la pena da 1 a sei anni (articolo 625). Rubare un miliardo di euro agli azionisti, in una società che fattura dieci miliardi all’anno, non è punibile. Rubare un miliardo di euro in una società che fattura un miliardo di euro all’anno è punito con la pena da quindici giorni ad un anno (articolo 2621 e ss del codice civile). Quindi chi ruba una mela è uno sfigato; chi ne ruba mille è un reietto; .ma se rubi milla milardi sei un eletto. Se poi complotti per preparare un colpo di stato non c’è alcun reato; perché di recente l’articolo 289 che prevede il reato di attentato agli organi costituzionali è stato cambiato in modo tale che per essere punibile, il soggetto deve compiere un “atto violento”. E complottare, organizzare, ecc., non è considerato un atto violento. . Ma il colpo di genio del legislatore è la prescrizione. Circa il novanta per cento dei reati commessi, oramai va in prescrizione perché i processi sono talmente lunghi (e le prescrizioni talmente brevi) che la maggior parte dei delinquenti non vanno mai in galera. Questo significa che la macchina della giustizia (comprendendo in essa finanzieri, poliziotti, carabinieri, magistrati inquirenti e giudicanti, cancellieri, ufficiali giudiziari) funziona, con dispendio di soldi pubblici, per perseguire reati che non verranno mai puniti. Il sistema potrebbe essere sanato anche semplicemente stabilendo ciò che è previsto in tutti i paesi normali: cioè che una volta che il processo è iniziato la prescrizione è interrotta. Ma questo non accadrà mai, perchè sarebbe troppo semplice e poi per un colpo di sfortuna qualche eletto potrebbe pure finire in galera.
Certo… ci sono dei reati tanto gravi, in cui la prescrizione è lunga. O addirittura ci sono quei reati che non cadono mai in prescrizione. Ma qui scatta un altro diabolico meccanismo processuale. Il famigerato (per il giurista) modello 45, che non si studia all’università, ma solo sui campi di battaglia dei tribunali. Cosa è questo modello 45 è presto detto. Quando il PM indaga ha l’obbligo di chiudere le indagini in un tempo predeterminato dalla legge, diverso a seconda dei reati in esame. Al termine del tempo previsto egli ha due possibilità: può chiedere l’archiviazione o chiedere il rinvio a giudizio. Il codice non prevede una terza possibilità: cioè che il PM non chieda nulla. In tal caso il processo è insabbiato per sempre e viene inserito nel cosiddetto modello 45, il modello della denunce non costituenti reato. E’ sotto questo famigerato modello che vengono insabbiate le inchieste a magistrati, politici, persone potenti, di cui spesso non si avrà mai notizia.
Pochi poi riflettono sul fatto che molte leggi penali sono create e pensate da… criminali. Cioè molti parlamentari sono persone che sono state condannate in via definitiva per reati anche molto gravi. E pochi si rendono conto che molte leggi fatte dal parlamento sono un vero abuso; cioè costituisce un reato il fatto di averle emanate. Un esempio. La riforma del falso in bilancio, configurata in modo tale da rendere non punibile tale reato, è stato un vero reato, commesso da tutto il parlamento. In pratica è come se il parlamento avesse detto: ragazzi, siccome la maggior parte di noi ha delle società, magari per interposta persona, per salvarci il culo dalla galera perché non facciamo una legge con cui non siamo punibili? E quindi si sono fatti una legge che abrogasse tale reato. In pratica è come se avessero incitato gli amministratori delle società a delinquere. E incitare a commettere reati, è un reato, per il nostro codice, previsto dall’articolo 110 c.p. E’ come se tutto il parlamento concorresse a tutti i reati di falso in bilancio commessi dalla nazione. Ma nessuno potrà mai mandare in galera tutto il parlamento.
7. Conclusioni. Ci sarebbe altro da dire, molto altro, ma è impossibile farlo in un articolo.Ci sarebbe da parlare delle carenze di organico, ovviamente volute ad hoc per rendere ancor più inefficiente il nostro sistema; del disordine con cui vengono tenuti i fascicoli nella maggior parte dei tribunali italiani, il che è fatto apposta per permettere di rubare i fascicoli e farli sparire, per permettere di farli vedere ad occhi indiscreti, ecc.
Ci sarebbe da dire delle truffe continue e sistematiche che sono compiute dalle società telefoniche con le bollette taroccate; una vera e propria truffa ai danni di migliaia di utenti che però non viene perseguita perché si tratta di piccoli reati; e poi siccome è un reato commesso da società semi-pubbliche nessun magistrato ha il coraggio di perseguirlo (in caso contrario dovrebbero mandare in galera gli amministratori di queste società, ma è difficile trovare magistrati così impavidi). Ci sarebbe da parlare della cartelle esattoriali pazze emesse da società private per conto del comune; società che durano un anno o due poi spariscono e chiudono, in modo che se per caso qualche centinaia di cittadini truffati volessero fare causa… non troverebbero più nulla, perché la società non esiste più.
Ci sarebbe da parlare del modo in cui vengono selezionati i magistrati e gli avvocati, con concorsi ed esami spesso truccati, o con dei commissari impreparati e con una preparazione inferiore a quella dei candidati. Basti ricordare il famoso caso dell’esame di Catanzaro: all’esame da avvocato che si tenne alla Corte di appello di Catanzaro nell’anno 2000, la magistratura scoprì che tutti i 2500 concorrenti avevano copiato, con la complicità della commissione (commissione composta da giudici, avvocati e professori universitari). Come è andata a finire? Tutto prescritto. Nessun colpevole. E i 2500 candidati che avevano copiato sono tutti avvocati. http://www.corriere.it/Primo_P....i.shtml
E il concorso in magistratura? Al concorso del 2002 un magistrato (non un magistrato qualsiasi si badi; ma un magistrato di CASSAZIONE) venne beccato con le mani nella marmellata mentre truccava un elaborato; il concorso non è stato annullato; tutta la commissione si schierò a sua difesa; e tutto è finito a tarallucci a vino. Non si poteva certo mandare in galera tutta la commissione di magistrati, professori universitari, ecc., e rifare tutto il concorso. http://www.lavocedirobinhood.it/Articol....ISTRATI
Per non parlare dell’ultimo concorso in cui molti concorrenti hanno copiato l’elaborato nel silenzio e nell’inerzia della commissione, con uno scandalo finito su tutti i giornali, ma che dopo qualche giorno è tornato nel dimenticatoio.
Quando la selezione dei futuri magistrati e dei futuri avvocati avviene con queste premesse… che pretendiamo?
8. Alcuni aneddoti Nella mia breve carriera professionale ricordo alcuni aneddoti curiosi che racconto, per far capire un po’ come va la pratica.
Una signora un giorno si ritrova i conti correnti bancari chiusi, perché gli avevano protestato degli assegni di cui lei non sapeva nulla. Si scopre che una truffatrice di Firenze aveva emesso con un documento falso degli assegni a suo nome. Inoltre lo stesso scherzetto lo aveva fatto a decine di persone. La truffatrice viene identificata, e portata davanti al magistrato. Confessa candidamente che si, ha emesso assegni falsi. Confessa candidamente che si, ha falsificato i documenti. Confessa candidamente che si, sono una decine di anni che fa questo gioco. La Tizia viene rilasciata, perchè avendo confessato non ci sono le esigenze della custodia cautelare e da noi si va in galera solo dopo la sentenza definitiva, cioè dopo la Cassazione. Il giorno dopo emette altri assegni. E poi ancora altri. Continuando cioè a creare problemi ad altri cittadini ignari che si troveranno i conti chiusi, i crediti bloccati, i mutui revocati. Il processo è iniziato da pochi giorni, ma oramai, si sa, siamo vicini alla prescrizione. In fondo, il reato commesso non è grave. E questa signora continua ad andare in giro tranquilla.
Qualche anno fa un Tizio viene denunciato dalla compagnia di assicurazione per cui lavoro per truffa; aveva fatto decine di incidenti falsi nella zona di Civitavecchia finché i carabinieri lo avevano scoperto. Qualche tempo dopo lo stesso soggetto viene a Viterbo, alla sede della compagnia, con un incidente falso; si trova quindi di fronte a gente che lo conosce e che gli dice “e che ci fai qui… ma se ti abbiamo denunciato a Civitavecchia?” E lui: “eh si… infatti li non potevo più lavorare… ora mi sono trasferito qui ma non immaginavo che lei, ispettore, avesse anche questa sede. Peccato. Mi devo trasferire ancora”.
Ad un mio cliente di Napoli avevano pignorato la casa che doveva andare in vendita. Nel 2005 mi chiede se poteva pagare tutti i debiti e riprendersi la casa ed eventualmente cosa fare in alternativa. Lui tiene a quella casa. Analizzo il valore della casa. Circa 100.000 euro. Il debito era di circa 50.00 euro suddiviso per una ventina di debitori, ma tra spese, legali, interessi, ecc… nel 2005 ammontava a circa 300.000 euro. I debiti risalgono a circa 25 anni fa. Il procedimento di pignoramento è iniziato quindici anni fa, ma ancora in alto mare. Il cliente ha sessantatrè anni e non ha figli. Il mio consiglio: continuare ad abitare quella casa. Se tutto va male la venderanno tra una decina di anni, quando lui sarà anziano. Ma data l’ubicazione dell’immobile e altre caratteristiche non la venderanno mai… Alla sua morte, ci andrà ad abitare qualche suo amico o parente e probabilmente nessuno gliela toglierà mai.
Sono a Napoli da un mio amico avvocato. Questo mio amico mi chiede di andare a notificare un atto al tribunale di (bo… non ricordo.. mi pare Castellammare). Mi dà l’atto, che dovrò consegnare all’ufficiale giudiziario, e poi mi consegna una busta con le “istruzioni” per la notifica pregandomi di consegnarla nelle mani dell’ufficiale X… Vado in tribunale accompagnato dalla segretaria, mi avvicino al banco degli ufficiali giudiziari e consegno l’atto. Poi dico: “Ora le do la busta con le istruzioni ma mi faccia controllare se le istruzioni sono giuste…” A quel punto vedo che l’ufficiale giudiziario diventa pallido, e la segretaria mi si lancia addosso e mi strappa la busta dalle mani e sorridendo in modo nervoso la consegna all’ufficiale. “Non c’è nulla da controllare – mi dice – le ho controllate io… stia tranquillo” fa rivolto all’ufficiale. Mi spiegheranno poi che la busta conteneva i soldi per la tangente. E sia la segretaria, sia il mio amico, sia altri colleghi, si meravigliano che io non sappia che lì, quella è la prassi; se non dai almeno un “centone” l’ufficiale giudiziario non consegna nulla. E bisogna sempre sperare che la persona a cui l’atto sarà notificato non dia una somma ancora più grossa per evitare la notifica… Quando sono tornato dal mio amico mi sono incazzato assai… e lui c’è rimasto male e mi ha chiesto scusa… “Non sapevo – mi disse – che da voi funziona diversamente. Scusa”.
Tempo fa viene da me un lettore del blog. Dice che sono tanti anni che cerca giustizia perché tanti anni prima gli hanno pignorato la casa, l’azienda in cui egli lavorava, e l’auto, per dei debiti inesistenti; lui si era opposto in giudizio, e aveva fatto delle denunce penali; ma le denunce erano andate archiviate. E i procedimenti civili si arenavano sempre contro qalche ostacolo processuale; ora l’avvocato si dimenticava dei termini processuali e faceva scadere; ora veniva smarrito un documento. Nel frattempo l’azienda era stata data in custodia ad un amministratore del tribunale che era un boss della mafia, e quindi costui utilizzava l’azienda per i suoi fini personali, produceva merce, la vendeva, ecc… Guardo le carte… i reati sono ormai prescritti… vedo se ci sono gli estremi di una causa civile. In teoria ci sarebbe da far causa ad avvocati giudici, controparti…Ma noto che i fatti risalgono a trenta anni fa. E il cliente ha 60 anni. Scusi, gli dico… ma ha aspettato trenta anni? “Eh si, nessuno ha mai voluto difendermi, fino ad oggi. Poi a un certo punto ho smesso di fidarmi degli avvocati e oggi sono qui da lei percho di lei mi fido”. Già. Ma dopo trenta anni è impossibile.
Tempo fa viene da me una signora a cui la massoneria ha portato via una marea di beni. Vorrebbe fare causa ma trova sempre diversi ostacoli. Ascolto la signora. Leggo alcuni documenti. Le dico che, avendo come avversario il marito (massone) e quindi essendo circondata da giudici e avvocati massoni, non sarà semplice vincere la causa e dico che magari potrebbe fare una transazione, rimettendoci un po’ di soldi, magari, ma almeno accelerando le procedure. Mi riservo però di leggere gli atti e darle un giudizio nei giorni successivi. Qualche giorno dopo telefono alla signora la quale mi dice: “non ho bisogno della sua tutela. Secondo me lei è un massone. Lei fa una pubblicità spudorata alla massoneria, dicendo che essa è potente, che è organizzata, ecc., scoraggiando la gente dal fare causa. Lei è la punta più elevata e più sofisticata della massoneria. Non mi serve il suo aiuto”.
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Nei manuali di procedura civile e penale, all’università, studiavamo che la regole della procedura si applicano per tutelare il diritto della parte. Oggi dopo anni di studio posso affermare che servono per non tutelare nessuno, tranne i delinquenti. Non a caso Falcone, con riguardo al nostro codice di procedura penale, disse che era buono solo per i ladri di galline, non per la mafia.
E posso dare la seguente definizione del diritto, che in nessun manuale troveremo mai, né mai potrò pubblicare in una rivista giuridica: il diritto è quella sovrastruttura della società che serve per render schiavo il cittadino e assoggettarlo all’autorità dandogli l’illusione di essere libero.
Ci alcuni processi, che da tempo si stanno celebrando in Italia e che vedono coinvolti in reati gravissimi soggetti di primissimo piano delle nostre istituzioni, di cui i media non parlano, come se non esistessero.
Primo fra tutti, il più nascosto, è il processo che si sta celebrando a Brescia a carico del Generale Delfino accusato di concorso nella strage di Piazza della Loggia. Imputati nello stesso processo troviamo Pino Rauti (suocero del sindaco di Roma Alemanno), Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte e Giovanni Maifredi.
Ma, da lungo tempo, si sta celebrando anche il processo a Milano a carico del Generale dei Ros Gianpaolo Ganzer, del magistrato Mario Conte e di altri 23, tra ufficiali e sottufficiali dei Ros. L'accusa è di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, peculato e falso.
Altro Generale dei Carabinieri sotto processo, questa volta a Palermo, è il Generale Mori accusato, insieme al coll. Obinu, di favoreggiamento aggravato per aver agevolato Cosa Nostra, nello specifico di aver favorito la latitanza del boss Bernardo Provenzano.
Tre Generali dei Carabinieri sotto processo per reati gravissimi e i media, praticamente, non ne parlano.
Ma la cosa non è diversa per i processi a carico di politici, basti pensare al processo d'appello al senatore Marcello Dell'Utri, condannato in primo grado a per concorso esterno in associazione mafiosa a nove anni di reclusione e a due anni di libertà vigilata, oltre all'interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Identica cosa per il processo ad Antonio Bassolino accusato, insieme ad altre 28 persone, tra cui alti dirigenti di Impregilo, di frode in pubbliche forniture, alla truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, abuso di ufficio, falso e reati ambientali commessi nel periodo in cui era Commissario Straordinario per l'emergenza rifiuti in Campania.
Altro processo di cui non si parla è il processo Hiram, ovvero un processo che vede coinvolti, in un'associazione a delinquere finalizzata ad aggiustare o ritardare (al fine di far prescrivere i reati) i processi in Cassazione, mafiosi, massoni, avvocati, poliziotti e preti. Eppure, anche in questo caso nulla.
I media, che ci hanno sommerso di articoli e trasmissioni sui processi a Vanna Marchi, alla Franzoni, a Meredith, ecc... di questi processi non parlano.
Ancor un po' della brutta faccia della malagiustizia...
Cambiare la magistratura con l'aiuto di certa magistratura è semplicemente impossibile, concertare una riforma «ampiamente condivisa» con l’opposizione è impraticabile, serve solo a non riformare niente. La verità è che non ci sarà nessuna riforma, seria, senza cambiare la Costituzione e senza scatenare l'inferno. Detto questo, i distinguo tra la presidenza della Camera e la presidenza del Consiglio già bastano e avanzano, non serve inventarne di nuovi come faceva ieri Repubblica.it: «Nuovo stop di Fini a Berlusconi» si leggeva nell'apprendere che a parere di Fini i pubblici ministeri non devono essere sottoposti all'esecutivo: come se qualcuno avesse mai sostenuto il contrario, come se la riforma della giustizia contemplasse una soluzione del genere - alla francese - anziché una separazione delle carriere che sia comunque risolutiva e dirimente. Vera è semmai un altra cosa: che anche attorno alla Giustizia, dalla parti del governo, svolazzano falchi e quelle colombe che nel caso di una riforma come questa - la più cruciale e irrisolta di sempre - rischiano tuttavia di corrispondere non alla garanzia di un dialogo sereno e costruttivo, bensì - detto col massimo rispetto – solo a uccelli del malaugurio.
A dimostrarlo è l'esperienza degli ultimi mesi o, volendo, degli ultimi trent'anni: la magistratura appare come l'unico potere non riformato e semmai debordante, palesemente corresponsabile della propria invasività nella vita pubblica, un potere però indisposto, nel contempo, ad ammettere un benché minimo ruolo nella calamità organizzativa che la riguarda. Parliamo di un potere che è in grado, a colpi di giurisprudenza, di neutralizzare, svuotare, piegare qualsiasi legge che la riguardi che riguardi le velleità originarie del legislatore su un dato problema. E' lo stesso potere che negli ultimi vent'anni è stato in grado di far saltare ministri o governi che abbiano cercato di occuparsene. Insomma, le uscite del presidente della Camera vanno benissimo: purché, ecco, Fini non sia anche il mandante di un genere di colombe come si è rivelata essere, per esempio ieri, Giulia Bongiorno sul Corriere della Sera: che ha parlato utopicamente di «riforma sì, ma condivisa», di «trovare l’accordo con l’opposizione», di «riforma non afflittiva o umiliante», con tutto ciò che questo ha sempre significato nel concreto: il compromesso, l'annacquamento, infine il nulla. Giulia Bongiorno non è nuova a queste uscite. Quando il provocatore Brunetta parlò di tornelli al'ingresso dei tribunali, lei rispose che ««il lavoro dei magistrati non si può ingabbiare». Quando sostenne che «i magistrati non fanno parte dei problemi della giustizia», poi, il problema fu esplicitato. Quale problema? Non tanto il suo, essendo comunque una fattiva e volenterosa parlamentare, ma quello di chiunque si illuda di poter togliere dei privilegi, a una categoria, con la collaborazione della stessa categoria: e magari pure con l'appoggio di chi, sull'arroccata difesa della magistratura, ha imperniato la propria politica per anni.
La magistratura italiana ha meccanismi di carriera automatici, lo stipendio di categoria più alto del Continente, pensioni ricchissime, possibilità di incarichi extra-giudiziari, le ferie più lunghe d'Italia (51 giorni) e i risarcimenti più alti, l'impunità più garantita, gli orari di lavoro più discrezionali, un'indipendenza unica al mondo: e dovrebbe, la stessa magistratura, collaborare a limitare tutto questo. Dovrebbe far questo mentre l'Associazione nazionale magistrati, da lustri, risponde sempre nello stesso modo: macché, va tutto bene, dateci semmai gli strumenti, i soldi.
In questi mesi compie vent'anni il codice Vassalli-Pisapia e tutti i muri che voleva superare: la terzietà del giudice, la pari dignità giuridica tra avvocato e pm, il carcere come extrema ratio, le indagini che dovevano restare segrete, il processo che doveva essere pubblico, il rito accusatorio che doveva scacciate l'inquisitorio, la prova che doveva formarsi in aula: queste cose. Se siamo ancora qui a invocarle, dopo vent'anni, qualcosa non ha funzionato: non il Codice - subito stravolto dalla giurisprudenza di Mani pulite - e non i tentati correttivi, le varie leggine, decretini, riformine. Una sola volta si è riusciti a incidere davvero: quando la Commissione bicamerale, nel 1997-98, riuscì a riformare l'articolo 513 del Codice che vietava di riutilizzare come prove i verbali d'interrogatorio ottenuti dal pm durante le indagini preliminari. Ma fu un calvario, e perché? Perché la Corte Costituzionale - rieccola - lo respinse. E allora - rieccola - si dovette mettere mano alla Costituzione: la doppia lettura alla Camera e al Senato venne completata in meno di nove mesi e mise incredibilmente d’accordo tutto l’arco parlamentare, il nuovo articolo fu approvato poco prima che cadesse il governo D’Alema, un miracolo. Ma il caso dell'articolo 513 è rimasto isolato: ogni successiva velleità di riforma della magistratura si è regolarmente schiantata contro la magistratura. Da vent'anni si insegue non tanto una nuova riforma della giustizia, ma una riforma che renda inequivoca l'applicazione di quella vecchia. E, visti i risultati, non c'è guardasigilli che non abbia preventivato una separazione delle carriere o qualcosa di simile, compresi i ministri di sinistra: il tutto per concludere, ogni volta, che non si poteva fare niente senza cambiare la Costituzione.
Ecco perché non c'è altro da fare. Va da sé che è un operazione che abbisognerebbe del più ampio consenso: ma ogni disposizione al dialogo da parte della migliore sinistra, ogni volta, si è rivelata di facciata: la verità è che il Partito democratico non ha nessuna riforma della giustizia da opporre a quella governativa, o meglio: ha Di Pietro. E ha il corredo delle posizioni dell'Associazione nazionale magistrati, queste: «La separazione delle carriere non risolve i problemi», «il Cavaliere vuol controllare i pm», «la parità tra pm e giudici c'è già». Sono uscite degli ultimi mesi.
E' brutto da dire, ma la sostanza è che non c'è nessun dialogo che non faccia solo perdere tempo. Il governo ha i numeri e la determinazione per fare una riforma vera. L'opposizione può scegliere se scatenare l'inferno, arrendendosi definitivamente a un ruolo di forza conservatrice, o collaborare. Sappiamo già come finirà.
In Italia esiste una legge che il Parlamento approvò il 13 aprile 1988 e che sanciva la responsabilità civile dei giudici. Si stabilì, tra altre cose, che in caso di colpa grave o di palese negligenza i magistrati dovessero pagare per i propri errori. Bene: da allora ad oggi, nessun giudice ha mai risarcito le sue vittime. Neanche uno. Mai. Nella sostanza, quella legge non c’è. Nell’88-89, al momento cioè dell’entrata in vigore della legge, i ricorsi per l’azione di responsabilità nei confronti dei giudici furono 80. L’anno dopo, 30. Nel 1993, 16. Nel 1994, solo 7. Il perché è chiaro, come detto: nessuna condanna è appunto mai stata emessa e non c’è avvocato disposto a credere che un magistrato possa intentare un procedimento serio contro un altro magistrato.
E veniamo agli orrori ed errori compiuti dalla magistratura. Quanti sono? E' impossibile dirlo con precisione. Tra le vittime di una giustizia fallace rientrano infatti gli errori giudiziari propriamente detti - riconosciuti cioè da una procedura di revisione del processo assai difficile da ottenere - oltre ai casi di ingiusta detenzione cautelare, ma andrebbero conteggiati anche i casi di prescrizione oltre a quelli ovviamente di chi ha visto concludersi un procedimento con un proscioglimento: ne consegue che viene mediamente scagionato quasi un imputato su due. Il cerchio si stringe calcolando poi che lo Stato ha pagato circa 213 milioni di euro di risarcimento negli ultimi cinque anni: quasi tutti per ingiusta detenzione. Lo Stato, non la magistratura: la categoria infatti tutela anche le responsabilità più gravi e nel caso italiano ne fa sicuramente la categoria più impunità in assoluto, altro che immunità. La commissione disciplinare del Csm, lo sappiamo, punisce i magistrati con sanzioni ridicole (ammonizioni, censure, spostamenti, paradossalmente promozioni) e non esistono neppure sanzioni sugli stipendi o sulla carriera.
Dal 1999 non sono più previsti limiti per il risarcimento, ma prima di allora la «riparazione» oscillava tra le 70 e le 90 mila lire al giorno: questo a patto che l’Avvocatura dello Stato non trovasse un cavillo che impedisse ai disgraziati di prendere i soldi. Complice un iter macchinoso, tra coloro che ne avrebbero diritto chiede il risarcimento uno solo su cento. E non manca, tra chi pure lo ottiene, chi grida vendetta.
Domenico Morrone. Pescatore tarantino, forse è il più clamoroso errore giudiziario del dopoguerra: 15 anni, 2 mesi e 22 giorni trascorsi in carcere per un duplice omicidio mai commesso. Lo arrestarono che aveva 26 anni e l'hanno liberato a 43. Beffa nella beffa, fu anche processato e condannato a 1 anno e 8 mesi per calunnia perché se l’era presa con i magistrati che - a suo dire - avevano trascurato i verbali dei pentiti. Ha chiesto un risarcimento di 12 milioni di euro e gliene hanno liquidati 4,5 così ripartiti: 1 milione e 300mila euro per la privazione della libertà; 1 milione e 700mila euro per i danni non patrimoniali; 1 milione per il danno patrimoniale da mancato guadagno; 500mila euro per le spese legali e per gli onorari del difensore. Un record.
Domenico Barillà. Fu arrestato nel 1992 perché aveva l'auto dello stesso colore di alcuni grossisti di droga. La difesa fece sfilare 11 testimoni a discarico, ma non servì. Restò in carcere sette anni e cinque mesi: fu scagionato solo grazie a una lettera di un pentito rinvenuta casualmente. Dopo un iter procedurale senza precedenti, molti anni dopo, nel 2003, ottenne quasi quattro milioni di euro.
Dionisio M. Avvocato penalista, passò dentro sedici mesi ingiusti: incensurato, immagine distrutta, vita di relazione distrutta, carriera dei tre figli distrutta, incarcerato in età avanzata. E' uno dei pochi casi in cui fu concesso il massimale di cento milioni.
Clelio Darida. Anche lui prese la stessa cifra, ma va detto che nel suo curriculum c'era addirittura la poltrona di Ministro della Giustizia. Venne arrestato su richiesta di Antonio Di Pietro e Paolo Ielo - dapprima titolari dell’inchiesta sulle tangenti Intermetro per i lavori della metropolitana romana - e rimase dentro un mese e mezzo. In quel lasso di tempo non viene compiuto nessun atto istruttorio. Darida, dopo il primo interrogatorio peraltro obbligatorio, non fu più riascoltato. Le accuse si dimostrarono talmente fragili che non lo processarono neanche: fu prosciolto data «la completa assenza di elementi probatori». Il 20 marzo 1997 la Corte d’Appello di Roma disporrà una riparazione di cento milioni per ingiusta detenzione, massima cifra concessa all'epoca. La Corte specificò che l'arresto di Darida non sarebbe stato necessario neppure se si fosse rivelato colpevole.
Sandro D.C. Accusato di associazione per delinquere, ricettazione e traffico di droga, rimase in cella 859 giorni. La sua richiesta di equo indennizzo venne dapprima ritenuta infondata dall’Avvocatura dello Stato. Dopo varie peripezie ottenne 70 milioni «comprensivi di tutto e in via, o misura forfettaria, o globale».
Luigi F. Accusato di essere un falsario, rimase dentro 47 giorni dei quali nove in isolamento. Chiese il risarcimento ma l’Avvocatura dello Stato lo negò, spiegando - un classico - che l’errore era stato motivato anche dal suo comportamento. così è la Corte d’Appello gli presentò un conto per le spese processuali di 558.700 lire.
Bruno C. I giudici di Sondrio lo ritennero l’assassino del marito di una sua presunta amante, così andò dentro per 205 giorni. L’avvocatura dello Stato si batté a lungo per negargli il risarcimento, in quanto era finito dentro - hanno sostenuto - per colpa sua. La Corte d’Appello ritenne inverosimile il ragionamento e gli liquidò 7500 euro.
Ornella D. I carabinieri trovarono mezzo chilo di cocaina nascosta nell’auto di suo marito. Assolta dopo 154 giorni di arresto, ottenne otto milioni e 870 mila lire dalla Corte d’Appello di Cagliari.
Bruno D.S. Lo confusero con gli assassini che, a bordo di una moto giapponese, avevano sparato a un uomo. Lui aveva la stessa moto, ma l’aveva comprata molti giorni dopo l’assassinio e poteva dimostrarlo, ma ci vogliono comunque dieci mesi prima che gli inquirenti, direttamente a processo, se ne avvedessero. Lo Stato gli rifuse 12mila euro per 310 giorni di carcere. Trovò lavoro come parquettista ma un’emittente locale, un giorno, trasmise alcune immagini dove compariva anche il suo arresto. Fu licenziato.
Mario C. Un caso d'antan. Rimase dentro 18 giorni per un ordine d’arresto firmato da un certo Antonio Di Pietro. Ottenne dieci milioni d’indennizzo con queste motivazioni: “La carriera di C. è stata bloccata, i commenti hanno avvelenato l’esistenza dell’intera famiglia, i due figli hanno sostanzialmente interrotto la loro normalità di vita”.
Antonio S. Pastore sardo di 26 anni, venne arrestato perché secondo alcune testimonianze si aggirava nei pressi di un ovile dove era stato trovato un quantitativo di armi. Riacquistò la libertà dopo 135 giorni di carcere e sollecitò un indennizzo di cinquanta milioni. La Corte d’Appello gliene concesse solo sette e mezzo, 55mila lire al giorno.
Il collega Stefano Zurlo ha raccolto una grande quantità di sentenze emesse dalla sezione disciplinare del Csm tra il 2000 e il 2008. Un'indagine del genere, raccolta in un libro, non si era ancora vista. Al di là di sanzioni mediamente ridicole - ammonimenti, censure, perdita di anzianità - si legge di magistrati in attività che non hanno pagato il conto al ristorante, hanno dimenticato innocenti in carcere, hanno perso fascicoli e anni di lavoro altrui, oppure semplicemente non lavorano, sono mezzi pazzi, uno l'hanno visto chiedere l'elemosina per strada, un'altro ha spalmato l'ufficio di nutella, un'altro ha urlato «ti spacco il culo» a un avvocato: ripeto, è gente in attività che giudica della vita altrui. Il particolare è questo: mancano i nomi. E mancano anche i luoghi reali. E perché? Non è chiaro, salvo che il Csm - con lettera del 27 agosto 2008 - ha invocato la legge sulla privacy e la protezione dei dati personali: il che è palesemente assurdo ma è bastato a terrorizzare i legali della casa editrice, che paventano querele spaziali. Ora questa faccenda va approfondita, perché si tratta di chiedere al signor Garante della Privacy, Francesco Pizzetti, se la normativa italiana preveda che vadano effettivamente omessi i nomi dei minori, delle vittime di violenze sessuali - e sin qui c'eravamo - e anche di lorsignori con la toga. A proposito di libertà di stampa.
Tradotti in cifre, i mali della giustizia fanno rabbrividire. Si chiamano errori giudiziari e in 50 anni di storia repubblicana hanno travolto 4 milioni di italiani. Per omonimia, perizie errate, calcoli approssimativi sulla permanenza in carcere. Errori o distrazioni che hanno avuto costi altissimi per le casse dello Stato. Un esempio: in soli sei anni, tra il 1989 e il 1995, sono stati spesi 33 miliardi e 861 milioni di lire per risarcire 1.671 vittime di ingiusta detenzione. Non per niente il rapporto che l' Eurispes ha preparato, e che sara' presentato alla fine della prossima settimana, si intitola: "Un popolo a rischio. Gli italiani e la macchina della giustizia". Negli ultimi quindici anni quasi un imputato su due e' stato prosciolto: piu' esattamente, tra il 1980 ed il 1994, la percentuale di persone prosciolte e' risultata pari al 43,94 per cento di quelle sottoposte a giudizio. In cifre assolute, piu' di un milione e mezzo di cittadini e' stato giudicato non colpevole, degli oltre 3,5 milioni finiti di fronte ad un giudice. E ancora: di questo milione e mezzo sono piu' di 313.000 quelli prosciolti con formula piena. L' indagine dell' Eurispes si sofferma poi sulla possibilita' che l' imputato che abbia subito misure di restrizione della liberta' personale, e cioe' custodia cautelare in carcere o arresti domiciliari, possa essere risarcito dallo Stato. Questa materia e' stata recentemente regolata con una legge, la numero 117 del 1988, che ha disciplinato la responsabilita' civile dei giudici: adesso quasi ogni giorno, sostiene il rapporto dell' Eurispes, "lo Stato si vede costretto a riconoscere i propri errori e a rifondere cittadini innocenti". Per quanto riguarda gli stanziamenti relativi al solo ' 95, i pagamenti liquidati ammontano per ora a poco piu' di 11 miliardi, destinati a risarcire 619 persone. La media dei risarcimenti si aggira attorno ai 20 milioni per persona, rispetto ad un tetto massimo di 100 milioni di lire di risarcimento stabilito dalla legge 117, toccato "solo in casi eccezionali". Piu' in generale, l' Eurispes sostiene che il fenomeno degli "errori giudiziari" in Italia e' in ogni caso soltanto "la punta di un iceberg". Infatti, "per una piccola parte di situazioni accertate e riparate, c' e' comunque un numero altissimo di realta' che restano senza soluzione: sul totale delle richieste di risarcimento per ingiusta detenzione o responsabilita' civile dei giudici, quelle che vanno a buon fine rappresentano la minoranza". La ricerca riporta anche alcune considerazioni di "addetti ai lavori", come il senatore Ferdinando Imposimato, ex giudice istruttore, e l' avvocato Carlo Taormina. Imposimato sostiene che "i procedimenti sono ormai quasi tutti indiziari, basati cioe' su fatti desunti dall' esistenza di altri fatti. In pratica, il risultato di una deduzione logica: terreno ideale per l' errore; troppo spesso l' indizio non e' altro che un sospetto che si e' trasformato in un indizio, prima di tramutarsi ulteriormente in prova". Per Taormina, invece, esiste "una condizione di squilibrio" in particolare a vantaggio del pm e come conseguenza si verificano "errori giudiziari che incidono sull' impostazione dell' accusa".
Nel gennaio 2002 un uomo è stato assolto per non aver commesso il fatto dopo aver trascorso 16 mesi in carcere con l’accusa di violenze carnali e lesioni. L’anno prima, a febbraio, un condannato all’ergastolo con l’accusa di aver ucciso la moglie fu lasciato libero dopo sette anni dietro le sbarre. A giugno dello stesso anno un giovane di 25 anni è stato riconosciuto innocente dopo aver trascorso 6 anni e 4 mesi in carcere, come presunto omicida. Tre casi di clamorosi errori giudiziari, citati nel rapporto Eurispes sulle storie di ingiusta detenzione.
Secondo un calcolo compiuto dall’istituto di ricerca nell’arco degli ultimi cinquant’anni sarebbero 4 milioni gli italiani vittime di svarioni giudiziari: dichiarati colpevoli, arrestati e solo dopo un tempo più o meno lungo, rilasciati perché innocenti. Un dato che al ministero dl Giustizia non confermano, e che è stato ricavato da un’analisi delle sentenze e delle scarcerazioni per ingiusta detenzione nel corso di cinque decenni.
Dal ‘92 c’è la possibilità per gli innocenti ritenuti colpevoli e poi rimessi in libertà, chiedere e ottenere un risarcimento per in giusta detenzione. Negli ultimi anni, rivela il rapporto Eurispes, basato sulle cifre fornite dal ministero del Tesoro, i casi di indennizzi concessi sono in continuo aumento: erano 197 nel ‘92, 360 nel ‘93, 476 nel ‘94. Fino ai 738 del ‘99 e ai 1.263 del 2000. Nel ‘99 i risarcimenti hanno superato i 14 miliardi di vecchie lire, quasi il triplo rispetto al ‘92.
La media degli indennizzi per persona varia da 18 al 20 milioni di vecchie lire a domanda. Ma dipende dai casi: un ex sindaco ha ottenuto 50 milioni di vecchie lire come contributo riparatore per la sua ingiusta detenzione. A un assessore siciliano, dopo 38 giorni di carcere e 25 di arresti domiciliari, è stato assegnato un risarcimento di 250 milioni di lire.
Finora l’Eurispes registra che il pagamento più alto concesso per un errore giudiziario a un ex imputato è di 400 milioni di vecchie lire, andati a un avvocato palermitano che rimase tre mesi in carcere con l’accusa di associazione mafiosa prima di essere scarcerato. Nel maggio 2001, un uomo, in cella a Palermo per cinque anni e un mese, accusato di aver commesso quattro omicidi e di essere un affiliato alla mafia, fu risarcito con 350 milioni di vecchie lire.
Negli ultimi tre anni c’è stata un’impennata di domande presentate da extracomunitari: un quarto delle richieste di risarcimento arrivate alla Corte di appello di Firenze proveniva da immigrati. A marzo 2001 due albanesi a Torino hanno ottenuto 550 milioni in due di risarcimento dopo aver trascorso un anno in carcere con l’accusa di violenza carnale.
La Procura più «generosa» con gli ex carcerati ingiustamente detenuti è Napoli: a partire dal ‘92 sono 449 i risarcimenti decisi dai giudici partenopei, quasi il 10 per cento del totale.
Le sentenze di indennizzo sono state 279 a Roma, 210 a Milano. Appena tre a Campobasso. In complesso nelle procure del Sud hanno concesso finora più della metà dei risarcimenti totali, contro il 24,4 per cento del nord e i1 21,5 per cento del centro Italia.
Ma dai dati del primo quadrimestre 2001, gli ultimi disponibili, risulta che in quel breve periodo di tempo la sola Procura di Roma ha accettato 241 domande di risarcimento, più di ogni altra Procura in quei quattro mesi: due al giorno.